Continua il silenzioso e subdolo ostruzionismo, per quanto riguarda le responsabilità che il parlamento dovrebbe prendersi nei confronti del tema della legalizzazione della cannabis, dopo ben tre anni dall’abolizione della Fini-Giovanardi.

Pubblichiamo il comunicato dell’on. Ferraresi, prendendo atto che anche alcune forze politiche, che credevamo impegnate per trovare in tempi brevi una soluzione al problema, si stanno allineando con il modus operandi delle forze più conservatrici, ci chiediamo il perché!

Ormai già si sta vivendo un clima pre-feriale e qualsiasi dimostrazione o iniziativa non verrebbe presa in considerazione, possiamo solo affermare che alla ripresa dei lavori il prossimo autunno, ci sentiremo in dovere di lanciare qualsiasi tipo di provocazione pur di riportare l’argomento “legalizzazione” all’attenzione dei media e della politica, non ci prenderanno per stanchezza, nonostante ce la mettano tutta!
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“La legge sulla legalizzazione continua a subire ostacoli di ogni genere. Oggi si doveva votare il testo base della legge ma il PD con Forza Italia, Mdp, Alternativa Popolare e sorprendentemente anche Sinistra Italiana hanno votato per il rinvio. Soltanto il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno chiesto il voto immediato sul testo di partenza, per decidere oggi dopo lunghi mesi in cui si è perso tantissimo tempo visto che la visione della relatrice Miotto è già nota da tempo e ha rifiutato ogni possibile passo avanti per trovare un testo condiviso. La legge sulla legalizzazione richiede coraggio e si devono fare proprie le parole del procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Roberti che afferma come sia coerente l’adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis. La nostra proposta è chiara e in linea con quanto non solo detta il buonsenso ma anche autorevoli esponenti della magistratura: cannabis a scopo terapeutico, coltivazione ad uso personale e commercializzazione sotto rigido controllo dello Stato”.

I deputati del Movimento 5 Stelle della commissione Giustizia sono delusi dall’ennesimo rinvio di una legge attesa da anni: “Questa è la dimostrazione chiara che quando le leggi sono nell’interesse dei cittadini, della società, che rendono un servizio concreto allo Stato liberando le forze dell’ordine da una battaglia condotta solo per principi ideologici conservativi, piuttosto che seguire l’esempio americano che con la legalizzazione ha recuperato e investito ingenti somme di denaro proprio per le forze dell’ordine e per l’educazione, facendo diminuire drasticamente il consumo stesso e soprattutto abbattendo il controllo criminale sulla cannabis. Continueremo a batterci perché si vada fino in fondo con questa legge e non trionfi l’ipocrisia anche in questa legislatura”.

Parte 1: legalizzare per risolvere il problema del traffico illecito
Giornalmente vengono effettuati arresti o denunce per possesso di cannabis. Nonostante la dura repressione e l’impegno delle FF.OO., il fenomeno è in crescita.
Le motivazioni sono semplici e legate a fattori puramente economici: la cannabis è una sostanza meno dannosa dell’alcol, ma che provoca ugualmente piacere a chi la usa.
Bere responsabilmente tutte le sere due birre fredde, o un buon calice di vino, provoca quella “leggera euforia” che possiamo paragonare, per effetto, al consumare marijuana. L’alcol però fa male al nostro fegato; mentre il consumo responsabile di cannabis (usando un vaporizzatore), non provoca danni gravi accertati. L’unico danno può essere provocato dall’eventuale aspirazione del fumo, se usiamo assimilarla attraverso il classico joint (spinello): il monossido di carbonio, lo stesso che si produce durante la combustione delle sigarette di tabacco, è infatti cancerogeno.
Data dunque la scarsa pericolosità della cannabis rispetto a qualsiasi altra “droga” legale, il suo consumo si è largamente diffuso nella nostra società.
Purtroppo però la produzione ed il commercio di cannabis non è regolamentato. Così le narcomafie approfittano del fatto che in moltissimi vogliono farne uso, ma nessuno può venderla legalmente per scopo ricreativo, ne’ coltivarla per uso personale.
Purtroppo l’unico scopo delle organizzazioni criminali è quello di far profitto, e non badano minimamente alla qualità del prodotto, vendendo anche a minorenni.
I dati più recenti riportati dal Dipartimento Politiche Antidroga, che risalgono purtroppo al 2010, evidenziano che: “..il 22,4% della popolazione ha sperimentato l’uso di cannabis almeno una volta nella vita, il 5,2% l’ha usata nell’ultimo anno, il 3,0% l’ha usata nell’ultimo mese”.
Dati assolutamente in difetto se consideriamo tutte quelle persone che non dichiareranno mai di consumare cannabis fin quando sarà illegale.
Dalla Relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia (anno 2015 e primo semestre 2016), esaminata sicuramente con scarsa attenzione dai nostri rappresentanti politici nel gennaio del 2017, si legge: “nel 2013 (ultima annualità disponibile) è stato stimato che in Italia ci sono 6,1 milioni di utilizzatori di cannabis. Le attività connesse agli stupefacenti, rappresentano quasi il 70% delle attività illegali complessive, capaci di pesare per circa lo 0,9% sul Prodotto Interno Lordo italiano. Il consumo di cannabis sul territorio nazionale alimenta un giro d’affari pari a circa 4 miliardi di euro”
Cifra assolutamente sottostimata, e alla quale dobbiamo aggiungere le spese che lo Stato affronta per reprimere il fenomeno.
Immaginate cosa accadrebbe regolamentando l’autoproduzione per i maggiorenni e controllando e prevenendone l’uso, come avviene per alcol e tabacco, nei confronti dei minorenni.
Abbiamo letto tanti articoli sull’EasyJoint, la cannabis light legale. La trovata commerciale ha superato persino le aspettative degli ideatori che, appena entrati in commercio, hanno ricevuto un ordine ogni 30 secondi e sono stati costretti a chiudere la vendita online. Ci sono persino state resse negli shop, con centinaia di persone che chiedevano il prodotto.
Immaginate allora cosa accadrebbe autorizzando la coltivazione per uso personale, e aprendo dei coffeshop sul modello olandese (attività preposte a vendere cannabis certificata solo a maggiorenni, pagando regolarmente le tasse).

Parte 2: legalizzare per risolvere il problema della mancanza di farmaco.
Oggi l’autoproduzione e la concessione a ditte private di produrre cannabis, potrebbero risolvere anche un altro grave problema: nelle farmacie italiane è diminuita la disponibilità di cannabis per i pazienti.
Molte persone usano la cannabis come antidolorifico. In questo caso, uno dei modi migliori di usare la cannabis è quello di vaporizzarla: il paziente prende un pezzetto di infiorescenza, prescrittagli dal medico e acquistata in farmacia, e l’assimila attraverso un vaporizzatore.
Il quantitativo giornaliero necessario dipende dall’intensità del dolore, e dal contenuto di cannabinoidi presenti nell’infiorescenza, oltre che da una serie di altri fattori quali lo stato fisico dell’individuo e l’alimentazione tenuta.
Praticamente, se al paziente venisse data la possibilità, potrebbe ottenere un buon effetto antidolorifico inalando i vapori di 0,5g di “Jack Herer”* coltivata in casa (*varietà di cannabis a prevalenza sativa che ha circa il 20% di THC).
Questa genetica sarebbe un ottima sostituta del “Bedrocan”, con la sola differenza che forse dovrebbe usarne un po’ di più (Bedrocan 22% di THC).
Sottolineo, a tal proposito, che la presunta dose letale di cannabis è circa 40.000 volte superiore alla dose normale. Ciò vuol dire che, per rischiare la morte, il paziente dovrebbe usare 20kg di cannabis, invece degli 0,5g prescritti. Si deduce che, anche se ne usasse 5g invece che 0,5g, gli effetti collaterali più “gravi” sarebbero comunque alquanto blandi se paragonati a quelli di quasi tutti i farmaci in commercio: giri di testa, euforia, sonnolenza. (PS: Gli effetti indesiderati possono essere limitati assumendo semplicemente del CBD e un po’ di Vitamina C)
Purtroppo non tutti i pazienti sono in grado di coltivare cannabis: alcuni non possono fisicamente, altri non hanno ne’ il tempo, ne’ le competenze; altri ancora necessitano di farmaci derivati dalla canapa, che possono essere realizzati solo in farmacie galeniche.
Per quanti pazienti realmente potrebbe essere di beneficio l’autoproduzione e, dunque quanti di questi non graverebbero sulle scorte di farmaco?
Il paziente anoressico o il paziente che soffre di insonnia cronica e che consumano cannabis per inalazione, sono persone che hanno lo stesso diritto di acquistare cannabis di chi soffre di epilessia, o di un malato oncologico.
Razionalmente, in una situazione in cui la cannabis medica scarseggia, negare l’autoproduzione a chi necessita di infiorescenze che potrebbero essere autoprodotte, crea un enorme danno a tutti i pazienti in terapia con cannabinoidi. Non possiamo creare pazienti di I° e di II° livello, ma effettivamente genitori con figli epilettici, che necessitano di un olio con posologia certa, hanno necessariamente un bisogno maggiore di rivolgersi al farmacista.
In una situazione di crisi come quella attuale, distribuendo in egual modo la cannabis sia a chi potrebbe autoprodurla, sia a chi non può farlo, aggrava il problema di entrambi. Lo dimostra il fatto che, indistintamente dalla patologia che li ha colpiti, molti malati oggi sono senza farmaco.
Non urlo “autoproduzione, unica soluzione”, ma sto proponendo una soluzione al problema. Organizzare corsi di studio per spiegare alle persone come produrre cannabis terapeutica, e autorizzare aziende private a produrre cannabis medica, porterebbe nel giro di pochi mesi a svariati benefici.
I pazienti autorizzati all’autoproduzione dovrebbero semplicemente rivolgersi al medico, senza passare in farmacia.
Le aziende private potrebbero immettere sul mercato un quantitativo tale di farmaco che basterebbe certamente per tutti i malati, e ad un prezzo che automaticamente scenderebbe.
Qualcuno obietterà dicendo che la cannabis autoprodotta potrebbe essere contaminata, o deteriorata. Ma questo può accadere anche con la cannabis distribuita dalla farmacia: la FM2 è stata triturata, ed i cannabinoidi in essa presenti hanno perso più rapidamente il loro principio attivo. Inoltre il paziente che acquista le infiorescenze, potrebbe conservare le infiorescenze in modo non corretto e, prendendo umidità, potrebbero svilupparsi muffe anche le infiorescenze di Bedrocan.
Volendo guardare oltre, si potrebbe anche autorizzare le farmacie galeniche, previa analisi del prodotto, a lavorare la cannabis autoprodotta, e che il paziente deve assimilare in olio o in capsule.

“La legalizzazione della cannabis non è una questione di primaria importanza”.
Quante volte abbiamo sentito queste parole pronunciate dai nostri rappresentanti politici?
Abbastanza per capire che non sono sufficientemente informati sull’argomento.
Ora più che mai è necessario garantire la cura con cannabinoidi a tutti i malati che necessitano di tali terapie, e occorre sottrarre alle mafie un mercato ricchissimo.
Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che in medicina l’impiego di cannabis, per il suo potere terapeutico, è indispensabile quanto quello degli antibiotici.
I dati statistici ci dimostrano invece che il traffico di droga è la principale fonte di guadagno della criminalità organizzata.
E allora: …la legalizzazione della cannabis è una questione di primaria importanza?

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Rimani senza fiato e poi la rabbia, torni alla terra e spacchi la luce, il tuo raccolto è stato anticipato.

L’immagine davanti agli occhi di Fabio è agghiacciante, le piante longilinee e prosperose riposano una accanto all’altra in manne parallele, onirico quadro che uccide le fatiche di mesi in cui tra le alzate all’alba e la caccia ai maschi, gioie e fatiche, amici e duro durissimo lavoro il tempo è volato in alto ed ora è abbattuto!

Lo scorso anno il campo sperimentale del Canapa Info Point a Saracinesco duemila metri di canapa qualità eletta campana, le cui profumate infiorescenze sono state il preludio di un mercato nascente. Apprezzate anche dai creatori di Easy Joint.

A Saracinesco si sono svolte degustazioni a base di canapa, feste di paese e corsi di canapicoltura.

Progetti simili li portiamo avanti tramite le nostre sedi distaccate, ad esempio i campi del CIP Salerno sono rigogliosi, Augusto e la sua squadra attraverso collaborazioni con l’Università Federico II e sportelli con gli agricoltori ospitati in un grow shop coprono la Campania di canapa.

Altre sedi distaccate con obiettivi simili sono: Taranto, Castelli Romani – Frascati, Giove, Cori, Lecce, Todi

Cori era il nostro campo all’occhiello per la stagione 2017, la volevamo sensimilla!

Responsabili del campo del CIP Cori il presidente di sede Fabio e il vicepresidente CIP Markab,
seguendo l’iter legislativo la semina è stata denunciata ai Carabinieri di Cori i quali si sono sempre dimostrate persone comprensive e disponibili.

I carabinieri domenica mattina sono passati in zona e hanno scattato delle foto, il campo è integro!

Dalla festa della semina – Canapa in Piazza del 2 Aprile sono passati 77 giorni il 18 Giugno.

Markab e Fabio sono a Giove, Terni, per la festa patronale, per aiutare il socio coltivatore locale nella sensibilizzazione del suo territorio portando il banchetto informativo tenuto dalle stesse persone che si occupano dei campi di Cori. Si torna la notte tra domenica e lunedì e la prima cosa che fa Fabietto all’alba di lunedì è andare a vedere le piante di eletta campana , strain industriale di canapa sativa dioica nome scientifico cannabis: angiosperma della famiglia delle canabacee.

I valori dei cannabinoidi in queste piante sono sotto lo 0,6% THC e se siamo fortunati potrebbero superare l’10% CBD. L’eccessivo caldo hanno già stressato abbastanza le piante, la siccità si sente, le piante si asciugano e i terreni bruciano. Uno stress simile poteva essere un vantaggio, sicuramente era lodevole avere piante alte 2,5mt con 38 gradi al dì.

Il valore delle piante si può quantificare tra i 250/300€ cadauna, raccolte mature con la loro luna.

La trama si infittisce quando Fabio chiama i carabinieri di zona poiché riferiscono di essere con il proprietario del terreno, Marco, e la Guardia di Finanza.

Si presume, ricostruendo i suddetti fatti, che nella notte tra domenica e lunedì, qualcuno che sa farlo ha reciso le piante, le ha divise in manne e se ne è andato senza scomporsi.
Nel frattempo, non imputando alla stessa persona la chiamata la coincidenza resta, una segnalazione alla Guardia di Finanza sveglia Marco che preoccupato propone alle FF.OO. di andare insieme dai Carabinieri a cui era già nota la biografia del campo.

La segnalazione alla Guardia di Finanza rimarrà anonima ma denunciava un campo di marijuana. Cosa improbabile data la presenza di cartello: “CANAPA NO THC”.

Fabio accorre da Marco dai Carabinieri con la Guardia di Finanza e il caos regna sovrano di fronte all’ignoranza legislativa delle FF.OO.

La neonata legge 242 del dicembre 2016 prevede art. 2 comma 1. “La coltivazione delle varieta’ di canapa di cui all’articolo 1, comma 2, e’ consentita senza necessita’ di autorizzazione.” inoltre “Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate…possono essere disposti dall’autorita’ giudiziaria solo qualora…risulti che il contenuto di THC nella coltivazione e’ superiore allo 0,6 per cento.”

La Finanza sostiene l’irregolarità del campo in quanto non recintato, fonte Asso Canapa. I Carabinieri rispondono che non ce n’è bisogno, fonte codice civile capo II sez. I art. 841.

Lo scorso anno le coltivazioni di canapa sono aumentate del 200%, dati della Coldiretti, quest’anno  stiamo vestendo di verde la bella penisola. Tra gli interessi i più disparati ma il più bello, quello che ci fa brillare gli occhi è che torna la canapa dove è sempre stata storicamente, dove la vorremmo veder regnare in tutte le sue forme.

L’intimidazione è forte e prorompente nei cuori agricoltori di noi amanti di canapa.
Dobbiamo aver paura? Sono compaesani invidiosi? Sono proibizionisti? Sono associazioni di persone legali o meno che non ci vogliono o che non vogliono cannabis libera di crescere come tutte le altre piante, sono qualcosa che non ci fa dormire sereni. Siamo feriti e incazzati, gonfi di semi da piantare, piantare ovunque!

Quindi, piantatela!

Direttivo CIP

Ieri 26 giugno, a Cori in provincia di Latina nella regione Lazio , e’ avvenuta una pesante intimidazione nei confronti del Canapa Info Point: uno dei campi di canapa in rigogliosa fase di fioritura nonostante la siccita’ del 2017, seminata e coltivata dalla nostra Associazione, e’ stato tagliato e tutte le piante sono state legate in fascine e abbandonate sul campo.

In contemporanea, per pura casualita’, si è presentata la Guardia di Finanza per i controlli di rito, i cui agenti si sono astenuti dall’acquisire la nostra denuncia, anzi, ribaltando lo stato dei fatti sembrerebbe che la colpa sia nostra, in quanto “il campo deve essere recintato con le tabelle ogni 10m “, senza nessuna menzione sulla legge di riferimento, erano presenti anche alcuni agenti del Corpo dei Carabinieri che hanno invece sostenuto la legittimita’ di tutte le nostre azioni, contestando addirittura l’atteggiamento poco professionale dei rappresentanti della Guardia di Finanza.

Questa e’ la dimostrazione di quanto odio, discriminazione e ignoranza ha creato il Proibizionismo ed e’ deludente constatare quanta cattiveria è stata elargita verso tutto ciò che non rientra nella condivisione convenzionale.

Ci teniamo a ringraziare gli agenti dei Carabinieri locali per la competenza e la professionalita’ dimostrata ai colleghi della GdF in sostegno degli agricoltori e ringraziamo anche la comunita’ locale, che ci segue e ci stima, per la solidarieta’ dimostrataci.

Non saranno certo queste azioni meschine a fermare il nostro progetto per la cannabis libera da ogni pregiudizio!

Direttivo Canapa Info Point

E’ di oggi la notizia dell’indagine a carico del’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, per riciclaggio di denaro proveniente da evasione fiscale e della sua collusione con nomi che hanno una certa rilevanza negli introiti più discutibili del nostro Erario, quelli relativi alle slot machine, di cui l’imprenditore Francesco Corallo, già in carcere, è un’indiscutibile potenza: <http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/fini_riciclaggio_sequestrato_milione_euro-2469953.html>.

Un danno di immagine, per il nostro caro inquisitore, in cui speravamo, come lo speravamo per l’altro artefice di un disastro sociale senza precedenti, il sen. Carlo Giovanardi, coautore con Fini della legge che ha distrutto non solo l’immagine, ma anche la vita di centinaia di migliaia di persone, spesso innocenti e rispettabili, ma costretti a subire un’ingiustizia per colpa di un ottuso sistema, che mette la vita dei cittadini in mano a personaggi che nulla di autorevole hanno e la cui pericolosità sociale, a causa dei loro intrallazzi, è ben lungi superiore a quella provocata da un innocuo coltivatore di cannabis!

Ma a parte la soddisfazione che possiamo provare per le vicende giudiziarie in cui sono coinvolti i novelli Torquemada, che in virtù di chissà quale privilegio mai si sarebbero aspettati di essere loro a vestire il ruolo di imputati, ci sembra il caso di iniziare di nuovo a porre l’attenzione su quanto sta avvenendo in Italia e in altri Paesi a proposito della legalizzazione della cannabis, partendo dalle promesse di Macron nella fase elettorale e che ora sta perfezionando a proposito della sua depenalizzazione: <http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/francia_macron_depenalizza_cannabis_multa_consumo-2462914.html> che nulla ha a che vedere con la legalizzazione proposta da Benoit Hamon, candidato socialista, ma è pur sempre un grande passo avanti in un Paese che punisce con il carcere anche il semplice consumo.

Aperture significative e ancor più significativo è che il tema depenalizzazione o legalizzazione compare ormai in molti programmi di Partiti o Movimenti in quasi tutte le campagne elettorali di quasi tutti i Paesi del mondo occidentale, tranne alcuni che ancora non avvertono l’importanza dell’argomento, tra cui l’Italia!

E nel prossimo futuro, nonostante le elezioni sembrino ormai alle porte, nulla sembra poter cambiare riguardo l’attenzione che i Partiti o i Movimenti italiani prestano all’argomento, al problema che coinvolge le abitudini e lo stile di vita di milioni di cittadini.

Con la legge elettorale che il parlamento si appresta ad approvare con l’accordo tra Forza Italia, Partito Democratico, Lega e 5 Stelle, si prospetta la possibilità che tutti i Partiti minori scompaiano, tra cui la costellazione di formazioni di sinistra che non sembra al momento possa superare (a meno che non si formi una coalizione) la soglia di sbarramento prevista al 5%.

Questo vorrebbe dire far mancare molte voci pro-legalizzazione nelle aule istituzionali, da Sinistra Italiana a Possibile, da Articolo Uno-MDP a tutta quella componente laica e progressista che finora ha sostenuto la battaglia per la legalizzazione in parlamento e la costituzione dell’Intergruppo Parlamentare, che senza queste autorevoli voci perderebbe di forza e credibilità, lasciando che la componente più ostica e reticente nei confronti di qualsiasi apertura sull’argomento, continui a farla da padrona sulle scelte individuali nel rispetto dei diritti civili.

Non ci resta quindi che chiedere, a gran voce, sui social e con tutti gli strumenti, associativi e personali che siano, che i Partiti o Movimenti che si presenteranno al giudizio del popolo alle prossime elezioni si dichiarino in merito all’argomento “legalizzazione” e che questo compaia a chiare lettere nel programma elettorale contemplato, di sicuro, nel diritto all’autodeterminazione e alle libere scelte di ogni cittadino, ma anche come strumento per combattere il narcotraffico, il monopolio delle case farmaceutiche e la difesa dell’ambiente contro le industrie del petrolio e della deforestazione …altrimenti milioni di consumatori potrebbero anche contemplare e rivendicare una sacrosanta e assolutamente consapevole astensione dal voto!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Versione integrale dell’incontro con i rappresentanti dell’Intergruppo Parlamentare a Indica Sativa Trade:
http://www.radioradicale.it/scheda/508596/legalizzazione-incontro-con-i-rappresentanti-dellintergruppo

Continuano ad arrivare copiose le adesioni alla manifestazione pro legalizzazione Fuma Parei, espressione piemontese che significa “facciamo così”!
Condividete, partecipate, venite a dire la vostra.
Non era mai successo che così tante organizzazioni aderissero ad una manifestazione per la legalizzazione della Canapa.
Il gruppo consiliare torinese del Movimento 5 Stelle, la CGIL, l’ARCI, partiti, associazioni, i giovani del Partito Democratico e di Rifondazione Comunista hanno trovato un comune terreno di lavoro e di iniziativa politica.
Lavoriamo per creare Coordinamenti Unitari in tutte le città, in tutte le regioni.
Facciamo crescere la spinta necessaria ad una rapida e positiva soluzione del problema.
Il proibizionismo non funziona, se ne prenda atto e si provi a cambiare.
Uniti potremmo farcela :-)

L’evento della Fuma Parei! Torino 2017
https://www.facebook.com/events/764060070419298/

http://fumaparei.altervista.org/

Hanno finora aderito: Arci, CGIL, Possibile, Giovani Democratici, Radicali Italiani, Associazione Adelaide Aglietta, Radical Cannabis Club, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista, Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle Torino, Giovani Comunisti, Associazione Culturale ARCI Iniziativa RicreAt(t)iva, Medical Cannabis Club Torino, C.I.P. Canapa Info Point, Associazione Canapa Italiana, Non Solo Skunk, Dolce Vita Magazine, Craziest Growshop, A.S.C.I.A., Associazione Canapese, Pastafariani, Wiki Mafia, Qualcosa di Sinistra, WE generation, Campo Progressista, Soft Secrets.

Iniziamo con il ringraziare gli organizzatori di Indica Sativa Trade giunta alla sua 5^ edizione, evento tradizionale e storico per il mondo cannabico che anche quest’ anno ci ha dato l’occasione per fare il punto della situazione con alcuni rappresentanti del’Intergruppo parlamentare, quella coalizione trasversale costituita ormai molti mesi fa e che sembra aver tirato i remi in barca nella determinazione con cui arrivare ad una legge giusta per quanto riguarda l’autoproduzione e il consumo di cannabis.

Un incontro fortemente voluto ed organizzato dalle nostre Associazioni, proprio per cercare di capire dalla viva voce dei protagonisti cosa sta succedendo e quali sono le prospettive nell’immediato futuro, ed è con non poco sconforto che abbiamo potuto ascoltare le motivazioni che impediscono alla proposta di legge, con più consensi da parte di deputati e senatori nella storia del Parlamento italiano, di approdare ad un equilibrato e serio confronto in aula.

All’incontro hanno partecipato: Rita Bernardini (Radicali Italiani), Beatrice Brignone (Possibile), Daniele Farina (Sinistra Italiana), Vittorio Ferraresi (Movimento 5 Stelle) e Adriano Zaccagnini (Articolo 1-MDP), mentre il Sen. Della Vedova ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a causa di impegni istituzionali, ma ci ha assicurato telefonicamente di seguire molto da vicino la questione e di non dubitare del suo impegno.

Ma a parte le belle parole, i fatti stanno in maniera molto semplice poiché, nonostante la nutrita adesione di molti parlamentari alla pdl presentata dall’Intergruppo, questo numero, all’inizio molto consistente e significativo, ha iniziato, man mano che il tempo passava e continua a passare, a scemare, facendo perdere di credibilità all’intero impianto legislativo e aprendo forti dubbi sulla possibilità che possa essere trovata in tempi brevi, quell’auspicata soluzione in grado di risolvere il problema che continua ad affliggere centinaia di migliaia di cittadini, se non addirittura milioni, costretti a esercitare clandestinamente una pratica che dovrebbe, invece, essere semplicemente accettata e tollerata secondo il principio della non pericolosità nei confronti della salute e della sicurezza pubbliche.

E’ stato oggettivamente constatato, sia dai parlamentari che dalle persone che sono intervenute nel dibattito, che l’abolizione della Fini-Giovanardi non ha minimamente arginato il clima persecutorio nei confronti di innocui consumatori e che non è possibile continuare a sottostare al ricatto propinato dalla componente cattolica dei vari partiti di maggioranza e opposizione che, dopo l’anatema lanciato qualche settimana fa da Papa Francesco contro la legalizzazione, sembra aver trovato nuova linfa per alimentare l’aspetto ideologico di chiusura sull’uso della cannabis!

L’incontro è terminato con il proposito di trovare nuove forme di pressione e di mobilitazione per sostenere l’attività dell’Intergruppo, cosa alla quale le nostre Associazioni parteciperanno e contribuiranno con tutte le forze che hanno e con l’impegno da parte dei deputati ad adottare tutti gli strumenti messi a disposizione dei singoli parlamentari e dei gruppi, per superare il momento di stallo che stiamo subendo, per arrivare, entro l’estate, alla calendarizzazione della proposta di legge per definire una data per il dibattito in aula.

Ringraziamo Rita Bernardini, Beatrice Brignone, Daniele Farina, Vittorio Ferraresi e Adriano Zaccagnini per aver accettato il nostro invito e per aver partecipato ad un confronto con le associazioni e i consumatori che riteniamo sia stato molto utile per tutti.

ASCIA – CIP

I vertici della Direzione Nazionale Antimafia tornano ad esprimersi contro il proibizionismo, sottolineando comunque che sono radicalmente contrari ad autorizzare la coltivazione della cannabis ai privati, sia in forma individuale che associata.
Provo a comprendere il loro timore nell’autorizzare la produzione attraverso forme associative: certamente il nostro Stato, che non riesce a monitorare neppure gli appalti pubblici per la realizzazione delle strade, autorizzando tali attività rischierebbe di aprire un varco “legale” alla criminalità organizzata.
Potremmo ritrovarci con Igor “il Russo”, a fare da presidente in un Cannabis Social Club!!!
Ma ormai è troppo tardi per proporre esclusivamente il “monopolio”, vietando l’autoproduzione.
Se ci avessero pensato negli anni 80, quando il lungimirante Pannella chiedeva la legalizzazione distribuendo hashish, forse il popolo italiano avrebbe accettato di “fumare” ciò che avrebbe potuto passare il Governo; esattamente come ha accettato ciò che ha passato la mafia.
Ma gli oltre 30 anni di proibizionismo hanno portato molti consumatori di cannabis all’autoproduzione, non sovvenzionando le narcomafie, e ribellandosi all’insensato divieto imposto dalla Legge.
Chi coltiva cannabis, schifa quella venduta per strada. Perché dovrebbe accettare quella prodotta dallo Stato? La “Cannabis di Stato” sarà il prodotto ideale per il consumatore occasionale, o per il curioso.
Ma è inaccettabile per i consumatori di cannabis che sono diventati dei veri intenditori: estremamente critici nello scegliere le qualità.
Mi scuso in anticipo per ciò che sto per scrivere, perché potrebbe sembrare eccessivamente arrogante, ma è solo una constatazione dei fatti.
Il 28 ottobre del 2008 fui arrestato perché trovato in possesso del raccolto di 60 piante, coltivate con metodi biologici in vasi da 25 litri, all’interno di una serra che mi ero costruito da solo. La Polizia dichiarò che avevo prodotto 18Kg di cannabis asciutta. Chi guarda le foto delle piante ancora ad inizio della fioritura, pensa che ci sia stato un errore: sono piante che sembrano superavano i 500g di infiorescenze l’una.
Tutto questo coltivando da solo, e nascondendomi come se stessi davvero commettendo un crimine.
Invece, il centro farmaceutico militare di Firenze, autorizzato a produrre cannabis e agevolato dal lavoro del Dr. Giampaolo Grassi che fornisce talee belle e pronte, ha prodotto solo 15kg di cannabis dopo anni di sperimentazioni.
Quanti anni impiegherà lo Stato per produrre cannabis ad uso ricreativo? E quale consumatore accetterà quel prodotto?
Se la scienza ne riconosce la scarsissima pericolosità e l’elevatissimo potere terapeutico, perché ogni cittadino non deve essere libero di mettere in serra il seme della genetica che preferisce?
Dateci un numero massimo di piante, inasprite le pene per lo spaccio, ma non osate vietare la coltivazione personale del vegetale più utile all’uomo, da sempre.
Per secoli la canapa ha fornito cellulosa per far carta, su cui sono stati stampati i libri che hanno tramandato la conoscenza. Dobbiamo essere grati a questa pianta per le scoperte geografiche dato che per fare un veliero serviva più canapa che legno: le vele, le corde, i vestiti dei marinai, l’olio che bruciava nelle lanterne, le carte nautiche… tutto veniva prodotto dalla canapa.
La scienza ha dimostrato che la canapa è la pianta più utile all’uomo, anche dal punto di vista terapeutico.
Sfido chiunque a trovare un prodotto erboristico con effetti terapeutici evidentissimi contro: Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Alzheimer ed altre malattie del sistema nervoso centrale, Cancro, Glaucoma, Fibromalgia, dolore cronico, depressione, ecc…
Oggi sappiamo che le infiorescenze di cannabis hanno questo potere.
Eppure, i nostri rappresentanti politici che non temono di armare le mani dei cittadini, non temono di deviarli col gioco d’azzardo, non temono di avvelenarli con il cibo spazzatura venduto dalle catene di fast food e nei supermercati, che non temono e autorizzano l’uso di pesticidi e diserbanti, temono ancora la cannabis!
Certamente non è piantandosi della canapa in casa che possiamo avere certezza di guarire da una patologia. Per quello ci facciamo aiutare da medici e farmacisti che hanno sperimentato più di noi ed hanno realizzato estratti idonei alle varie esigenze, però si può affermare con la stessa certezza che, l’autorizzare i cittadini maggiorenni a coltivare un numero limitato di piante, non lederà alla nostra società, né da un punto di vista della salute, né tantomeno da quello della sicurezza pubblica!
Certamente la cannabis, come moltissime altre cose, fa bene se usata in un certo modo, ma lasciatelo dire a chi la usa da sempre, piuttosto che ad ignoranti proibizionisti.
Io sono un consumatore responsabile di cannabis da 25 anni. Non fumo sigarette di tabacco, non bevo alcol, pratico sport, amo leggere.
Ho frequentato posti in cui si consumava cannabis ed altri in cui veniva invece consumato alcol. Nei primi mi sono sempre sentito sicuro: non ho mai visto persone “fumate” fare a bott e mai nessuno è finito in ospedale. Per consumo di cannabis non è mai morto nessuno nell’intera storia dell’umanità.
Dove invece si usa e abusa legalmente di alcol, c’è sempre da temere che scoppi una rissa, o che qualche ubriaco si faccia male anche da solo perdendo l’equilibrio. Per non parlare dei ricoveri per coma etilico o dei figli concepiti per errore a causa di una sbronza.
Sono infondati i timori sulle conseguenze che potrebbe avere la legalizzazione dell’autoproduzione (permessa solo ai maggiorenni) sui minori: quello che spinge un giovane ad usare delle droghe è la curiosità, che si amplifica ponendo divieti. Usare una sostanza che ha effetti psicoattivi, deve invece essere una scelta consapevole e responsabile. L’esempio concreto arriva dal vino, usato come bevanda e per pasteggiare: impariamo ad assumerlo responsabilmente sin da bambini. Ci sarà sempre qualche individuo che, per motivi individuali, abuserà dell’alcol e purtroppo negli ultimi anni il fenomeno sembra essere in aumento, soprattutto tra i giovani. Ma il motivo va ricercato nell’educazione che essi ricevono in merito all’uso di bevande alcoliche e non nella libertà di bere.
E’ una contraddizione che non è possibile tollerare ulteriormente e i nostri politici non possono più impedire che i semi di canapa germoglino e fioriscano nelle case degli italiani.

Giuseppe Nicosia – ASCIA
antiproibizionista e consumatore responsabile di cannabis.