Pubblichiamo le impressioni di alcuni delegati delle Associazioni che hanno partecipato alla conferenza di Bruxelles.

E’ un momento topico per la battaglia antiproibizionista, perché sia in Italia, con una “iniziativa parlamentare” e sia in Europa con un “report di iniziativa” si stanno costringendo i governi nazionali e la Commissione Europea a prendere delle decisioni in merito all’uso e al consumo delle cosiddette “droghe leggere”.

Per vedere un estratto della conferenza: https://youtu.be/B9x1IrDdNFE


Di ritorno da Bruxelles, ringraziamo la bella comunità italiana presente in Belgio che ci ha ospitato nella accogliente città. Entrare nei palazzi del potere, fa sempre un certo effetto, ma portare in visita al parlamento anche il Flacone di Bedrocan, con le infiorescenze, che in italia dovrebbe venir prescritto, non ha prezzo. Assieme ai pazienti abbiamo lasciato (in ogni zona fumatori visitata) un segno del nostro passaggio, un sentiero di Terpeni che speriamo ispirino il parlamento a legiferare in merito.

Nella delegazione italiana oltre alle associazioni specializzate in cannabis, erano stati invitati anche il coordinamento AddioPizzo e l’ass. Muovi Palermo, con cui è stato un piacere confrontarsi sulle diverse realtà e sulla loro cultura sulla mafia e criminalità organizzata in genere.
La conferenza è stata interessante per più punti di vista ed interpretazioni, erano presenti:

Jan Malinowski, Executive Secretary of the Pompidou Group (Council of Europe): il miglior intervento ascoltato da parte delle istituzioni, ha trattato il problema della lesione dei diritti umani in atto, provocata dalla persecuzione delle droghe; nel suo intervento ha suggerito più volte di far valere i diritti umani e civili, contrastando le perquisizioni per consumo o coltivazione personale come ad esempio per motivi di lesione della privacy.

Angela Me (Italiana) la vera Proibizionista tra tutti gli ospiti presenti, in rappresentanza del UNODC, ha messo da subito in chiaro che per le istituzioni la cannabis è ancora una droga al pari di quelle pesanti e perciò da perseguitare. Abbiamo contestato tutto l’intervento, riuscendo alla fine a farla cadere sull’attendibilità dei suoi dati espressi. Inoltre ha sottolineato che gli accordi internazionali non danno indicazioni sul consumo e sulla coltivazione personale, anche se poi ha ammesso che la mancanza di chiarezza porta grandissime diseguaglianze negli Stati della UE. Una visione proibizionista che eravamo pronti ad ascoltare, e contestare.

R. Crepinko (Olandese) rappresentante del Europol, senza offesa ma una sorta di “terminator” che ha ripetuto per entrambi gli interventi che loro applicano solo le leggi. Non è stato possibile un confronto, quando si è rfiutato di rispondere alla domanda: “verificate che le leggi siano legittime o provvedete solo alla mera applicazione?”.

Gli altri due relatori, Griffiths (direttore scientifico osservatorio europeo) e Welfens (eurojust), dopo un primo intervento convenzionale ma molto vago, si sono espressi a favore di una regolamentazione che prenda atto dalle ultime ricerche scientifiche e che non criminalizzi il consumatore.

Ritengo positiva questa esperienza, che ci ha fatto capire che un percorso europeo è possibile, anche se molto più lungo di quello applicabile nei singoli Stati. Ma è una strada da percorrere per porre le basi di un diritto europeo all’uso di sostanze.

Un ringraziamento agli organizzatori dell’evento e ai parlamentari Ignazio Corrao (M5S), Elly Schlein (Possibile), che a termine della conferenza si sono impegnati a portare avanti un “Report di iniziativa” da presentare alla Commissione Europea.

Markab Mattossi – OVER GROW


Ci è sembrato di tornare indietro nel tempo, ascoltare le motivazioni per un efficace contrasto all’uso di cannabis, espresse dagli esperti delle organizzazioni internazionali sul consumo e traffico di droghe, ci ha riportato ai tempi in cui Serpelloni poteva permettersi di alimentare la sua fobica campagna anticannabis, con argomentazioni fasulle e impregnate di pregiudizio.

Dobbiamo riconoscere all’eurodeputato Ignazio Corrao una notevole dote di stratega perché, se è vero che noi non conoscevamo la natura convenzionalmente proibizionista dei relatori, è pur vero che neanche loro erano a conoscenza della platea a cui si rivolgevano, e se in un primo momento eravamo noi gli increduli per quel che ascoltavamo, dopo i primi interventi dei nostri delegati, l’espressione di stupore è apparsa sui loro volti.

Abbiamo contestato educatamente e con dati alla mano tutte le loro argomentazioni fasulle, riscuotendo alla fine comprensione e simpatia dalla maggior parte dei relatori.

In sintesi possiamo dire che gli “esperti” vengono pagati per portare avanti studi i cui dati statistici vengono presi da coloro che promuovono il progetto stesso e quindi incontestabili, ma se, come è avvenuto per questo evento, i dati e le valutazioni che vengono portati a dimostrazione dell’inefficacia del proibizionismo, risultano interessanti, allora potrebbe aprirsi una ricerca e una analisi di direzione diversa. Ed è stato proprio questo il motivo della nostra presenza a Bruxelles, portare testimonianze di consumatori responsabili e consapevoli, che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza o con la criminalità!

Ora ci auspichiamo che il “report di iniziativa” che verrà presentato dai deputati Corrao e Schlein alla Commissione di competenza venga accettato, primo passo per una discussione sul tema, esattamente come lo è “l’iniziativa parlamentare” promossa dall’intergruppo in Italia …percorsi lunghi, ma finalmente percorribili!

Giancarlo Cecconi – ASCIA


“Italia chiama Europa” è il titolo della relazione che abbiamo consegnato ai relatori della conferenza, in cui, tra le varie argomentazioni sui vari aspetti relativi all’uso di cannabis, riportiamo anche le criticità vissute in Italia da molti pazienti.

Una criticità sconosciuta dalla maggior parte dei politici, nazionali ed europei, perché il primo impatto è stato veramente ostico: cosa avrebbero potuto dire i Giovanardi e i Serpelloni italiani per far meglio dei proibizionisti che avevamo di fronte?

Bravo l’europarlamentare Corrao che ci ha permesso di scardinare quei troppi taboo derivanti da affermazioni convenzionali, e ormai obsolete, sulla “pericolosità” di una sostanza giudicata pericolosa solo da “loro” e assolutamente benefica per noi malati, che anche questa volta hanno portato una richiesta di aiuto direttamente al cuore della politica europea. Valutata l’estrema educazione e competenza della delegazione italiana(attenti a come parlate, sappiamo controbbattervi) e dopo l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare italiano sulla legalizzazione, è possibile che a presto sarà il parlamento europeo a redigere una relazione: “Europa chiama Italia”.

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo


Ottima iniziativa che speriamo porti ulteriori frutti per aprire un dibattito a livello Europeo. Prima di iniziare la giornata al parlamento europeo, non sapevamo chi avremmo avuto di fronte come relatori, la sorpresa è stata duplice, sia per loro che per noi. Ignazio Corrao capogruppo del movimento 5 stelle a Bruxelles, è riuscito a creare un effetto sorpresa in entrambe le parti, portando tra i relatori dei rappresentanti dello zoccolo duro del proibizionismo europeo e mondiale. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia grande ancora il muro che dobbiamo abbattere, tra ipocrisia, bigottismo moralista, e ambiguità delle agenzie mondiali antidroga nel narcotraffico mondiale.

Angela Me dell’UNODC (la sezione dell’ONU che si occupa di droga e crimine) ci ha sciorinato dati e statistiche falsate per ‘dimostrare’ la dannosità della cannabis, nella peggiore tradizione proibizionista, con metodologia a noi ben nota essendo stata la ‘strategia’ nostrana del dipartimento politiche antidroga (DPA), fino alla caduta dello zar anti-cannabis Giovanni Serpelloni, e della nostra legislazione dell’epoca fini-giovanardi. Era ben noto infatti il ruolo di Serpelloni che seguiva a pennello i dettami delle agenzie proibizioniste mondiali, con l’UNODC, e con il dipartimento antidroga americano (National Institute on Drug Abuse, NIDA), ed il ruolo politico di Carlo Giovanardi.
La sorpresa nel viso di Angela Me, quando ha compreso chi si trovava in aula, l’ha portata all’abbandono dell’aula una decina di minuti prima di essere assalita da domande, ma sopratutto per evitare che fossero ulteriormente messe in evidenza le contraddizioni, falsità, la criminogena propaganda della politica dell’ONU in materia, anche perché non avrebbe potuto confutare i nostri dati, e non poteva andare oltre argomentazioni che esulassero la sua posizione di paladina del proibizionismo.

Robert Crepinko: Rappresentante dell’Europol ha parlato di traffico internazionale, sopratutto in ambito di grandi traffici, e quindi era un po spaesato nel contesto di una regolamentazione dell’uso personale, nonchè sicuramente non preparato sull’argomento. L’unica frase che è riuscito a ripetere come un mantra è stata quella “le polizie devono far rispettare le leggi”, che poi siano giuste o sbagliate queste leggi, per Crepinko ha poca importanza.

Gli altri relatori presenti Paul Griffiths direttore di EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle droghe) e Benedikt Welfens (Eurojust) e J. Malinowski (Pompidou Group) hanno espresso pur con moderazione posizioni di apertura verso una regolamentazione/legalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’.

Ringraziamo Ignazio Corrao e Elly Schlein per questa iniziativa, e ci auguriamo che possa essere l’inizio della discussione in Europa, e che possa essere ripetuta invitando alla seduta altri parlamentari di altre nazioni e relative delegazioni di associazioni che si battono come noi per il diritto all’autoproduzione e consumo ad uso personale di cannabis.

Davide Corda – Canapa Info Point

Poche ore fa in una conferenza stampa al Senato, il sen. Della Vedova e un rappresentativo gruppo di parlamentari di vari schieramenti politici, hanno presentato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Dobbiamo considerare la data di oggi, 15 luglio 2015, come una data veramente storica nella lotta pluridecennale per la legalizzazione di una sostanza diffusa e proibita, perché stiamo assistendo ad una cosa che mai era avvenuta fio ad ora nella storia del parlamento repubblicano su un tema così importante come quello dei diritti civili e nella fattispecie per il diritto alle libere scelte sull’uso e il consumo di cannabis.

Sono 218 i parlamentari che alla data odierna hanno sottoscritto la proposta presentata per la legalizzazione ed è in assoluto il numero più alto mai registrato per una iniziativa parlamentare di stampo trasversale, ed è anche la prima volta che da più parti del parlamento si levano voci in difesa del diritto al consumo.

Una pressione parlamentare del genere non può essere sottovalutata né dalla Commissione Giustizia né dal Governo che quindi dovranno in breve tempo rispondere alla richiesta di calendarizzazione della discussione in parlamento.

La legge è stata descritta dal sen. Della Vedova, che ha riconosciuto di quanto siano state fondamentali le proposte presentate in precedenza da vari deputati e senatori e di come queste proposte siano state la base per la stesura di una proposta condivisa sulla quale si concentrerà lo sforzo collettivo.

I punti salienti riguardano la possibilità di detenere fino a 15 grammi di cannabis nella propria abitazione e 5 grammi fuori, la possibilità di coltivare 5 piante e detenerne il raccolto per uso privato, la costituzione di Cannabis Social Club con un numero massimo di 50 associati e la richiesta di verifica del reale stato psico-fisico nel caso di incidenti stradali.

Ci sembra che si stia percorrendo la strada giusta e dagli interventi che abbiamo udito in conferenza, ci azzardiamo a dire che questa volta potremmo realmente assistere, finalmente, al coraggio di legiferare in nome del buon senso e in difesa delle libertà individuali.

Per ascoltare la conferenza: http://www.radioradicale.it/riascolta#o=13.07.19


Tra qualche giorno pubblicheremo il report della conferenza che si è tenuta a Bruxelles, ma dalle anticipazioni ricevute dai nostri delegati sembra che anche in Europa le nostre istanze trovino consensi e comprensione, quindi ora non si tratta più di vedere se otterremo la legalizzazione, bensì quando!

ASCIA

Siamo in partenza per portare al Parlamento europeo la voce dei consumatori, all’interno della conferenza organizzata dall’eurodeputato Ignazio Corrao per evidenziare la necessità di un nuovo approccio verso le “droghe leggere”, come strumento per battere la criminalità organizzata.

La delegazione italiana è formata da un nutrito e rappresentativo gruppo di associazioni: ARA, ASCIA, Canapa Info Point (CIP), LapianTiamo, Pazienti Impazienti Cannabis (PIC) e OverGrow.

Pubblichiamo di seguito il contributo ASCIA:

Stato attuale e proposte di risoluzione

Premesso che è ormai una certezza incontestabile il fatto che il proibizionismo abbia favorito gli interessi della criminalità organizzata, che il commercio illegale in regime di monopolio concesso alla stessa criminalità provoca, specialmente nella popolazione giovanile, la curiosità verso l’approccio di altre sostanze ben più pericolose della cannabis e considerata l’inoffensività sociale del consumo personale, con questa breve relazione vogliamo fare il punto della situazione in Italia e suggerire un percorso logico di legalizzazione.

Nel febbraio dello scorso anno la Corte Costituzionale si è pronunciata per l’illegittimità della legge 49/06 conosciuta come “Fini-Giovanardi”, decretandone l’abrogazione.

Con il ritorno alla vecchia legislazione in materia di stupefacenti e con l’applicazione di pene relativamente contenute per i casi di “lieve entità”, si è leggermente ridimensionata la forsennata attività persecutoria nei confronti dei consumatori di cannabis, ma non del tutto cessata, in particolar modo in relazione alla coltivazione domestica che continua ad essere illegale, causando una insopportabile confusione sia nella politica e sia nella magistratura.

E’ indubbio che una legge anacronistica e pregiudiziale, come quella attualmente in vigore, stimoli negli organi istituzionali un vivace dibattito e tentativi di regolamentazione, ma a parte alcuni pronunciamenti nei tribunali e timidi approcci nelle Commissioni parlamentari, il percorso per arrivare anche in Italia ad una forma di tolleranza verso i coltivatori/consumatori in proprio, appare sempre arduo e spigoloso.

Attualmente giacciono nei due rami del parlamento ben 6 proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, 4 alla Camera e 2 al Senato, ci sono stati autorevoli pronunciamenti in favore di una nuova politica nei confronti delle droghe leggere, tra cui va considerato, sopra ogni altro, quello molto significativo della Direzione Nazionale Antimafia che invita a risolvere il problema in tempi brevi e in ultimo, dietro invito della Corte d’Appello di Brescia è stato chiesto il parere della Consulta sulla legittimità costituzionale della legge in vigore.

Va segnalata inoltre la recente iniziativa promossa dal sen. Della Vedova (sottosegretario agli Esteri nell’attuale governo), per la costituzione di un inter-gruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, che ha già riscosso più di 200 adesioni ed ha presentato la bozza della proposta a metà giugno, con l’obiettivo di ottenere la calendarizzazione entro l’estate.
Tutti segnali di come risulti insostenibile ulteriormente, in Italia, l’azione persecutoria nei confronti di una criminalità inesistente come quella caratterizzata dai coltivatori/consumatori in proprio, la cui estraneità nei confronti del pericolo per la salute e l’ordine pubblico è ormai accertata dalle esperienze di altri Paesi della Comunità Europea e in alcuni Stati degli USA e dell’America Latina.

Per superare questo stato di cose la nostra associazione da tempo collabora con le forze politiche sensibili al problema: abbiamo presentato una proposta di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, abbiamo portato il nostro contributo come consumatori in Commissione Giustizia alla Camera e abbiamo presenziato alle conferenze stampa nei due rami del parlamento per denunciare lo stato discriminatorio e la devastazione nella vita quotidiana a cui sono soggette decine di migliaia di cittadini e cogliamo l’occasione che ci offre questa conferenza per suggerire un percorso logico e praticabile:

Regolamentazione della coltivazione personale

Il primo passo fondamentale per poter procedere in un percorso che preveda tolleranza nei confronti di diversi stili di vita ed abitudini, è a nostro avviso regolamentare immediatamente la coltivazione domestica, prevedendo la concessione per la coltivazione di piante femmine (che produrranno THC) per l’adulto che ne fa un uso personale, una proposta che è stata fatta propria in tutte le proposte di legge presentate nei due rami del parlamento italiano.
Conoscendo le necessità politiche di fornire dati statistici ufficiali, sulla coltivazione di cannabis, siamo favorevoli ad una tipologia di censimento solo ed esclusivamente se tali dati verranno archiviati in modalità anonima per tutelare la privacy e prevenire ulteriori persecuzioni in caso di ritorno ad una politica proibizionista o ad errori formali di pubblicazione delle leggi.
Ci teniamo a sottolineare che l’uso di cannabis non deve essere considerato un problema di sicurezza o salute pubblica.

Decriminalizzazione della coltivazione ad uso personale e abolizione delle sanzioni amministrative per i consumatori

Considerato che la Consulta dovrà pronunciarsi sull’equiparazione tra liceità dell’approvvigionamento e coltivazione personale, chiediamo l’abolizione di tutte le sanzioni sia penali che amministrative per i consumatori di cannabis, prevedendo l’esclusivo controllo al solo fine della sicurezza stradale come avviene per le bevande alcoliche e che sia verificato l’effettivo effetto psicoattivo al momento del controllo e accertata la reale incapacità alla guida del soggetto.

Coltivazioni di Gruppo come modello semplificato di Cannabis Social Club

La Coltivazione di Gruppo è una forma di Cannabis Social Club riservato a pochi soggetti legati da un rapporto di fiducia, da affiancare alla proposta di costituzione di Cannabis Social Club di maggiori dimensioni, più indicati per le aree urbane per esempio, evitando per il momento la discussione sulla forma costitutiva, sugli obblighi sociali e fiscali, sulle caratteristiche di eventuali locali destinati all’uso. Nel momento in cui si arrivasse alla regolamentazione della coltivazione domestica, potrebbe essere considerata in simultanea la possibilità che alcuni coltivatori/consumatori possano associarsi in una Coltivazione di Gruppo per provvedere insieme al fabbisogno annuale di un gruppo limitato di persone legate da un rapporto fiduciario.

Coltivazione di Gruppo in sintesi:

1) Numero ristretto dei soci: possibilità di costituire più facilmente piccoli CSC di amici o conoscenti, con un numero limitato di persone, nei quali i soci possano organizzarsi per coltivare il quantitativo di canapa necessario al fabbisogno dei soci.

2) incaricare uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la possibilità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte di infiorescenze femminili annuali per ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno.

3) la coltivazione delle piante di cannabis potrebbe essere effettuata sia outdoor che indoor o con entrambi i metodi, con la possibilità di portare a fioritura anche piante maschio per impollinazioni al fine di auto produrre semi freschi ed effettuare incroci e selezioni.

4) la possibilità di trasporto, per ogni membro del gruppo, del quantitativo personale di infiorescenze di canapa frutto del raccolto, dal luogo di coltivazione ed essiccazione fino alla propria abitazione, per l’uso domestico.

5) ovviamente un socio di una Coltivazione di Gruppo non può far parte di altre Coltivazioni di Gruppo, mentre può far parte di più CSC di maggiori dimensioni.

Direttivo ASCIA

Relazione completa: relazione Associazioni

Fabrizio Cinquini, il dottore da sempre in primalinea per la legalizazione della cannabis a scopo terapeutico, è stato nuovamente arrestato

Il dottore classe 1963 pro cannabis terapeutica, già arrestato nel 2013 perché trovato con 277 piante di cannabis che coltivava per scopi di ricerca terapeutica, è stato nuovamente tratto in arresto dai carabinieri di Forte dei Marmi perché ritenuto responsabile del reato di produzione di sostanze stupefacenti.

La marijuana era stata piantate in un terreno incolto a Vittoria Apuania e le indagini sono iniziate per la segnalazione di alcuni cittadini che avevano notato uno strano via vai. Nella notte i militari hanno sorpeso Cinquini che si stava recando ad innaffiare le piante in questione sfruttando il buio della notte.

Così è stato arrestato in flagranza di reato e le 25 piante di marijuana, di cui 16 coltivate in vasi e le restanti piantate direttamente nel terreno, dell’altezza che andava da 160 cm a circa 2 metri sono state sequeatrate.
Fabrizio Cinquini è stato quindi accompagnato presso la stazione carabinieri di Forte dei Marmi per le incombenze di rito, arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria di Lucca.

Fonte: http://m.quinewsversilia.it/arrestato-medico-perche-coltivava-marijuana.htm


Non smetteremo mai di meravigliarci dell’assurdo spirito di abnegazione e per l’eccesso di zelo da parte degli agenti delle FF.OO. nei confronti di quella che abbiamo sempre considerato una criminalità inesistente

Non sappiamo a questo punto se congratularci, ironicamente, con le FF.OO. per la brillante operazione che ha smembrato una pericolosa rete di spaccio nella Versilia con a capo un sedicente medico o se indignarci per l’ennesima volta facendo uscire un poderoso “VERGOGNA!” indirizzato al ministro Alfano, alla ministra Lorenzin, al presidente Renzi, al trio di mummie Fini-Giovanardi-Serpelloni, arrivando per responsabilità fino al comando dei carabinieri di Forte dei Marmi, che forse non hanno operazioni serie da condurre e devono in qualche modo giustificare il loro stipendio!

Bene, questa volta qualcuno dovrebbe pur muoversi, vista la sensibilità che molti parlamentari hanno dimostrato nei confronti di simili assurde e ingiustificate persecuzioni. Chiediamo che l’intergruppo costituito per discutere sulla legalizzazione della cannabis prenda posizione e che i suoi membri sollevino delle interrogazioni parlamentari e che esprimano la loro solidarietà con il dott. Cinquini.

Se nel giro di qualche giorno la soluzione non verrà trovata e il dott. Cinquini dovesse rimanere in custodia cautelare, vi chiederemo di partecipare ad una azione di mailbombing nei confronti dell’intergruppo parlamentare, è nei fatti che si vede la volontà di cambiare le cose, non nelle parole!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Siamo stati invitati, come Associazione di consumatori, per partecipare ad una conferenza organizzata da Ignazio Corrao (europarlamentare del Movimento 5 Stelle) presso il Parlamento Europeo, il 13 luglio, sul tema “Le politiche europee sulla lotta contro il traffico di droghe e crimine organizzato: valutare un nuovo approccio alle droghe leggere“.

Ignazio Corrao è membro della Commissione LIBE (sulle libertà civili, la giustizia e gli affari interni) e sin dall’inizio del proprio mandato si è impegnato a focalizzare l’attenzione delle istituzioni europee sulla lotta al crimine organizzato transnazionale e sulle associazioni criminali di stampo mafioso, per questo scopo ha proposto e costituito un inter-gruppo nel parlamento europeo che affronti i temi relativi al crimine organizzato, alla corruzione, alla trasparenza e all’integrità (ITCO)

L’obiettivo dell’inter-gruppo è quello di creare un dibattito nelle istituzioni europee riguardo all’effettività delle politiche internazionali di contrasto alle droghe e questa conferenza rappresenta il primo passo a livello internazionale dopo che molte voci in Italia, tra cui la Direzione Nazionale Antimafia, hanno stabilito come priorità quella di valutare nuove politiche riguardo alle droghe leggere e di considerare anche strategie di depenalizzazione e/o di legalizzazione.

Alla conferenza, oltre ai rappresentanti di organizzazioni istituzionali come la Presidente di Eurojust, del Direttore dell’osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze e  del Segretario del Gruppo Pompidou (Gruppo del Consiglio Europeo che combatte la tossicodipendenza e il narcotraffico), sono state invitate ad esporre il proprio punto di vista sul problema anche molte associazioni, tra cui anche la nostra e come abbiamo fatto in più occasioni, dalle conferenze nei due rami del parlamento italiano, all’audizione in Commissione Giustizia della Camera, anche al parlamento europeo andremo a sostenere l’urgenza nell’attuazione di una nuova politica nei confronti degli stupefacenti, iniziando dalla regolamentazione della coltivazione domestica di cannabis ad uso personale.

Coglieremo l’occasione per presentare anche la nostra proposta sulle coltivazioni di gruppo, come forma associativa tra un numero ristretto di persone legate da un rapporto fiduciario.

Ormai è solo una questione di tempo, la breccia nel muro è stata aperta!

Direttivo ASCIA

Dopo la pubblicazione della bozza di pdl presentata dall’intergruppo, abbiamo scritto al sen. Della Vedova e ai parlamentari con cui collaboriamo, per chiedere spiegazioni circa i due quesiti che abbiamo sollevato in un precedente articolo in relazione alla quantità detenibile e alla frequentazione dei CSC per coloro che hanno avuto sentenze definitive.

Ci ha risposto il responsabile dell’ufficio stampa del sen. Della Vedova chiarendo i punti in questione, pubblichiamo di seguito la sua risposta.
Riceviamo e pubblichiamo:


Buongiorno, sono Luigi Quercetti, collaboratore e addetto stampa del senatore Della Vedova.

A seguito della mail che avete inviato, in cui ponevate due quesiti sul testo di legge per la legalizzazione della cannabis, vorrei precisare che quella circolata sui giornali è soltanto una BOZZA, diffusa prima che venissero apportate alcune modifiche concordate tra tutti i membri dell’intergruppo e che saranno contenute nella versione finale del testo.

In merito alla prima domanda: la proposta di legge consente di detenere sia i 15 grammi acquistati “al dettaglio” sia il “raccolto” delle 5 piante.

Cito a questo proposito l’articolo 1 del testo:

Al di fuori del regime delle autorizzazioni di cui agli articoli 17 e 27 e fatto comunque salvo quanto stabilito dall’articolo 73, è consentita a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione personale di piante di cannabis, nel limite di cinque di sesso femminile, e del prodotto da esse ottenuto“.

Per quanto riguarda il secondo quesito, relativo alla frequentazione dei CSC “proibita a coloro che sono stati condannati per spaccio”, ci si sta orientando verso la preclusione al solo DIRETTIVO di un CSC per chi ha subito condanne per TRAFFICO (dunque non per piccolo spaccio) di sostanze stupefacenti.

Cordialmente

Luigi Quercetti


Riteniamo la pdl condivisibile, rimane in sospeso la questione di una eventuale “schedatura” o “anagrafe delle coltivazioni”, che riteniamo sia un concetto che andrebbe esaminato con maggiore attenzione e a tal proposito rendiamo noti i nostri suggerimenti:

“Conoscendo le necessità politiche di fornire dati statistici ufficiali, sulla coltivazione di cannabis, siamo favorevoli ad una tipologia di censimento solo ed esclusivamente se tali dati verranno archiviati in modalità anonima per tutelare la privacy e prevenire ulteriori persecuzioni in caso di ritorno ad una politica proibizionista o ad errori formali di pubblicazione delle leggi. Ci teniamo a sottolineare che l’uso di cannabis non deve essere considerato un problema di sicurezza o salute pubblica”.

Direttivo ASCIA

La “Carovana della Canapa” è un progetto da tempo in cantiere che viene a realizzarsi in un momento di grande rilancio del tema della legalizzazione.

Gli ideatori e organizzatori del progetto sono attivisti del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa, dalla cui positiva esperienza è nata la spinta per realizzare la Carovana.

Per la gestione di tutto il progetto è nata l’associazione senza scopo di lucro “Canapa Italiana” .

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

Partenza prevista 28 giugno Piemonte
Fine prevista 2 agosto Sardegna

Un viaggio per l’Italia che toccherà il maggior numero possibile di realtà che si occupano della canapa in tutti i suoi aspetti: agricolo, terapeutico, alimentare, industriale, edile, ecologico, legale, politico…

La Carovana partirà da Carmagnola (Piemonte) a fine giugno e, passando per Val d’Aosta, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Liguria, scenderà giù attraverso Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Marche, Abruzzo, Molise per giungere in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia e terminare il viaggio in Sardegna.

Durante il percorso ci saranno delle tappe per realizzare interviste e riprese video, e così documentare le realtà in cui esiste la canapa: musei, campi, aziende di produzione e trasformazione di derivati della canapa (bioedilizia, carta, filati…), botteghe, negozi, artigiani, estimatori, club, pazienti, medici, erboristi, farmacisti, associazioni, centri sociali, partiti, organizzazioni, avvocati, economisti, sindaci, amministratori locali…

Tutti coloro che, in forma singola o associata, si dedicano al sostegno della causa della liberazione della canapa possono aderire all’iniziativa sia partecipando alle iniziative che si incontreranno nelle tappe, sia unendosi fisicamente alla Carovana.

OBIETTIVI DEL PROGETTO

Realizzare un film documentario sullo stato dell’arte della canapa in Italia nel 2015: un report che rappresenti il più possibile la varietà di iniziative scaturite dalle potenzialità di questa pianta in un’Italia ancora proibizionista ma anche virtuosa e sostenibile.

Incontrare, conoscere e far conoscere le diverse realtà del mondo della Canapa italiana al fine di avvicinarsi al grande pubblico e creare delle nuove reti.

Condividere l’esperienza del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa e confrontarla con altre esperienze di movimento al fine di stimolare la nascita di un forte movimento unitario articolato su tutto il territorio nazionale.

LE TAPPE

La Carovana farà le sue tappe seguendo un preciso calendario che sarà aggiornato costantemente.
La Carovana partirà con una troupe cinematografica e con le figure professionali necessarie.
Ogni tappa sarà organizzata di concerto con le realtà ospitanti, alle quali viene chiesta la partecipazione al film e/o ai notiziari dell’ufficio stampa.
Agli ospitanti viene richiesto inoltre di organizzare, in occasione dell’arrivo della Carovana, eventi dedicati al tema: dibattiti, spettacoli, convegni informativi, proiezione di film, concerti, cene… che, oltre ad essere un ottimo materiale per il film, possono diventare una importante fonte di autofinanziamento.
Ogni tappa dovrà prevedere ospitalità e una base logistica con vitto e alloggio per chi lavorerà all’organizzazione e al film.

CROWDFUNDING

Il progetto è autofinanziato. L’Associazione “Canapa italiana” indice un crowdfunding per produrre il documentario.
Le donazioni serviranno a coprire le spese di: materiali, spese di viaggio, vitto e alloggio per i membri della troupe, riprese, montaggio, ufficio stampa, nonché tutto il lavoro di organizzazione, scrittura e realizzazione.

PARTECIPAZIONE e VOLONTARI

Chi fosse intenzionato a partecipare attivamente all’organizzazione della carovana e mettere a disposizione le proprie competenze professionali, mezzi e contatti può contattarci.

LIBERTA’ DI COLTIVARE E DIRITTO ALL’USO TERAPEUTICO, CONTRO LE MAFIE È URGENTE!

Seguiteci su fb: https://www.facebook.com/events/321359391302155/

info e contatti:  carovanadellacanapa2015@gmail.com

Nel dibattito con i parlamentari svoltosi ad Indica Sativa Trade, ci era stato anticipato dal sen. Della Vedova, che sarebbe stata presentata la bozza della proposta di legge dell’intergruppo parlamentare a favore della legalizzazione, intorno al 15 del mese e dobbiamo riconoscere che i tempi sono stati rispettati, questo ci induce ad essere leggermente ottimisti sulla buona volontà espressa da circa 200 parlamentari.

Ci sono delle cose che ancora non comprendiamo bene e chiederemo chiarimenti, come sulla quantità detenibile (cosa significa autorizzare la coltivazione di 5 piante e concedere solo la detenzione di 15 grammi?) o sulla proibizione a coloro che hanno avuto condanne penali di frequentare i CSC (nel momento in cui la cannabis dovesse divenire legale come può essere vincolante una condanna che allo stato attuale non dovrebbe più essere considerata?).

E’ indubbio comunque che dall’abrogazione della Fini-Giovanardi di passi avanti per ottenere una giusta legge, che tuteli i coltivatori/consumatori in proprio, ne sono stati fatti, le cose si stanno muovendo e stanno cambiando, ora dobbiamo solo sperare che non si verifichi il solito blocco che si manifesta ogni volta che in discussione c’è una legge che riguarda i diritti civili

Direttivo ASCIA

Di seguito l’articolo pubblicato da “la Repubblica“:


http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/19/news/coffee_shop_e_marijuana_in_casa_la_proposta_del_partito_della_cannabis_legale-117193126/?ref=HREC1-12

 Coffee shop e marijuana in casa: la proposta del “partito” della cannabis legale

Duecento parlamentari a favore: tra le idee, si potranno coltivare in casa fino a cinque piante, ma non vendere il raccolto.

Si potrà acquistare la cannabis al dettaglio, mettendo piede in un “coffee-shop”.

Oppure fumare una “canna” in poltrona, attingendo a una mini riserva personale di piantine coltivate in casa. O, infine, si potrà fondare un “cannabis social club”, sul modello spagnolo. Arriva la legge per legalizzare l’uso della marijuana in Italia. E stavolta si fa sul serio, perché la proposta sostenuta da più di duecento parlamentari sarà depositata la prossima settimana in entrambi i rami del Parlamento.

La novità, rispetto al passato, è il “peso specifico” di chi sostiene l’operazione: democratici, vendoliani e grillini, una pattuglia trasversale che reclama la calendarizzazione già prima della pausa estiva. L’ultima bozza, discussa due sere fa dall’intergruppo parlamentare del senatore Benedetto Della Vedova- un passato radicale e un presente da sottosegretario agli Esteri – cambierà ancora di qualche virgola. Ma la sostanza non cambia: un’autentica rivoluzione per la galassia delle droghe leggere, condensata in nove articoli.

Con la legalizzazione cambiano innanzitutto le regole per il consumo personale. E alla cannabis si potrà accedere attraverso due possibili percorsi. Il primo passa dall’autoproduzione per autoconsumo. Quello del fumatore casalingo, per intenderci, con un tetto di cinque piantine personali. Il secondo è il mini circolo per fumatori: cinquanta associati al massimo, non più di duecentocinquanta piante di erba. Con un paletto: la guida del “circolo della marijuana” sarà off limits per chi ha precedenti per traffico di stupefacenti. Né il fumatore solitario, né quelli di gruppo potranno naturalmente vendere il prodotto senza incappare nel reato di spaccio.

La novità più clamorosa è però un’altra. Erba e hashish, per la prima volta, saranno commercializzati. Con tanto di campi coltivati a marijuana, autorizzati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. E con licenze concesse agli esercizi commerciali. Questi coffee-shop all’italiana venderanno soltanto marijuana, in quantità stabilite, in modo da poterne controllare la qualità e tracciare il percorso. L’acquisto sarà bandito per i minori e solo i maggiorenni potranno concedersi una canna. Fuori dal percorso tracciato dalla legge nessuno potrà detenere cannabis per una quantità superiore ai cinque grammi lordi, quindici se al chiuso delle quattro mura domestiche. Vietato anche consumare marijuana negli spazi pubblici, così come nei luoghi di lavoro. Saranno invece allentati notevolmente i limiti per la cannabis terapeutica e cancellate le sanzioni per chi “passa” una canna al compagno di fumata.

Lo scoglio, adesso, è tutto politico. E se Palazzo Chigi osserva il progetto con discrezione – e senza ostilità – Della Vedova giura che “il governo non c’entra”. Moltissimi parlamentari del Pd (da Minnucci a Realacci, Bruno Bossio e Stumpo) sostengono il nuovo corso, mentre l’Ncd si prepara alle barricate. Pallottoliere alla mano, comunque, la differenza potrebbero farla i grillini. E ieri è arrivata la loro benedizione: “Siamo sulla strada giusta”.


Il mio senso di Giustizia mi dice che si dovrebbe essere condannati per spaccio di sostanze stupefacenti in presenza di prove certe, non solo sulla base di uno o più indizi, i quali dovrebbero costituire solo un’indicazione nella formazione del giudizio, così come dovrebbero essere considerati anche gli indizi di uso personale.

Troppe volte, però, abbiamo avuto la sensazione che nei processi contro gli auto coltivatori di canapa gli indizi di spaccio vengano esageratamente ed erroneamente interpretati solo nel senso di creare artificiosamente un’immagine di spacciatore, anzi, di narcotrafficante pericoloso, nel coltivatore, per poterlo processare e condannare, anche se vi è una lampante presenza di indizi contrari.

Ma cosa sono gli indizi di spaccio?

Non sono prove certe, come potrebbero essere foto, filmati, registrazioni o intercettazioni operati nelle indagini della Polizia Giudiziaria, ma dovrebbero essere degli elementi riscontrati o rinvenuti durante la perquisizione domiciliare che potrebbero far supporre la finalità di dedicare allo spaccio l’eventuale sostanza illegale che venga rinvenuta durante la perquisizione stessa. Soprattutto se ne vengono riscontrati più di uno.

Vediamo quali sono quelli più comunemente usati per processare (ed anche condannare!) il povero auto coltivatore di canapa per uso personale, accusandolo di “pericolosità sociale” per poter immettere potenzialmente sul mercato nero le tanto agognate infiorescenze.

L’ INGENTE QUANTITATIVO – LA BILANCIA – LA SUDDIVISIONE IN SACCHETTI – IL DENARO CONTANTE

A prima vista questi indizi sembrerebbero indicare inequivocabilmente la volontà di vendere la propria produzione di infiorescenze. Soprattutto se vi è la presenza contemporanea di più indizi, figuriamoci se ci sono tutti!
Ma non è sempre così, anzi quasi mai nel coltivatore che intende rendersi autosufficiente dal mercato nero degli stupefacenti, che sappiamo essere quasi del tutto nelle mani della criminalità organizzata.
Vorrei esaminare criticamente questi indizi, in base alla mia esperienza passata di coltivatore, per esprimere come possano anche non rispecchiare la realtà dei fatti, ma distorcere le cose e far apparire come criminale chi criminale non lo è per niente e contribuire a far condannare ingiustamente chi non è “socialmente pericoloso” (come ci hanno definito e ci definiscono).

L’INGENTE QUANTITATIVO

La legge italiana non stabilisce esattamente quale quantità di infiorescenze di canapa auto prodotta possa essere considerata per uso personale, oppure “ingente”, lasciando questa considerazione alla discrezionalità del giudice. Nella realtà ciò produce un’oscillazione che va più o meno dai 100 gr. ai 2 kg., trascurando casi particolarmente ancor più paradossali che si sono verificati.

Un auto coltivatore non coltiverà certo per prodursi solo una dose giornaliera e basta.
Un auto coltivatore che voglia rendersi autosufficiente cercherà di prodursi il quantitativo annuo che prevede o desidera utilizzare, sia esso un etto, mezzo kg., uno o due kg. o più.

Ma nella pratica non è mai esattamente realizzabile ottenere il quantitativo previsto nella coltivazione, perché si è condizionati da numerosi variabili, come le tecniche di coltivazione, da seme o da talea, al chiuso o all’aperto.
All’aperto si è influenzati dalle condizioni climatiche (siccità, piovosità, grandinate, escursioni termiche, vento), dai danni prodotti dagli animali selvatici, dalle muffe e dai parassiti.

Coltivando dai semi, soprattutto se auto prodotti, si possono avere sorprese, come la delusione di piante più piccole oppure, con estrema soddisfazione, straordinariamente più grandi e rigogliose.

Si possono ottenere più di 2 kg. di infiorescenze con sole 4 piante oppure non arrivare a 200 grammi con 20 piante (quando c’è la sfiga c’è la sfiga!!!) Certe annate ho visto quasi interi raccolti distrutti da grandinate e/o dalle arvicole, dai grillotalpa, dai cinghiali, dalle muffe.

Insomma, in verità ogni anno si ha un raccolto particolare, come in tutta l’agricoltura, a volte non basta e a volte è sovrabbondante, quasi mai è il quantitativo previsto. Proprio come per le vigne ed il vino.
Logicamente, l’anno che si ottiene un raccolto più abbondante del previsto, uno non lo butterà via di certo per far contenti i proibizionisti, con tutto il rischio che ha già corso grazie a loro, ma se lo terrà come scorta compensativa nel caso di una eventuale annata successiva che sia insufficiente. Come si fa con l’olio d’oliva o con il vino. Se ben conservate, al buio, fresco e asciutto, le infiorescenze di canapa, come tutte le piante officinali, possono rimanere molto buone e ricche dei principi attivi per tre anni e anche più.

Ed ecco come il coltivatore per uso domestico ben difficilmente potrà scampare alla tagliola dell’indizio dell’ingente quantitativo, a meno che non se ne produca e ne utilizzi poche decine di grammi all’anno o che incontri un giudice che giustamente consideri, oltre al quantitativo, anche le circostanze di coltivazione e auto produzione sopra accennate.

LA BILANCIA

Sembrerebbe proprio un indizio certo di attività di spaccio, ma in realtà che indizio sarebbe?

Penso che quasi in ogni cucina in Italia ci sia almeno una piccola bilancia elettronica con la quale pesare gli alimenti per cucinare, per riprodurre ricette, fare pane, pizze, dolci, marmellate, rimedi erboristici e, perché no, anche prodotti con farina di canapa. Ed anche per pesare il proprio raccolto annuale di infiorescenze di canapa, magari pianta per pianta, per vedere quali siano le più produttive e poter meglio selezionare le proprie sementi per gli anni futuri. O per pesare la propria dose giornaliera da utilizzare. Cosa c’è di male? Perché ci si deve vedere in ogni caso solo un indizio di spaccio?

E’ un oggetto di uso comune, diffusissimo in ogni casa, ma basta che durante una perquisizione domiciliare salti fuori un po’ d’erba, allora la sola presenza in cucina della bilancetta si rivela essere un altro inevitabile, grave, pesante indizio di spaccio: la bilancia viene sequestrata con le infiorescenze di canapa e va a pesare (è pur sempre una bilancia e le bilance “pesano”) come altro grave indizio di spaccio sulla testa del povero auto coltivatore, che invece coltiva proprio per non alimentare lo spaccio sul mercato nero, oltre che per la soddisfazione di gustarsi meritatamente un prodotto domestico di ottima qualità e magari, per giunta, pure quasi sempre biologico, proprio come me lo facevo io e come penso se lo facciano quasi tutti i coltivatori ai fini di uso personale.

LA SUDDIVISIONE IN SACCHETTI

Potrebbe essere più comprensibilmente un indizio di spaccio se venissero rinvenuti sacchetti o dosi di peso uguale o gruppi di diversi pesi uguali (per esempio bustine da 1 gr., da 5gr., da 10gr.) anche se bisogna tener conto della possibilità che il coltivatore abbia pensato di suddividere il proprio raccolto in tante dosi, in modo da poterlo utilizzare in modo più controllato o razionato.

Ma quasi ogni coltivatore che coltivi dai semi e/o che usi varietà diverse fra loro, suddividerà le singole piante alla raccolta e metterà ogni pianta in un suo proprio contenitore o sacchetto che sia, perché ogni pianta è in sé unica, come aroma e caratteristiche di composizione della resina. Soprattutto ai fini della selezione e della produzione dei propri semi, è necessario non mescolare tutte le piante del raccolto, ma conservarle divise pianta per pianta. Perché mescolare il Lambrusco con il Sangiovese nella stessa botte? Perché non poterli gustare separatamente?

Anzi, dopo tanti sforzi e tanto rischio, è molto probabile che le piante verranno numerate o siglate, verranno annotate le caratteristiche delle singole piante, le ascendenze genetiche dei genitori e ogni altra cosa che il coltivatore ritenga utile o interessante per il proprio scopo, che evidentemente non sarebbe quello di coltivare per spacciare, come cercano di criminalizzarci i proibizionisti persecutori. Ogni sacchetto sarà di peso differente dagli altri, unico o quasi unico, con le sue annotazioni.

Questi particolari sarebbero da considerare più indizi di “uso personale” anziché di spaccio.

Queste sono cose che vengono comunemente riscontrate negli auto coltivatori, proprio perché denotano la passione, la precisione e l’amore che ci mettono!

E’ come la soddisfazione di farsi il proprio vino, la propria birra o il proprio olio d’oliva, imbottigliarli ed etichettarli secondo le diverse varietà.

Sono tutti spacciatori? No! Sono tutti appassionati auto produttori!

Eppure, come ci si può rendere conto, anche questo indizio della suddivisione delle piante si trasforma per il coltivatore in un’altra trappola quasi inevitabile per procedere ad una possibile incriminazione per coltivazione di cannabis ai fini di spaccio.

IL DENARO CONTANTE
Detenere del denaro contante non è certo un reato, ci mancherebbe. Quasi chiunque ha del denaro contante con sé, perlomeno chi può. Se ce lo si può permettere è anche plausibile che qualcuno possa tenere in casa una certa scorta di contante per gli imprevisti e le emergenze.

Ci sono poi coloro che proprio non riescono a fidarsi delle banche (ma come mai?) e non sono attratti dai loro investimenti e preferiscono tenere con sé il proprio denaro (magari non proprio sotto il materasso!) Tutto questo non è peccato né reato, ognuno è libero di tenere con sé il proprio denaro contante, ma se viene rinvenuto in concomitanza ad una sostanza illecita, come la canapa, può essere sequestrato e ritenuto un indizio di proventi dello spaccio.

Se non ci sono prove di spaccio il denaro dovrebbe successivamente venire dissequestrato e restituito. Ma è facile capire che in presenza anche degli altri cosiddetti indizi di spaccio, il rinvenimento di una somma di contante, potenzialmente anche solo 100 euro o meno, possa indurre un peggioramento del quadro indiziario, già abbastanza cupo per il povero auto coltivatore.

E’ troppo facile criminalizzare la gente in questo modo, sulla base dei soli indizi ed ignorare sistematicamente l’assenza di prove certe di spaccio ottenute con le indagini vere di Polizia Giudiziaria.

Del resto, il concetto di “spaccio presunto”, erroneamente dedotto in maniera assai semplicistica dal superamento dei limiti irrisori di una dose giornaliera, non brilla certo per intelligenza e giustizia nei confronti della coltivazione domestica ed espone ogni auto coltivatore di canapa che si faccia delle scorte annuali ad un’elevata probabilità di condanna, con rari casi di riconoscimento dell’uso personale da parte del giudice, abbiamo visto, nelle notizie passate, anche fino a 2 kg.

Suona un po’ come condannare qualcuno per “furto presunto”, senza prove, ma per il ritrovamento in casa di più indizi, come cacciaviti, martello, piede di porco, vestiti neri o scuri (per mimetizzarsi di notte nel compiere i furti), passamontagna (per nascondere il volto), scarpe da tennis (per scappare meglio!), una grossa borsa vuota (per mettere la refurtiva) e presunta refurtiva (tipo: 2 orologi, 3 collane, 6 anelli e 10 orecchini), ma certo, è un ladro, condanniamolo!

Ma sono oggetti che chiunque potrebbe avere. Questo apparirebbe come persecuzione anche a un bambino.

Ed anche utilizzare sempre questa brutta parola di “spaccio” anche per criminalizzare chi cede la propria canapa ai propri amici, magari pure di vecchia data, equiparando la pericolosità sociale del gesto a quella dello spacciatore di strada, che invece si approvvigiona dai giri dei narcotrafficanti e propone ogni sorta di droghe pericolose, anche questo appare sproporzionatamente ingiusto.

Mi chiedo in quante migliaia di auto coltivatori di canapa siamo stati ingiustamente criminalizzati in Italia negli ultimi decenni, quanti hanno perso, per questo, il lavoro, le relazioni sociali, le amicizie, i familiari, i propri sogni, le proprie speranze, quanti si sono ripresi e quanti non riescono a riprendersi più e vivono da anni nella depressione, nella miseria e nell’abbandono.

Chi ripagherà tutto questo dolore inutile?

A chi facevamo del male? Quali erano le nostre vittime?

Siamo un esercito, siamo ancora vivi, sani, pieni di potenzialità. ma siamo passati per la galera, maltrattati, derisi, ingiuriati dalla stampa, etichettati e marchiati come “drogati” e “spacciatori”, emarginati, stigmatizzati, perseguitati, evitati dalla gente “per bene” e ricercati o controllati dalla polizia come i più pericolosi tra gli individui.

Che cosa possiamo sperare in Italia, se non di aiutarci fra di noi come possiamo?

Mi chiedo se l’emarginazione, per molti che sono stati condannati, continuerà anche dopo che la canapa verrà legalizzata o se ci sarà, finalmente, un tempo, un giorno per la riabilitazione sociale di chi è stato perseguitato come un criminale pericoloso, ma che criminale non era.

Noi siamo esseri umani che non hanno fatto del male a nessuno ed abbiamo il diritto di vivere dignitosamente!

E di coltivarci le nostre amate piantine! (o piantone!)

I nostri nemici? I narcotrafficanti e i proibizionisti persecutori.
Noi non siamo criminali e continueremo a lottare per dimostrarlo!

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Sono partiti dal 29 maggio 2015 una serie di controlli stradali antidroga, con nuovi test della saliva in 19 città campione, che verranno ripetuti nei prossimi sabati e domeniche per tre mesi (tutta l’estate) per poi estendersi nel resto d’Italia.

Le città campione, in cui i controlli con nuovi test della saliva sono già iniziati, sono: Roma, Napoli, Bologna, Novara, Bergamo, Brescia, Padova, Verona, Trieste, Savona, Forlì e Cesena, Ancona, Ascoli Piceno, Perugia, Pescara, Teramo, Bari, Messina, Cagliari.

Ecco qualche link per informarsi meglio:

http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/motori/sezioni/sicurezza/2015/05/29/news/droga_al_volante_al_via_i_controlli-115549382/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/polizia-stradale-droga-test-citta-italiane-roma-napoli-bologna-bari-8d9d0f77-0d71-4504-9018-3121ecedc282.html

http://velvetbody.it/2015/05/30/test-antidroga-su-strada-con-saliva-in-19-citta-ditalia/

E’ un progetto pilota che partirà in 19 città italiane considerate a maggior rischio, per poi estendersi nel resto del paese.

Attraverso il test della saliva si potrà facilmente accertare l’effettiva assunzione di droghe nelle ore precedenti e determinare meglio se si è alla guida sotto l’effetto alterante delle sostanze. Per la canapa dovrebbe venire rilevata l’assunzione di THC fino a circa 6 ore prima del controllo.

E’ una notizia non trascurabile per chi fa uso di canapa, finora ingiustamente penalizzato dall’assurdità delle analisi delle urine, in grado di rivelare solo il consumo nell’ultimo mese, ma non l’effettiva assunzione nelle ore precedenti il controllo.

Nel resto d’Italia bisognerà aspettare ancora, forse tre anni, e gli utilizzatori di cannabis saranno ancora “marchiati” dalla presenza del THC nelle urine per almeno un mese dall’ultima assunzione.

Comunque, anche dopo la recente introduzione del reato di omicidio stradale, sarebbe saggio farsi definitivamente passare la voglia di guidare nelle 6 ore successive all’ultima assunzione di canapa, o dopo aver bevuto alcoolici o preso altre droghe illegali.

E’ lecito pensare che in questo clima di dibattito, come mai è stato precedentemente, per una regolamentazione dell’uso delle droghe leggere, come reazione si possa scatenare la caccia al drogato che guida, indipendentemente da come guida.

Speriamo che questi nuovi test della saliva non vengano utilizzati per proseguire la caccia prevalente agli utilizzatori di canapa che, anche se sono i più numerosi, sono anche i meno pericolosi alla guida, che diventa, notoriamente, più lenta e più prudente, perché si è consapevoli dell’eventuale rallentamento di riflessi e del calo della concentrazione e si cerca di compensare quindi con una guida prudente e tranquilla.

Ci sono anche quelli che, sotto l’effetto della canapa, hanno concentrazione e riflessi migliori, l’effetto è molto soggettivo e dipende, inoltre, anche dal tipo di canapa usato, le resine possono essere molto diverse fra loro con effetti diversi da soggetto a soggetto.

Ma in caso di guida o, peggio, di incidenti, potrebbero essere sempre tutti responsabili e colpevoli, solo per il fatto di essere stati trovati positivi al THC, anche se non hanno commesso infrazioni o non hanno fatto niente per causare l’incidente e vi sono stati coinvolti, loro malgrado, dal comportamento degli altri.

Le sostanze veramente molto pericolose alla guida sono gli alcoolici e le droghe pesanti, e anche gli psicofarmaci forti e questo non bisognerebbe mai dimenticarlo.

I controlli stradali antidroga dovrebbero concentrarsi prevalentemente su queste sostanze!

Pierpaolo Grilli – ASCIA