Il PROIBIZIONISMO UCCIDE
DOPO BIANZINO, ALDROVANDI E CUCCHI UN’ALTRA VITTIMA DELLA STUPIDITA’!

NON E’ SUICIDIO MA OMICIDIO DI STATO

“Io dico che quel suicidio è stato un omicidio di Stato. Di quello Stato che insiste nel punire chi si fa uno spinello o magari due, che non accetta di adeguarsi alla situazione di quasi tutti i paesi del mondo, in cui le droghe leggere, se proprio vogliamo chiamarle leggere, sono non solo tollerate ma riconosciute come salutari. Uno Stato che guadagna miliardi sulle bevande alcoliche, proibendole ai minori di diciotto anni che se la fanno comprare dagli amici più grandi. Che ordina di scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo uccide, provoca cancri al polmone, e incassa altri miliardi con le tasse sui tabacchi”.
Fausto Cerulli (http://www.orvietonews.it/opinioni/2017/02/14/omicidio-di-stato-53043.html)

APPELLO AI MEMBRI DELL’INTERGRUPPO PARLAMENTARE:

QUANTE ALTRE VOLTE DOVREMO LEGGERE QUESTE TRAGICHE NOTIZIE?

CIP – ASCIA – OverGrow

A seguito della LEGGE 2 dicembre 2016, n. 242 riguardante le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (16G00258) (GU n.304 del 30-12-2016 ), entrata in vigore il 14/01/2017, le scriventi Associazioni comunicano che in occasione della terza edizione della Fiera della Canapa “Canapa Mundi”, che si svolgerà a Roma dal 17 al 19 febbraio presso il Pala Cavicchi (Ciampino) e in relazione all’art. 2 concernente la liceita’ della coltivazione, comma f): (coltivazioni dedicate alle attivita’ didattiche e dimostrative nonche’ di ricerca da parte di istituti pubblici o privati), distribuiranno ai propri soci una pianta di canapa regolarmente certificata.

Le piante di canapa vengono distribuite ad uso dimostrativo nel contesto del progetto “Saracinesco in Canapa” con protocollo di intesa con il Comune di Saracinesco, l’Universita’ di Tor Vergata e l’Universita’ della Tuscia e vuole essere un’azione dimostrativa, dopo anni di ingiusta demonizzazione, per sostenere e divulgare le innumerevoli proprietà di una risorsa esclusiva per le necessità economiche ed ambientali, da millenni al servizio dell’umanità.

E’ anche la prima volta che è possibile sensibilizzare “legalmente” l’opinione pubblica sulle ragioni dell’antiproibizionismo, mostrando e distribuendo esemplari di canapa in fase vegetativa.

Siete invitati per ulteriori approfondimenti a visitare il nostro stand e constatare direttamente quante gravi inesattezze sono state scritte in questi anni sulla pianta di canapa e sui suoi fruitori.

Cordialmente

CIP – ASCIA – Over Grow
canapainfopoint.it – ascia-web.org – overgrow.it

tag: #CanapaLibera & #CannabisLegale

Mancano meno di due settimana alla terza edizione della Fiera della Canapa “Canapa Mundi” che si terrà dal 17 al 19 febbraio a Roma presso il Pala Cavicchi (Ciampino) e forse è il caso di fare un punto della situazione in cui si trova la battaglia antiproibizionista dopo tre anni dalla caduta della Fini-Giovanardi.

Può sembrare assurdo, ma la caduta di quella legge, che poco o nulla ha modificato in relazione alla persecuzione contro consumatori e coltivatori in proprio, ha di fatto indebolito la spinta emotiva generata dall’indignazione che quella legge aveva provocato.

Di fatto è come se con la caduta della Fini-Giovanardi, l’obiettivo principe della nostra lotta, che è la regolamentazione e la legalizzazione della coltivazione ad uso domestico, fosse diventato marginale, come se aver dimostrato ai due artefici di una delle leggi più criminogene della storia della Repubblica che erano due incapaci, avesse in qualche modo soddisfatto le nostre aspirazioni, che ci avesse vendicato per le angherie subite.

E’ pur vero che in qualche modo è avanzato il lavoro iniziato dagli on. Giachetti, Farina, Ferraresi e Civati, con la costituzione dell’intergruppo ad opera del sen. Della Vedova, che contando sul sostegno di un terzo dei parlamentari, forse avrebbe potuto e potrebbe ancora dimostrare un po’ più di incisività e determinazione per costringere il governo a discutere su una necessaria legge che liberi milioni di italiani dall’incubo delle perquisizioni e delle condanne.

Sono state anche raccolte più di 60mila firme per invitare il parlamento e il governo a discutere su un tema che ogni anno che passa diventa sempre più ingarbugliato, confuso e volutamente ignorato, ma c’è qualcuno che possa illudersi che vengano tenute in considerazione?

Molto è stato fatto, indubbiamente, ma tutto cade improvvisamente in stand-by e non è certo questo il momento in cui possiamo rassegnarci ai tempi della politica e ai limiti che il fronte antiproibizionista, dai parlamentari ai consumatori, sta ponendo alla spinta che ci ha fatto arrivare a far abolire la Fini-Giovanardi, ad invitare i parlamentari ad un’azione efficace e a raccogliere decine di migliaia di firme.

Perché purtroppo la musica non è cambiata, si continuano a fermare, perquisire, perseguire, segnalare, arrestare e condannare decine e decine di persone ogni giorno, rei di detenere qualche grammo di erba o di hashish o per aver coltivato un numero irrisorio di piante ad uso personale.

Abbiamo testimonianze dirette di chi in vicinanza di un aeroporto ha rischiato di essere condannato per spaccio internazionale per uno spinello, di chi sta in prigione perché non gli è stato riconosciuto il diritto alla rideterminazione della pena dopo la caduta della Fini-Giovanardi, di chi a 17 anni si ritrova a dover superare con gli ansiolitici l’angosciosa esperienza dei controlli periodici e delle sedute psichiatriche.

Questo è il momento di farci sentire più forte di prima, si tratta di difendere un nostro diritto, la nostra libertà e la nostra dignità, vi aspettiamo allo stand delle nostre associazioni, contro il proibizionismo uniti si vince!

ASCIA – CIP – Over Grow

E’ stata presentata la settimana scorsa la relazione annuale del Dipartimento Politiche Antidroghe, della Presidenza del Consiglio, sullo stato del commercio delle sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze.
A seguito della relazione, abbiamo ascoltato con molto interesse le dichiarazioni del sen. Della Vedova, ideatore dell’intergruppo parlamentare, che in un video (visionabile sula nostra pagina Fb <https://www.facebook.com/coalizioneperlalegalizzazione/>), assicura le persone interessate alla legalizzazione della cannabis, che l’impegno dell’intergruppo riprenderà con vigore, cercando di recuperare il tempo perduto con le “faccende di Stato” (amministrative, referendum, cambio di governo, pronunciamenti della Consulta, nuova legge elettorale e via dicendo).
Dalla relazione un dato va assolutamente preso in considerazione ed è relativo al fatto che la cannabis continua ad essere un introito considerevole per la criminalità organizzata, una fonte di reddito volutamente regalata alle mafie in cambio di favori più o meno occulti derivati dal riciclo dei guadagni sporchi attraverso attività commerciali o finanziarie e a detta dell’ISTAT, il commercio delle sostanze stupefacenti nel nostro Paese ammonterebbe a circa 14 miliardi di euro, di cui 4 miliardi imputabili al consumo di cannabis.
Ma questo è solo l’aspetto economico legato al problema, poiché, indipendentemente dalle modifiche tabellari e dalle diverse interpretazioni giuridiche sulla lieve entità del crimine, gli estimatori e consumatori di cannabis continuano a vivere la propria condizione in contrasto con la convenzione sociale e quindi a rischio quotidiano di finire in un girone infernale popolato da agenti delle forze dell’ordine, prefetti, avvocati, giudici, psicologi, operatori sanitari e talvolta anche con le sbarre alle finestre.
E questa problematica dovrebbe avere la priorità su tutti gli altri aspetti relativi al consumo di cannabis, il diritto individuale alle libere scelte e allo stile di vita, che quando non provocano pericoli per la collettività dovrebbero essere garantiti e tutelati, esattamente l’opposto di quanto sta avvenendo da decenni, in quasi tutto il mondo, nei confronti di tutte le diversità.
Di sicuro all’orizzonte, con l’avvento dell’era Trump e con l’indiscusso potere mediatico di papa Francesco, non saranno tempi facili per combattere contro la componente ideologica del proibizionismo, ma è quello che dovremo fare per portare alla ragione e al buon senso tutta quella parte di opinione pubblica che è stata e continua ad essere soggiogata dalla disinformazione nei confronti di una benefica pianta confusa con le droghe.
Si prospetta l’ennesimo anno di lotta …e noi ci saremo!

Direttivo ASCIA

Nonostante i molti eroi presenti sul campo, la guerra di Troia fu vinta grazie a un cavallo di legno, a un inganno.
La guerra è guerra si dirà e di fronte allo sfacelo delle politiche proibizioniste fa finalmente tirare un sospiro di sollievo (non solo figurato per le persone affette da patologie alleviabili attraverso l’uso di cannabis) vedere che, dopo decenni, si sta producendo un lento, ma inesorabile cambiamento di coscienza rispetto al consumo di questa benefica pianta.
La regolamentazione dell’uso terapeutico delle infiorescenze non risolve, è vero, le profonde contraddizioni dell’odierna politica repressiva; non aiuta chi è in carcere per “reati” legati alla cannabis, ma è un passo avanti, che non possiamo che salutare favorevolmente, nell’enorme palude giuridico-morale nel quale la comunità internazionale sguazza da tempo rispetto alle politiche antidroga.
Finalmente è riconosciuta la proprietà medicinale della pianta e questa è una vittoria non da poco in un tempo di caccia alle streghe come il nostro; questa semplice verità era conosciuta da millenni, ma è stata ri-conosciuta solo recentemente dalla stragrande maggioranza degli scienziati odierni; questo ritardo mentale-storico fa relativizzare anche la guerra di Troia, scoppiata per una donna, che durò molto tempo secondo i canoni di allora, dieci anni, ma che rimane sempre una bazzecola rispetto all’ottusità e la malafede delle nostre classi politiche e alle sofferenze che, perciò, sono state patite da molti in almeno mezzo secolo di repressione.
Recenti articoli apparsi su Repubblica.it e su siti come Farmagalenica.it, tra gli altri, mi hanno indotto a fare alcune ricerche on-line sulla produzione, la distribuzione, la qualità e il prezzo della cosiddetta “cannabis terapeutica” o, per meglio dire, legale.
Mi sono concentrato sui prodotti dell’azienda Bedrocan BV, sia perché è un‘azienda leader del mercato europeo, sia perché, con viva curiosità ci tocca attendere, per la commercializzazione del prodotto delle prime colture effettuate dal laboratorio farmaceutico-chimico militare di Firenze, la fine di Gennaio 2017.
La Bedrocan produce sei tipi di cannabis medicinale: Bedrocan (thc 22% cbd?), Bedrobinol (thc 13,5% cbd > 1%) , Bediol (thc 6,5%, cbd 8%), Bedica (thc 14%, cbd 1%), Bedrolite (thc 0,4, cbd 9%), Bedropur (thc ? Cbd >1) le quali sono tutte marchi registrati e una serie di estratti in etanolo corrispondenti alle piante patentate.
I fiori essiccati vengono venduti in pacchetti da cinque grammi ciascuno, a un prezzo finale per il consumatore che oscilla tra i 18 e i 22 euro al grammo.
La richiesta di prodotti può essere effettuata solo da farmacie o enti ospedalieri, previa compilazione di un documento specifico e la consegna avviene , secondo disponibilità, nel limite di due mesi dall’ordinazione del quantitativo.
Le analisi garantite sui fiori riguardano il contenuto di terpeni del prodotto finito, l’analisi microbiologica per identificare batteri o muffe e la qualità chimica, per identificare la presenza di pesticidi, metalli pesanti o micotossine.
Non sono un chimico e addentrarmi più a fondo nella materia utilizzando questi dati non rientra nelle mie capacità, solamente una cosa mi balza immediatamente all’occhio.
La liberalizzazione della cannabis cosiddetta “terapeutica” ha creato un nuova classe di esperti tra coloro, scienziati e militari, che durante l’ultimo mezzo secolo hanno avallato, con studi insufficienti o del tutto inventati, e represso l’uso di una pianta che essi stessi oggi riconoscono come medicinale, ma non per questo premono perché sia al più presto varato un provvedimento per la depenalizzazione dell’uso della cannabis in generale.
Oggi abbiamo la fortuna di poter disporre di dati effettivi riguardo i benefici, economici e non, che la legalizzazione della cannabis ha prodotto su molti territori che l’hanno voluta introdurre; il volume di affari sembra promettente ed è naturale che da più parti lo si guardi con occhi avidi.
Almeno per quanto riguarda la cannabis terapeutica sembra conveniente sottrarre clienti al mercato nero (anche se i prezzi sembrano francamente proibitivi per il consumatore medio) questo comporta però, a quanto pare fino ad ora, un’elevata specializzazione della filiera di produzione della cannabis, che può essere appannaggio solo di chi dispone degli strumenti atti per legge a poter garantire le analisi indispensabili alla messa in vendita del prodotto.
A questo punto sembrerebbe che non abbiano legalizzato una “parte” di erba, ma che abbiano inventato un nuovo tipo di proibizionismo, nel quale, ancora una volta, nascondere conoscenza (perchè patentare strain terapeutici? solo perchè si hanno concessioni internazionali monopolistiche?) e fare informazione di parte sia ancora il nucleo di un meccanismo di potere consolidato, che sarà difficile da sconfiggere senza un completo ribaltamento della visione dell’uomo, se non del mondo.
Relegando la ricerca e la coltivazione a determinate istituzioni ancora una volta, con poco, viene tolta voce in capitolo a tutti coloro che inquadrano questa lotta per la legalizzazione della cannabis nell’ottica delle lotte per i diritti umani, dimenticando che inserire la cannabis tra le piante medicinali e non tra le droghe leggere significa non solo spostare un segno da una tabella all’altra, ma influire in maniera determinante nella vita di moltissimi individui.
Timeo Danaos et donas ferentes, non mi fido dei greci, anche se portano doni.
Solo una legalizzazione generale della cannabis potrà portare reali benefici alle moltissime persone che in carcere, in ospedale o per strada soffrono di questa isteria collettiva che si chiama proibizionismo ed è l‘unica alternativa alla creazione di un nuovo monopolio industriale-farmaceutico, basato su di una pianta che, ricordiamolo, fino a poco si voleva eliminare dalla faccia della Terra.
La guerra di Troia, che infiniti lutti addusse agli Achei, venne vinta con l’inganno di un cavallo di legno: facciamo attenzione che questi insufficienti regali non finiscano per convincerci e farci accontentare.
Carlo Hermann

Abbiamo sempre affermato che la strada per la legalizzazione è impervia e a volte sembra addirittura impossibile da percorrere, come in questo momento dove nonostante un numero considerevole di proposte di legge sulla legalizzazione siano state presentate in questi ultimi anni nei due rami del parlamento, nonostante si sia costituito l’intergruppo parlamentare dando forza politica e consenso trasversale a quelle proposte elaborando un’unica stesura, nonostante si sia arrivati a discuterne alla Camera anche se per un solo giorno, nonostante siano state raccolte più di 60.000 firme per la proposta di legge di iniziativa popolare a supporto del lavoro dell’intergruppo e nonostante molte autorevoli voci si siano schierate a favore di una regolamentazione della coltivazione, della distribuzione e del consumo di cannabis, da Cantone a Veronesi, dai sindaci di molti Comuni ai rappresentanti dei sindacati delle forze dell’ordine, tutto questo sta per vanificarsi a causa delle dimissioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e tutto lascia supporre che non sarà certo il governo Gentiloni a voler continuare sulla strada faticosamente percorsa fino ad ora per liberare più di 5milioni di cittadini italiani dalla minaccia di procedimenti amministrativi o penali per la loro condotta non convenzionale, chiudiamo quindi quest’anno con alcune osservazioni.

Abbiamo ascoltato con molto interesse l’ultima parte dell’intervento dell’on. Giachetti all’ultima riunione della direzione del PD, in cui esortava il segretario del partito ed ex presidente del consiglio, Matteo Renzi, ad affrontare la discussione in seno al partito sulla legalizzazione della cannabis ed assumere definitivamente una posizione, per far si che non si areni il difficile percorso intrapreso dall’intergruppo parlamentare.
L’espressione titubante di Renzi non ci ha fatto ben sperare, ma è pur vero che all’interno del PD molte voci si sono schierate a favore della regolamentazione della cannabis e dalla determinazione che abbiamo constatato nell’intervento di Giachetti possiamo dedurre che queste voci non saranno tacitate facilmente dalla componente ideologica ed inizieremo il prossimo anno andando a verificare di persona quali sono i margini, per proseguire in questa battaglia per un diritto civile, nel modo più efficace possibile.

Intanto segnaliamo il dibattito organizzato dai Radicali a Roma per discutere sullo stato della legislazione riguardante la coltivazione di cannabis ed al quale il CIP è stato presente con i suoi rappresentanti: http://it.blastingnews.com/politica/2016/12/caso-bernardini-radicali-la-coltivazione-domestica-di-cannabis-e-ancora-reato-001336831.html

Caso Bernardini – “La coltivazione domestica di cannabis è ancora reato? La discrezionalità nell’attivazione dell’azione penale obbligatoria”.

È questo il titolo del dibattito svoltosi a Roma, nella sede dei Radicali, il 17 dicembre scorso. Il video integrale dell’evento è facilmente rintracciabile sul sito radioradicale.it, ma in questa sede ci limitiamo ad analizzare i punti salienti della lunga discussione, durata più di due ore. Presenti, tra gli altri, proprio Rita Bernardini (presidente onoraria dell’associazione Nessuno tocchi Caino), l’avvocato Giuseppe Rossodivita (segretario del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei, ispiratore dell’evento), Markab Mattossi e Carlo Monaco (rispettivamente vice presidente e segretario di Canapa Info Point), Andrea Trisciuoglio (segretario dell’Associazione LapianTiamo).
Scopo principale della discussione è stato quello di presentare singoli casi giudiziari per comprendere lo stato della legislazione in materia di coltivazione domestica di piante di marijuana. Quello più noto alle cronache è, certamente, il caso Rita Bernardini, la storica attivista Radicale più volte autodenunciatasi per aver coltivato piantine di cannabis sul terrazzo di casa allo scopo, ha sempre dichiarato lei, di fornire il frutto del suo lavoro come medicinale ai malati. La Bernardini ha subito delle condanne lievi, ma non è stata mai arrestata, facendo emergere il cortocircuito legale della discrezionalità dell’azione penale che, di fatto, esiste sulla questione della coltivazione domestica della cannabis.
Il primo relatore ad intervenire è stato Giuseppe Rossodivita il quale ha ricordato le innumerevoli azioni di disobbedienza civile messe in atto negli ultimi decenni dallo scomparso Marco Pannella e dalla già citata Bernardini. Quest’ultima, spiega l’avvocato, “in numerose occasioni ha piantato delle piantine di marijuana sul proprio balcone di casa e l’esito che poi questa condotta ha portato evidentemente è stato totalmente diverso a seconda dell’autorità giudiziaria competente per territorio”. Insomma, continua, “abbiamo avuto risposte assolutamente differenti da parte delle varie procure”. Quella di Foggia non ha mai indagato sulla Bernardini, mentre quella di Roma, “costretta” ad aprire un fascicolo, ha chiesto poi l’archiviazione. Un provvedimento senza alcun “riferimento alla realtà” perché le 56 piantine coltivate dall’attivista pannelliana sono state considerate “inoffensive”. Decisione opposta alle sentenze di condanna spiccate ogni anno contro coltivatori ‘non famosi’.
La scusa ‘legale’, prosegue Rossodivita, è stata quella di affermare che la ‘piantagione’ non avrebbe mai raggiunto un livello di thc tale da essere considerato illegale, per colpa del clima di Roma. Una giustificazione quantomai opinabile. Lo scopo dei Radicali, con le loro azioni di disobbedienza civile sulla cannabis, è quello di “denunciare l’irragionevolezza” del presunto reato di coltivazione sancito dalla legge 309 del 1990.
L’intervento più atteso, naturalmente, è stato quello della Bernardini che ha ricordato come la prima e storica manifestazione di disobbedienza civile sulla cannabis fu fatta da Marco Pannella nel 1975 “fumando in pubblico uno spinello”. Rimasta negli annali anche quella dell’agosto 1995 a Porta Portese. La Bernardini cita poi diversi studi giuridici per dimostrare l’inapplicabilità del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. E il dibattito prosegue con gli interventi degli altri relatori.

Auguriamo a tutti i nostri soci e simpatizzanti delle buone feste!

Lo stabilimento chimico farmaceutico militare ha messo a regime la coltivazione della marijuana per uso terapeutico: venti chili già disponibili per le prime richieste. I fiori saranno utilizzati per decotti o per l’inalazione come antidolorifici naturali. Ora il principio attivo viene acquistato in Olanda

Venti chili di fiori di cannabis già analizzati, confezionati e pronti per essere spediti. Lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze aspetta solo che siano firmate le ultime carte per poter iniziare a far fronte alla prenotazioni da parte delle Regioni o direttamente dalla farmacie ospedaliere. La produzione statale della marijuana terapeutica viaggia ormai a pieno regime, con varie fasi di coltivazione svolte contemporaneamente per avere un raccolto ogni tre mesi, e visto che ormai mancanog gli ultimi dettagli prima del via libera, a gennaio nelle farmacie delle strutture sanitarie e in quelle autorizzate alla distribuzione arriveranno i fiori preparati in Toscana. Il fabbisogno delle Regioni italiane, la maggior parte delle quali ha inserito la cannabis tra le opzioni terapeutiche a disposizione dei medici per combattere il dolore in una serie di patologie, dovrebbe essere di circa 100 chili all’anno. Dunque i 20 già prodotti dallo stabilimento fiorentino, diretto dal colonnello Antonio Medica, serviranno a rispondere alle prime richieste ma il lavoro dovrà essere continuo. Anche per questo l’attività delle serre non si interrompe praticamente mai.

In Toscana, come nel resto d’Italia, ancora oggi la cannabis viene acquistata all’estero, prevalentemente in Olanda, e sono nelle strutture che la prescrivono si attende che finalmente sia disponibile quella di Stato anche per risparmiare. Nella nostra Regione la struttura che distribuisce la maggior quantità di questa sostanza è il laboratorio galenico di Santa Maria Nuova, che ormai serve praticamente tutta l’area vasta centrale (Firenze, Empoli, Prato e Pistoia). Quest’anno i malati seguiti sono un po’ meno di 300, più della metà di tutti i toscani che utilizzano questa terapia. Poi ci sono coloro che prendono il Sativex, cioè un farmaco sotto forma di spray orale. Si è iniziato a prescriverlo dopo l’approvazione della legge regionale 18 del 2012. Secondo i dati dell’Agenzia regionale di sanità, nel 2013 l’hanno preso in 41, nel 2014 in 224 e nel 2015 in 229. «Il 50,6% dei soggetti considerati si concentra in una classe di età compresa tra 45 e 60 anni. Dei 346 soggetti ai quali, nel triennio considerato, è stato prescritto il farmaco, il 76,3% ha un’esenzione per sclerosi multipla», spiegano sempre dall’Agenzia.

La cannabis prodotta a Firenze non sarà però utilizzata per sintetizzare farmaci ma consumata, appunto, “al naturale”. Se uno specialista ritiene che uno dei suoi assistiti abbia bisogno di questo tipo di antidolorifico fa un piano terapeutico nel quale sono indicate le quantità da assumere ogni giorno e invia il paziente a ritirare la sostanza in una struttura ospedaliera, come appunto Santa Maria Nuova. In base alle linee guida delle società scientifiche e del ministero, la marijuana è un anti dolorifico di seconda scelta, cioè viene utilizzato quando altre sostanze, come ad esempio gli oppioidi, non hanno dato a quel determinato paziente un beneficio. Il ministero nei mesi scorsi ha fatto una sorta di “bugiardino” della cannabis, nel quale si spiega può funzionare come analgesico per patologie che implicano spasticità come appunto la sclerosi multipla oppure le lesioni del midollo. Ma può essere utile anche nel dolore cronico in generale e in particolare a quello di natura neurologica; può aiutare contro la nausea

da chemioterapia, radioterapia, o da terapie per l’Hiv; stimola l’appetito in chi ha anoressia nervosa o comunque non mangia a causa di gravi patologie. Infine c’è l’effetto ipotensivo nel glaucoma che resiste alle terapie convenzionali. La posologia, come detto, è di due tipi. Si può fare un decotto, mettendo a bollire le inflorescenze, oppure utilizzare un vaporizzatore che permette di inalare i principi attivi senza che la sostanza venga bruciata.

Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/12/12/news/la_cannabis_di_stato_prodotta_a_firenze_da_gennaio_in_farmacia-153935387/

Qualche giorno fa il Vaticano ha preso una posizione ufficiale sulla legalizzazione delle droghe leggere e, come prevedibile e scontato, il parere della Santa Sede è negativo, continuando in questo modo a dimostrare, con l’intolleranza, un fondamentalismo tipico di tutte le religioni rivelate, quando si vanno a toccare i diritti dell’individuo.

Non possiamo negare che Papa Francesco si stia in qualche modo dando da fare aprendo le porte della sua santa chiesa ai divorziati, agli omosessuali e alle donne che hanno abortito, ma siamo ancora lontani dalla tolleranza verso tutte le diversità, un concetto che fa parte di un codice universale e che invece tutte le chiese, di qualsiasi confessione, tendono a digerire con molta difficoltà.

Per bocca del Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, a conclusione del convegno in Vaticano sulle sostanze stupefacenti, veniamo a conoscere le motivazioni della chiusura nei confronti di qualsiasi tipo di apertura verso la legalizzazione: “Qualcuno ha detto che la liberalizzazione della droga serve in campo sanitario come cura. Però, in generale, la droga cosiddetta leggera non è leggera, perché danneggia il cervello! Vuole essere il cavallo di Troia per le droghe più pesanti. Quindi: no alla droga leggera! E poi educazione e prevenzione contro l’alcool, contro il tabacco e contro il peggiore di tutto, che è la droga. Vogliamo continuare a studiare tutto questo fenomeno: le sue dimensioni, le sue cause e le sue soluzioni. Vorremo studiare ancora più profondamente gli effetti che si hanno sul cervello, perché effettivamente la droga blocca le difese del cervello, blocca la comunicazione stessa del cervello e le membrane che fanno da comunicazione e le blocca in modo tale che non è poi facile da recuperare

Menzogne antiche, degne della santa inquisizione di Serpelloni, convinzioni senza fondamento che si rifanno solo ad uno stereotipo proibizionista di stampo ideologico, pronto ad essere afferrato da tutte quelle componenti parlamentari che hanno il Vaticano e non l’Italia come punto di riferimento.

Cogliamo l’occasione per postare l’articolo “Canapa e Spirito” appena pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita, dubitando comunque che qualche informazione sulla canapa e sul suo uso spirituale possa servire a chi pensa di decidere cosa è bene e cosa è male per conto dell’umanità.
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Canapa e Spirito

Nell’audizione in Commissione Giustizia, tra le argomentazioni che ho portato all’attenzione dei parlamentari presenti, ho voluto trattare, parlando dell’uso della cannabis e aggiungendolo ai ben noti e dibattuti “uso terapeutico” ed “uso ludico”, anche dell’uso praticato per fini spirituali.
Con immensa sorpresa ho potuto vedere in TV, durante il dibattito parlamentare svoltosi prima della lunga chiusura estiva, una deputata (di cui mi sfugge il nome e l’appartenenza politica) che avendo sicuramente assistito o ascoltato il mio intervento, manifestava il suo stupore esclamando: “ …e poi abbiamo sentito anche parlare dell’uso spirituale della cannabis!” come se questo fosse inaccettabile o improponibile!
Sono tra quelle persone che pensano e credono che, come esseri pensanti ed intelligenti, non meritiamo di essere governati e rappresentati nelle Istituzioni da presunti “onorevoli” che in continuazione non fanno altro che manifestare il grado di ignoranza e presunzione su argomenti di cui nulla sanno e nulla vogliono sapere.
Non solo la maggior parte di questi rappresentanti del popolo nulla sanno della realtà contemporanea, quotidiana, non dovendosi misurare con le difficoltà che decine di milioni di italiani sono costretti ad affrontare tutti i giorni, ma ignorano completamente tutto quello che il percorso umano ha proposto nella sua plurimillenaria esistenza, o meglio, ignorano tutto quello che non rientra nel loro stereotipo di “Religione” “Patria” e “Famiglia” e quindi proprio non riescono a pensare che per quanto riguarda il principale valore della coesione nazionale, la religione appunto, gli shivaiti, i rastafariani, gli animisti, i canteisti e financo gli adepti alla Chiesa Cristiana di culto Copto, prevedono l’uso della cannabis come veicolo spirituale e se a questi sommiamo alcune popolazioni del Maghreb e la tradizione che lega molte popolazioni islamiche all’uso della cannabis, ci ritroviamo di fronte a circa 2 miliardi di persone che quotidianamente, per motivi spirituali, cultuali e culturali, assumono cannabis.
Personalmente mi reputo un “animista” quindi non un credente di una religione scritta e dogmatica, ma piuttosto un apprendista di una filosofia di vita che concepisce la magia in ogni manifestazione vivente e avverte l’esistenza di altre dimensioni con cui si presuppone si possa entrare in contatto e in “collaborazione”.
Queste frasi, dette nel contesto culturale e sociale in cui viviamo, potrebbero essere interpretate da uno psicologo come frutto di “ideazioni paranoiche” indotte dall’uso della cannabis, e questa diagnosi verrebbe immediatamente sposata da tutti coloro che ignorano altre vie a cui lo Spirito può accedere, persone che nella loro vita hanno sempre delegato le questioni dell’anima ai mediatori religiosi, credendo ciecamente nei racconti che sono abituati ad ascoltare fin da bambini.
Premesso che ognuno è, a mio avviso, libero di credere in Chi o Quello che vuole, ma la cosa intollerabile è la presunzione, la spocchia, l’arroganza di chi, affidandosi ad un credo religioso e alla convenzione sociale, possa reputare tutte le altre convinzioni “frutto di ideazioni paranoiche”.
Cos’altro potrebbe essere se non un’ideazione paranoica, quella di credere in un Dio con la testa di elefante, o quella di avere a disposizione, dopo la morte, il conforto di decine di vergini, o quella di un Dio uno e trino? Non sono forse queste molto più simili ad allucinazioni indotte da chissà quali droghe, che non la consapevolezza del Mistero?
Il semplice fatto che il Potere, o un suo rappresentante, manifesti cieca fede nei valori in cui crede e possa denigrare gli altri aspetti della ricerca spirituale, ci fa comprendere sempre più che non siamo mai usciti, in relazione alle diversità, da un concetto medioevale di carattere inquisitorio.
Per questo ho sempre difeso la mia scelta di ricerca spirituale nelle vicende processuali che ho subito per coltivazione ad uso personale, perché credo fermamente che se è importante legalizzare la cannabis, lo è ancora di più continuare la battaglia millenaria che vuole sempre individuare il cattivo di turno condannandolo a pene e sofferenze, sia questo di volta in volta un eretico, una strega, un’ebreo, un’anarchico, un nero, un’omosessuale e dulcis in fundo …ora tocca noi, i cattivi da punire perché amano una pianta e le sue proprietà, che come leggiamo dal manoscritto “Canapa e Spirito” di Frater Kybernetes: “la cannabis è una sostanza inebriante che agisce sul centro sensorio, quindi sul perispirito o corpo astrale e farne uso è una maniera di facilitare la propria esteriorizzazione”.
Quante cose si potrebbero apprendere e tollerare e forse addirittura condividere se non fosse sempre e comunque uno squallido aspetto ideologico a prevaricare ogni altra manifestazione di diversità.

Giancarlo Cecconi

Da qualche settimana è in libreria il libro di Pippo
Civati, leader di “Possibile” dedicato alla cannabis, alla sua indecente demonizzazione e sulle aspettative per la sua legalizzazione.
Riportiamo l’intervista con cui Civati ha presentato il suo libro, rendendoci purtroppo conto che i nostri dubbi sul proseguo rapido della discussione sulla legge in aula e sull’eventuale tolleranza nei confronti dell’uso “ricreativo”, sono una sensazione condivisa.

fonte: http://www.lastampa.it/2016/10/05/italia/politica/civati-dalla-cannabis-legale-miliardi-di-entrate-il-pd-adesso-decida-cosa-vuole-fare-8QOTOsNofrcwMCWwcy5KcJ/pagina.html

La proposta di legge per legalizzare la cannabis, dopo un passaggio lampo in Aula, torna in commissione e rischia di restarci per un bel po’. Fino a metà novembre la Camera sarà impegnata nella sessione di bilancio, poi l’attenzione dei partiti sarà assorbita da referendum costituzionale e ricadute varie. Risultato: è assai probabile che non se ne riparlerà prima del 2017. 
 
Ncd guida il fronte proibizionista e vuole trasformare il dibattito in una questione di governo. I gruppi di Pd e M5s per ora non hanno preso posizione, ma non è detto che prima del voto non diano indicazioni ai loro parlamentari. Il timore dei promotori dell’iniziativa bipartisan è lo stralcio della proposta: la Camera potrebbe approvare la parte del provvedimento riguardante la cannabis a scopo terapeutico e bocciare quella riguardante l’uso ricreativo. 
 
Pippo Civati, deputato e leader di Possibile, arriva domani in libreria con ”Cannabis, dal proibizionismo alla legalizzazione” (Fandango editore), una sorta di manifesto pro-legalizzazione zeppo di numeri e storie.

Civati, siamo di nuovo allo stallo politico?  
«Siamo sotto gli effetti…del referendum. Al di là delle battute, è tutto fermo nelle Camere, lo stallo non riguarda solo la cannabis. Ma su questa voglio chiarire una cosa: il ritorno in commissione per discutere il provvedimento è una nostra scelta, non ci sono speculazioni politiche da fare».  
 
Ma nella maggioranza non tutti sono d’accordo con la proposta. Questo passaggio in commissione potrebbe cambiare qualcosa?  
«Il rischio più grosso è lo stralcio della norma. Sarebbe una sconfitta per tutti. E le contraddizioni sono, ancora una volta, tutte in seno al Pd: si va dall’anti-proibizionista Roberto Giachetti, tra i primi firmatari, a chi non è d’accordo per niente con la norma. Speriamo che i democratici arrivino in commissione con un orientamento politico chiaro».  
 
L’8 novembre nove Stati americani, tra cui la California, voteranno sulla legalizzazione della cannabis. Il Canada si è impegnato a promulgare una legge nella primavera del 2017. Questa nuova cultura favorevole alla legalizzazione può influenzare il dibattito italiano?  
«È in corso un cambiamento globale. Che guarda al tema della qualità più che della quantità. E che supera il proibizionismo».  
 
Perché il proibizionismo ha fallito, come scrive nel libro?  
«Perché è inefficace. Anzi, di più: è controproducente. Più del 10% della popolazione italiana tra 15 e 64 anni fa uso di cannabis, si tratta di quasi cinque milioni di persone. Di questi il 90% è rappresentato da consumatori saltuari, mentre mezzo milione sono quelli cronici. È un comportamento diffuso che oggi arricchisce solo le organizzazioni criminali». 
 
Perché legalizzare la cannabis?  
«Da una parte sono socialmente accettate droghe come alcol e tabacco, dall’altra sono proibite le sostanze che si è stabilito essere illegali. Ma ciò induce altri rischi nella percezione dei consumatori». 
 
Con la legalizzazione c’è chi sottolinea il rischio di un incentivo dei consumi.  
«In Colorado si è verificato un leggero aumento, di qualche punto percentuale, nella fase immediata. Ma legalizzando ci sono due aspetti rilevanti: c’è maggiore consapevolezza di cosa si fuma e non si finanzia la criminalità organizzata».  
 
Quali sarebbero i benefici economici della legalizzazione?  
«Il suo valore diretto in termini produttivi e quindi fiscali sarebbe nell’ordine dei miliardi di euro. Quello indiretto, rispetto ai costi della giustizia e del sistema carcerario, sarebbe altrettanto consistente. Per non parlare del male che si farebbe alle mafie». 
 
Miliardi di euro?  
«Ferdinando Ofria, professore associato di Politica economica all’Università degli Studi di Messina, calcola risparmi per 540 milioni di euro sul fronte servizi carcerari e per 230 milioni di euro di minor spesa per ordine pubblico e sicurezza. Per quanto riguarda invece il gettito fiscale, ipotizzando un’aliquota simile a quella del 75% applicata ai tabacchi, la cifra oscilla tra i 5 e gli 8 miliardi. La legalizzazione produrrebbe un aumento del Pil di almeno l’1,20%».  

Apriamo questo articolo con un doveroso saluto di addio al professor Umberto Veronesi, al quale va riconosciuta, da parte nostra, la sua perseveranza nel confutare le tesi del proibizionismo sui danni che la cannabis produrrebbe sulla salute dei consumatori. Il suo ultimo intervento in appoggio alla legalizzazione è di solo un paio di mesi fa e ancora una volta ha ribadito la sua posizione dichiarando: “Capisco che in questo momento il Governo abbia come priorità crisi e riforme, ma le scelte etiche che possono fare dell’Italia un Paese più civile in cui vivere soprattutto per le nuove generazioni, non andrebbero sistematicamente rimandate. Spero che il movimento d’opinione mondiale a favore dell’antiproibizionismo, rilanciato dal New York Times, trovi anche qui uno spazio per il dibattito”. Buon viaggio professore, grazie!

Ritornando al contesto del titolo, oggi il mondo si è ritrovato diverso e di conseguenza un po’ perplesso, come forse lo fu quando personaggi che inneggiavano alla supremazia della razza, alla difesa degli interessi nazionali e al disprezzo per tutte le altre etnie e nazioni, assunsero il ruolo di protagonisti nella storia mondiale, con il consenso dei loro popoli.

Non è bello pensare che le sorti mondiali siano nelle mani di chi predica e pratica l’intolleranza e il disprezzo, di chi consente al proprio ego di emergere a danno dei rapporti internazionali, di chi ancora considera una razza, una fede religiosa e uno stile di vita superiori a tutte le altre, ma non sarebbe stato bello neanche venire a sapere che per l’ennesima volta un rappresentante della Casta Globale avrebbe ancora deciso le sorti del pianeta per molti anni.

Eppure la Storia recente ci ha mostrato personaggi diversi, in grado di operare per un reale cambiamento, in difesa dei diritti civili, pronti ad abbracciare e lottare per le libertà individuali, questo è stato ad esempio il governo Zapatero in Spagna o la presidenza Mujica in Uruguay, dove i diritti civili sono stati al centro dei loro mandati istituzionali.

Anche gli USA avevano in Sanders uno di questi personaggi, ma probabilmente l’America non è pronta, come quasi sempre non lo è mai stata, a difendere i diritti dei diversi, siano questi neri, omosessuali, consumatori di cannabis, islamici, nativi e via dicendo ma ….è andata così e non ci resta che stare a vedere fino a che punto la follia umana è in grado di spingersi nonostante le esperienze del passato.

In ultimo non possiamo non accennare al successo referendario in tema di legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo negli Stati della California, Massachusetts e Nevada, che si aggiungono ad Alaska, Colorado, Oregon, Stato di Washington e Washington D.C. alcuni democratici ed altri repubblicani, un’affermazione trasversale che sta quasi a significare: “Tanto nei vostri giochi non potremo mai entrarci, né tantomeno modificarli, ma almeno lasciateci fumare in santa pace!

Giancarlo Cecconi – ASCIA