Saremo utopici e sognatori ma è ciò che ci contraddistingue e che testardamente ci fa continuare una lotta impari contro quei poteri forti italiani e internazionali che in nome di un’economia vecchia, obsoleta e insostenibile continuano a tenere in piedi il mostro capitalista che affonda i suoi denti e ha uno dei suoi pilastri proprio nella proibizione della canapa. Ma è proprio il nostro saper credere ai sogni e cercare di dar loro una forma tangibile che ci mantiene concentrati sull’obiettivo e che a volte ci ha permesso di raggiungerlo.
Ed è anche e soprattutto per quella enorme massa di consumatori ed estimatori di cannabis che sono ormai milioni e milioni solo in Italia, che rappresentano una cultura e una scelta di vita, che solo per il loro enorme numero avrebbero diritto ad essere ascoltati ma soprattutto legittimati e rispettati alla pari di tutti i liberi consumatori di qualunque altra cosa, in questo paese ed in questo sistema economico.
Diritto di Cannabis!!
Ciò che vedo è che in Italia si fanno piccoli passi ma nonostante il dibattito sociale spinga e frema, la politica è del tutto ferma ed assente e sembra aver delegato alle  FFOO e ai magistrati la gestione del problema come meglio credono e secondo il loro singolare punto di vista (per lo stesso “reato” si può infatti essere arrestati, denunciati, processati…ma anche no!)
Ciò che vedo però è anche che per fortuna a livello globale il sistema economico sta cambiando direzione, alcuni equilibri si spezzano e cominciano a lasciare spazio a nuove opportunità …ed è adesso il momento di agire!
Per questo io sogno e continuo a sognare e a lottare perché la canapa torni ad essere nelle case di tutti un’utile e insostituibile risorsa grazie ai suoi preziosi e molteplici utilizzi.
Per questo vogliamo che ci sia un Canapa Info Point in ogni regione e su tutto il territorio italiano, così che finalmente si torni a conoscere la canapa, quella nostra, cara, immancabile compagna di sempre che in nome dell’industrializzazione selvaggia, del lobbismo, del fascismo economico e della mafia politica è stata per troppo tempo relegata lontano da noi e dalle nostre case… ed è proprio ora che ritorni!
Cos’è un CIP ASCIA?
Il Canapa Info Point che abbiamo in mente è un punto di informazione culturale e di ristoro dell’anima dove si verranno a creare continue sinergie con altre realtà associative territoriali, dove si terranno dibattiti e convegni di natura politica e scientifica e si avrà accesso alle informazioni sulla canapa a 360 gradi, dove organizzeremo feste dedicate alla canapa e dove si potrà degustare cibo alla canapa, acquistare gadget canaposi, informarsi sulle varie genetiche , le leggi e i diversi metodi di coltivazione possibili, dove si potrà trascorrere un momento di conforto spirituale tra la natura ed i suoi profumi, dove ASCIA è pronta ad essere l’anticamera di ciò che speriamo e ci auguriamo possano essere i primi Cannabis Social Club Italiani.
ASCIA E’ Un movimento di rivoluzione e di liberazione culturale dopo anni di forzato e obbligato silenzio e per tutti coloro che sentono possibile questo processo liberatorio, è il momento di aderire e partecipare.
Rinnovando l’appuntamento per il 20-21-22- febbraio alla Canapa Mundi, la prima fiera della canapa di Roma, salutiamo i nostri 800 tesserati e cogliamo l’occasione per ringraziare singolarmente ognuno di voi per il coraggio mostrato e per aver messo la faccia insieme a noi a sostegno di una verità innegabile, di una cultura millenaria da salvaguardare e di una pianta meravigliosa quale è la Canapa.
Appello ai soci
Abbiamo finora ricevuto sostegno e consenso da molte realtà politiche ed associative e questo ci incoraggia a proseguire nel nostro intento, ma chi tra i soci e gli amici volesse maggiori informazioni sul Canapa Info Point (CIP) ASCIA  o sulle COLTIVAZIONI DI GRUPPO (CdG) e desiderasse partecipare alla loro realizzazione, sostenerci con una donazione o contribuire alla diffusione del progetto sul territorio nazionale, ci contatti al più presto o ci raggiunga al nostro stand alla Canapa Mundi.
Ora abbiamo bisogno di Te, sognatore come noi, per riuscire a spiccare insieme, finalmente, di nuovo … il volo: http://www.legalizziamolacanapa.org/?page_id=4397
Direttivo Ascia

Non si può non rimanere basiti di fronte a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi, è in preparazione una nuova guerra, o per meglio dire: sta per avere inizio una ulteriore fase di una guerra iniziata circa 1000 anni fa con la prima Crociata.

A quel tempo il mondo islamico era già divenuto una realtà tangibile in tutta la sua potenza, conoscenza e creatività e l’idea di andargli a rompere le scatole a Gerusalemme, provocando una strage di 40.000 persone, storicamente possiamo dire che non è stata una buona idea.

Incredibile da credere, ma la Storia agisce su tempi insospettabili e inconcepibili per le nostre brevi esistenze, ma acuisce il ricordo delle violenze subite ogni volta che si rinnovano, come si sono di fatto rinnovate attraverso la politica coloniale, l’usurpazione di culture e territori, la riduzione in schiavitù e gli esodi forzati, la spoliazione delle ricchezze naturali, la creazione di Stati nuovi dopo la seconda guerra mondiale, la fondazione dello Stato di Israele a discapito di milioni di palestinesi e tutti i conseguenti effetti collaterali che queste vicende hanno causato e i cui risultati stiamo subendo ai nostri giorni, dalla comparsa misteriosa e repentina dell’ISIS, alla meraviglia per la sua potenzialità ed espansione, fino agli atti terroristici a cui stiamo assistendo.

Una convinzione radicata negli anni ’60 e ’70 era che l’erba aprisse la mente, l’erba, solo l’erba e le altre sostanze che naturalmente agivano (ed agiscono) sulla psiche umana. Prima dell’avvento su vasta scala dell’eroina, della cocaina, delle anfetamine e di tutte le porcherie chimiche si fumava e si parlava, si parlava e si fumava e in tutto quel parlare e fumare alla fine una gran risata poteva chiudere un confronto sulle religioni, perché a tutti sarebbe parso ineluttabilmente folle la pretesa di asserire verità e assecondare il martirio per accedere al beato ascolto di cori di cherubini o per godere dei piaceri sessuali di 72 vergini!

Noi “drogati” fumavamo, ma loro “sani” erano a nostro avviso preda di allucinazioni che neanche il miglior peyote avrebbe potuto dare, e la tossicità delle loro visioni era per noi fonte di scherno ma anche di preoccupazione, perché la follia non può che generare follia, in nome della patria, di dio o della razza.

Ma che succede al popolo islamico che proprio grazie all’uso di cannabis era, fino a pochi decenni fa, tra i popoli più pacifici ed ospitali della Terra?

Abbiamo una grande millenaria tradizione culturale che lega le popolazioni arabe all’uso di derivati della cannabis, ma a parte il mistico uso fatto dai Sufi e quello rituale praticato dagli Hashishin, quello che sappiamo è che quell’uso diffuso normalmente nelle popolazioni, non ha mai provocato rigurgiti di rancore, voglia di vendette o pianificazioni di attacchi all’occidente e chi in quegli anni ha avuto la possibilità di viaggiare attraverso la Turchia, l’Iran, fino all’Afghanistan poteva solo incontrare volti sorridenti, curiosi, che non esitavano un attimo ad offrirti le loro pipe.

Oggi ripercorrendo lo stesso tragitto nessuno si sognerebbe di offrirti da fumare, perché la diffidenza e l’ostilità coltivate in tutti questi secoli, sono arrivate ad un punto di saturazione e anche negli stati islamici, dove un sorriso ed una pipa ti accoglievano, oggi è proibito o molto limitato poter consumare cannabis (escludendo l’Iran dove è liberalizzata), perchè come proclama l’ISIS, “è colpevole di allontanare la mente dei musulmani dal volere di Allahhttp://www.dolcevitaonline.it/lisis-in-siria-brucia-anche-la-marijuana-allontana-il-popolo-dal-volere-di-allah/

Giovanardi direbbe che allontana l’anima da Dio e …che ancora oggi vengano utilizzati Dio e Allah per giustificare comportamenti fascisti, se non addirittura massacri e distruzioni, a noi ci deprime, ci sconforta e ci addolora, perché si allontana sempre più la speranza di una possibile apertura mentale a livello universale, ma per fortuna, noi che fumiamo cannabis e che abbiamo solo un po’ di buchi nel cervello che ci proteggono dai fanatismi, possiamo continuare a resistere a tutte le follie di chi invece ha un enorme abisso nel cervello, provocando dolore, morte e terrore in nome delle “sacre favole”, dalle Crociate a Charlie Hebdo!

Giancarlo Cecconi

Una piccola ma importante curiosità che non tutti forse sanno, ma che serve per riflettere sulla consistenza delle religioni:
Fu l’arcangelo Gabriele a comunicare a Maria la venuta del Messia spaccando la comunità ebraica e fu lo stesso arcangelo, 600 anni dopo in piena strategia del “divide et impera”, a rivelare a Maometto una seconda “lieta novella” che diverrà antagonista del mondo cristiano …a voi le conclusioni!

Continua la lotta tra antiproibizionisti e proibizionisti. Sino al 2014, i secondi hanno avuto la meglio dal punto di vista “legale”, mentre per strada fiumi di cannabis ed altre droghe illecite, continuano a scorrere nonostante l’impegno delle FF.OO.

Persino la vendita di droghe sintetiche, decisamente più pericolose e tossiche della cannabis, dopo l’annullamento della “finigiovanardi”, non è più perseguibile.

L’attuale legge sulle droghe comporta dunque una serie di problemi che, spesso, sono sottovalutati da chi, ancora oggi, combatte la cannabis come si faceva con le streghe.

Conseguenze dirette di questa insensata lotta sono: il sovraffollamento carcerario, i costi esorbitanti per la detenzione di persone che commettono “reati senza vittima”, l’arricchimento di criminali che detengono il monopolio clandestino delle droghe, la “rovina” di migliaia di famiglie italiane, l’impegno delle forze dell’ordine in operazioni praticamente inutili se paragonate ad altre urgenze, la commercializzazione di cannabis non controllata o addirittura tagliata con sostanze tossiche, il facile reperimento da parte dei minorenni, nessun limite alle quantità acquistabili, ecc.

Esaminando con attenzione cosa accade nei Paesi in cui la legalizzazione della cannabis è una realtà, se le proposte di legalizzazione fossero approvate anche in Italia, cosa cambierebbe? Escludendo le ipotesi catastrofiche secondo le quali Giovanardi potrebbe venir a mancare a seguito di infarto, e tutti i proibizionisti incalliti potrebbero decidere di lasciare il Paese terrorizzati dall’idea di veder girare degli “zombie” per strada; analizziamo i “pro” e, se ci sono, anche i “contro” di un cambiamento epocale di cui si sente già il profumo e che, mi auguro, possa avvenire in questo 2015.

In Italia si stima che circa il 14% della popolazione di età compresa tra i 14 ed i 65 anni, almeno una volta nella vita, ha fumato cannabis. Circa il 5% della popolazione invece la consuma regolarmente. Per uso regolare, stimando una media di 5g a settimana per consumatore e moltiplicando per il 5% della popolazione (3mln circa), si arriva ad un ipotetico consumo annuo di cannabis di oltre 700 tonnellate:

5grammi x 4 settimane x 12 mesi = 240g a persona, l’anno.

240g x 3mln di consumatori = 720 tonnellate!

Circa il 70% viene acquistata sul mercato nero, mentre il resto è autoprodotto clandestinamente. Attualmente la cannabis è venduta ad un prezzo di mercato di 10€ a grammo (il prezzo varia in base alla qualità e al quantitativo acquistato). Con due semplici calcoli otteniamo una cifra incredibile: oltre 5 mld l’anno! (il 70% di 720mln di grammi è 504mln di grammi x 10€…).

Questa cifra, spesa complessivamente da tutti i consumatori di cannabis in Italia, sarebbe già passata nelle casse dello Stato senza finire nelle mani di criminali (cosa attualmente riconosciuta anche nel calcolo del PIL: http://www.legalizziamolacanapa.org/?newsletter=un-prodotto-interno-molto-lordo).

Sicuramente, appena legalizzata, con la fine delle campagne di disinformazione terroristica, la richiesta di cannabis aumenterà: molti tra coloro che non hanno mai avuto la curiosità, sapendo che non è più vietato, saranno tentati dal provare “l’erba proibita”. Questo comporterà un maggiore introito per lo Stato, dato che il semplice curioso certamente non si darà alla coltivazione per uso personale. Ricordo che, un incremento temporaneo del consumo, non recherebbe alcun pericolo dato che stiamo parlando di una tra le sostanze meno nocive al mondo: non esiste un solo morto per uso o abuso di cannabis nella storia dell’umanità. Dopo un periodo di assestamento, il consumo di cannabis diminuirebbe sicuramente rispetto a quello che si registra oggi, data l’elevatissima difficoltà di reperimento da parte dei minori rispetto all’attuale situazione e dato anche il crollo del “fascino del proibito” di cui attualmente gode questa sostanza.

Dalla legalizzazione quindi otterremmo subito:

1° un immensa riduzione dei capitali gestiti dalle narcomafie,

2° un incremento delle attività lavorative (se adeguatamente regolamentata, la vendita di cannabis porterebbe alla nascita di dispensari con coltivazioni annesse),

3° un incremento delle entrate fiscali per lo Stato.

Analizzando nello specifico il consumo di cannabis da parte dei minorenni, conseguenza certa della legalizzazione sarebbe un minor uso di questa sostanza attualmente tra le più consumate dai ragazzi, data la sicura riduzione degli spacciatori di strada e il permesso di accedere ai dispensari solo per i maggiorenni.

Oggi, chi vende al dettaglio ai minorenni, sono altri ragazzini coetanei o poco più grandi che acquistano un quantitativo maggiore di cannabis o derivati all’ingrosso, per poi rivenderla appunto agli amici, con un rincaro che permette loro di “fumare a costo zero”, o di comprare l’ultimo modello di cellulare senza chieder soldi a nessuno.

Chi vende a questi baby spacciatori, sono gli stessi che riforniscono gli adulti. Un maggiorenne, anche se contrario alla vendita di cannabis ai minori, non può denunciare chi gli fornisce un “servizio”. Lo spacciatore di strada, perdendo l’acquirente maggiorenne che andrà sicuramente ad acquistare dove si ha la certezza di trovare cannabis certificata ed a prezzi più economici, non avrà più senso di esistere: spacciando solo ai ragazzini, non riuscirà sicuramente a sopravvivere e, oltretutto, rischierà troppo non avendo più la garanzia del silenzio da parte degli adulti.

Come avviene con l’alcol, l’uso di cannabis da parte dei ragazzi continuerà comunque, ma meno rispetto ad oggi, con maggiori difficoltà e, quindi, con la possibilità di agire in modo più mirato ed efficace nella lotta contro l’uso da parte dei minori.

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dichiara che, nel 2013, i detenuti presenti in carcere per reati legati alla droga erano oltre 20.000 (più del 30% del totale). Ricordando che ogni detenuto costa circa 150€ al giorno, fate voi i conti di quanto si sarebbe potuto risparmiare annualmente non punendo più qualcosa che, in verità, non ha mai leso nessuno.

Nel corso del 2014 sono diminuite le detenzioni per coltivazione e possesso di cannabis, ma sono comunque state numerosissime le operazioni portate avanti dalle FF.OO. nel tentativo fallimentare di contrastare l’uso e lo spaccio di droga. Operazioni che sono costate soldi e tempo, oltre che a frenare ulteriormente la giustizia Italiana che risulta essere tra le più lente d’Europa.

Analizzando gli aspetti che riguardano la “sicurezza pubblica”: si teme che la legalizzazione della cannabis possa portare ad un incremento degli incidenti stradali. Attualmente siamo tra i paesi europei con le più care RC auto. Questo è dovuto al gran numero di incidenti, nonostante lo strettissimo proibizionismo. Analizziamo invece i dati provenienti dai paesi che hanno deciso di legalizzare o tollerare l’uso si scopre che, dove la cannabis è stata legalizzata, gli incidenti sono addirittura diminuiti. Gli esperti spiegano che il calo degli incidenti è probabilmente dovuto al minor consumo di alcol che, al contrario della cannabis, tende a far aumentare l’aggressività.

Senza fondamenta anche i timori di un incremento della spesa sanitaria: ricordiamo ancora una volta che, al contrario del legale alcol, per la cannabis non è assimilabile un quantitativo letale.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere i benefici che la legalizzazione porterebbe in campo industriale ed agricolo: chi attualmente coltiva canapa certificata senza THC, è comunque soggetto a regole ben diverse da quelle a cui ci si deve attenere volendo coltivare un altro qualsiasi vegetale. Questo si trasforma in un limite, sia per i produttori che rinunciano spesso a questo tipo di coltura, sia a chi vorrebbe lavorarne i derivati, perché non riesce ad avere quella certezza produttiva necessaria per creare industria. Inoltre dobbiamo valutare le grandi difficoltà che si hanno in Italia per reperire e trasportare alcuni derivati della pianta che, in altri paesi, rendono già moltissimo (es: infiorescenze ad alto contenuto di CBD per la produzione di olio ad uso terapeutico).

Mi fermo qui evitando volutamente tutti gli aspetti “terapeutici”, ma rimango dell’idea che dovremmo imitare quegli Stati che stanno investendo nella ricerca e nella standardizzazione di varietà specifiche che si sono rivelate efficaci nella terapia palliativa del dolore, contro patologie neurologiche e oncologiche, come lenitivo degli effetti collaterali delle chemio e radio-terapie, contro il glaucoma, l’epilessia e altre patologie neurologiche, la Sclerosi Multipla, alcune patologie psichiatriche, lo stress post-traumatico, l’emicrania, la depressione, traumi cerebrali / Ictus, malattie infiammatorie croniche intestinali quali morbo di Crohn e colite ulcerosa, l’astenia, l’anoressia e il vomito anche gravi, la sindrome bipolare e quella di Tourette, la spasticità muscolare, il prurito irrefrenabile, l’artrite reumatoide e altre malattie infiammatorie autoimmuni croniche, l’asma bronchiale, malattie neurodegenerative quali morbo di Alzheimer, Còrea di Huntington e morbo di Parkinson, patologie cardiovascolari, sindromi da astinenza nelle dipendenze da sostanze e la Sindrome di Immunodeficienza Acquisita (Aids).

Per quel che riguarda l’aspetto sociale, è indiscutibile l’ingiustizia perpetuata vietando ad un maggiorenne di consumare una sostanza meno lesiva di alcol e tabacco. La libertà personale, se non lede nessuno, non può e non deve essere ostacolata in nessun modo. Chi, per culto, pregiudizio, ideali, ecc.; sostenendo il proibizionismo crede davvero di far del bene al prossimo, farebbe bene ad impegnarsi nella lotta contro il consumo di cibi ormai riconosciuti dannosi per la nostra salute e largamente somministrati anche ai bambini; e contro il consumo da parte dei minorenni di tabacco, già illegale, ma accettato dalla nostra società. Dovrebbe impegnarsi in programmi per risolvere problemi di obesità, oggi causa di patologie e morte anche tra persone giovanissime. Dovrebbero imporsi per cancellare il gioco d’azzardo che non porta alcun beneficio alla popolazione, nonostante qualcuno sostenga che, i soldi ricavati dalla tassazione delle puntate, siano una risorsa per il nostro Paese. In realtà, se limitassimo il “piacere delle scommessa” a due o tre giochi legati magari a pronostici sportivi e non solo alla sorte e alla fortuna, un immenso quantitativo di denaro rimarrebbe nelle tasche di poveri disperati che sperano invano di poter cambiare vita con un “gratta e vinci” o schiacciando il bottone di una “slot”.

Se poi vogliamo davvero impegnarci a “salvare il mondo”, invece che demonizzare la cannabis certa gente dovrebbe impegnarsi a lottare contro l’inquinamento e la deforestazione. …ma questi sono discorsi che vanno ben oltre il tema dell’articolo.

In conclusione, concedere la libertà di aspirare il fumo dato dalla combustione del fiore della canapa e regolamentarne il suo consumo limitandolo ai maggiorenni, sarebbe sicuramente un vantaggio per tutti.

Spero che questo 2015 sia l’anno buono per aprir gli occhi a chi si è lasciato abbindolare da truffatori che hanno ben altri interessi rispetto alla conclamata battaglia per il bene della società, contro il vizio e la perdizione.

Il proibizionismo è sempre stato economicamente, socialmente e umanamente lesivo: lo era quando vietava l’alcol, lo è adesso che vieta la cannabis, la Storia insegna, ma solo alle persone intelligenti ed evidentemente molti dei nostri rappresentanti politici non lo sono.

Buon 2015 a tutti.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Abbiamo la possibilità di aprire il primo circolo ASCIA a Santa Fiora sul Monte Amiata (Grosseto), che funzionerà come un Info Point sulla Canapa e sarà punto di riferimento per tutti i nostri soci e simpatizzanti.

Questi sono gli obiettivi nelle nostre intenzioni:

1 – Portare di nuovo la Canapa alla conoscenza dell’opinione pubblica attraverso l’esposizione, le informazioni e la vendita di tutti i prodotti che possono essere derivati dalla Canapa, e confrontarci con le Istituzioni e la cittadinanza tramite dibattiti, conferenze e cineforum, iniziando, da questo territorio, una consistente opera di sensibilizzazione sulle proprietà terapeutiche, nutrizionali ed eco-sostenibili della Canapa.

2 – Costituire regolarmente il Canapa Info Point che avrà una sede fisica e legale, per acquisire ulteriore credibilità e potere contrattuale, nel lavoro e nella collaborazione che abbiamo sempre svolto e messo a disposizione delle forze politiche sensibili al problema.

3 – Dare ai soci, che ad oggi sono circa 650, la possibilità di incontrarsi ed organizzarsi per l’apertura di altri circoli Info Point ASCIA in varie regioni e creare una rete visibile e operativa.

4 – Avere inoltre una sede fisica dove poter svolgere l’assemblea annuale che da quel momento vedrà la strategia di ASCIA realmente elaborata e condivisa da tutti i soci, ed organizzare insieme, per la prossima estate, la prima “Festa della Canapa” promossa dalla nostra Associazione.

Lanciamo una colletta tra tutti i soci e sostenitori di ASCIA: obiettivo 6.000 euro

ASCIA è fino ad ora andata avanti con l’autofinanziamento, cosa che ci ha permesso di coprire appena appena le spese di realizzazione del materiale promozionale, di partecipare alle Fiere, e di essere presenti in decine di altri eventi, ma seppur modesto, non siamo in grado di sostenere da soli i costi di questo progetto.

La nostra Associazione oggi conta 650 soci, il che vuol dire vuol dire 650 persone che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia in una battaglia dura e delicata come quella che da 4 anni stiamo conducendo, e a questo punto, oltre la faccia vi chiediamo anche di partecipare attivamente per creare insieme la “Casa di tutti gli estimatori della Canapa”, basterebbe anche un piccolo versamento di 10 euro da ogni socio per poter raggiungere facilmente e in breve tempo l’obiettivo preposto.

Vi chiediamo quindi un piccolo sforzo, se entro la fine di marzo avremo raggiunto l’obiettivo, allora dalla prossima primavera ASCIA avrà una sua sede fisica da dove operare, altrimenti dovremo rassegnarci a continuare la nostra battaglia dal web, una lotta che abbiamo sempre condotto con il massimo impegno e con tutte le risorse che questo strumento ci ha concesso, ma che ora risulta indubbiamente limitato per le potenzialità organizzative dei coltivatori/consumatori.

Dobbiamo quindi fare un salto di qualità se vogliamo organizzarci realmente per ottenere quello che ci spetta di diritto: l’autodeterminazione nelle scelte individuali.

In base alle vostre disponibilità vi invitiamo a partecipare attivamente e contribuire con un versamento seguendo le indicazioni a questo link

Vi terremo aggiornati sull’andamento della colletta, come in seguito vi terremo aggiornati sull’impiego e la destinazione dei soldi raccolti.

Grazie a tutti per quello che potrete e vorrete fare.

Direttivo ASCIA

C’è chi ha il vizio della sigaretta e chi ha il vizio di bere vino; e non ditemi che non è un vizio! Io ho il vizio della canna. Non mi sveglio con l’idea di accendermi uno spinello, al contrario del tabagista con la sua sigaretta.
Non ho difficoltà a buttare giù il boccone se non fumo prima, al contrario degli amanti di Dio Bacco che sentono l’esigenza di accompagnare i pasti con qualche bicchiere di “rosso”.
Riposo meglio e rido di più quando fumo marijuana.

Vedo la gente seduta nei pub a bere alcolici e chiacchierare.
Osservo gente offrirsi sigarette da fumare mentre dialogano.
E’ tutto normale: sono persone adulte e decidono di bere e fumare, come e quanto vogliono, anche se nuoce alla loro salute.

Sono una persona adulta e, se non ledo nessuno, anch’io ho diritto di fare ciò che mi pare.

Coltivando o fumando cannabis, sappiamo di violare una legge, ma sappiamo pure di non fare male a nessuno.
A parte il piacere che provo nel consumare marijuana, il mio atteggiamento è dettato anche dal fatto che non posso assolutamente accettare l’imposizione di un divieto stupido e insensato: offenderei la mia intelligenza sottostando a qualcosa che non ha logica.
Posso uccidermi usando droghe poste a monopolio, perché non posso rilassarmi usando un’erba?

Ci si meraviglia delle culture in cui è assolutamente vietato l’uso di alcolici in base alle leggi fondamentaliste che governano alcuni stati islamici, ma non è un imposizione illogica anche il divieto di usare cannabis in un paese che avrebbe già da decenni essersi liberato da qualsiasi metodo imposto con criteri fondamentalisti?

C’è ancora qualcuno che sostiene la tesi del “salvaguardare il benessere del cittadino”. Se il Governo teme per la mia salute, allora dovrebbe evitare anche che io lavori 14 ore al giorno; dovrebbe preoccuparsi davvero della mia felicità; lottare per migliorare il sistema sanitario italiano; garantirmi che non morirò sommerso da una valanga di fango ecc.. Se mi vietano di fumare marijuana per i danni a lungo termine, dovrebbero vietarmi prima di consumare farina00, zucchero bianco, olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e coloranti chimici, ecc.
Pensate ai danni a lungo termine che crea l’inquinamento, il degrado ambientale, l’esposizione alle polveri sottili delle loro industrie e loro cosa fanno? Vietano la cannabis perché …pericolosa!

Ma, ipotizzando che le leggi siano formulate da persone che, nonostante abitino il nostro stesso pianeta, vivono su “un altro mondo”, chi invece è preposto a far rispettare queste leggi, non ha mai dubbi sul suo operato?

Come fa un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, magari padre, o fratello, o amico di qualcuno che si fa le “canne”, ad arrestare chi è trovato in possesso di pochi grammi di marijuana e qualche piantina?
Come si può addirittura farsi fotografare, in divisa e con sguardo orgoglioso, accanto a due vasi e un po’ d’erba essiccata?
Come si può accusare di coltivazione ai fini di spaccio chi è trovato in possesso di fiori raccolti da una pianta coltivata con amore?
Chi ha formulato la legge che vieta la cannabis nel nostro Paese, quando ha stabilito i quantitativi considerati “per uso personale”, ha considerato il fatto che, anche coltivando un “auto-fiorente”, dietro il davanzale della finestra a novembre, senza l’ausilio di alcuna fonte di luce artificiale e, magari, anche in un terreno povero di nutrienti, alla fine rischia sempre di sforare quel quantitativo?
L’attuale legge sembra davvero scritta per salvaguardare gli interessi della criminalità organizzata, vietando di fatto l’autoproduzione di cannabis.

Io, da quando non coltivo più, conservando ancora il vivo ricordo delle perquisizioni e dei mesi di prigionia, in casa non ho neppure mezzo grammo d’erba. Quando voglio fumare, vado a fare un giro e, appena trovo uno spacciatore, compro “una stecca” e la finisco ancor prima di rientrare a casa.

In questo modo non sono perseguibile legalmente, e rischio pochissimo nonostante consumi cannabis tutti i giorni. Purtroppo contribuisco ad incrementare il potere economico della mafia.

Se avessi la possibilità di coltivare la mia piantina, consumerei ugualmente cannabis, ma di qualità migliore e senza “donare” i miei soldi ad associazioni criminali che lo Stato dice di voler combattere.

Tornando ai soggetti preposti ad effettuare perquisizioni e arresti, sono davvero consapevole di ciò che accade nella nostra società?

Gente ricca e famosa che si fa di cocaina, rifornita da persone scoperte in possesso di quantitativi che vanno ben oltre quelli stabiliti per uso personale, ma che non subiscono alcuna conseguenza grazie alle “amicizie giuste”. Politici e imprenditori scoperti con prostitute minorenni, a dare e/o prendere tangenti, a evadere il fisco per miliardi di euro. Perché non si vede mai una foto di uomini in divisa, con sguardo fiero, accanto a questi personaggi in manette? Perché, sui tavoli delle questure o delle caserme, ci sono sempre delle piante estirpate ancor prima di completare il loro ciclo vitale, piuttosto che i sacchetti di cocaina destinati ai VIP?

Non credo nell’ignoranza delle FF.OO., ma credo nella necessità di eseguire qualsiasi ordine in cambio di uno stipendio indispensabile per tirare a campare. Chi ci “bracca” sa bene che sta perseguitando gente onesta.
I pochi che pensano davvero di ricercare, catturare e consegnare alla giustizia spacciatori che avvelenano i ragazzini, e che molte volte si ritrovano davanti persone impeccabili, pentendosi magari troppo tardi per “l’eccesso di zelo”, dovrebbero prendersela con chi è incapace di scrivere una legge che regolamenti e limiti l’uso di cannabis ai maggiorenni e non continuare ad essere complici di questa fobia persecutoria.

Eppure, sulle principali testate giornalistiche, leggiamo sempre di persone trovate a coltivare qualche pianta, o in possesso di pochi grammi di marijuana. Rari gli articoli in cui si legge di grandi sequestri (centinaia di chili), mentre sempre più spesso troviamo ridicole narrazioni di denunce per detenzione di piccole quantità di cannabis, scoperte durante perquisizioni che scattano nei confronti di chi è trovato in possesso di grinder, semi di canapa e cartine lunghe; tutte cose legali.

Secondo questa logica, si dovrebbe sospettare e quindi perquisire anche chi è trovato in possesso di un contraccettivo, perché potenzialmente potrebbe commettere atti osceni in luogo pubblico, violenza carnale, istigazione alla prostituzione, e persino pedofilia. Ed ancora, chi è in possesso di nastro adesivo, potrebbe essere accusato d’essere un sequestratore; chi ha un accendino in tasca potrebbe essere accusato d’essere un piromane; per non parlare poi dei potenziali assassini quali potrebbero essere i macellai o addirittura i sarti!

Se il comportamento delle FF.OO. è criticabile, cosa dire poi dei magistrati che condannano un atteggiamento che andrebbe invece difeso?
Com’è possibile che, un uomo preposto a “far giustizia”, che giornalmente si trova a giudicare altri uomini colpevoli di aver commesso “reati veri”, trovandosi davanti persone colpevoli di nulla, arrestate per aver coltivato una pianta dai mille usi, si limiti esclusivamente ad applicare una norma?
I giudici dovrebbero essere persone particolarmente sagge, capaci di distinguere cos’è giusto e cos’è sbagliato. Amaramente ed a mie spese ho appreso che, anche loro, non sono in grado di capire, ma solo di obbedire.

Che sia ascritto come reato, sinceramente non mi importa: so di non ledere nessuno e di non essere un criminale, per questo continuo a fumare marijuana, nonostante la persecuzione anche da parte di chi, alla fine, la pensa come me.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Pubblichiamo la risposta dell’Avv. Zaina al quesito posto nell’articolo precedente e la successiva replica, convinti di portare un contributo sostanziale per un diverso approccio in fase processuale:

Caro Giancarlo,
pensavo che questo nostro carteggio sarebbe rimasto nel contesto privatistico dei nostri intensi rapporti personali e professionali, che proseguono, ormai da molto tempo, anche per avere l’opportunità di una maggiore libertà di espressione (e sfogo) e per non dovere ricorrere ad un doveroso repressivo autocontrollo nelle mie espressioni, atteso il ruolo che ho rivestito nel processo discusso ieri.

D’altronde, la mia profonda delusione (non tanto e non solo per l’esito) era già stata oggetto di un post che ho pubblicato ieri sulle mie pagine Facebook, cercando – e penso riuscendo – di rispettare il limite di critica, che mi è imposto, e che è quello della continenza e della non offensività delle espressioni che uso.

Comunque, anche se mi fossi sfogato appieno, sarei stato più amareggiato e deluso che furente. Cerco, però, di rispondere allo stimolante ed intelligente quesito che lei pone.

Devo, peraltro, osservare che la prospettiva che ciascuno di noi ha del problema concernente la liceità, o meno, della coltivazione, che da molti anni coinvolge lei – come imputato perseguito e perseguitato – ed il sottoscritto quale difensore Suo, appare sostanzialmente differente, pur presentando sicuri punti di contatto.

Lei mi propone una riflessione radicale. Quando, infatti, lei afferma “Ma dopo tre condanne in due processi, io qualche dubbio inizierei anche a pormelo: siamo sicuri che la linea di difesa in nome della “Bibbia Penale” possa essere uno strumento realmente efficace per difendere anche la qualità degli individui e non solo il loro “misfatto”?” affronta, non solo il profilo metodologico del tipo di difesa da adottare, ma anche e, soprattutto, il sistema giudiziario nel rapporto fra giudice ed imputato.

Lei correttamente dubita, quindi, che il solo esame della fredda norma costituisca un insufficiente paradigma per decidere della sorte delle persone, qualora la decisione non si incentri anche su di una più penetrante valutazione della persona imputata.

Le rispondo senza tanti giri di parole. Io non credo che nel Suo caso, in quello di Sua moglie, come in quei casi – che fortunatamente grazie anche alla Sua opera divulgativa stanno divenendo sempre meno – in cui il gesto coltivativo viene sanzionato penalmente, ci sia una carenza di volontà del giudicante di conoscere la persona ed il suo percorso, o ,comunque, non credo che questa sia la carenza maggiore.

Io credo, ed è questo che mi motiva a lottare con maggiore vigore – ove continuerò a venire officiato per la difesa di consumatori e coltivatori –, è la amara constatazione, [e sto parlando a livello generale, giacchè della sentenza di ieri (pur nella rabbiosa delusione che provo) non intendo parlare, perché non sono state depositate motivazioni e peccheri rispetto ai miei principi della verificazione di alcuni sorprendenti atteggiamenti da parte di chi indaga e di chi giudica.

Rilevo, così:
1. una diffusa impreparazione tecnico giuridica rispetto ai fenomeni scientifici che governano la condotta coltivativa,
2. la resistenza al cambiamento giurisprudenziale e culturale in essere, quale espressione di un’ingiustificata paura di un adeguamento normativo (che tarda a
venire),
3. la prigionia mentale rispetto a stereotipi intellettuali superati, ad impostazioni che sono state dimostrate obsolete e retaggio di trascorse impostazioni tecnico-giuridiche.

Tradotto in chiaro: troppe volte – e scusate l’immodestia – ho la netta sensazione,
durante i processi, di parlare ad interlocutori giudiziari che non sanno minimamente di cosa stiamo parlando e non si peritano di tale loro carenza, sul piano scientifico, che ignorano (per impreparazione o per disinteresse?) gli approdi della giurisprudenza tesa sempre più a riconoscere la non punibilità della coltivazione destinata a fini di uso personale, che sono prigionieri, e non fanno nulla per nasconderlo, di atavici stereotipi culturali, normativi e giurisprudenziali (anche ieri abbiamo sentito evocare dalla p.a. la sentenza delle SS.UU. del 2008, che ormai è un retaggio superato).

Pensi Lei a ruoli invertiti e cioè se fosse la difesa impreparata, cosa succederebbe.
Nonostante queste situazioni si addiviene alla pronunzia di sentenze che incidono sul presente e sul futuro di tante persone.

Dunque – sono io ora a porLe una domanda – non crede che quello di cui dibattiamo sia l’unico caso in cui difendendo quello che Lei chiama misfatto, si difende, in realtà, l’essenza e la persona del suo autore?

In tante (se in non tutte) le ipotesi di reato previste dal nostro ordinamento penale, l’attenzione dell’avvocato si incentra non sulla difesa della condotta, ma sulla tutela della persona, imputata, colpevole od innocente che sia.

Ma in questo caso tutto è veramente differente.
L’essenza della difesa del coltivatore consiste, infatti, nella valorizzazione del suo modo di coltivare per il suo fabbisogno personale, quando questo carattere emerga – come emerge ed emergerà nella sua vicenda -.

Quindi, stiamo parlando della difesa di un diritto sogettivo; proprio quel diritto che lei rivendica con forza e dignità di tante persone come Lei a non essere individuati come criminali. Plurime possono essere le ragioni per le quali una persona ritenga di fare uso di cannabis nonché di coltivare (e Lei è uno degli esempi più nobili).

Il problema che, però, si deve risolvere – e per il quale mi batto nella aule di giustizia – è proprio quello del raggiungimento di canoni interpretativi che tramutino una condotta originariamente ed astrattamente illecita in concretamente lecita.

Questi criteri sono stati individuati da sempre più numerose decisioni di merito – alle quali anch’io ho cercato di contribuire – ed ora sono state recepite – piano, piano – da alcune pronunzie della Suprema Corte di Cassazione.
L’uomo ed il misfatto, quindi, sono – ma solo in questo caso – un unicum inscindibile.

La coltivazione per fini personali non è un crimine e chi la pratica a tale fine non deve essere ritenuto un criminale.

Vede, caro Giancarlo giungiamo per vie differenti – come è giusto che sia – alle stesse conclusioni.

Avv. C. A. Zaina


Buongiorno Avvocato, all’inizio pensavo di scrivere solo a Lei, ma quando ho riletto la lettera ho creduto opportuno renderla pubblica e mettere in evidenza anche i casi che falliscono e non solo quelli vincenti.

Un’intuizione che ha pagato nei termini cari all’Associazione, ho ricevuto decine di attestati di solidarietà, da semplici associati, simpatizzanti, ma anche da redattori di riviste del settore e di quotidiani che hanno sempre seguito la nostra vicenda, perché ci terrei che arrivasse agli occhi del giudice che con il sorriso sulle labbra ci ha condannato, forse solo per la soddisfazione di dargli pubblicamente del mediocre e dell’incompetente!

Prendendo come spunto una lettera aperta indirizzata a Lei, il contenuto è contro la stupidità e l’impreparazione dei giudici che condannano come prendessero un’aspirina, ma non c’è nulla scritto contro o verso di Lei e il Suo operato, se non l’invito ad una riflessione sulla quale Lei ha risposto abbondantemente, ma non (a mio avviso) esaurientemente.

Ammesso che neanche una virgola di quel che scrive sia obiettabile, rimane pur sempre un nodo mai sciolto: la giurisprudenza e il dibattito politico procedono in modo propositivo, ma gli inquisitori rimangono sempre gli stessi.

E allora il problema cambia: non si possono adottare le stesse forme di difesa indipendentemente da chi sia il giudice, e allora bisogna trovare una soluzione: ricorso alla ANM per segnalare l’impreparazione e la mediocrità di chi è posto a giudicare su cose che (come Lei giustamente rimarca) non ne sa niente? Organizzare un forum tra avvocati per segnalare questa lacuna? Pressare sulla stampa proprio per segnalare condanne inutili, dannose e infondate per l’individuo e la società tutta?

Noi continueremo a difenderci e a piantare cannabis, uno, due, tre processi ormai non ci spaventano più, ma l’importante per noi e per tutti coloro che sono nelle nostre condizioni, è avere soddisfazione e prima o poi ce la faremo …insieme!

Giancarlo Cecconi

Siamo sempre felici di dare notizie sull’esito positivo di alcuni processi a carico di persone che hanno coltivato modeste quantità di cannabis ad uso personale, ma qualche volta bisogna anche parlare di quelli che un esito positivo non l’hanno avuto, per comprendere che la lotta è ancora lunga e dura e che non serve a niente demoralizzarsi!

Pubblichiamo la “lettera aperta” di Giancarlo Cecconi (portavoce ASCIA) all’avvocato Zaina, dopo il processo celebrato ieri in appello a Firenze che ha confermato la condanna sentenziata in prima udienza per coltivazione di un numero esiguo di piante nella propria abitazione.


Caro Avvocato, io e mia moglie non siamo scandalizzati dalla sentenza che ha confermato la nostra condanna, è una lotta dura, lo abbiamo sempre saputo e proprio per questo, spesso, abbiamo paragonato l’atteggiamento dei giudici a quello degli inquisitori di triste memoria.

C’è gente come noi che se la cava con una macchia nel percorso esistenziale e qualche migliaio di euro di spese da sopportare, ma ce ne sono molti altri, molti dei quali Lei ben conosce ed altre migliaia a noi ignote, che vedono pregiudicata la loro vita, la possibilità di inserimento nella società ed addirittura l’umiliazione della discriminazione permanente.

Io, da Grande Ingenuo quale sono, ho sempre creduto che il Buon Senso in qualche modo potesse trionfare di fronte all’evidenza dei fatti, ma all’età che ho e con le varie esperienze che ho accumulato nella vita, sto iniziando ad essere invece molto più cinico, molto meno educato e soprattutto continuo a sentirmi sempre più motivato per la persecuzione di regime contro i consumatori di cannabis, che a tutti gli effetti somigliano in modo sempre più impressionante agli eretici e alle streghe dei secoli passati, giustiziati perché portatori di conoscenze diverse e non per la loro pericolosità.

E come gli eretici dei secoli passati sappiamo bene che se ti chiami Mario Rossi il rogo non te lo leva nessuno, ma se ti chiami Lutero o Calvino e hai dei potenti dalla tua parte allora non solo il rogo lo eviti, ma acquisisci la stessa potenza di chi voleva distruggerti.

Ecco, noi siamo i Mario Rossi di turno in questo momento storico e non ci possiamo fare niente, se non continuare ad urlare contro il Re, il Papa, il Presidente e le loro stupide, dannose e pericolose leggi.

Certo, qualcuno si salva, come i ragazzi di Vicenza o quello di Cagliari, ma la maggior parte continua a subire il giudizio di gente mediocre e disinformata che l’unica cosa che sa fare è aprire il Codice Penale (la vostra Bibbia) e condannare, chi ha stili di vita e convinzioni non condivise, in nome del Re, del Papa, della Repubblica e forse un giorno, in nome della Federazione Intergalattica, ma la storia rimarrà sempre la stessa nei confronti di chi si rifiuta di mettersi in fila per tre!

Per noi non cambia nulla, anzi otteniamo una conferma: “se noi non amiamo questo Sistema, non c’è nessun motivo perché questo Sistema debba amare noi” e quindi non serbiamo nessun rancore a livello personale, solo nutriamo una gran pena per chi, grazie a un titolo di studio e non alla saggezza, si arroga il diritto di decidere della vita e della morte delle persone senza conoscere nulla di loro, il loro senso sociale, la loro convinzione etica, la loro educazione civica, la loro visione della vita.

Ma dopo tre condanne in due processi, io qualche dubbio inizierei anche a pormelo: siamo sicuri che la linea di difesa in nome della “Bibbia Penale” possa essere uno strumento realmente efficace per difendere anche la qualità degli individui e non solo il loro “misfatto”?

Oppure dovremmo iniziare a contemplare una forma di difesa che metta al primo posto la qualità dell’individuo ponendola al di sopra del “misfatto” commesso?

Per noi non cambia nulla, è solo una questione di tempo (e purtroppo anche di soldi), andremo in cassazione e poi anche al tribunale europeo, ma non c’è e non ci sarà mai un giudice al mondo che possa ledere la nostra inossidabile convinzione: “NON SIAMO CRIMINALI!”, dovesse essere anche l’ultima frase urlata prima di salire sul rogo!

Giancarlo Cecconi

Leggo la seguente notizia: “Un uomo di 36 anni gravemente malato, residente in provincia di Genova, è stato arrestato dai carabinieri per la coltivazione di otto piante di canapa. Agli ufficiali che hanno fatto irruzione nella sua casa per compiere la perquisizione ha mostrato il regolare certificato medico che lo autorizzava a consumare marijuana per scopi terapeutici a causa della grave patologia della quale soffre. Ha giustificato l’autoproduzione casalinga con la motivazione che la cannabis medica ottenibile tramite la procedura legale costa troppo e non se la può permettere. Questo non è stato sufficiente per evitargli l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente”.

Sappiamo benissimo che, anche se legale dal 2007, la cannabis per uso terapeutico arriva in Italia solo tramite una procedura d’importazione autorizzata dal ministero della Salute. Forse le cose cambieranno adesso che è stato autorizzato alla produzione il centro militare di Firenze. Fin quando comunque no ne avremo di “produzione italiana”, chi è affetto da patologie per le quali è prevista la prescrizione di cannabis, sarà costretto a pagare cifre che raggiungono i 43 euro al grammo. Chi non può permettersi di affrontare queste spese, anche avendo una regolare prescrizione da parte del medico, è costretto a “tenersi i dolori”, ed a sopportare il peggioramento del suo stato di salute rispetto a chi, in altre parti del mondo, ha libero e facile accesso a cure che, per LEGGE, spettano a tutti i malati.

Il DIRITTO DI CURA non è un qualcosa di “opzionale”, che può variare da uno Stato all’altro. Violare tale diritto è decisamente più grave di mettere dei semi in terra ed innaffiare le piante che nascono da essi. Non è assolutamente accettabile che un malato, per alleviare le proprie sofferenze, debba rivolgersi al mercato nero o rischiare legalmente attraverso la coltivazione non autorizzata di canapa.

Come può un carabiniere (o altro rappresentante della “legge”), che dovrebbe difendere il popolo, schierarsi dalla parte di lobby che si arricchiscono sfruttando la sofferenza altrui? E’ davvero tanto difficile capire che, ciò che ci arrivano nei barattoli di Bedrocan, e che viene usato per preparare il Sativex o il Dronabinol (Marinol negli USA), è lo stesso fiore prodotto da quelle piantine che loro si ostinano a requisire e distruggere?!
In casi del genere è palese che l’accusa di coltivazione ai fini di spaccio è assolutamente una cazzata! Se dovessero formulare correttamente l’accusa dovrebbero dire: coltivazione di cannabis ai fini di “risparmio economico” che lede gli interessi di case farmaceutiche, mafia e lobby varie!

Vi rendete conto che questa è coltivazione di cannabis per “disperazione”!? Altro che spaccio!

I malati che hanno ottenuto il permesso di usarla, a meno che non la rubino, dovrebbero potersela procurare come vogliono perché, la cannabis comprata in farmacia e quella coltivata in giardino, sono ugualmente efficaci. La cose importante, è garantire il farmaco ai malati e non garantirne la vendita in farmacia!
Siamo davvero giunti ad una situazione ridicola. Servirebbe un processo contro la stupidità umana e contro l’insensibilità.
E’ come se, vivendo vicino un ruscello da cui scorre acqua pura, fossimo obbligati per legge a comprare acqua in bottiglia per dissetarci. Ma qual’è la logica seguita nello scrivere certi “leggi”?

Chissà, se potessimo riprendere coscienza delle proprietà terapeutiche dei vegetali e utilizzare solo i loro derivati fatti in casa, forse verremmo perseguitati per la coltivazione di tutte le piante, o per la raccolta di esse.

Non ci sono motivazioni valide per vietare l’uso di cannabis: è una delle sostanze meno tossiche al mondo. Non ci sono scusanti, specie in una società in cui veniamo giornalmente avvelenati da farine 00, da zucchero raffinato, da sostanze nocive usate per migliorare le produzioni agricole e zootecniche. Mi vietano di farmi “’na canna”, ma non di mangiare al Mc Donald’s tutti i giorni. E’ questo l’interesse nei confronti della salute del cittadino?

Le principali cause di malattie e morti nel mondo non hanno nulla a che vedere con la cannabis che rimane solo una pianta, ed è solo l’idiozia imperante che si ostina a vietarne la coltivazione e l’uso.

Giuseppe Nicosia (referente ASCIA Sicilia – responsabile produzioni Sicilcanapa)

Ormai, da mesi, negli USA si assiste ad un paradossale scontro tra Stato Federale, ancora fortemente “proibizionista”, ed i sistemi giurisdizionali di alcuni singoli Stati che hanno deciso di legalizzare la cannabis.

Osserviamo infatti che, nonostante la cannabis sia “vietata” dal governo federale USA, (I’insieme dei poteri pubblici che gestiscono il governo degli Stati Uniti d’America), ben 22 Stati hanno ignorato tali norme, legalizzando l’uso terapeutico di cannabis e, addirittura, 2 Stati (Washington e Colorado) ne hanno legalizzato anche l’uso “ricreativo”.

Se la cosa stupisce, non si è al corrente di ciò cha avviene oggi nel nostro Paese: in Italia, dove la coltivazione ed il possesso di cannabis è assolutamente illegale. Lo dice la nuova (si fa per dire) legge sugli stupefacenti che ha sostituito la vecchia “finigiovanardi” dichiarata, all’inizio del 2014, incostituzionale.

La nuova legge, che sposta la cannabis dalla tabella I alla tabella II delle sostanze stupefacenti (ossia diversifica la cannabis dalle droghe definite “pesanti”), in realtà non cambia molto se non alleggerire le pene stabilite per reati legati appunto alla cannabis. Discorso diverso per l’uso personale che, in teoria è tollerato, ma in pratica viene sanzionato con ritiro di patente, del passaporto e, a volte, addirittura l’obbligo di seguire un percorso al Ser.T.

Accanto a questa inconfutabile ed amara realtà, che non ha comunque impedito all’Italia di classificarsi al primo posto per il consumo di cannabis tra i paesi europei, un altro potere, forte quanto quello governativo, sembra pensarla diversamente.

Per rendere l’idea di cosa sta accadendo, riporto testualmente una sentenza molto rilevante:

Con la pronuncia num.33835, depositata il 30 luglio 2014 (ud. 8 aprile 2014), la VI Sez. penale della Corte di Cassazione (Presidente Milo, Relatore Di Stefano, P.G. D’Ambrosio) ha fatto il punto della situazione in tema di coltivazione di piante dalle quali si estraggono sostanze stupefacenti e principio di offensività in concreto.

Chiamati a pronunciarsi sulla sentenza della Corte di Appello di Sassari che aveva confermato la condanna nei confronti dell’imputato per aver coltivato piante di canapa indiana, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso presentato dal difensore (ricorso fondato sull’insussistenza in concreto di un fatto punibile, provata l’inoffensività della condotta, in presenza di quantità trascurabili di sostanza stupefacente destinata all’esclusivo uso personale) e hanno annullato la condanna senza rinvio.

La Corte di Cassazione ha preso le mosse ricordando il ruolo attribuito nel nostro ordinamento al principio di offensività dalla Corte Costituzionale: nella nota sentenza Corte Cost. 360/1995 i giudici della Consulta avevano distinto tra accezione astratta del principio in questione (rivolta al legislatore) ed accezione concreta (rivolta al giudice) affermando che «spetterà al giudice distinguere l’ipotesi in cui la condotta in concreto non abbia alcuna attitudine alla messa in pericolo del bene tutelato» con la conseguenza che «l’assenza di capacità drogante della sostanza coltivata rende di per sè inoffensivo il reato nel caso concreto»; ossia non è punibile la semplice detenzione o coltivazione di piante di canapa che non hanno ancora prodotto alcuna sostanza psicoattiva (che non sono in fioritura).

Ciò posto, i giudici hanno inoltre stabilito che vale la regola di necessaria sussistenza della “offensività in concreto”: ovvero, pur realizzata l’azione tipica, dovrà escludersi la punibilità di quelle condotte che siano in concreto inoffensive.

In conclusione, si legge nelle motivazioni: “L’assoluta inconsistenza della coltivazione in questione fa escludere che in concreto sia stata realizzata la lesione del bene tutelato dalla norma”.

Quindi è definitivamente stabilito che, chi coltiva una o due piante di cannabis, anche senza regolare permesso, e le suddette piante non sono in fioritura, non commette alcun illecito.

Che la situazione sia palesemente cambiata, è evidente. Occorre adesso capire quali saranno le azioni da portare avanti per cancellare definitivamente questo insensato e lesivo residuo di proibizionismo.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

L’intervista che segue è pubblicata anche sulla rivista “Dolce Vita 54″ in uscita oggi 15 settembre e sul sito <http://www.dolcevitaonline.it>
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Alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di dare subito un consistente impulso al dibattito, abbiamo posto 5 domande ai firmatari delle proposte di legge sulla legalizzazione della cannabis

1 – Intendete chiedere rettifica dell’errata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge Lorenzin? Senza una circolare di riferimento è probabile e sta accadendo che le FFOO continuino sulla vecchia strada, con denunce e arresti anche per piccolo possesso di cannabis, lasciando poi la palla all’interpretazione dei giudici. E siete consapevoli che nemmeno i Sert hanno ricevuto rettifiche o indicazioni ufficiali e continuano quindi a trattare le “dipendenze da cannabis”, esattamente come se fosse ancora una “droga pesante” …e che quindi per i consumatori rischia di non cambiare nulla e di essere costretti a programmi, controlli, analisi delle urine, del capello, colloqui con gli psicologi, ecc, alla stessa stregua di chi usa eroina o cocaina?

Farina: Alla metà di giugno abbiamo presentato sul punto che sollevate una interpellanza urgente. Il governo ha risposto in aula tramite il sottosegretario Scalfarotto. Il Testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 2014 non è formalmente sbagliato ma sostanzialmente incomprensibile per i non addetti ai lavori. Diverso è il discorso per la sezione Normativa del sito del Dipartimento delle politiche antidroga. Lì è più facile sospettare il dolo. Trovo grave che il Governo Renzi abbia non confermato il precedente dirigente, Dott. Serpelloni, senza tuttavia modificarne struttura e orientamenti. Il lavoro del Dipartimento in questi anni è stato pessimo, e uso un eufemismo. Va azzerato e riprogrammato totalmente. Oppure sciolto con riattribuzione delle funzioni ai ministeri competenti. Come era prima del 2006-2008. Sulla sua attività ho presentato in questi mesi diverse altre interrogazioni.

Civati: Chiederemo chiarezza e insisteremo perché la dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi ci porti più lontano di quanto il governo non abbia saputo o voluto fare in questa prima occasione. L’opinione pubblica è pronta per un dibattito serio, che non si riduca alla difesa più o meno parziale di quello che c’è già (e non funziona) ma che provi altre strade. Ciò vale per l’Italia, ma anche nel quadro europeo e internazionale.

Ferraresi: Assolutamente si, il collega Farina ha già fatto un’interrogazione che ha ricevuto la risposta e la presa di posizione del Sottosegretario Scalfarotto. Io credo che la questione sia palese, mi auspico che intervengano subito, in caso contrario ci faremo sentire. Siamo consapevoli di queste problematiche e le affronteremo.
Colgo l’occasione per informare che abbiamo inoltre depositato una risoluzione ed una interrogazione per l’avviamento della produzione di cannabis ad uso terapeutico negli stabilimenti italiani, nonché proceduto con una visita ispettiva allo stabiluimento militare di Firenze. Attendiamo in merito, in questi giorni, la risposta del Sottosegretario

2  - La nuova formulazione dello spaccio di lieve entità, reintroduce l’infelice equiparazione tra droghe pesanti e cannabis, prevedendo una pena che va da 1 a 4 anni per tutti i tipi di sostanze, questo nonostante l’appena dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Considerando che l’accusa di spaccio di lieve entità è la più ricorrente tra i consumatori di cannabis, ed è la causa di maggiore detenzione penale, come pensate di risolvere la contraddizione, sollevata anche da numerosi avvocati, che si è creata, con il piano svuota-carceri?

Farina: Il nuovo comma 5 dell’art 73 del T.U. è una sciagurata mediazione della maggioranza di governo. E risponde alla volontà del Ministro Lorenzin e del Nuovo Centrodestra. Ricordo che l’intero decreto Lorenzin era inizialmente un tentativo di far rivivere la criminogena e, per me anche criminale, legge Fini-Giovanardi. Il tentativo non è riuscito ma il nuovo comma 5 è la firma di quella cultura dura a morire nonostante i fallimenti spaventosi che ha prodotto. Sono convinto che in futuro dovremo cambiare di nuovo. Conto in Parlamento, prima che torni ad essere sottoposto alla Corte Costituzionale. Cosa che mi sembra probabile.

Civati: Ci vuole un’azione di sistema, non un continuo “andare e venire” sulla questione, negando la legalizzazione della cannabis, da una parte, e continuando ad agire attraverso strumenti episodici come gli svuota-carceri.

Ferraresi: Come M5S abbiamo sollevato subito il problema in modo forte e chiaro in Commissione già al momento dell’annuncio da parte del Sottosegretario Costa di questo emendamento folle. Abbiamo continuato la battaglia con emendamenti e con interventi, purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il Governo Giovanardi-Renzi ha colpito ancora. Porteremo avanti la necessità di ritornare alla differenziazione anche per i fatti di lieve entità in ogni occasione possibile.

3 – Negli ultimi 8 anni abbiamo visto il DPA trasformarsi da organismo scientifico in strumento di propaganda al servizio della Fini-Giovanardi, ora che la legge è stata abrogata e in virtù della nuova nomina a capo dipartimentale della dott.ssa De Rose, pensate che il DPA possa tornare alle funzioni che realmente gli competono, senza interferire ulteriormente nella ricerca scientifica con le pregiudiziali ideologiche che hanno caratterizzato fino ad oggi il suo operato? E quali controlli può esercitare il parlamento in merito?

Farina: Sugli errori e la funzione del Dipartimento ho detto precedentemente. Posso aggiungere che la nomina della Dott.ssa De Rose alla sua guida sarà oggetto di attenta valutazione. E di una richiesta di audizione quando verrà ufficializzata. Cosa che al momento non è ancora, a mia conoscenza, accaduto. Diciamo che vista la storia recente della struttura non sono particolarmente ottimista per quel cambiamento radicale che occorrerebbe.

Civati: Dopo la gestione Serpelloni va ripetuto con forza: tutti coloro che lavorano per l’antidroga devono essere al di sopra di ogni logica politica e ideologica, basandosi solo sulla analisi scientifica e su una seria verifica costi-benefici delle azioni di contrasto e di sanzione.

Ferraresi: Abbiamo forti dubbi, non ci si può attendere nulla di buono quando in questo paese le nomine prescindono dal merito e guardano solo ad ottiche politiche e opportunistiche. E’ il caso della De Rose che da una prima ricerca non sembra avere le caratteristiche per ricoprire un ruolo così delicato. Infatti la sua nomina sembra più il frutto di un accordo politico che di una valutazione di merito. Come M5S riteniamo che le nomine debbano sempre essere sottoposte a procedimenti trasparenti, con valutazione dei curriculum che devono essere resi pubblici, e soprattutto con criteri che puntino alla meritocrazia e al confronto di tutte le forze politiche. L’abbiamo appena fatto notare con la nostra proposta di nomina per i membri del CSM, purtroppo la prassi politica è ancora indietro anni luce sotto questo aspetto.

4 – quali tempi possono essere ipotizzati affinché possa essere ripreso seriamente il discorso sulla regolamentazione della coltivazione per uso personale e per arrivare ad una discussione parlamentare, con un testo unico condiviso dalle tre le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge in materia?

Farina: Con l’approvazione del decreto Lorenzin la maggioranza di governo ritiene di aver esaurito la propria azione in materia. E infatti i testi in discussione in Commissione Giustizia della Camera sono al momento bloccati. Ho intenzione di provare a sbloccarli attraverso la proposta di un testo unificato. Per farlo ho bisogno che anche M5s depositi il suo testo annunciato a dicembre 2013 ma non ancora ufficializzato. A quel punto vedremo se esiste una maggioranza trasversale e ogni forza politica si assumerà le sue responsabilità.
Circa i contenuti va premesso che tutti i testi presentati sono di fatto superati dalle modifiche intervenute e il testo unificato dovrà tenerne conto. Questa non è la fase della regolamentazione che invece si va sperimentando in vari paesi del mondo, tuttavia è possibile intervenire su alcuni aspetti. La non punibilità della coltivazione ad uso personale è certamente la più importante. Perchè aprirebbe la strada a quelle forme associative oggi precluse, cannabis social club e altre.

Civati: Questa è una legislatura complicata, perché – nonostante la presenza di molte forze politiche che si dichiarano interessate al tema – la maggioranza di governo è molto divisa e in generale tiepida sull’argomento. È nostro impegno, in ogni caso, porre il problema fin da ora, attraverso le proposte di legge (nostre e altrui) che sono state depositate.

Ferraresi: Abbiamo attivato un percorso partecipato per la stesura di una legge che abbiamo depositato, purtroppo le cose nel frattempo sono mutate varie volte e quindi è stato necessario intervenire con modifiche di merito (alcune nostre proposte nel frattempo erano già state inserite in un decreto legge). Riteniamo che in un’ ottica di sistema non ci si possa più limitare ad un intervento generico. L’indefinitezza ha di fatto creato problemi giudiziari ai coltivatori e consumatori in questi anni, nonché ad un sperpero ingiustificato di risorse da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, gli unici favoriti da questa situazione sono stati come al solito i membri delle organizzazioni criminali. Il problema in questo caso non sono le tempistiche, ma la condivisione del provvedimento da parte di una maggioranza parlamentare che (vista la non chiarezza del PD e la mancanza di numeri) di fatto ora non esiste, lavoreremo a questo consapevoli delle difficoltà che incontreremo.

5 – abbiamo seguito passo dopo passo l’evolversi dell’interesse sul tema della coltivazione domestica innescato dalla proposta dell’on. Farina, alla quale sono seguite quella dell’on. Civati e quella dell’on. Ferraresi, ma come consumatori ancora non ci riteniamo soddisfatti, continuando ad avere riserve su alcuni contenuti, sareste disponibili ad un tavolo di confronto con la nostra Associazione per chiarire alcuni punti che a nostro avviso sono fondamentali per garantire la sicurezza del coltivatore/consumatore?

Farina: Sicuramente sì e quanto alle forme il dibattito è aperto e credo che, entro limiti dati, la coltivazione per uso personale debba essere esente da tassazione o autorizzazione. Quel certo numero di piante deve essere un diritto del cittadino, che dovrà rimanere anche quando lo Stato deciderà di regolamentare il mercato. Cosa futura e complessa con tutti i problemi che ormai conosciamo e sui quali avremo modo di approfondire.

Civati: Certamente sì, anzi con i nostri tecnici auspichiamo un confronto, perché le proposte presentate trovino una composizione e siano oggetto di azione comune tra i gruppi.

Ferraresi: Siamo sempre favorevoli al confronto al quale non ci siamo mai sottratti accettando anche le critiche che riteniamo indispensabili. Abbiamo partecipato a tutti i tavoli a cui siamo stati invitati, saremo quindi disponibili anche per poter spiegare quei concetti e quelle ragioni difficilmente esplicabili con i nostri interventi via web che a volte possono generare incomprensioni.

A cura del Direttivo ASCIA