Versione integrale dell’incontro con i rappresentanti dell’Intergruppo Parlamentare a Indica Sativa Trade:
http://www.radioradicale.it/scheda/508596/legalizzazione-incontro-con-i-rappresentanti-dellintergruppo

Continuano ad arrivare copiose le adesioni alla manifestazione pro legalizzazione Fuma Parei, espressione piemontese che significa “facciamo così”!
Condividete, partecipate, venite a dire la vostra.
Non era mai successo che così tante organizzazioni aderissero ad una manifestazione per la legalizzazione della Canapa.
Il gruppo consiliare torinese del Movimento 5 Stelle, la CGIL, l’ARCI, partiti, associazioni, i giovani del Partito Democratico e di Rifondazione Comunista hanno trovato un comune terreno di lavoro e di iniziativa politica.
Lavoriamo per creare Coordinamenti Unitari in tutte le città, in tutte le regioni.
Facciamo crescere la spinta necessaria ad una rapida e positiva soluzione del problema.
Il proibizionismo non funziona, se ne prenda atto e si provi a cambiare.
Uniti potremmo farcela :-)

L’evento della Fuma Parei! Torino 2017
https://www.facebook.com/events/764060070419298/

http://fumaparei.altervista.org/

Hanno finora aderito: Arci, CGIL, Possibile, Giovani Democratici, Radicali Italiani, Associazione Adelaide Aglietta, Radical Cannabis Club, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista, Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle Torino, Giovani Comunisti, Associazione Culturale ARCI Iniziativa RicreAt(t)iva, Medical Cannabis Club Torino, C.I.P. Canapa Info Point, Associazione Canapa Italiana, Non Solo Skunk, Dolce Vita Magazine, Craziest Growshop, A.S.C.I.A., Associazione Canapese, Pastafariani, Wiki Mafia, Qualcosa di Sinistra, WE generation, Campo Progressista, Soft Secrets.

Iniziamo con il ringraziare gli organizzatori di Indica Sativa Trade giunta alla sua 5^ edizione, evento tradizionale e storico per il mondo cannabico che anche quest’ anno ci ha dato l’occasione per fare il punto della situazione con alcuni rappresentanti del’Intergruppo parlamentare, quella coalizione trasversale costituita ormai molti mesi fa e che sembra aver tirato i remi in barca nella determinazione con cui arrivare ad una legge giusta per quanto riguarda l’autoproduzione e il consumo di cannabis.

Un incontro fortemente voluto ed organizzato dalle nostre Associazioni, proprio per cercare di capire dalla viva voce dei protagonisti cosa sta succedendo e quali sono le prospettive nell’immediato futuro, ed è con non poco sconforto che abbiamo potuto ascoltare le motivazioni che impediscono alla proposta di legge, con più consensi da parte di deputati e senatori nella storia del Parlamento italiano, di approdare ad un equilibrato e serio confronto in aula.

All’incontro hanno partecipato: Rita Bernardini (Radicali Italiani), Beatrice Brignone (Possibile), Daniele Farina (Sinistra Italiana), Vittorio Ferraresi (Movimento 5 Stelle) e Adriano Zaccagnini (Articolo 1-MDP), mentre il Sen. Della Vedova ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a causa di impegni istituzionali, ma ci ha assicurato telefonicamente di seguire molto da vicino la questione e di non dubitare del suo impegno.

Ma a parte le belle parole, i fatti stanno in maniera molto semplice poiché, nonostante la nutrita adesione di molti parlamentari alla pdl presentata dall’Intergruppo, questo numero, all’inizio molto consistente e significativo, ha iniziato, man mano che il tempo passava e continua a passare, a scemare, facendo perdere di credibilità all’intero impianto legislativo e aprendo forti dubbi sulla possibilità che possa essere trovata in tempi brevi, quell’auspicata soluzione in grado di risolvere il problema che continua ad affliggere centinaia di migliaia di cittadini, se non addirittura milioni, costretti a esercitare clandestinamente una pratica che dovrebbe, invece, essere semplicemente accettata e tollerata secondo il principio della non pericolosità nei confronti della salute e della sicurezza pubbliche.

E’ stato oggettivamente constatato, sia dai parlamentari che dalle persone che sono intervenute nel dibattito, che l’abolizione della Fini-Giovanardi non ha minimamente arginato il clima persecutorio nei confronti di innocui consumatori e che non è possibile continuare a sottostare al ricatto propinato dalla componente cattolica dei vari partiti di maggioranza e opposizione che, dopo l’anatema lanciato qualche settimana fa da Papa Francesco contro la legalizzazione, sembra aver trovato nuova linfa per alimentare l’aspetto ideologico di chiusura sull’uso della cannabis!

L’incontro è terminato con il proposito di trovare nuove forme di pressione e di mobilitazione per sostenere l’attività dell’Intergruppo, cosa alla quale le nostre Associazioni parteciperanno e contribuiranno con tutte le forze che hanno e con l’impegno da parte dei deputati ad adottare tutti gli strumenti messi a disposizione dei singoli parlamentari e dei gruppi, per superare il momento di stallo che stiamo subendo, per arrivare, entro l’estate, alla calendarizzazione della proposta di legge per definire una data per il dibattito in aula.

Ringraziamo Rita Bernardini, Beatrice Brignone, Daniele Farina, Vittorio Ferraresi e Adriano Zaccagnini per aver accettato il nostro invito e per aver partecipato ad un confronto con le associazioni e i consumatori che riteniamo sia stato molto utile per tutti.

ASCIA – CIP

I vertici della Direzione Nazionale Antimafia tornano ad esprimersi contro il proibizionismo, sottolineando comunque che sono radicalmente contrari ad autorizzare la coltivazione della cannabis ai privati, sia in forma individuale che associata.
Provo a comprendere il loro timore nell’autorizzare la produzione attraverso forme associative: certamente il nostro Stato, che non riesce a monitorare neppure gli appalti pubblici per la realizzazione delle strade, autorizzando tali attività rischierebbe di aprire un varco “legale” alla criminalità organizzata.
Potremmo ritrovarci con Igor “il Russo”, a fare da presidente in un Cannabis Social Club!!!
Ma ormai è troppo tardi per proporre esclusivamente il “monopolio”, vietando l’autoproduzione.
Se ci avessero pensato negli anni 80, quando il lungimirante Pannella chiedeva la legalizzazione distribuendo hashish, forse il popolo italiano avrebbe accettato di “fumare” ciò che avrebbe potuto passare il Governo; esattamente come ha accettato ciò che ha passato la mafia.
Ma gli oltre 30 anni di proibizionismo hanno portato molti consumatori di cannabis all’autoproduzione, non sovvenzionando le narcomafie, e ribellandosi all’insensato divieto imposto dalla Legge.
Chi coltiva cannabis, schifa quella venduta per strada. Perché dovrebbe accettare quella prodotta dallo Stato? La “Cannabis di Stato” sarà il prodotto ideale per il consumatore occasionale, o per il curioso.
Ma è inaccettabile per i consumatori di cannabis che sono diventati dei veri intenditori: estremamente critici nello scegliere le qualità.
Mi scuso in anticipo per ciò che sto per scrivere, perché potrebbe sembrare eccessivamente arrogante, ma è solo una constatazione dei fatti.
Il 28 ottobre del 2008 fui arrestato perché trovato in possesso del raccolto di 60 piante, coltivate con metodi biologici in vasi da 25 litri, all’interno di una serra che mi ero costruito da solo. La Polizia dichiarò che avevo prodotto 18Kg di cannabis asciutta. Chi guarda le foto delle piante ancora ad inizio della fioritura, pensa che ci sia stato un errore: sono piante che sembrano superavano i 500g di infiorescenze l’una.
Tutto questo coltivando da solo, e nascondendomi come se stessi davvero commettendo un crimine.
Invece, il centro farmaceutico militare di Firenze, autorizzato a produrre cannabis e agevolato dal lavoro del Dr. Giampaolo Grassi che fornisce talee belle e pronte, ha prodotto solo 15kg di cannabis dopo anni di sperimentazioni.
Quanti anni impiegherà lo Stato per produrre cannabis ad uso ricreativo? E quale consumatore accetterà quel prodotto?
Se la scienza ne riconosce la scarsissima pericolosità e l’elevatissimo potere terapeutico, perché ogni cittadino non deve essere libero di mettere in serra il seme della genetica che preferisce?
Dateci un numero massimo di piante, inasprite le pene per lo spaccio, ma non osate vietare la coltivazione personale del vegetale più utile all’uomo, da sempre.
Per secoli la canapa ha fornito cellulosa per far carta, su cui sono stati stampati i libri che hanno tramandato la conoscenza. Dobbiamo essere grati a questa pianta per le scoperte geografiche dato che per fare un veliero serviva più canapa che legno: le vele, le corde, i vestiti dei marinai, l’olio che bruciava nelle lanterne, le carte nautiche… tutto veniva prodotto dalla canapa.
La scienza ha dimostrato che la canapa è la pianta più utile all’uomo, anche dal punto di vista terapeutico.
Sfido chiunque a trovare un prodotto erboristico con effetti terapeutici evidentissimi contro: Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Alzheimer ed altre malattie del sistema nervoso centrale, Cancro, Glaucoma, Fibromalgia, dolore cronico, depressione, ecc…
Oggi sappiamo che le infiorescenze di cannabis hanno questo potere.
Eppure, i nostri rappresentanti politici che non temono di armare le mani dei cittadini, non temono di deviarli col gioco d’azzardo, non temono di avvelenarli con il cibo spazzatura venduto dalle catene di fast food e nei supermercati, che non temono e autorizzano l’uso di pesticidi e diserbanti, temono ancora la cannabis!
Certamente non è piantandosi della canapa in casa che possiamo avere certezza di guarire da una patologia. Per quello ci facciamo aiutare da medici e farmacisti che hanno sperimentato più di noi ed hanno realizzato estratti idonei alle varie esigenze, però si può affermare con la stessa certezza che, l’autorizzare i cittadini maggiorenni a coltivare un numero limitato di piante, non lederà alla nostra società, né da un punto di vista della salute, né tantomeno da quello della sicurezza pubblica!
Certamente la cannabis, come moltissime altre cose, fa bene se usata in un certo modo, ma lasciatelo dire a chi la usa da sempre, piuttosto che ad ignoranti proibizionisti.
Io sono un consumatore responsabile di cannabis da 25 anni. Non fumo sigarette di tabacco, non bevo alcol, pratico sport, amo leggere.
Ho frequentato posti in cui si consumava cannabis ed altri in cui veniva invece consumato alcol. Nei primi mi sono sempre sentito sicuro: non ho mai visto persone “fumate” fare a bott e mai nessuno è finito in ospedale. Per consumo di cannabis non è mai morto nessuno nell’intera storia dell’umanità.
Dove invece si usa e abusa legalmente di alcol, c’è sempre da temere che scoppi una rissa, o che qualche ubriaco si faccia male anche da solo perdendo l’equilibrio. Per non parlare dei ricoveri per coma etilico o dei figli concepiti per errore a causa di una sbronza.
Sono infondati i timori sulle conseguenze che potrebbe avere la legalizzazione dell’autoproduzione (permessa solo ai maggiorenni) sui minori: quello che spinge un giovane ad usare delle droghe è la curiosità, che si amplifica ponendo divieti. Usare una sostanza che ha effetti psicoattivi, deve invece essere una scelta consapevole e responsabile. L’esempio concreto arriva dal vino, usato come bevanda e per pasteggiare: impariamo ad assumerlo responsabilmente sin da bambini. Ci sarà sempre qualche individuo che, per motivi individuali, abuserà dell’alcol e purtroppo negli ultimi anni il fenomeno sembra essere in aumento, soprattutto tra i giovani. Ma il motivo va ricercato nell’educazione che essi ricevono in merito all’uso di bevande alcoliche e non nella libertà di bere.
E’ una contraddizione che non è possibile tollerare ulteriormente e i nostri politici non possono più impedire che i semi di canapa germoglino e fioriscano nelle case degli italiani.

Giuseppe Nicosia – ASCIA
antiproibizionista e consumatore responsabile di cannabis.

Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale <http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/droga_serra_domotica_roma-2389157.html> e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate <http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/festival-cannabis-1.3047821>, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.

E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Il senatore Carlo Giovanardi è indagato dall’antimafia

L’ultima crociata del senatore Carlo Giovanardi sarà, forse, la più difficile da affrontare. Dovrà infatti difendersi dalle pesanti accuse che gli contestano i magistrati di Bologna. L’attuale membro della commissione antimafia – già ministro e sottosegretario berlusconiano – è indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e minaccia o violenza a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il tutto con l’aggravante di aver rafforzato l’associazione mafiosa, agevolandola. In questo caso specifico, l’associazione, risponde al nome di ‘ndrangheta emiliana.

Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. Il titolare dell’azienda Bianchini costruzioni è sotto processo per concorso esterno alla mafia a Reggio Emilia, insieme ai capi bastone dell’organizzazione criminale. Ma il senatore, è l’ipotesi degli inquirenti, non si è fatto alcuno scrupolo nel montare una campagna contro prefetti, investigatori e magistratura, per tutelare un imprenditore che con gli uomini del padrino Nicolino Grande Aracri andava a braccetto.

Con i titolari di questa azienda di San Felice, paesone colpito pesantemente dal sisma del 2012, l’ex ministro si è incontrato varie volte. Anche nel suo studio. Per il politico modenese i Bianchini sono imprenditori seri, guai a chi lo mette in dubbio. E per questo vanno difesi senza remore, nonostante le pesanti accuse dell’antimafia e il primo pentito della cosca emiliana che ha riempito decine di verbali sugli affari portati avanti con la complicità dell’imprenditore modenese, che oltre a fare la parte del leone nella ricostruzione post terremoto aveva ottenuto lavori anche nei cantieri Expo di Milano.

A Giovanardi l’avviso è stato notificato lo scorso venerdì, alla vigilia del primo congresso provinciale del nuovo movimento politico, Idea popolo e libertà, di cui è fondatore insieme a Eugenia Roccella e Gaetano Quaglieriello. Tra gli indagati altre tre persone, che lo stesso giorno hanno ricevuto il medesimo avviso, tra questi c’è il capo di gabinetto della prefettura di Modena, Mario Ventura.

Oltre all’informazione di garanzia gli indagati hanno ricevuto la notifica della fissazione dell’udienza davanti al gip, chiesta dai pm Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, a maggiore tutela del parlamentare. Infatti, in base all’articolo 6 della normativa sulle «disposizioni in materia di processi penali nei confronti di alte cariche dello Stato», per utilizzare le intercettazioni che riguardano deputati e senatori è necessario chiedere il via libera alla giunta per le autorizzazioni. Nel caso di Giovanardi i pm hanno preferito adottare una cautela ulteriore, e far decidere a un giudice terzo la rilevanza o meno di quelle telefonate “indirette” in cui spunta il senatore, membro peraltro della commissione antimafia. Solo se il gip dovesse ritenerle rilevanti verranno inviate al Senato.

Sempre lo stesso gip dovrà valutare anche i tabulati acquisiti durante i due anni di indagine riservatissima condotta dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Modena coordinati dai pm che hanno firmato la maxi inchiesta Aemilia, quella sulla ‘ndrangheta emiliana appunto. Non è un caso ovviamente che il filone “Giovanardi” scaturisca da questa indagine.

I sospetti sull’ex ministro iniziano a prendere forma proprio nei giorni immediatamente successivi alla retata “Aemilia”. Da quando cioè l’allora procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, si recò in gran segreto negli uffici della prefettura modenese per sentire quale persona informata dei fatti l’attuale capo di gabinetto del prefetto, Mario Ventura, indagato ora insieme al politico. Dopo di lui, tenendo sempre un bassissimo profilo, la procura ha ascoltato diversi testimoni: dagli ex prefetti di Modena fino ad arrivare al capo del Girer, il poliziotto Cono Incognito, che guida il gruppo di indagine creato ad hoc per vigilare sulla ricostruzione del dopo sisma.

Sotto i riflettori la strategia per far rientrare alcune aziende storiche del territorio sospettate di vicinanza ai clan negli elenchi “mafia free” della prefettura. Ventura, quando fu ascoltato dai magistrati, definì il suo amico senatore «un martello pneumatico» per le pressioni continue che esercitava con il fine di convincere a riabilitare l’impresa Bianchini. Società attivissima in regione e nella ricostruzione post terremoto, poi bloccata perché condizionata dal clan Grande Aracri, famiglia di ‘ndrangheta con cuore a Cutro, provincia di Crotone, ma testa e cassaforte tra Modena, Reggio Emilia e Parma, da ormai quasi 40 anni.

I video sequestrati
Tra il materiale acquisito dagli investigatori, in parte già mostrato durante il dibattimento in corso a Reggio Emilia contro la ‘ndrangheta emiliana, c’è un video registrato da Alessandro Bianchini, il figlio di Augusto. Entrambi sotto processo per complicità con la cosca, godono di un un ottimo rapporto con Giovanardi. Tuttavia è nella natura dei Bianchini non fidarsi di nessuno. Per questo Alessandro ha l’abitudine di registrare tutti gli incontri che organizza. Così tra i segreti archiviati custodisce nell’hard disk del pc anche i dialoghi con il senatore.

Per i pm un video più degli altri ha un’importanza fondamentale. Porta la data del 18 ottobre 2014: I Bianchni ammettono davanti a Giovanardi di avere fatto fatture false con il gruppo dei “cutresi” e non nascondono il rapporto con Bolognino, il braccio operativo del grande capo don Nicolino Grande Aracri. Confermano in pratica quanto gli contesta la procura. Da questo momento in poi Giovanardi è, secondo i pm, consapevole del ruolo di Bianchini. Ma nonostante ciò ha proseguito nella sua opera di pressing sulle istituzioni. Il pressing, è bene sottolinearlo, secondo Giovanardi rientrava nelle prerogative di un parlamentare, a tutela dell’economia del territorio e per cambiare una legge, quella sulle interdittive antimafia, secondo lui inefficiente e pericolosa.

Le pressioni del senatore Giovanardi per salvare l’azienda nel mirino dell’antimafia
Un pentito della ‘ndrangheta svela come l’imprenditore modenese Bianchini “oliava” la politica. I verbali agli atti del maxi processo Aemilia, dove tra i fascicoli spunta anche il nome di Giovanardi (non indagato). Il senatore intercedeva per l’imprenditore ora sotto processo per mafia
C’è poi un secondo audio ritenuto di grande interesse. Perché qui il senatore usa parole molto forti. Arrivando persino a dire davanti agli imprenditori che: «A quelli ho detto che se fossi in Bianchini verrei qua con una rivoltella e ammazzo tutti, creando un precedente… folli…folli…».

Le minacce
L’altro capitolo riguarda le minacce di Giovanardi nei confronti di chi non sottostava alle sue richieste. Su sollecitazione di Bianchini, Giovanardi prendeva contatti con tutte le autorità coinvolte: prefetto, capo di gabinetto, questore, comandanti provinciali di carabinieri e finanza, con i loro superiori gerarchici anche a Roma, con stretti collaboratori del ministero interni, e con Bruno Frattasi, direttore ufficio legislativo e relazioni parlamentari.

Tutto con il fine di condizionare l’attività della prefettura, per indirizzare future decisioni e ottenere la revisione del provvedimento su Bianchini. Il senatore ha proseguito la battaglia per mesi. Con modalità tali, sostengono gli inquirenti, da generare preoccupazione in chi riceveva le richieste. Soprattutto in relazione alle ripercussioni cui sarebbero andati incontro qualora non avessero aderito ai desiderata di Giovanardi in merito alla revisione del provvedimento.

Ecco qualche esempio in mano a chi indaga: agli ultimi due prefetti di Modena, il prefetto Benedetto Basile e Michele Di Bari, gli sarebbe stata prospettata l’adozione di un trasferimento ad altra sede o incarico attraverso interventi diretti presso il ministero dell’Interno; agli ufficiali dei Carabinieri è stata paventata la presentazione di esposti all’autorità giudiziaria, e l’avvio di un’incisiva azione parlamentare nel tentativo di influenzare le decisioni di chi avrebbe poi dovuto decidere delle sorti di Bianchini.

Un clima di tensione
Il comportamento e l’atteggiamento di Giovanardi hanno creato un clima di forte tensione all’interno della Prefettura. Tensione soprattuto attorno al prefetto dell’epoca Michele di Bari. Che ha resistito alla richieste continue del senatore, più che certo di centrare l’obiettivo e regalare a Bianchini la nuova iscrizione nelle white list prefettizie.

L’ex ministro berlusconiano non poteva imbarcasi in questa avventura tutto solo. Così all’interno di questo quadro è emerso il ruolo di altri personaggi che a vario titolo si sono spesi per vincere la partita. Un quadro, sostengono i magistrati, in cui la prefettura appare vulnerabile alle interferenze esterne. E in cui l’allora prefetto si è trovato stretto tra l’ ingerenza di Giovanardi, l’intransigenza degli investigatori e un funzionario disponibile ad ascoltare le pretese del politico, che solo tre giorni fa lanciava l’allarme su sicurezza e immigrazione dal palco del congresso provinciale del suo nuovo partito “Idea”.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/04/10/news/carlo-giovanardi-indagato-antimafia-1.299254?ref=fbpe&refresh_ce

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO.
Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.

L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?

RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.

fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

fonte: http://droghe.aduc.it/notizia/legalizzazione+cannabis+ossi+si+dicute+commissioni_133572.php

Nuove tensioni in vista nella maggioranza, con gli alfaniani pronti a tornare sulle barricate. Ma lo scontro coinvolgera’ anche altre forze politiche del centrodestra. Da oggi, infatti, tornera’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera la controversa proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. E’ dal maggio del 2013 che il Parlamento prova a modificare la legislazione sulle cosiddette ‘droghe leggere’, sia per quel che riguarda la coltivazione e l’uso personale per motivi ‘ricreativi’ che, soprattutto, per cio’ che attiene il ricorso alla cannabis per motivi medici e terapeutici. Dopo un lungo lavoro di mediazione ad opera dell’Intergruppo parlamentare, la proposta di legge e’ approdata in Aula alla Camera lo scorso 25 luglio, ma si e’ svolta solo la discussione generale, per poi farvi ritorno ad ottobre, quando Pd e Sinistra italiana, di fronte alle forti resistenze dei partiti contrari alla legge, hanno deciso di rimandarla in commissione. L’iter in commissione e’ stato travagliato e ostacolato dall’ostruzionismo degli ex Ncd – oggi Alternativa popolare – con la presentazione di circa 1.300 emendamenti, a cui se ne sono aggiunti molti altri in occasione dell’avvio dell’esame in Aula, raggiungendo quota 2.000 emendamenti. Una mole enorme che ha impedito alle commissioni di terminare l’esame delle proposte di modifica. Ma e’ stato soprattutto lo scoglio ‘politico’ a ostacolare il percorso della proposta di legge: il partito di Alfano si e’ schierato compatto contro il provvedimento, facendo scendere in campo gli stessi ministri. Per Alternativa popolare non esiste neanche la lontana ipotesi di votare a favore della legalizzazione della cannabis. Anche nel Pd, pero’, c’e’ una ‘fronda’ che si oppone alla legge. Contro si sono poi schierati Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia invece e’ divisa: una parte degli azzurri e’ piu’ possibilista. Favorevoli, oltre la maggioranza dei deputati Pd, anche i 5 Stelle e Sinistra italiana. Dunque, pallottoliere alla mano, e qualora fosse garantita la tenuta del Pd e confermata la linea favorevole dei 5 Stelle, la proposta di legge alla Camera non dovrebbe avere problemi. Tutto dipendera’ da quanto il primo partito di maggioranza sara’ disposto a sacrificare in termini di compattezza e di equilibri di governo pur di arrivare a far tagliare alla legge il primo traguardo. Ma gia’ si torna a parlare nel Pd, come successo anche questa estate, di una soluzione di compromesso, ovvero il possibile stralcio delle norme sull’uso personale, per portare a buon fine almeno la parte relativa all’uso terapeutico.
Cosa prevede il testo della proposta dell’Intergruppo:
- COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS: E’ consentita la coltivazione personale di cannabis, fino 5 piante di sesso femminile, previo invio di una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente. Viene anche consentita la coltivazione della cannabis in forma associata (non piu’ di 50 persone per un massimo di 250 piantine). – USO PERSONALE: E’ consentito l’uso personale di cannabis, ovvero alle persone maggiorenni e’ consentita la detenzione di una piccola quantita’ di cannabis – 5 grammi lordi, innalzabili a 15 per la detenzione in privato domicilio – non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. I limiti possono essere superati nel caso di finalita’ terapeutiche (ma e’ necessaria la prescrizione medica).
- PENE PREVISTE: La legge prevede la non punibilita’ della cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis per consumo personale (5 grammi lordi), mentre introduce pene piu’ gravi per le droghe pesanti (reclusione da 1 a 6 anni e multa da euro 2.064 a euro 13.000) e meno gravi per quelle leggere (reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da euro 1.032 a euro 6.500). Attualmente la pena e’ unica, ovvero la reclusione da 6 mesi a 4 anni e la multa da 1.032 a 10.329 euro, indipendentemente dal tipo di droga oggetto del reato.
- MONOPOLIO DI STATO: La coltivazione, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggetti a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica.
- VENDITA IN LUOGHI PUBBLICI: L’Agenzia delle dogane e dei monopoli puo’ autorizzare all’interno del territorio nazionale la coltivazione della cannabis e la preparazione dei prodotti da essa derivati nonche’ la vendita al dettaglio a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attivita’.
- COLTIVAZIONE PER SCOPI SCIENTIFICI E USO TERAPEUTICO: E’ consentito a enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici coltivare piante di cannabis per scopi scientifici, sperimentali, didattici e terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica. Spetta al ministero della Salute, di intesa con l’Agenzia italiana del farmaco, la promozione della conoscenza e diffusione di informazioni sull’impiego appropriato dei farmaci contenenti principi naturali o sintetici della pianta di cannabis. La prescrizione riguarda cure non superiori a sei mesi.
- RISORSE: Le risorse derivanti dalle sanzioni sono destinate agli interventi nel settore scolastico e ad interventi preventivi, curativi e riabilitativi. Le risorse derivanti dal monopolio statale sulla commercializzazione della cannabis vanno destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
Oltre al testo dell’Intergruppo, e’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera anche la proposta di legge di iniziativa popolare, presentata lo scorso novembre, supportata da oltre 60mila firme. A promuovere l’iniziativa sono stati i Radicali italiani e l’Associazione Luca Coscioni. La proposta e’ simile a quella formulata dall’intergruppo, seppur con lievi differenze. Queste le maggiori:
- AUTOCOLTIVAZIONE: E’ consentita in maniera libera fino a 5 piante; da 6 a 10 piante serve una comunicazione.
- CANNABIS SOCIAL CLUB: E’ consentito associarsi in ‘cannabis social club’ senza fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti per un massimo di 5 piante a testa).
- STOP DELLE PENE GIA’ IN ESSERE: abolizione di tutte le sanzioni penali anche per uso personale di tutte le sostanze ‘proibite’ e scarcerazione di chi ha subito una condanna per reati legati all’uso e detenzione di cannabis.