Apriamo questo breve report ringraziando gli organizzatori della Fiera che ci hanno rinnovato la fiducia e permesso ancora una volta di portare la nostra voce al confronto con le Istituzioni e con i consumatori in un’atmosfera di cambiamento ormai innegabile.

Abbiamo avuto modo di incontrare gli on. Civati e Ferraresi in un confronto pubblico al quale hanno partecipato anche Giancarlo Cecconi in qualità di portavoce delle associazioni dei consumatori ASCIA, CIP e OverGrow e Luca Marola come rappresentante del Coordinamento Nazionale Grow Shops.

Parlando della prossima discussione alla Camera sulla proposta di legge di iniziativa parlamentare per la regolamentazione della coltivazione domestica, siamo venuti a conoscenza che da oggi 26 maggio inizieranno le audizioni in Commissione Giustizia e prendendo atto dell’esclusione delle nostre associazioni dall’elenco dei convocati, abbiamo esternato le nostre rimostranze, ricordando agli astanti il percorso e il contributo che ASCIA, CIP e OG hanno sempre elargito in questi ultimi anni per far cadere la Fini-Giovanardi prima e proporre poi una legge equa e giusta per la tutela dei consumatori.

Non entriamo in merito alle valutazioni fatte da chi ha redatto l’elenco delle realtà da ascoltare, ma senza presunzione alcuna, crediamo che non contemplare la presenza delle organizzazioni che rappresentano coloro che ancor oggi vengono ingiustamente criminalizzati per piccole coltivazioni domestiche, sia stato un grave errore.

Abbiamo quindi delegato gli avv.ti Miglio e Simonetti, in quanto legali delle nostre associazioni, a rappresentarci in sede di audizione essendo, almeno loro, stati invitati dietro nostra insistenza. Vi terremo aggiornati.

Durante l’incontro abbiamo avuto modo di confrontarci anche con Luca Marola del Coordinamento dei Grow Shops, che ha lanciato insieme a Radicali Italiani e l’ass.ne Luca Coscioni, la raccolta di 50.000 firme per presentare al parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare, firme che andranno raccolte entro il mese di ottobre.

Inizialmente, mercè un parziale consenso sia dei nostri associati, sia delle altre forze dell intergruppo, quest’iniziativa ci aveva visto prendere le distanze. Certamente qualche dubbio resta, ma dopo esserci chiariti con le altre forze aderenti le quali sembranno essersi maggiormente coese, abbiamo deciso di fare marcia indietro ed appoggiare l’iniziativa, con l’auspicio di creare insieme un nuovo strumento di pressione, qualora il dibattito parlamentare dovesse fallire.

Per quanto riguarda invece il progetto CIP per l’apertura delle Sedi Distaccate, siamo felici di poter annunciare che i Grow Shops aderenti al progetto sono già operativi  in molte regioni con l’opera di sensibilizzazione e controinformazione, scopo primario dei Canapa Info Point.

Nei prossimi giorni sara possibile consultare sul sito del Canapa Info Point, l’elenco delle sedi regionali già operative sul territorio.

ASCIA – CIP – OG

   

Giovanni Serpelloni, meglio conosciuto come il dirigente per le politiche antidroga presso il dipartimento del consiglio dei ministri, almeno fino a pochi mesi addietro, quando cambiata la compagine di governo e finito il suo mandato non e’ poi stato riconfermato (non senza polemiche da parte dei vecchi reggenti e riferimenti politici come Giovanardi, Gasparri, i forzisti, i Meloniani e pochi altri …i quali ancora oggi vantano le sue gesta) dal governo Renzi che invece, prevenendo il disagio, si e’ subito svincolato sollevando l’ indubbio imbarazzo se Serpelloni fosse stato ancora oggi capo dpa.

Noi lo ricordiamo in maniera vivida come lo zar antidroga o il padrino proibizionista, appellativi che si e’ voluto far cucire addosso per via della sua espressa posizione proibizionista sulle droghe prediligendo la cannabis come pericolo principale per la sicurezza e la salute pubblica.

Da capo dpa era quindi il fautore e sostenitore della persecuzione e stigmatizzazione dei semplici consumatori di cannabis ai quali applicare la sua teoria dell’emarginazione e discriminazione sociale come strumento per aiutare i poveri drogati…
Ora Serpelloni si trova agli arresti domiciliari insieme ad altri due dirigenti dell’Ulss 20 di Verona che sono stati arrestati dalla Gdf con l’accusa di turbativa d’asta e tentata concussione, secondo quanto pubblicato dall’ANSA.

Il caso e’ particolare e secondo noi carico di significato politico, visto che il dottore aveva la propensione per le menzogne e una certa inclinazione verso l’acquisizione di vantaggi personali all’interno delle sue mansioni istituzionali, ed era divenuto evidente per quanto non ancora dimostrato di quanto quelle menzogne e la sua arroganza derivavano da benefici non trascurabili, e nonostante i tanti articoli di denuncia che pubblicammo sui nostri siti, solo oggi anche la stampa nazionale si accorge della presenza scomoda e ingombrante di Serpelloni.

Dopo e grazie al suo intervento il consumo di stupefacenti in Italia ha continuato a crescere, malgrado i dati statistici forniti da agenzie fidate e ben dal dpa che hanno sempre sostenuto il contrario!

Nella prima relazione , quella 2012 ma basata ovviamente su dati dell’anno precedente, l’allora ministro con delega al contrasto alle tossicodipendenze, Andrea Riccardi (governo Monti), visto il basso tasso di risposta ai questionari usati dal dpa per censire i consumi (pari al 33,4%) rendeva tale dato «difficilmente rappresentativo» e avrebbe imposto di aggiungere per la prima volta un inciso sulla “non validità statistica del dato trasmesso”.

E questo era solo l’inizio: lo zar gestiva e amministrava un dpa da quasi 50 milioni di euro: prima grossa fetta delle risorse gestite dal dipartimento di Serpelloni è quella dei fondi gestiti col Piano progetti 2010 attraverso 49 progetti e budget di 26 milioni di euro circa. Poi nel 2011, altri 30 progetti con un budget di 9 milioni. Nel 2012, il Dpa dispone di 11 milioni da assegnare a 48 progetti ed infine altri 6 milioni per 29 progetti finanziati nel 2013.

Oltre 150 progetti finanziati, di cui circa una novantina riportati sul sito di Palazzo Chigi e su circa un terzo dei progetti (33 su oltre 90) sul sito di Palazzo Chigi, rientra a vario titolo l’Azienda Ulss 20 di Verona, spesso come coordinamento operativo, ma a volte anche come collaborazione.

Il nome della Ulss di Verona, infine, ritorna quasi nella metà dei 22 siti internet messi in piedi da Serpelloni e come se non bastasse, andando a cliccare tra i credits di alcuni siti emerge anche che tra le società sviluppatrici dei siti internet ce ne sono diverse proprio di Verona, come si può vedere sia sui canali Droganews, Consorzio Etico Valore e Salute, Droga No Grazie, Diagnosi Precoce, Gambling sviluppati da Awb Informatica di Verona, sul sistema di Allerta precoce, sviluppato dalla Ciditech di Vigasio, provincia di Verona.

La gran parte dei siti internet rimanenti, infine, è stato curato dal sistema Dronet.org, fondato anni fa da Serpelloni e realizzato dall’Azienda Ulss 20 Verona e dalla sua “web division”. Il tutto veniva autogestito e perfino il ministero sembrava esserne all’oscuro…

Da qui partono le indagini che si concludono in maniera preliminare con gli arresti domiciliari per Serpelloni in attesa di sentenza che sara’ di assoluzione o colpevolezza, ma nel frattempo Giovanardi e Gasparri interrogano il parlamento non sull’arresto di Serpelloni bensi sull’operatività gestionale del dipartimento anti droga..

Al vertice del dpa c’e’ oggi un avvocato, Patrizia De Rose, solido curriculum di dirigente nelle Istituzioni, ma nella sua carriera non si è mai occupata di droghe.

Oggi constatiamo che bisognerebbe partire da una semplice, elementare constatazione: tre sono le forze proibizioniste più forti e sono Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra e se ora a questo stato di cose va ad aggiungersi uno Stato padre padrone (quindi proibizionista e intollerante), se ad arrestare i consumatori di cannabis sono carabinieri corrotti, se a curare i consumatori di cannabis sono dottori come Serpelloni, se all’arresto di Serpelloni si va ad aggiungere il dichiarato fallimento della guerra alle droghe, se è stata giudicata incostituzionale una legge sugli stupefacenti e se consideriamo che piu’ di 300 parlamentari hanno già sottoscritto una pdl per la legalizzazione e altre 3 proposte stanno in coda e in supporto a questa, e’ allora che viene da chiedersi: ma Renzi e’ certo di non avere motivi per cui non doversi imbarazzare delle menzogne fin qui dette e dell’indifferenza del governo di fronte alle rivendicazioni degli antiproibizionisti?

Condividiamo l’analisi di molte voci antiproibizioniste per cui la legalizzazione è l’unica strada da imboccare: legalizzare significa spostare tutto quanto riguarda la produzione, la distribuzione e la vendita di stupefacenti sotto il controllo e creare un tessuto di regole, diritti e doveri. Proibizione è tutt’altro. È privare il commercio e l’uso di ogni significatività giuridica, lasciarlo senza vincoli, disinteressarsi del problema, zona franca, proprio come e’ adesso. Legalizzare è l’unico modo per fermare quel silenzioso, smisurato, violento potere che oggi condiziona tutto il mondo: il narco-capitalismo geo politico e quindi di soldi, tanti soldi male investiti e sperperati attraverso la diffusione di menzogne spacciate per verita’, si tratta anche di vite, le nostre e di diritti messi sotto i piedi …da una fallimentare politica sulle droghe di cui Serpelloni è stato fino ad ora un baluardo, ma ci rimane alfine la soddisfazione di augurargli le stesse mortificazioni mediatiche e sociali che molti di noi hanno dovuto subire a causa della sua fobia nei confronti della cannabis e dei suoi consumatori.

Direttivo ASCIA

Cade sotto la scure della Corte Costituzionale anche l’articolo 75 bis sulle sanzioni amministrative introdotto dalla Fini-Giovanardi. Ecco il testo della sentenza 94/2016 pubblicata venerdì scorso.

Fonte: http://ungass2016.fuoriluogo.it/2016/05/09/sanzioni-amministrative-via-un-altro-pezzo-fini-giovanardi/

La legge Fini-Giovanardi continua a perdere pezzi quasi ogni volta che viene sottoposta al giudizio di legittimità di fronte alla Corte Costituzionale. Questa volta è l’articolo 75 bis della legge fortemente voluta da Carlo Giovanardi a cadere sotto la scure dei giudici delle leggi. Sulla falsariga della precedente sentenza 32/2014, che di fatto reintrodusse per la parte penale le previsioni della Jervolino-Vassalli, in particolare per quello che riguarda la distinzione fra sostanze con la reintroduzione della cannabis in tabella separata, venerdì la Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni sulla illegittimità costituzionale dell’articolo 75bis del Dpr 309/90 sulle droghe.

Di fatto la Corte con la sentenza 94/2014 cancella l’intero articolo 75bis che prevedeva l’inasprimento delle sanzioni amministrative, con la previsione di ulteriori sanzioni erogabili dal Questore nel caso di soggetto “già condannato, anche non definitivamente, per reati contro la persona, contro il patrimonio o per quelli previsti dalle disposizioni del presente testo unico o dalle norme sulla circolazione stradale, oppure sanzionato per violazione delle norme del presente testo unico o destinatario di misura di prevenzione o di sicurezza“. Spariscono quindi l’obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente, l’obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata, il divieto di frequentare determinati locali pubblici, il divieto di allontanarsi dal comune di residenza, l’obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici e il divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore. Queste sanzioni potevano essere comminate per non oltre due anni, e la loro violazione comportava l’arresto da 3 a 18 mesi.

Secondo la Corte, relatrice Cartabia (giudice relatore anche della sentenza 32/2014), “le considerazioni sviluppate con la citata sentenza n. 32 del 2014 – che hanno indotto questa Corte a censurare la disomogeneità delle disposizioni aggiunte dagli artt. 4-bis e 4-vicies ter rispetto all’originario decreto-legge – valgono anche per la disposizione oggi censurata di cui all’art. 4-quater” della legge Fini-Giovanardi che ha introdotto l’articolo 75 bis. Infatti per i giudici costituzionali “l’art. 4 dell’originario testo del decreto-legge contiene, pertanto, norme di natura processuale, attinenti alle modalità di esecuzione della pena, il cui fine è quello di impedire l’interruzione dei programmi di recupero dalla tossicodipendenza” mentre “la disposizione di cui all’art. 4-quater, oggetto del presente giudizio e introdotta dalla legge di conversione, prevede anche norme a carattere sostanziale, del tutto svincolate da finalità di recupero del tossicodipendente, ma piuttosto orientate a finalità di prevenzione di pericoli per la sicurezza pubblica.” La Corte conclude che “l’esame del contenuto della disposizione impugnata denota, pertanto, la palese estraneità delle disposizioni censurate, aggiunte in sede di conversione, rispetto ai contenuti e alle finalità del decreto-legge in cui sono state inserite, in modo da evidenziare, sotto questo profilo, una violazione dell’art. 77, secondo comma, Cost. per difetto del necessario requisito dell’omogeneità, in assenza di qualsivoglia nesso funzionale tra le disposizioni del decreto-legge e quelle introdotte, con emendamento, in fase di conversione” determinando quindi l’illegittimità dell’art. 4-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272 .

Due delle possibilità per riaprire il discorso sulla legalizzazione sono saltate in pochissimo spazio di tempo, la prima delusione l’abbiamo avuta a marzo, con il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha ritenuto la legislazione vigente più che consone alle aspettative sociali, rigettando il ricorso presentato dagli avvocati Miglio e Simonetti, la seconda ci ha colpito per la contraddittoria conclusione dei lavori della Sessione Speciale dell’ONU per la politica sugli stupefacenti, che non ha risolto il problema della persecuzione nei confronti dei consumatori e di fatto ha ignorato il cambiamento in atto in molti Paesi europei, latino-americani e statunitensi.

Ci rimane quindi l’ultima possibilità per ottenere un cambio di rotta della politica proibizionista ed è quella relativa al prossimo dibattito parlamentare sulla proposta di legge presentata dall’intergruppo, prevista entro il mese di giugno.

Non crediamo sia facile, nonostante la firma di adesione di più di 300 parlamentari, che l’asse ideologico, al quale la componente cattolica del PD è legata insieme alla destra di Alfano e Verdini, venga abbattuto e anzi, da quello che vediamo all’interno della maggioranza governativa e dai nuovi assalti mediatici contro la legalizzazione, crediamo che la battaglia rischia di essere persa con buona pace del buon senso, esattamente come è avvenuto all’ONU, ma la speranza per un rinnovato impegno dei parlamentari che si sono esposti su questa problematica non è del tutto affidata alla buona volontà dell’individuo, ma a quella della politica nel suo insieme, tra chi comprende che la battaglia non è solo per rivendicare un diritto civile, ma anche contro il narcotraffico, gli interessi legati al petrolio e a quelli delle case farmaceutiche e chi, invece, dell’avversione verso i diritti civili e degli interessi di cui sopra ne fa una ragione di vita.

Ci confronteremo in occasione della Fiera Indica Sativa Trade, con Pippo Civati e Rita Bernardini, membro il primo e presidente onorario la seconda, dell’intergruppo parlamentare che ha presentato la proposta di legge, per meglio comprendere le possibilità e le opportunità che si offrono per una risoluzione in tempi brevi della legalizzazione e per garantire il nostro sostegno alla loro iniziativa.

Sarà utile anche un chiarimento sulla confusione che ha caratterizzato l’avvio della raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, un avvio che presupponeva una strategia condivisa e che all’ultimo momento ha visto un lancio prematuro, adesioni e defezioni, ma che potrebbe rimanere l’ultima carta da giocare, legalmente, per far tornare il parlamento a discutere della politica sugli stupefacenti qualora il dibattito parlamentare non dia i risultati sperati.

Giancarlo Cecconi – ASCIA

La Sessione Speciale dell’ONU si è rivelata molto al di sotto delle aspettative, nulla è purtroppo cambiato, siamo punto e a capo, pubblichiamo il commento della Global Commission sugli infruttuosi risultati del meeting

DICHIARAZIONE PUBBLICA DELLA GLOBAL COMMISSION ON DRUG POLICY SU UNGASS 2016

NEW YORK- (ENEWUSPF)- 21 aprile 2016.

La Global Commission on Drug Policy è profondamente delusa dal documento risultato adottato concordato alla UN General Assembly Special Session (UNGASS) sul “problema mondiale droga”.
Il documento non riconosce il completo fallimento dell’attuale regime di controllo per ridurre l’offerta e la domanda di droga.

Né tale documento risultante tiene in considerazione degli effetti dannosi di politiche obsolete su violenza e corruzione, come pure sulla salute della popolazione, sui diritti umani e benessere. Riaffermando che le tre convenzioni internazionali sono “la pietra angolare delle politiche globali sulla droga”,
il documento sostiene un inaccettabile e obsoleto status quo legale.

UNGASS non ha seriamente indirizzato i difetti critici della politica internazionale sulla droga. Non richiede una fine alla criminalizzazione e all’incarcerazione degli assuntori di droga. Non spinge gli stati ad abolire la pena di morte per reati di droga. Non invita l’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO – World Health Organization) a rivedere il sistema di pianificazione delle droghe. Non sostiene la riduzione del danno e metodi di trattamento che hanno dimostrato la loro efficacia. Infine non offre proposte di regolamentazione delle droghe e mette i governi – piuttosto che i criminali – sotto controllo.

Ugualmente importante, il documento risultante manca di riconoscere il considerevole appoggio per il cambiamento dimostrato da molti governi e da
gruppi della società civile durante UNGASS. Inoltre esclude ogni menzione alle
molte riforme positive delle politiche sulla droga già avviate nel mondo.
Infatti molti governi federali, statali e cittadini stanno adottando una legislazione progressista e provando nuovi approcci.

Per poter realizzare riforme significative della politica mondiale sulla droga le Nazioni Unite e gli stati membri devono evidenziare la contraddizione tra le restrizioni imposte dalle convenzioni internazionali sui narcotici e la necessità di governi e società di regolamentare le droghe. Diversi paesi e alcuni stati degli Stati Uniti stanno esplorando la regolamentazione in una maniera più umana e basata sulle evidenze. Questi approcci dovrebbero essere incoraggiati, nonostante il linguaggio restrittivo delle convenzioni internazionali sulla droga.

E’ vitale che le tensioni tra la lettera delle convenzioni e le continue iniziative sul campo siano risolte. Ci sarà un’altra opportunità internazionale per farlo nel 2019, quando il Piano di Azione delle Nazioni Unite che spinge per “un mondo libero da droghe” sarà rivisto. La Global Commission invita i governi e le società civili a continuare ad andare avanti e adottare riforme della politica sulla droga che siano fatte a misura delle necessità e dei diritti della popolazione. Noi li incoraggiamo e sosteniamo in tutti i loro sforzi di riallineare principalmente la politica sulla droga, così che la salute, la sicurezza dei cittadini e i diritti umani siano di primaria importanza.

Citazioni dei commissari della Global Drug Policy:

“UNGASS era difettoso fin dall’inizio”, secondo l’imprenditore e Commissario
Globale Sir Richard Branson. “Il procedimento è stato un evento a porte chiuse
ed ha escluso importanti voci davanti alle Nazioni Unite e alla società civile”.

“La criminalizzazione delle droghe ha generato conseguenze negative per governi e comunità in tutto il mondo” secondo il presidente del consiglio di amministrazione della United States Federal Reserve, Paul Volcker. “La
criminalizzazione ha involontariamente stimolato un mercato illegale di droghe di massa che sta corrompendo le autorità pubbliche a livello globale.”

“Le sanzioni penali contro gli assuntori di droga si sono rivelate irrazionali, inefficaci e dannose.” sostiene l’Alto Commissario alle Nazioni Unite per i Diritti Umani e Commissario Globale Louise Arbour. “E’ proprio ora di indirizzare, prevenire e trattare l’abuso di droga attraverso una regolamentazione appropriata, non la cieca proibizione”

“Il divario tra le convenzioni e gli sviluppi positivi sul campo negli Stati Uniti, Canada, Uruguay e altrove è impossibile da ignorare”, dice il vice Primo Ministro del Regno Unito e Commissario Globale Nick Clegg. “La dichiarazione UNGASS è separata dalla realtà”.

“C’è una profonda contraddizione tra l’imposizione degli approcci proibizionisti alle droghe e le evidenze dimostrate nella salute pubblica e nelle politiche sociali”, dice il primo Presidente della Svizzera e Presidente della Global Commission on Drug Policy Ruth Dreifuss. “L’unico modo per risolvere questa tensione è modificare le convenzioni internazionali sui narcotici e le leggi nazionali ispirate ad esse”.

“Le pessime notizie da UNGASS sono che la sua dichiarazione ufficiale rinforza le Convenzioni 1961, 1971 e 1988 come le pietre angolari del sistema di controllo droghe internazionale”, sostiene il primo Presidente del Messico Ernesto Zedillo. “Le buone notizie, comunque, sono che molti capi di stato e rappresentanti di governi hanno dichiarato l’esatto opposto durante la conferenza. Anziché aderire allo status quo hanno espresso il loro impegno a riformare la politica nazionale per servire meglio gli interessi del loro popolo. Se i governi onorano il loro impegno per una politica sulla droga centrata sulla gente, possiamo finalmente immaginare un giorno in cui mezzo secolo di vecchie politiche inadatte enfatizzanti la proibizione e l’applicazione della legge saranno giustamente confinate nel dimenticatoio della storia”.

“C’è bisogno di molta più attenzione per essere pagati per il ruolo di sindaco o di leader di comunità locali, specialmente nei paesi con regimi nazionali molto punitivi contro le droghe”, dice il Sindaco di Praga Pavel Bém. “In molti paesi coloro che prendono decisioni locali sono gli unici difensori del costo effettivo di interventi sulla salute pubblica, come il modo di cambiarsi l’ago o le stanze di consumo di droga”.

“E’ vergognoso che centinaia di migliaia di persone diventeranno infette da HIV o epatite per iniezioni pericolose di droga quest’anno”, dice il Commissario Globale Michel Kazatchkine. “Possono morire per queste malattie anche se abbiamo le attrezzature e le medicine a nostra disposizione per prevenire e trattare queste infezioni”.

Video Conferenza Stampa: http://library.fora.tv/2016/04/21/Global_Commission_on_Drug_Policy_Press_Conference

Come molti di voi si saranno accorti, il sito www.legalizziamolacanapa.org è off line da qualche settimana.

La causa che ha determinato la segnalazione del sito come “malevolo” è dovuta ad una intromissione sfuggita ai filtri di sicurezza che con l’inserimento di un link deviante, ha provocato la decisione di google di sospendere la messa on line del sito fino a ripulitura effettuata.

Il danno provocato si sta rivelando più rilevante di quanto supponessimo e i nostri web masters stanno lavorando quotidianamente con il server che gestisce il sito per cercare di risolvere nel più breve tempo possibile, ma continuano a verificarsi disturbi difficili da bonificare.

Continuiamo quindi il nostro lavoro di informazione e pubblicazione delle notizie importanti sul sito dell’associazione www.ascia-web.org e sulla pagina Fb della Coalizione per la Legalizzazione, invitandovi a condividere i nostri post e i nostri articoli per mantenere il contatto con le migliaia di followers che fino ad ora venivano aggiornati con le News Letters inviate da legalizziamolacanapa,org.

Sperando di tornare presto on line, vi ringraziamo per il supporto che vorrete dare.

Direttivo ASCIA

E’ con profondo sconforto che abbiamo appreso ieri della scomparsa di Joep Oomen, responsabile e coordinatore di ENCOD.
Una morte improvvisa ed inaspettata, lo avevamo incontrato a Canapa Mundi lo scorso mese, discutendo e progettando azioni ed iniziative in vista della sessione speciale dell’ONU del prossimo mese e nulla lasciava presupporre che quello potesse essere l’ultimo incontro con una delle persone più sensibili ed intelligenti del mondo antiproibizionista a livello globale!
Ci uniamo al dolore degli amici di ENCOD e ci piace pensare che Joep possa finalmente aver trovato quella pace che su questo pianeta è purtroppo spesso negata alle persone che ragionano con il cuore prima che con la mente!
Grazie Joep, buon viaggio!

Direttivo ASCIA

La Corte Costituzionale, all’udienza del 9 marzo 2016, ha dichiarato “non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul trattamento sanzionatorio della coltivazione di piante di cannabis per uso personale”.

Questa decisione, allo stato attuale, non ci sconforta: è vero che era forte l’attesa che la Corte Costituzionale, al posto dell’organo politico, ponesse fine alla barbarie giudiziaria che colpisce – da anni – i consumatori. D’altra parte, però, rimaniamo in attesa delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale la quale, lo speriamo, permetterà ai giudici di merito di differenziare caso per caso la condotta di coltivazione di cannabis e, come già abbiamo ottenuto dinanzi al Tribunale di Milano (coltivazione di 27 piante di cannabis con THC superiore alla soglia), fare in modo che i giudici assolvano “serenamente” quando si rendono conto che “quella coltivazione” è per uso personale.

In attesa della motivazioni della sentenza, la nostra battaglia continua!

Avv. Claudio Miglio 
Avv. Lorenzo Simonetti

La c.d. “Legge Stupefacenti” (d.P.R. n. 309/1990) è ispirata al principio per cui deve essere punita l’attività volta alla circolazione di sostanza stupefacente e, dunque, all’incremento del mercato della droga, mentre non deve soggiacere alla sanzione penale il semplice consumatore.  
Ciò è compendiato nel disposto dell’art. 73 L.S. che, per l’appunto, punisce con la reclusione da da due a sei anni e la multa da euro 5.164 a euro 77.468  chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall’articolo 14” e nel testo dell’art. 75 L.S. che, invece, prevede una semplice sanzione amministrativa per chi “per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope”.
Punire lo spacciatore e rieducare il consumatore: questo lo scopo del legislatore.
L’incertezza, tuttavia, che ha animato la Giurisprudenza nel passato ha riguardato – e ancora riguarda per la verità – l’esclusione dall’art. 75 L.S. della condotta di “coltivazione” tra quelle che, se volte ad un uso esclusivamente personale, integrano il più semplice illecito amministrativo.
L’intervento a cui è chiamata a pronunciarsi la Corte Costituzionale il prossimo 9 marzo riguarda proprio la legittimità di tale esclusione.
La questione, che già vent’anni fa è stata sottoposta al vaglio della Consulta, è stata riproposta in altra veste dalla Corte di Appello di Brescia che, su istanza degli avvocati difensori, ha evidenziato il contrasto dell’interpretazione restrittiva della norma con il principio di offensività del reato e con gli artt. 3, 13, 25, co. 2 e 27, commi 1 e 3 Cost.
Il ragionamento, condiviso dalla Corte bresciana, secondo il quale deve presumersi la pericolosità sempre e comunque della condotta di coltivazione, deve essere, invece, verificato alla luce della situazione concreta e, in particolare, alla luce di un provato uso della sostanza estraibile volto ad un consumo personale.
La decisione che dovrà prendere la Corte Costituzionale, dunque, non riguarda affatto la “depenalizzazione” della coltivazione di sostanza stupefacente, ma concerne soltanto la possibilità – così come per la condotta di detenzione – di provare nel processo l’uso personale al fine di evitare l’onta di essere definiti spacciatori.
  Tale risultato potrà aversi non soltanto con una sentenza “di accoglimento” della questione sollevata, ma sarà sufficiente che i Giudici costituzionali aprano alla possibilità di una interpretazione della condotta di coltivazione, sconfessando così di fatto il decisum delle Sezioni Unite che nel 2008 si pronunciarono invece nel senso di una punibilità a priori di chi coltiva sostanza stupefacente.
L’oggetto del contendere è, in poche parole, il diritto di difesa dell’imputato, oggi costretto ad essere condannato come spacciatore anche quando tale non è.
 
Avv.ti Miglio e Simonetti