E’ appena terminata la prima fase dibattimentale alla Camera sulla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, tutto è rimandato a settembre ….si sa, i tempi della politica sono sempre biblici e intanto noi continuiamo a pagare duramente l’ottusità e l’ignoranza di chi ancora confonde volutamente la scelta personale con il vizio incontrollato!

A questo proposito pubblichiamo una lettera di arrivederci del nostro fraterno amico e membro del direttivo ASCIA, Pierpaolo Grilli, che proprio a causa dell’ottusità e dell’ignoranza di una parte della politica e della magistratura dovrà scontare qualche anno dietro le sbarre!

In bocca al lupo Pierpaolo, non mollare, siamo con te!

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ULTIMI GIORNI A CASA PRIMA DEL CARCERE

Incredibilmente sto per rientrare in carcere!
Il 13 luglio, nel pomeriggio, mentre stavano portandomi il fieno nuovo per i miei cavalli, ho ricevuto la telefonata del mio avvocato Lorenzo Simonetti che mi comunicava la sentenza dell’ultima udienza in Cassazione della mia ultima disavventura giudiziaria per coltivazione di cannabis: sono stato condannato in via definitiva, non solo, il mio legale mi ha detto che, incredibilmente, non mi è stata rideterminata la pena di 5 anni che avevo ricevuto nel 2013, quando la Fini-Giovanardi era in vigore, credo di essere un caso unico e così mi ha detto di prepararmi immediatamente a tornare in carcere per scontare due anni e mezzo di fine pena, perché i carabinieri possono venire a prendermi da un momento all’altro, in ogni giorno!

Sul momento è stato uno shock, la prima cosa che ho pensato è stata che dovevo immediatamente iniziare a cercare di sistemare i miei 6 cavalli e mi sono reso subito conto che la mia vita sarebbe stata ancora una volta stravolta profondamente da un’altra ingiustizia.

Fino a 11 anni fa, mi ero coltivato  la mia canapa ogni anno, da quando ero ragazzo, ero fiero di non aver mai contribuito a dare soldi alla criminalità, con la quale non ho mai voluto né avuto nulla a che fare e mi ero selezionato una mia varietà personale da un ceppo originario di calabrese, provando, nel tempo, vari incroci con le migliori varietà che trovavo, ottenendo un’ottima erba medicinale, dagli effetti dinamici, allegri e salutari, senza effetti collaterali spiacevoli. Non la spacciavo, non la cedevo a narcotrafficanti, semplicemente la studiavo e me la godevo per uso personale, i soldi per vivere me li guadagnavo con lavori onesti e legali, come escursioni a cavallo e agricoltura biologica.

Fui arrestato per la prima volta nel novembre del 2005, non perché spacciassi ma per puro caso, a seguito di un controllo stradale notturno un po’ troppo meticoloso, vennero a casa mia per la perquisizione e trovarono i miei raccolti, anche gli avanzi degli anni precedenti che non avevo avuto il coraggio di buttare via. Mi considerarono ingiustamente un criminale narcotrafficante, ma io lo so di non esserlo stato.
Arrestarono ingiustamente anche mio figlio diciottenne, che neanche fumava le sigarette, solo perché maggiorenne e presente in casa, lui fece 3 giorni di carcere e 20 giorni di arresti domiciliari col permesso di andare a scuola, io di carcere ne feci 20 giorni e poi 3 mesi e mezzo di arresti domiciliari, infine mio figlio fu assolto ed ebbe un rimborso, io fui condannato a quasi 2 anni, con la sospenzione condizionale della pena.

Due anni dopo, nel 2007, il mio amico Aldo Bianzino, conosciuto 25 anni prima in un ashram himalayano, veniva arrestato anche lui per coltivazione di cannabis e perdeva drammaticamente la vita nella sua cella del carcere nella prima notte di detenzione.

Alla fine del marzo 2011 fu arrestata mia figlia ed io, mio malgrado, venni coinvolto in una storia della quale non immaginavo e non sapevo nulla, ma per la quale fui costretto dalle circostanze avverse a pagare con 6 mesi di carcere, 6 mesi di arresti domiciliari a casa dei miei genitori, ed altri 6 mesi a casa mia, per un totale di un anno e mezzo, e poi un altro anno di obbligo di dimora.

Tornato a casa nel 2012, dopo una prima condanna di 5 anni in primo grado, contattai l’Avv. Simonetti ed ASCIA, fui invitato a scrivere articoli e così iniziò il mio impegno antiproibizionista attivo.
Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi iniziai a poter sperare che non sarei più ritornato in carcere, per via della successiva rideterminazione delle pesantissime pene previste da quella pessima legge criminogena.

Invece no! Caso più unico che raro, mi trovo a dover assurdamente affrontare una pesantissima condanna definitiva, con una pena relativa ad una legge criminogena abrogata da più di due anni, (che prevedeva pene detentive dai 6 ai 20 anni anche per la cannabis) senza avere il diritto ad un adeguamento delle pene a quelle attualmente previste (dai 2 ai 6 anni) e considero ciò una cosa illegittima e gravissima. Secondo tale condanna dovrei scontare ancora due anni e mezzo in carcere ed i successivi tre anni a casa, con “l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Chissà cosa dovrà mai “provare” ai servizi sociali una persona come me, di 56 anni, con una pericolosità sociale pari a zero, che vive sui monti con i cavalli, come un eremita, che ha sempre fatto uso personale di cannabis dall’adolescenza e gode di perfetta salute, senza fare uso di alcoolici né di altre droghe, legali o illegali, senza essere mai stato in alcuna relazione con organizzazioni di criminali narcotrafficanti? Sembrerebbe ridicolo, se non fosse così drammaticamente ingiusto.

Il mio legale mi ha detto che spera di potermi far tornare a casa entro un anno circa, per i tempi tecnici in gioco da aspettare: 4 mesi per le motivazioni della sentenza, 2 mesi per presentare ricorso alla Corte Europea, poi supponiamo dai 3 ai 6 mesi per avere una sentenza giusta, ma tutto questo tempo lo dovrò attendere in carcere!

Sono ormai passati 10 giorni da quando l’Avv. Simonetti mi ha avvisato di prepararmi a tornare in carcere da un momento all’altro, sono fortunato ad essere ancora qui, ad aver sistemato bene quasi tutti i miei cavalli, ad aver avuto il tempo di salutare i miei cari ed i miei amici, a poter scrivere ancora qualcosa di antiproibizionista su internet.

E’ la prima volta che vado dentro sapendolo prima, di solito si viene arrestati e ci si trova dentro all’improvviso, ora da un lato mi godo ogni giornata come se fosse l’ultima, ogni gesto, ogni singolo momento di libertà, acquistano un profumo, una soddisfazione intensissima, dall’altro lato ho il tempo di salutare tutti e provare a sistemare il meglio possibile le cose di casa, giusto per ritrovare la mia catapecchia in piedi quando torno e non sepolta dai giardini pensili della natura selvaggia.

Stavolta non andrò in carcere da vittima del proibizionismo, ci andrò fieramente come redattore di ASCIA e di tutto l’universo antiproibizionista italiano, se non mi censureranno vorrei essere il nostro inviato speciale dentro, il nostro testimone dal pianeta carcere.

Non so dove mi porteranno, credo a Rimini, che è quello della mia provincia, ma dovunque sia cercherò di fare antiproibizionismo dentro il carcere, invierò il mio recapito ad ASCIA che lo diffonderà e mi comunicherà gli aggiornamenti utili per poter continuare a scrivere, scriverò con carta e penna.
Come le altre volte dentro, farò Yoga e Kung-fu e cercherò di portare sollievo agli altri detenuti, soprattutto i canapofili come noi, ma anche tutti quelli che se lo meritano e che mi apriranno il cuore…
Anche se la prospettiva di passare un paio di anni dentro non è facile da accettare, riesco ad essere abbastanza sereno e distaccato da poter scherzare.

Ho già accennato sopra alle ingiustizie che ho già vissuto e mi chiedo quando finiranno.
Sono in miseria da 5 anni ed i miei familiari ora pure, non abbiamo i soldi per il ricorso e le mie due cavalle più vecchie sono in pericolo di vita se non le sistemo bene. Io mi sono tolto il cibo dalla bocca per 5 anni per i miei cavalli, ora non potrò più guadagnare nulla per un tempo indefinito, la mia casa sta letteralmente cadendo a pezzi e sto anche puntellando con i tronchi più dritti d’alberi secchi le tettoie ormai pericolanti, nella speranza che reggano le nevicate e che non crollino prima che torni.
Due anni sono tanti. Tornare qui a casa, non so quando, senza cavalli, senza soldi, con la casa e la strada sommerse dai rovi e magari pure le tettoie pericolanti crollate sotto il peso di nevicate abbondanti potrebbe essere veramente tremendo, già lo so, perché ci sono passato 4 anni fa, nel marzo 2012, tornando a casa dopo un anno di assenza forzata per la detenzione, dopo la nevicata di 3 metri che aveva distrutto quasi tutto: in confronto il carcere è una piacevole e comoda attesa, dove ti riposi, ti alleni e scherzi con gli amici, la situazione del ritorno a casa e trovare tutto abbandonato e semidistrutto sarà veramente drammatica!

Hanno distrutto tutto quello che avevo creato con le mie sole forze ed il duro lavoro negli ultimi 30 anni, ed hanno distrutto pure la voglia di ricostruirlo. Ora voglio distruggere il proibizionismo integralista!

Ma non mi possono togliere la consapevolezza di non essere un criminale e la certezza di non aver fatto del male a nessuno, mi fa ridere che proprio io debba pure essere “affidato in prova ai servizi sociali”! Ma in prova di che? Di essere una pecora succube, di essere un buon servo di questo sistema che a me appare sbagliato e corrotto? MAI! Voglio continuare ad essere un anarchico ribelle, un uomo libero che ricerca la conoscenza e la saggezza senza nuocere a nessuno. Cosa c’è di male in questo?
Non mi drogo, non inquino, non distruggo l’ambiente, non faccio del male a nessuno, nemmeno agli animali, vivo come un eremita, aiuto chiunque posso, ma perché dobbiamo permettere ai proibizionisti di perseguitarci così? Bisognerebbe metter fuori legge loro, anziché gli estimatori e i coltivatori della canapa! Sono loro socialmente pericolosi, anzi, alla luce dei disastri sociali provocati dalla guerra alle droghe, pericolosissimi! Una piaga sociale.

Non so quando mi porteranno via da casa, né dove, non so se potrò ancora scrivere dal pc, come non so se mi censureranno le lettere dal carcere, perché là dentro ti possono controllare e censurare a piacimento. Spero solo di avere a che fare con persone umane e di buona apertura mentale. Staremo a vedere, farò quel che posso per continuare a fare la mia parte e per comunicarvelo, ognuno faccia la sua parte nella nostra battaglia, un giorno la Storia ci darà ragione.

Dall’orlo del baratro, fieramente ribelle

Pierpaolo Grilli – ASCIA

 

Fra una settimana approderà finalmente alla Camera dei Deputati, il dibattito sulla proposta di legge di iniziativa parlamentare presentata dall’intergruppo e finalmente dopo decenni di oscurantismo ideologico, si offre al buon senso l’opportunità di legiferare in base alla realtà dei fatti e non per tutelare interessi partitici o economici, come finora è stato fatto da chi ha formulato e mantenuto per 8 anni una legge incostituzionale, da chi creando una nuova tossicodipendenza ha dato ossigeno ai Sert e alle Comunità di recupero e anche da chi, per favorire gli interessi del proprio bacino politico, riesce ancora a negare il forte introito che la cannabis procura alla malavita.

Obiettivamente, credo che dovremmo considerare già un ottimo risultato il fatto che oltre 300 parlamentari abbiano sottoscritto una proposta di legge per legalizzare la cannabis, cosa impensabile fino a due anni fa, che le associazioni dei consumatori siano state convocate per le audizioni in Commissione Giustizia dimostrando di essere soggetti politici ed espressione sociale e soprattutto che per la prima volta si arrivi al dibattito in aula da una posizione propositiva e non oppressiva.

Ma c’è il reale rischio che anche questa lunga marcia si riveli una pura illusione a due passi dal traguardo, come quest’anno è già accaduto con il pronunciamento della Consulta a favore della legge vigente e dell’infruttuosa Sessione dell’ONU dove nulla è cambiato se non in peggio, continuando a mantenere la confusione globale sulla cannabis e sui suoi consumatori.

Per questo vorremmo invitare i parlamentari che credono ancora nei diritti civili e nel valore umano dell’autodeterminazione e del libero arbitrio (ma che ancora non riescono a comprendere la necessità di una regolamentazione per liberare 5milioni di italiani dal rischio di sanzioni amministrative o penali pur non avendo commesso alcun crimine nei confronti della sicurezza e della salute pubblica), a rileggere le dichiarazioni fatte negli ultimi giorni dal prof. Veronesi che in quanto ex ministro della Salute dovrebbe parlare con cognizione di causa: http://www.dolcevitaonline.it/umberto-veronesi-una-canna-molto-meglio-di-una-sigaretta/, del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che evidenzia di come le risorse di pubblica sicurezza siano male impiegate in una inutile caccia ad una CRIMINALITA’ INESISTENTE quando esistono emergenze ben più gravi: http://www.lifegate.it/persone/news/cannabis-isis-legalizzazione, o di Roberto Saviano che di contraddizioni della politica e di sistemi criminali se ne intende: http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2016/07/06/news/cannabis-legale-il-momento-e-arrivato-1.276358?ref=HRBZ-1

E se, nonostante queste autorevoli prese di posizione, dovessero rimanere delle perplessità, vorremmo solo che ci si ponesse un quesito: se nella nostra legislazione il consumo di cannabis è tollerato, ma il consumatore non può provvedere ad un auto-approvvigionamento dovendo ricorrere al mercato illegale, non è forse questo stato di cose a generare una illogica istigazione a delinquere?

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Il progetto lanciato da ASCIA e Over Grow sta riscuotendo molto successo, vi proponiamo l’articolo appena pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita:

Un anno fa abbiamo iniziato la campagna di sostegno per il progetto Canapa Info Point, che ha trovato un apprezzato consenso da centinaia di persone che si sono associate, dai parlamentari dell’intergruppo che sono intervenuti in vari dibattiti, dalle associazioni con le quali abbiamo avviato i progetti “Saracinesco in Canapa” e “Canapa in Piazza” e dai soci che hanno dato avvio alle Sedi Distaccate in numerose realtà territoriali.

Ed è proprio su questo ultimo punto che vorremmo sensibilizzare ulteriormente i titolari dei Grow Shops, per mettere a disposizione un piccolo settore del loro esercizio commerciale da cui iniziare quell’opera di informazione sul territorio e organizzazione dei consumatori, che ci permetterà di essere in prima fila nella gestione della legalizzazione (qualora questa dovesse essere riconosciuta), o creare dei nuclei di resistenza operativa nel caso che il proibizionismo dovesse prevalere nello scontro parlamentare.

Nell’ultimo numero di Dolce Vita, l’anonimo redattore dell’articolo “10 cose da sapere per aprire un Grow Shop” esprime un concetto con il quale non possiamo far altro che essere d’accordo: “prima di aprire un growshop bisogna avere la consapevolezza che quello che si sta facendo è un atto politico, nel senso più alto del termine” e rappresentare un’associazione che difende i diritti dei consumatori e divulga informazioni sulla Canapa nei suoi molteplici usi, crea lo strumento offensivo da usare nella battaglia politica antiproibizionista.

L’obiettivo è di aprire una Sede Distaccata CIP in ogni regione d’Italia, come punto di riferimento per le migliaia di consumatori che in questo periodo iniziano ad avere, grazie alle Fiere nazionali e alle decine di eventi locali sulla Canapa, una coscienza collettiva da usare come strumento di pressione nei confronti delle Istituzioni e allo stesso tempo, rappresentando il Canapa Info Point, come associazione legalmente riconosciuta, abbiamo la possibilità di confrontarci e collaborare con le realtà istituzionali  rappresentate dai Comuni e dalle Regioni, con le quali e attraverso le quali promuovere i progetti per la coltura e la cultura della Canapa.

Per qualsiasi informazione o chiarimento su come aderire al progetto Canapa Info Point ed aprire una Sede Distaccata: info@canapainfopoint.it

Direttivo Canapa Info Point

Proponiamo un importante articolo pubblicato on line dal nuovo Magazine BeLeaf<http://beleafmagazine.it/>

Fonte: http://beleafmagazine.it/2016/06/27/lemendamento-che-rende-i-semi-illegali-ha-vita-breve/

I growshop italiani possono tirare un sospiro di sollievo. Il contestato emendamento al ddl sulla Canapa industriale, presentato dal senatore Marcello Gualdani (Area Popolare), che proponeva una drastica limitazione alla vendita di semi di Canapa, a meno di improbabili colpi di scena, non passerà.

Nell’emendamento in questione si intenderebbe espressamente vietare “la vendita o la cessione, anche attraverso internet e a qualsiasi titolo, nonché l’acquisto, la detenzione, il possesso, la coltivazione e la produzione di sementi di Canapa di qualsiasi varietà che non siano regolarmente certificate ai sensi del decreto legislativo 3 novembre 2003, n. 308”.

L’iniziativa del senatore centrista faceva seguito ad una raccomandazione di tipo governativo, emessa dal ministero dell’Agricoltura, in cui si faceva riferimento alla volontà di limitare la commercializzazione di semi appartenenti a specie di Canapa non certificate, con percentuali di THC superiori allo 0,6%. Una raccomandazione che però non troverà seguito, almeno per ora.

Fonti parlamentari contattate dalla redazione di BeLeaf, infatti, hanno confermato che l’emendamento non verrà approvato. La cosa più probabile è che il Governo esprima parere negativo o che addirittura verrà dichiarato inammissibile, in quando è stato impropriamente presentato nel contesto di un disegno di legge, quello sulla Canapa industriale, che nulla ha a che fare con la questione delle sementi.

Il ddl, infatti, già approvato alla Camera in sede legislativa e ora in discussione al Senato, si rivolge alla coltivazione di Canapa con fini, appunto, industriali: produzione di alimenti e cosmetici, semilavorati, attività artigiane, settore energetico, didattico e dimostrativo.

L’emendamento presentato da Gualdani è, per usare un termine scolastico, “fuori tema”. Ma, al di là di questo aspetto (che è il motivo ufficiale per cui non passerà), è parso fin dall’inizio piuttosto sgangherato. In primo luogo prevederebbe una sanzione di tipo amministrativo, quantificabile attraverso una norma del 1971, quindi espressa ancora in Lire. Inoltre, come noto, la quantità di THC non è verificabile direttamente sul seme ma solo sulla pianta, cioè sul prodotto di quel seme. Ciò significa che un’eventuale approvazione dell’emendamento comporterebbe un enorme dispendio di risorse da dedicare all’attività ispettiva da svolgere sulle singole piante (senza fare riferimento alcuno a quali siano queste risorse).

Insomma, un testo fuori luogo e arzigogolato, la cui vita parlamentare è destinata ad essere molto breve.

Pericolo scampato, quindi? Pare sì, almeno per il momento. Fonti ministeriali ci hanno fatto sapere che la volontà di una regolazione della vendita dei semi, in base alla loro certificazione, rimane un obiettivo, ancora al vaglio di diversi tavoli tecnici. Un tema aperto, dunque, che torneremo a raccontare molto presto.

Stefano Cagelli

Siamo venuti solo ieri a conoscenza che è stato fissato, in data 25 luglio, il dibattito parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

Questa la dichiarazione dell’on. Civati a seguito delle prime reazioni del fronte proibizionista con le solite prese di posizione ideologiche come da sempre è stato:

http://www.possibile.com/cannabis-civati-premier-ignaro-non-avvisato-costa-sulla-calendarizzazione-ora-pd-cosa-fara/

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Di seguito pubblichiamo le due interrogazioni parlamentari presentate dagli on. Civati, A. Maestri, Brignone, Pastorino e Matarrelli sulle vicende di Fabrizio Pellegrini e Carlo Monaco:

Al Ministro della Giustizia

Per sapere, premesso che:

Fabrizio Pellegrini, noto pianista e pittore di Chieti, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, dall’8 giugno 2016 è recluso presso il carcere di Chieti;

la situazione in cui versa il musicista ci sembra possa rappresentare al meglio   un grave vulnus arrecato all’effettivo godimento del del diritto alla salute e della libertà personale;

Pellegrini, in seguito all’arresto, è stato dipinto dalla stampa locale  non come un malato bensì come un pericoloso spacciatore di droga: ” Coltivava marijuana in casa per poi venderla: arrestato. Durante un’operazione antidroga, in manette è finito F.P., classe 1968, di Chieti, fermato nell’ambito di specifici servizi mirati alla prevenzione e al contrasto dello spaccio “;

Pellegrini, ad avviso degli interroganri, a causa di una interpretazione peggiorativa delle norme di riferimento, ha visto per la sua persona le porte del carcere aprirsi più volte, in considerazione del fatto che la legge non gli garantisce, e non garantisce nessuno, un accesso sicuro al farmaco di cui necessitaper curarsi. A peggiorare il quadro, nonostante  il suo precario stato di salute, in quotidiano peggioramento, non usufruisce dipene alternative mentre è ancora in attesa di giudizio, essendogli precluso l’affidamento in prova, gli arresti domiciliari o altre pene alternative;

Pellegrini è stato già più volte condannato – nonostante le prescrizioni mediche  per l’uso terapeutico di una sostanza derivante dalla cannabis, poiché anche una pianta detenuta in casaa scopi terapeutici è considerato un comportamento illegale. Ciò accade nonostante sia affetto da patologie che necessita di cure con Cannabis, e lui come molti altri cittadini malati possono incorrere, poiché la situazione non è omogenea su tutto il territorio nazionale, in detenzioni ed essere equiparati agli spacciatori, perché le normative vigenti sono di possibile controversa interpretazione e causano fatti gravi quale quelli sipra descritti

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se non ritenga necessario avviare una fase di studio della materia al fine di attuare la riforma del Codice Penale che consenta alle persone affette da patologie per le quali necessitano di cure palliative come la Cannabis e i suoi derivati, di non dover incorrere in denunce e pene detentive;

se non ritengano urgente e necessario, in attesa della emanazione della normativa in via ordinaria, emanare una normativa urgenteche chiarisca con certezza a tutti  il fatto che l’autoproduzione diCannabis per “uso personale medico” non integra ipotesi di reato.

A. Maestri
Brignone
Civati
Pastorino
Matarrelli
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Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro degli Affari Sociali al Ministro della salute.

Per sapere, premesso che:

il 20 giugno 2016, Carlo Monaco,  – affetto da anoressia nervosa – e componente dell’Associazione Canapa Info Point, si è recato a Roma presso la Camera dei deputati per partecipare un’audizione tenutasi presso le Commissioni permanenti Giustizia e Affari Sociali  della Camera dei Deputati riunite in seduta congiuntaavente per oggetto: “audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di recanti disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati “;

Monaco, uscito dalla Camera dei Deputati alla guida del proprio scooter e in compagnia di un attivista del CIP,  è stato inizialmente seguito su Via Tuscolana per poi essere  invitato ad accostare da una volante della Polizia di Stato;

in seguito a normali controlli di rito, gli agenti della Polizia di Stato hanno chiesto ad entrambi se avessero con sé sostanze stupefacenti. Hanno ricevuto una immediata risposta affermativa e hanno consegnato spontaneamente due barattolini contenenti infiorescenze del farmaco Bedrocan. Il barattolino appartenente a Monaco conteneva circa un grammo di tale farmaco;

contestualmente ai barattolini contenenti le infiorescenze del farmaco, è stata consegnata la documentazione che attesta il diritto alla cura di Monaco, l’attestazione della consegna del farmaco da parte dell’Asl di competenza, le prescrizioni mediche necessarie e diverso materiale informativo che deteneva proprio in virtù del fatto che era stato audito lo stesso giorno presso le Commissione dette sul tema della legalizzazione della cannabis;

i due agenti, non essendone informati, nonostante le spiegazioni rassicuranti fornite di Monaco e la documentazione comprovante il suo stato di salute, chiamavano ugualmente rinforzi presso la Centrale;

in attesa dei rinforzi, i due fermati sono stati perquisiti e denudati, mentre i beni venivano trattenuti dagli agenti, tra cui circa 820 euro in contanti, provenienti  dalla cassa del Canapa caffè S.r.l.appena costituita;

all’arrivo di un Maresciallo, i fermati venivano definitivamente privati dei loro beni, tra cui il denaro e i telefoni cellulari. Il Maresciallo, non essendo a conoscenza della legislazione che consente di detenere,  per scopi terapeutici, una determinatagrammatura di estratto di cannabis – Monaco, era in possesso di circa 120 grammi – inviava una pattuglia mobile al domicilio diMonaco e in quella dei genitori, dove lo stesso è residente. In seguito ad un sopralluogo gli agenti hanno trovato circa 70 grammi di fiori e foglie di cannabis  contemporaneamente alle prescrizioni e autorizzazioni al ritiro del farmaco;

anche l’altro fermato ha subito la l perquisizione dell’abitazione, dove gli agenti hanno trovato circa 30 grammi di cannabis;

nonostante le certificazioni trovate e le spiegazioni date dai fermati, le forze dell’ordine non hanno ritenuto credibile che l’ordinamento consenta ai malati la detenzione di quellagrammatura di cannabis, da utilizzare a fini terapeutici;

entrambi i fermati, dopo essere stati perquisiti e aver subito stresspsicologico, sono stati condotti sulla volante della Polizia di Stato e portati al Commissariato Casilino di Roma. Monaco è stato successivamente accompagnato presso una struttura ospedaliera della città per eseguire diverse analisi;

a causa di ciò Monaco ha potuto accedere alle terapie solo dopo essersi sottoposto alle analisi effettuate presso la struttura ospedaliera;

a mattina inoltrata del 21 giugno,  dopo aver proceduto con le impronte digitali e aver segnalato entrambi  ai sensi dell’art. 73 del Codice Penale, i fermati venivano lasciati in zona Tor Cervara all’altezza del raccordo anulare-

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se gli atti posti in essere dagli agenti siano conformi alla normativa vigente nonostante la dichiarazione e prova data dai fermati di essere  pazienti in trattamento farmacologico con cure mediante l’uso della cannabis;

se non ritengano utile l’invio di una nota esplicativa alle Forze dell’Ordine per fare in modo che, in caso vengano controllati cittadini malati in cura con cannabis, quindi in casi diversi da quelli dello spaccio di sostanze stupefacenti, in modo tale che siano resi edotti del diritto alla cura e siano messi a conoscenza della riconosciuta funzione funzione terapeutica della stessa;

se ritenga opportuno effettuare un monitoraggio sui tempi di consegna di questi medicinali al fine di verificare che vengano garantiti  i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale

Brignone
A.Maestri
Civati
Pastorino
Matarrelli

 

Ancora una volta, malati che si curano con la cannabis regolarmente fornitagli dall’ASL, vengono fermati, perquisiti, e letteralmente sequestrati per ore, perché trovati in possesso del farmaco Bedrocan.

Questa volta le vittime dell’ignoranza delle forze dell’ordine sono Carlo Monaco del direttivo CIP, ed un suo amico.
Lo scorso 20 giugno, dopo l’audizione alla Camera in commissione Giustizia e Affari Sociali, Carlo e un altro attivista del CIP, venivano fermati verso le ore 20.00 da agenti della Polizia di Stato.

Durante un primo controllo, dove veniva richiesto ai fermati se fossero in possesso di sostanze stupefacenti, i due consegnavano un barattolo di Bedrocan ciascuno, contenenti infiorescenze del farmaco. Veniva inoltre consegnata la relativa documentazione che attestava il diritto alla cura, il ritiro presso l’ASL di competenza, le prescrizioni mediche; oltre a vario materiale informativo che Carlo aveva portato con se in occasione dell’audizione alla Camera, tenutasi lo stesso giorno, relativa appunto al tema della legalizzazione.

I due poliziotti, ignoranti sull’argomento, hanno chiamato rinforzi. Nell’attesa i fermati venivano denudati e perquisiti. Venivano sequestrati i barattoli di Bedrocan contenenti la cannabis e circa 800 euro in contanti (“cassa” della società Canapa-Caffé).
Requisiti anche i telefoni cellulari, sui quali hanno controllato le rubriche, i messaggi e le foto private.

Sospettando che l’autorizzazione per detenere sino a 120 grammi di cannabis a scopo terapeutico fosse “falsa”, gli agenti hanno cominciato a fare indagini e chiamate, mandando pattuglie a controllare le abitazioni dei fermati, dove sono stati rinvenuti altri documenti che attestavano il regolare ritiro del farmaco, ma questo non è bastato e gli agenti hanno proseguito con perquisizioni più approfondite e intime.

Nonostante l’esito negativo di tali controlli, gli agenti hanno proseguito perquisendo, non solo l’abitazione di Carlo e del suo amico, ma anche quella dei genitori dove egli risulta residente. In totale sono stati rinvenuti circa 70 grammi di fiori e foglie appartenenti a Carlo e circa 30 grammi appartenenti al secondo fermato.

Inutile spiegare agli agenti che le ASL non riescono ancora a provvedere alla somministrazione di tutta la cannabis terapeutica necessaria ai pazienti che, spesso,  devono attendere mesi per ottenere il farmaco prescritto. Per tale motivo molti pazienti provvedono diversamente all’approvvigionamento del farmaco che gli spetta di diritto, ma che non gli viene fornito.
Tali spiegazioni sono risultate vane: nonostante i documenti che dimostrano l’uso terapeutico di cannabis (che sia essa auto-prodotta o ricevuta dall’ASL), ai fermati è stato contestato l’Art 73 e l’Art. 187 (Carlo era alla guida di uno scooter).

Durante la perquisizione in casa di Carlo, gli agenti hanno permesso allo stesso di fumare cannabis per scopo terapeutico, come se avessero compreso l’importanza che lui aveva di effettuare la terapia. Peccato che, poco dopo l’assunzione, a Carlo è stato richiesto di sottoporsi alle analisi per indagare l’uso di sostanze stupefacenti.
Speriamo che l’esito delle analisi, sicuramente positivo alla cannabis, non serva ad incastrare ulteriormente una persona assolutamente estranea ad attività illecite, ma che serva anzi a dimostrare la sua innocenza.

Dopo ore di perquisizioni, di corse sfrenate per Roma, di analisi in ospedale, alle 9:00 del giorno successivo venivano prese le impronte dei due fermati, schedati e, finalmente, rilasciati.

Pazienti trattati ancora come criminali, esattamente come successo ad Andrea Tribulati, e come sta succedendo a Fabrizio Pellegrini e a tanti altri. Se queste stesse persone fossero state trovate in possesso di una scatola di qualsiasi altro farmaco, non avrebbero avuto alcuna conseguenza.

Mettere in dubbio la validità di una prescrizione medica e di tutta la documentazione certificata dall’ASL, proseguire per un intera notte alla ricerca del “nulla” mentre chissà quale crimine veniva commesso a Roma, magari a poche centinaia di metri, è inaccettabile.

Non è più una questione di “ignoranza” …e forse non lo è mai stata!

Giuseppe Nicosia – ASCIA

In relazione all’audizione di lunedì 20 giugno in Commissione Giustizia e Commissione Affari Sociali riunite, l’unica reale novità rilevata nell’annoso dibattito sulla legalizzazione della cannabis si è rivelata la presenza in qualità di auditi delle tre associazioni che meglio rappresentano le istanze dei consumatori: ASCIA, FreeWeed e Canapa Info Point.

Abbiamo reciprocamente apprezzato i contenuti delle relazioni e degli interventi dei portavoce delle associazioni e ugualmente lo stesso stupore ci ha colpito nel dover ascoltare ancora tesi e teorie che ci hanno fatto tornare indietro nel tempo per ritrovarci con gli stessi argomenti trattati indecentemente per anni dal DPA di Serpelloni, dalle supposizioni della Fini-Giovanardi e dall’accolita faziosa componente proibizionista capeggiata questa volta da S.Patrignano e dalla Comunità Exodus di Don Mazzi.

Abbiamo assistito a tutta l’audizione, rendendoci conto che ormai neanche gli organismi scientifici o istituzionali possono continuare a dire le menzogne propinateci fino ad ora, dovendo ammettere che la cannabis è meno dannosa di altre sostanze legali come l’alcol e il tabacco, che non esiste correlazione tra psicosi e uso di cannabis, che non è dimostrabile l’effetto del THC nel caso di incidenti stradali se non in possesso di strumentazioni precise e via dicendo, ma dovendo dare un colpo al cerchio (in virtù del cambiamento di tendenza globale) e uno alla botte (in virtù del ruolo scientifico o istituzionale che ricoprono), abbiamo dovuto ascoltare delle contraddizioni in termini come: la cannabis autoprodotta può essere dannosa come potrebbe essere dannosa la coltivazione in proprio di viti a causa della possibilità che sviluppi metanolo nel vino (?), che il polline delle coltivazioni autoprodotte potrebbe inseminare le coltivazioni ad uso industriale e terapeutico e mettere a repentaglio la qualità di queste (?), che l’assunzione di cannabinoidi inibisce e interferisce con il nostro sistema endocannabinoide (?), che il minorenne potrebbe seguire le abitudini “legali” dei genitori (come se per l’alcol e il tabacco non esistessero le stesse condizioni) e via dicendo, tutte tesi fuorvianti e non dimostrabili che scoprono inesorabilmente la penuria di argomentazioni a favore del mantenimento di un regime proibizionista.

Ma vogliamo soffermarci un po’ di più sull’audizione dei rappresentanti delle Comunità di S.Patrignano e di Exodus.

Senza voler mancare di rispetto, ci è sembrato di ascoltare dei robots nei quali è stata immessa un’applicazione che si attiva ogni volta che si parla di cannabis e che dai tempi della Fini-Giovanardi non ha avuto nessun aggiornamento di software.

Per l’ennesima volta abbiamo sentito dire che la cannabis è il trampolino di lancio per le droghe pesanti, che non esistono differenze tra le varie sostanze psico-attive, che la legalizzazione porterebbe ad un uso diffuso e incontrollato di cannabis e così via, ma il top è stato raggiunto quando rispondendo alla domanda dell’on. Ferraresi: “Quanti sono i soggetti in terapia nella vostra Comunità per uso esclusivo di cannabis?”, il rappresentante di S.Patrignano ha risposto: “50 su 1.200 e sono tutti giovani tra i 15 e i 19 anni”!

La prima cosa che salta all’occhio è la percentuale minima di persone che hanno richiesto un percorso terapeutico e di riabilitazione per uso di cannabis (0,4%), la seconda è l’età dei giovani, la maggior parte minorenne e quindi “internati” per espressa decisione dei genitori, probabilmente molto spaventati dalla malainformazione di cui S.Patrignano ed Exodus sono maestri.

Confidiamo di aver dato, con le nostre audizioni, delle informazioni ai membri delle Commissioni Giustizia ed Affari Sociali, con cui poter controbattere in sede di discussione alla malcelata voglia di mantenere lo status quo che vede ancora 5.000.000 di italiani costretti alla clandestinità.

Nei prossimi giorni saremo più precisi nel confutare punto per punto le contraddizioni e le falsità proposte in audizione.

Ass.ni ASCIA – Canapa Info Point

Di seguito la relazione che  presenteremo domani in Commissione Giustizia a nome delle Associazioni ASCIA e Canapa Info Point:

Gentili Onorevoli, Vi ringraziamo per aver voluto consultare le nostre Associazioni.

Di seguito illustriamo sinteticamente le motivazioni che ci spingono a sostenere l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare, per una legge che regolamenti, tra le altre cose, la coltivazione di cannabis ad uso personale.

Abbiamo partecipato alle audizioni del 2013 quando era in vigore la Fini-Giovanardi, segnalando le contraddizioni della legge e contribuendo nel nostro piccolo ad evidenziare quello che poi la Consulta ha riscontrato nel febbraio dell’anno successivo, determinandone l’illegittimità, ora vorremmo portare il nostro contributo perchè ci sia un sano dibattito su una legge che tuteli la sicurezza e la salute pubblica, ma anche i consumatori.

Il primo luogo comune da abbattere è la convinzione che il tipico consumatore di cannabis sia un adolescente. Nelle nostre associazioni vediamo una significativa adesione di persone che hanno dai 40 ai 60 anni ed oltre, e questo dipende da un fattore culturale, essendo queste generazioni, che hanno convissuto e conosciuto il pericolo delle droghe, predisposte in linea di principio ad un uso consapevole e responsabile di qualsiasi sostanza psicoattiva, alcol e tabacco compresi.

Quindi, prendendo in esame l’esperienza generazionale possiamo assolutamente affermare che la conoscenza e la giusta informazione sulle sostanze, creano il primo presupposto per l’educazione e la dissuasione, esattamente come viene fatto per alcol e tabacco, ma la prova definitiva di quanto affermiamo ci viene dal risultato ottenuto nei Paesi dove viene regolamentata la produzione e la detenzione di cannabis ad uso personale, dal Portogallo, alla Spagna, all’Olanda, al Colorado, all’Uruguay e via dicendo, dove, dopo anni dalla legalizzazione, non si riscontrano allarmi per la salute o la sicurezza provocati dall’uso.

Il secondo luogo comune da smantellare è che oltre all’uso terapeutico esista solo l’alternativa cosiddetta ricreativa, una classificazione riduttiva che non riusciamo a comprendere in quanto, se è vero che la cannabis induce ad un comportamento predisposto alla socializzazione e quindi convenzionalmente ricreativo, è pur vero che altri aspetti del suo uso non sono mai evidenziati nel giusto contesto.
Abbiamo sempre rivendicato l’uso spirituale di questa pianta e solo per fornire un elemento di riflessione, se sommiamo tutti gli esseri umani che per motivi religiosi o culturali usano cannabis, ci ritroviamo con circa un terzo dell’umanità che fruisce dei benefici psico-fisici di questa pianta e parlare di circa 2 miliardi di persone non è cosa trascurabile e sarebbe riduttivo, oltre che offensivo, parlare di feccia drogata dell’umanità.

Nella nostra legislazione il consumo di cannabis è depenalizzato e quindi tollerato, ma viene impedito al consumatore, che sia per fini terapeutici, ricreazionali o spirituali, di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno, costringendolo a rivolgersi al mercato gestito dalla criminalità.

Tutelando quindi la salute dei minori, esattamente come avviene per alcol e tabacco, crediamo che regolamentare la produzione personale, come proposto nel DL dell’intergruppo parlamentare, sia non solo doveroso nei confronti degli stili di vita e delle esigenze individuali, ma anche l’unica via per liberare circa 5.000.000 di presunti consumatori, dal mercato del narcotraffico e dare quindi alla criminalità organizzata un significativo colpo da un punto di vista economico.

Al contrario, lo stato di proibizione crea un mercato ambiguo e pericoloso dove tutto viene confuso ed offerto e che diviene realmente il trampolino di lancio per esperienze (con le droghe pesanti) non auspicabili, ma inevitabili se sullo stesso banco vengono vendute sia la cannabis che l’eroina o qualsiasi altra sostanza, a chiunque sia in possesso di qualche decina di euro, adolescenti compresi.

Terzo ed ultimo luogo comune da confutare, riguarda la diffusa opinione più volte affermata dalla posizione proibizionista, per cui la cannabis di oggi è di 10 volte più potente della cannabis che circolava nei decenni ’70 e ’80.
E’ una tesi che può far leva solo sull’ignoranza nei confronti della proprietà psico-attiva della pianta.
La cannabis ha delle genetiche ed ogni genetica contiene una percentuale di THC predisposta dalla sua struttura molecolare, quindi esistono varietà di cannabis che contengono una dose limitata di THC e varietà con percentuali maggiori, fra cui il Bedrocan che ne contiene il 22% e viene considerato e prescritto come farmaco!
Quindi nella libera scelta e non nel condizionamento del mercato illegale, ogni consumatore potrà scegliere la genetica preferita in base alla sua consapevolezza e senso di responsabilità, esattamente come avviene oggi per l’alcol e il tabacco.

In sintesi, crediamo che sia inderogabile regolamentare un fenomeno diffuso da Nord a Sud, che coinvolge persone di qualsiasi età e di qualsiasi estrazione sociale, che a tutt’oggi rischiano di veder devastatala la propria quotidianità in virtù della mancanza di buon senso.

Vi ringraziamo per l’attenzione.

Ass.ni ASCIA e Canapa Info Point

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Analisi sociale e costituzionale del divieto di coltivazione di cannabis con conseguente violazione dei diritti fondamentali.

CHI SONO I FRUITORI DI CANNABIS

Il consumo di cannabis non è uguale per tutti, alcuni consumatori di cannabis, definiti dalle statistiche “consumatori abituali”, sono una vera e propria “minoranza di genere”(Art.3).

Il consumatore di cannabis abituale fruisce dei benefici che i cannabinoidi apportano alla propria personalità (Art.2), al proprio sistema endocannabinoide (Art.32) e a completamento del proprio “io”.

Da decenni in Italia si perseguita questa “minoranza di genere” che ha come unica colpa (forse genetica) di usare la cannabis per migliorare la qualità della propria vita (Art. 32).

Le persecuzioni in atto in questo ultimo decennio contro i coltivatori in proprio, hanno limitato la libertà di questi cittadini, rendendoli di fatto criminali e tossicodipendenti a prescindere dalla loro qualità morale ed etica.

I fruitori sono una “razza”, distribuita su tutto il pianeta, parlano una “lingua” con termini che pochi cittadini conoscono (es: Terpeni, Flavonoidi, Cannabinoidi, Indica, Sativa, ecc…), credono religiosamente che la pianta possa donargli dei frutti che collaboreranno a migliorare la personalità e la qualità della vita, ma non hanno la libertà di manifestare la propria opinione politica (Art.21), perché usare come simbolo a scopo divulgativo una foglia o manifestare apprezzamento nel suo uso, farebbe immediatamente suonare il campanello d’allarme di chi applica la legge….

Il DIRITTO COSTITUZIONALE ALL’AUTODETERMINAZIONE E ALL’ASSOCIAZIONISMO

Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La cosiddetta “prevenzione del danno” per la cannabis e i suoi derivati è riscontrata nel “Consumo Consapevole”, con particolare attenzione alle varietà usate, alla qualità dell’infiorescenza, ecc…  Questo si traduce in “coltivazione ad uso personale”, un’azione che concorre a livello sociale, economico e politico a ridurre il traffico illegale di sostanze, concorre a ridurre introiti alla criminalità, concorre ad eliminare la cogestione dei mercati delle diverse sostanze, rientrando esattamente in quanto esposto ed auspicato nell’articolo 2 della Costituzione.

Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La regolamentazione dell’attività di autocoltivazione, diffusa e nonostante tutto mantenuta ancora illecita, si rende improrogabile in quanto, indipendentemente dall’esistenza o meno di una legge o dalla durezza della legge in vigore, gli estimatori della cannabis restano “consumatori” e in virtù di questa condizione personale e sociale, i consumatori si attraggono per affinità (in uno stato regolamentato) o per necessità (in uno stato di illegalità), generando comunque una “comunità” diffusa su tutto il territorio nazionale, in cui l’uso della cannabis ha un ruolo socializzante di cui si deve prendere atto.

Art. 4 – …ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Noi siamo convinti di applicare in pieno quanto previsto dagli articoli su citati, in quanto ci sembra innegabile che la cannabis sia considerata da molti culti religiosi un vero e proprio veicolo spirituale e per quanto riguarda la possibilità di progresso materiale, oggi sappiamo che la pianta di canapa ha un importanza strategica per un futuro eco-sostenibile del nostro mondo.
Due aspetti che purtroppo, a causa del proibizionismo, si sono smarriti nella memoria delle società, limitandone di conseguenza la conoscenza per lo “sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica”, con conseguente degrado ambientale e paesaggistico.

LE INUTILI PERSECUZIONI VERSO I CONSUMATORI

A decine di migliaia di consumatori di cannabis è capitato di essere fermati da un pubblico ufficiale e subire una “ispezione o perquisizione personale” immotivate.
Spesso dopo queste ispezioni e perquisizioni, si sono ritrovati ad affrontare la prigione e processi interminabili per la coltivazione, ad uso personale, di pochi esemplari della pianta proibita.

Art. 13. – La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

Qualsiasi legge restrittiva nei confronti della libertà individuale è anticostituzionale, a meno che la libertà individuale venga esercitata contro la sicurezza e la salute della collettività, cosa diametralmente opposta dalle caratteristiche della coltivazione ad uso personale, che non prevede alcuna commistione o coinvolgimento negli usi e costumi sociali, né provoca giustificati allarmi per la salute o sicurezza in genere.

Art. 14. – Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

Anche in questo caso riteniamo evidente la contraddizione tra quanto esposto dall’articolo della Costituzione e il modus operandi con cui vengono inquisiti semplici consumatori di cannabis, il cui uso è previsto all’interno delle mura domestiche, che, fino a prova contraria e solo in virtù di pericoli per la collettività, dovrebbero rimanere inviolabili.

Art. 18. – I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Siamo convinti che gli autori di questo articolo volessero indicare come “fini vietati dalla legge penale” esattamente quelle società costrette a divenire segrete per pericolosi scopi politici o criminali.
Cose assolutamente estranee all’uso della cannabis e vediamo una forte contraddizione con quanto esposto dal su citato articolo, nel divieto in atto di associazionismo tra estimatori della pianta, colpiti da una anacronistica legge penale.

Art. 24. – Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a migliaia di processi in cui, a causa della Fini-Giovanardi e della durezza della pena detentiva in essa contemplata, molti consumatori in proprio hanno dovuto patteggiare per veder ridotta la pena, assumendosi la responsabilità di un crimine mai commesso. Riteniamo l’attuale legislazione assolutamente in contraddizione con la legittima possibilità di difesa dei propri diritti ed interessi, prevista dall’articolo 24 della Costituzione.

Art. 32. – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

A questo proposito rivendichiamo il diritto alla cura e alla possibilità per i pazienti affetti da patologie pesanti, di autoprodurre la quantità e la qualità più congeniale al proprio sollievo.
L’inflorescenza di cannabis autoprodotta o venduta come medicina, ha le stesse proprietà terapeutiche e non riusciamo a capire, primo: come una sostanza possa essere medicina in alcune circostanze e veleno in altre, secondo: come si possa proibire a persone bisognose di ottenere, attraverso l’autocoltivazione, un beneficio immediato e a costo zero.
Inoltre i cannabinoidi migliorano la qualità della vita (come definito dall’Organizzazione mondiale della sanità “WHO”) e come da pronunzia della Corte Costituzionale “la tutela della salute passa per la tutela della qualità della vita”.

Abbiamo partecipato alle audizioni del 2013 quando era in vigore la Fini-Giovanardi, segnalando le contraddizioni della legge e contribuendo nel nostro piccolo ad evidenziare quello che poi la Consulta ha riscontrato nel febbraio dell’anno successivo, determinandone l’illegittimità.

Ora vogliamo portare il nostro contributo perchè ci sia un sano dibattito su una legge che tuteli la sicurezza e la salute pubblica, ma anche i consumatori.

Porteremo di nuovo la voce dei consumatori in audizione in Comm. Giustizia, lunedì 20 giugno alle 15,30.

Sarà possibile seguire le audizioni in diretta su www.radioradicale.it

Personale replica alle più assurde “fantasie” narrate in audizione lo scorso 26 maggio, presso le commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali.

Diversi gli interventi, quasi tutti favorevoli all’ormai necessaria legalizzazione.

Pochi i contrari, e con pessime argomentazioni a sostegno delle loro idee proibizioniste.

Non commenterò i pensieri condivisi, limitandomi invece a smascherare tutti i “luoghi comuni” e le forzature a favore del proibizionismo.

Detto questo, sento il dovere di esprimere sostegno all’associazione LaPiantiamo e ai suoi rappresentanti. La cannabis per uso terapeutico è un diritto che dovrebbe essere garantito, senza SE e senza MA. Un farmaco dagli innocui effetti collaterali e dai mille benefici non può e non deve essere vietato, ne’ si deve ostacolare in alcun modo l’approvvigionamento. Nessuna legge dovrebbe ostacolare un malato di Sclerosi Multipla, o Cancro, o Epilessia, se questo vuole assumere cannabis per curarsi.
Se qualcuno teme per i malati stessi, ricercando una garanzia sulla qualità della cannabis che serve loro, allora bisogna spingere sul Centro Farmaceutico Militare di Firenze affinché lavori meglio e più in fretta, e su altre valide alternative.

In molti hanno dissentito con le dure parole del tesoriere di “La Piantiamo” William Verardi, che ha reclamato a gran voce quello che è di fatto un “diritto vitale”. La loro è una battaglia per la Vita. Possiamo continuare a discutere di legalizzare, liberalizzare o proibire ancora, ma senza mai dimenticare che una persona malata non ha tempo da sprecare in chiacchiere e, quello che gli rimane, deve passarlo per cercare di guarire o almeno stare meglio, e non per continuare una stupida battaglia ideologica su un argomento che non dovrebbe neppure essere discusso: il diritto alla cura.

Se il nostro fosse davvero un Paese civile, chi si batte per i diritti dei malati, ed i malati stessi, non dovrebbero abbassarsi a partecipare a queste audizioni per far cessare le ingiustizie subite. Dovrebbero già stare davanti un tribunale che faccia valere i diritti dei malati, e mi rammarico che non ci siano associazioni di giudici o magistrati che si interessino al caso.

Tornando a discutere di legalizzazione invece, sono rimasto sconcertato dall’intervento di Elisabetta Bertol (professoressa di tossicologia forense dell’Univ. di Firenze). La professoressa ha iniziato il suo “viaggio” (vi prego di non definirlo semplicemente discorso), dal racconto delle sue competenze: lei studia le “droghe”. Continua sottolineando che la cannabis non va demonizzata, e per dimostrare quanto è favorevole all’uso terapeutico, racconta di aver visitato il Centro Farmacologico Militare di Firenze. Ammette che i lavori potevano andar meglio. Spiega, o almeno così mi è sembrato di capire, che non si può attualmente creare un farmaco che dia certezza di cura, perché non possono garantire una percentuale di principio attivo stabile. Il loro problema è quello di non aver trovato costantemente una soluzione alla degradazione del THC (circa 5% al mese), e stanno cercando uno stabilizzatore.

Inconsapevolmente la professoressa dà motivazione a ciò che i malati chiedono da tempo: la possibilità di coltivare la propria medicina, in modo da avere costantemente cannabis raccolta per un determinato tempo prima dell’assunzione; coltivata ed essiccata sempre nello stesso modo.

Logicamente è impossibile far comprendere certi pensieri a chi prende l’aspirina ma non masticherebbe mai un po’ di corteccia di salice. Se tale concetto è troppo “estremo” (in tanti sono contro la medicina naturale per via di quella mancanza di “precisione” e “sterilità” che invece ci danno le “pillole”) è decisamente più semplice comprendere che, se la cannabis decade ogni mese del 5%, quando sarà trascorso un mese dalla consegna, il paziente dovrà usare il 5% in più di cannabis.

In realtà stiamo parlando di nulla: essendo la cannabis tra le sostanze meno tossiche al mondo e con effetti collaterali tanto blandi da poter essere somministrata praticamente a tutti, viene usata dai malati ogni volta che ne sentono l’esigenza, senza neppure “pesare” la quantità usata in un giorno.

E’ vero che col tempo arriva una sorta di assuefazione, ma va bene fumare anche 20 grammi di cannabis al giorno se questo permette di stare meglio e vivere dignitosamente la propria vita. Qualsiasi “farmaco” è almeno 1.000 volte più tossico della cannabis. Persino l’acqua è potenzialmente più pericolosa della cannabis.

Conosco persone affette da svariate patologie, che consumano 10g di cannabis al giorno. Ogni volta che le rivedo stanno meglio. Quelli che vedo in condizioni “stazionarie”, sono quelli che si nutrono male e consumano meno cannabis rispetto a quanta ne avrebbero bisogno.
Lo Stato non si preoccupa della salute dei malati se impedisce loro di usare una pianta che, anche se presa in eccesso, non può far male.

Se lo Stato avesse davvero a cuore la salute dei cittadini, dovrebbe varare immediatamente delle leggi per vietare gli ingredienti ormai riconosciuti tossici, usati per produrre e conservare il cibo e non accanirsi contro una pianta benefica.

La professoressa, dopo aver parlato del fallimento nel produrre un “farmaco” con percentuale di principio attivo costante nel tempo, torna al problema degli arresti: lei afferma che nessun semplice consumatore è mai finito in galera.

La professoressa è consapevole del fatto che in Italia la coltivazione è, per legge, ai fini di spaccio; però è convinta che tutti i giudici siano di “buon senso” e che non condannino nessuno per due o tre piantine; quando sono per scopo terapeutico!
La professoressa è davvero ignara di quanti processi siano in corso in Italia per la coltivazione di poche piante. Migliaia di persone vengono fermate, denunciate, processate e condanante per aver coltivato qualche pianta di cannabis e ci sono cittadini che devono arrivare in cassazione per essere giudicati non colpevoli.
E le spese legali?

Eppure la professoressa pensa che sia normale, come se la cannabis fosse chissà quanto più pericolosa dell’alcol; quando invece è esattamente il contrario. La Bertol pensa che la legalizzazione, e la conseguente abrogazione delle sanzioni, siano il principale pericolo, come se consumare cannabis per scopo “ludico”, renda gli individui pericolosi. Sicuramente la professoressa non ha mai passeggiato per Amsterdam. Non contano eventuali dati di ricerche pilotate, basta fare un giro in Olanda.

La professoressa riprende lanciandosi in argomenti decisamente più tecnici e difficili. Inizia a spiegare che la cannabis di oggi è una “super cannabis” che ha avuto un incremento di THC rispetto a quella degli anni ’90 (non specifica quanto), perché “viene coltivata in serre”. Secondo la professoressa, la produzione di THC è una “semplice risposta fenotipica, cioè risposta dall’ambiente, e non geneticamente differenziato dalle 25, 30 specie di cannabis che derivano dall’ambiente. Le piante di cannabis di oggi sono geneticamente selezionate”. (sono pressapoco queste le parole che usa)

La professoressa completa il difficile discorso facendo però un esempio giusto: gli incroci di cannabis diverse sono come l’incrocio tra piante di viti per ottenere vini migliori.
In realtà, la produzione di cannabinoidi, THC compreso, è “scritto” nella genetica della pianta, ed è anche influenzato dall’ambiente in cui essa cresce, dal terreno, dall’umidità, dalla luce.

Selezionatori di genetiche particolarmente terapeutiche hanno prodotto infiorescenze con livelli che hanno superato ormai il 28%. Queste varietà derivano da incroci naturali che, oltretutto, nella pianta di canapa sono semplicissimi da effettuare: è una pianta dioica, con maschio e femmina separati.

Le varietà che producono resine ricche di THC si sono evolute parallelamente a quelle da “fibra”, durante migliaia di anni. Nessuna novità. Abbiamo fatto con la cannabis la stessa cosa fatta con le rose, e persino con i cani e i gatti.
Ma cosa vuol dire aumento del THC?
Ipotizziamo che negli anni ’90 la cannabis avesse contenuti di THC del 14% (io negli anni 90 ero già un consumatore e confermo questo dato); oggi invece riusciamo a fare cannabis col 28% di THC. In realtà quanto ne viene assimilata in più oggi, con uno spinello?

Con 1 grammo di cannabis, negli anni novanta, potevi assimilare sino a 0,14g di THC.
Oggi, dopo20 anni, da 1 grammo di cannabis puoi riuscire ad assimilare 0,28g di THC.
La DL50 della cannabis, come è stato ricordato anche durante la conferenza, è 1:20.0000/1:40.0000.

L’unità di paragone è la dose minima usata per “confezionare” una sigaretta di cannabis, ossia 0,9grammi. Dobbiamo dunque moltiplicare 0,9g per 40.000 se consideriamo la cannabis “degli anni ’90”, e per 20.000 se prendiamo una buona cannabis. Sono praticamente due chili di cannabis in un unico “spinello”. Un consumatore medio usa, da solo, meno di 500g di cannabis all’anno, sempre che non fumi in compagnia, e che non usi neppure occasionalmente la cannabis per curarsi. Ancora una volta si parla di nulla per confondere le idee.

La professoressa conclude chiedendo di poter fare un minimo di discorso sulla pericolosità del consumo di cannabis. Essa dice ancora che la pericolosità dipende dal quantitativo di THC assunto e spiega che si può passare da una semplice e piacevole sensazione di euforia a psicosi. Parla di casi accertati in cui si sono manifestati disorganizzazione del pensiero e allucinazioni.

La Bertol incalza dicendo: “La struttura molecolare del tetraidrocannabinolo è paragonabile agli effetti allucinatori dell’LDS.”
Sinceramente nessuno poteva capire cosa volesse dire la professoressa: il Dott. Angelo Nicosia (Chimico) mi ha infatti spiegato che, in realtà, le due molecole hanno struttura totalmente differente, quindi svolgono azioni differenti all’interno dell’organismo. Presentano anche gruppi funzionali differenti (prevalentemente amminici nell’LSD; assenti nel THC) che ne rimarcano la differente azione. Inoltre, il THC risponde ai recettori presenti nel corpo umano CB1 e CB2 (specifici per i cannabinoidi) mentre l’LSD svolge un’azione ancora non del tutto chiara come agonista di recettori serotoninergici.

La professoressa Bertol, per chiudere in bellezza la sua propaganda terroristica, afferma che il 35% delle persone coinvolte in incidenti, è stata trovata positiva alla cannabis; e che la cannabis provoca danni ai neuroni del lobo frontale, se assunti in fase di sviluppo.
A quel punto molti partecipanti all’audizione hanno dissentito rumorosamente. Io non condivido queste forme di “protesta”: occorre ascoltare e dialogare. Sarebbe bastato comprendere e spiegare i dati riportati in audizione: dire che il 35% delle persone coinvolte in incidente è positiva alla cannabis, non vuol dire nulla. Qual’è la vera percentuale di individui, trovati positivi solo alla cannabis, che hanno PROVOCATO un incidente?

Paragonando tale percentuale con quella di coloro che hanno causato un incidente sotto effetto dell’alcol, che differenza si evince? Perché è ancora illegale la sostanza meno pericolosa di tutte?

Bellissimo ascoltare il presidente nazionale delle federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze Pietro Fausto D’Egidio: egli parla di dipendenza, tossicità di organismo e sistema provocati dal consumo di cannabis. Presenta dati importanti che dimostrano la bassissima tossicità della cannabis, ma completa la prima parte del suo intervento dicendo che la cannabis può provocare psicosi e ritardi nel nascituro.

Voglio immediatamente ribadire a queste ultime affermazioni, ricordando che le psicosi possono essere provocate da moltissime sostanze, ma anche da traumi fisici o psicologici. La cannabis, come qualsiasi altra sostanza psicoattiva, deve essere assunta responsabilmente, che sia per scopo terapeutico o ricreativo.

Le donne in gravidanza dovrebbero usare sostanze psicoattive, cannabis compresa, solo se hanno delle esigenze terapeutiche. In molti Paesi, dove l’uso terapeutico è legale, la nausea gravidica viene curata con la cannabis.

D’Egidio conclude parlando dei danni sociali e sulla salute dell’individuo rispetto le “polis” e afferma: i danni sono molto alti se c’è un mercato illegale non regolato. I danni sono ugualmente alti se c’è un mercato legale non regolato. I danni si minimizzano con una legalizzazione regolata da norme che impediscano gli abusi.

Viene poi ascoltato Marco Cafiero, rappresentante italiano delle comunità terapeutiche che spiega la sua visione, sottolineando che essa deriva da esperienze maturate nel campo educativo piuttosto che scientifico. Egli è contrario alla forma di legalizzazione a cui il disegno di legge porterebbe se venisse accolto positivamente dal Parlamento. Si dice contrario in quanto, secondo lui, sarebbe una liberalizzazione vera e propria.

Cafiero dissente con la parte introduttiva del disegno di legge, in cui si afferma che il proibizionismo ha palesemente fallito e che occorre un diverso approccio politico per limitare uso e diffusione di sostanze psicoattive.
Secondo il suo parere è sbagliato valutare i risultati, anche se negativi, dati dalla repressione piuttosto che valutare il danno dato dal consumo di cannabis: sempre secondo lui, nonostante sia palese lo spreco di moltissimi soldi per la repressione, e lo scarso risultato ottenuto sin ora, non possiamo mollare cedendo alla legalizzazione!

Un secondo dopo parla di tolleranza nel consumo di cannabis, affermando che un consumatore non deve essere perseguitato, tranne che ceda, anche solo uno spinello. (?)
Nella parte finale del suo discorso sembra essere disposto ad accettare una “legalizzazione” solo se questa prevederà il divieto di uso e possesso ai minorenni, e il divieto di cessione.
Inoltre obbietta sul termine “uso ricreativo”, perché è tutt’altro che “dissuasivo”, ma anzi invoglia all’uso.
Il discorso di Cafiero, che fa acqua da tutte le parti, sembra più dettato dal timore di perdere il proprio lavoro che da altro: chiedere di mantenere una legge proibizionista palesemente fallimentare, investendo addirittura maggiori finanziamenti, è una contraddizione inaccettabile.

E, a proposito del termine “ricreativo”, vorrei chiedere al rappresentante italiano delle comunità terapeutiche, per quale motivo si va nei PUB? …. per nutrirci, o per fare “ricreazione” bevendo alcol?!

Incredibile l’intervento di Giorgio Di Lauro, vice presidente e direttore delle dipendenze patologiche dell’ASL2 di Napoli, che dice di aver letto tutte le “proposte”, e mette in guardia: parla dei malati che necessitano di un farmaco e non della “fogliolina di cannabis o la stecchetta di hashish” (testuali parole). Afferma che è inaccettabile permettere la coltivazione della “piantina” per scopo terapeutico perché, secondo lui, in base al concime che riceverà, il quantitativo di principio attivo sarà diverso.
Permettetemi di far notare immediatamente l’errore del dott. Di Lauro: il principio attivo è infatti sempre lo stesso e, al massimo, varia nelle percentuali.

Di Lauro parla di dose terapeutica certa della sostanza, ed afferma anche che bisogna dare gratis questo tipo di farmaci a chi ne ha necessità, ma pensa sia un brutto pretesto quello di legalizzare la cannabis per “liberare le carceri”, o per incrementare l’introito fiscale dello Stato in quando, nonostante la cannabis sia una utilissima medicina, provoca danni devastanti se usata come sostanza ricreativa.

Parla di danni irreversibili al cervello negli adolescenti, arrivando a dire che i sintomi che produce nei ragazzini sono tanti e così forti da bloccare la crescita e la produzione di sostanza grigia nel cervello.
Prima di passare all’esame della successiva parte del suo intervento, vorrei far notare che Di Lauro, anche se ha letto tutte le proposte depositate (bastava quella dell’intergruppo parlamentare) non ha ben compreso che si discute la legalizzazione per i maggiorenni, e per mettere fine a quello spaccio illegale che permette anche ai minorenni di consumare e, in alcuni casi, abusare di cannabis tanto da compromettere lo sviluppo della sostanza bianca (non grigia), costituita da fibre nervose che uniscono l’encefalo e il midollo spinale, indipendentemente dall’insorgere di sintomi psicotici.

Inoltre vorrei fornire qualche dato che riguarda l’incidenza della proibizione della cannabis sul sovraffollamento carcerario e sulla lentezza della Giustizia in Italia. Ogni anno vengono denunciati per reati strettamente legati alla cannabis oltre 15.000 persone che dovranno essere ascoltate e processate. Molte di loro subiscono il ritiro della patente, l’obbligo di effettuare un percorso Ser.T., e il ritiro del passaporto. Altri finiranno addirittura in carcere o ai domiciliari, magari solo per qualche pianta; e dovranno affrontare anche tre gradi di processo prima di essere dichiarati “non colpevoli”.

Di Lauro, per scoraggiare gli incerti, continua portando l’esempio della legalizzazione del gioco d’azzardo, e afferma che ha solo provocato dei danni. In realtà la legalizzazione che si chiede per la cannabis, rispetto a quella del gioco d’azzardo, è qualcosa di totalmente diverso: nessuno chiede un monopolio o il diritto ad aprire “case dello sballo”, come invece è stato fatto per i centri scommesse. Il gioco d’azzardo è stato pubblicizzato in TV, radio e giornali, ed i “gratta e vinci” si vendono praticamente ovunque. Noi chiediamo il diritto all’autoproduzione e la libertà di consumare responsabilmente cannabis.

Interviene poi il dott. Nicolosi della comunità incontro “Amelia”, anch’egli favorevole alla legalizzazione della cannabis per uso terapeutico.

Egli dice di aver visto passare in comunità circa 300.000 persone. Parla di conoscere diverse “dipendenze” e tira fuori persino il più vecchio tra i luoghi comini: “non tutti i consumatori di cannabis passano a droghe pesanti, ma tutti i cocainomani e gli eroinomani sono passati dalla cannabis”.
Conoscendo la verità, non ci intimoriscono le informazioni riportate da Nicolosi: chi vive una vita “difficile”, o cresce in un ambiente degradato, o ha una propensione (spesso patologica) ad usare droghe, è normale che inizi da quella più economica, di più facile reperimento e INNOCUA, trovando poi nel mercato illegale dove esiste il monopolio degli stupefacenti, anche sostanze letali da provare e rimanerci intrappolato.

Durante il suo discorso sono stati palesi i tentativi di “terrorizzare” gli ascoltatori. Ha ricordato le famiglie di tossicodipendenti ed ha testualmente dichiarato: «i nostri figli sballati potrebbero causare incidenti stradali e poi, tornando a casa, dire: cosa vuoi? Non lo sai che la legge lo permette?». Nicolosi non sa, o volutamente ignora le leggi che puniscono le persone trovate alla guida sotto effetto di sostanze psicoattive. Inoltre, è da poco stato introdotto nel codice penale persino il delitto di omicidio stradale. Causare incidenti stradali e consumare responsabilmente sostanze psicoattive (che sia cannabis o alcol), sono due cose totalmente diverse.

Inoltre, parlare dei problemi che vive chi è caduto nella dipendenza di una droga pesante per dissuadere alla legalizzazione di cannabis, è qualcosa di assolutamente meschino: le due cose non sono minimamente paragonabili, e fortunatamente lo sanno sia i circa 5milioni di consumatori di cannabis in Italia, che le loro famiglie.

Questa è stata solo la prima di tante audizioni. E’ durata oltre 2 ore, e non è stato possibile riportarla per intero. Ho ritenuto però necessario smentire le falsità (o falsificazioni) proibizioniste che maggiormente mi hanno irritato e offeso. Spero che questo lavoro sia utile al fine di garantire una visione chiara e reale ai rappresentanti politici che dovranno decidere per noi.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Ulteriori approfondimenti: http://www.dolcevitaonline.it/ddl-cannabis-ecco-cosa-si-e-detto-alle-audizioni-parlamentari/