A seguito delle dichiarazioni fatte, in occasione dell’inaugurazione del CIP, dagli on. Ferraresi e Zaccagnini, sembra che il dibattito alla Camera sulla proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, non sia procrastinabile oltre gennaio 2016.

Abbiamo quindi invitato gli on. Civati (Possibile), Zaccagnini (Sinistra Italiana) e Ferraresi (M5S) ad un incontro con le associazioni, per discutere insieme sul contenuto degli articoli della pdl e presentare le osservazioni ed eventuali indicazioni correttive possibili con gli emendamenti che verranno presentati in fase dibattimentale, su alcune parti che non risultano ancora chiare, con lo scopo di poter individuare eventuali contraddizioni a scapito dei coltivatori e consumatori in proprio e fornire ai deputati le informazioni necessarie per poter difendere al meglio, in aula, il nostro punto di vista.

Pensiamo che sia molto utile in questo momento unire gli sforzi, formando un fronte in grado di appoggiare i parlamentari dell’intergruppo nella loro battaglia alla Camera, cosa che cercheremo di concretizzare chiedendo che una delegazione venga ascoltata in audizione dalla Commissione Giustizia prima del dibattito parlamentare.

E’ un incontro che potremmo definire “storico”, essendo la prima volta che ci si offre l’opportunità di essere voce in capitolo su una legge che delineerà e condizionerà il nostro stile di vita e le nostre scelte come estimatori della canapa.

L’incontro è programmato per il 10 dicembre alle ore 16 presso il Canapa Info Point – Via Pisino 115/VIII – Roma

Direttivo CIP

Repetita iuvant

Secondo l’annuale rapporto dell’Onu sulle sostanze stupefacenti, la marijuana sarebbe la droga più largamente prodotta, commercializzata e consumata dell’intero pianeta, indistintamente dal Paese in cui si indaga, a prescindere che sia legale o meno.

A beneficiare del mercato più redditizio al mondo, negli Stati dove la cannabis è stata legalizzata, sono proprio i cittadini: nel 2014 la marijuana ha portato legalmente alle casse statali del Colorado oltre 60 milioni di dollari (tra tasse, imposte e licenze). Grazie al Taxpaye’s Bill of Rights – una legge dello Stato che obbliga la restituzione ai cittadini della quota d’imposte risultata eccedente rispetto all’introito annuale pianificato – quasi la metà di questi rientrerà nelle tasche dei cittadini tra il 2015 e il 2016.

Voglio sorvolare sui dati positivi che riguardano la diminuzione dei reati violenti, degli incidenti stradali e soprattutto degli arresti, registrata in quegli stati che hanno legalizzato la cannabis. Sottolineo inoltre che non si è registrato alcuna emergenza sanitaria dove la cannabis è stata legalizzata.

Cosa accade invece dove la cannabis è illegale?

E’ un dato di fatto che reperire cannabis, o derivati, è semplicissimo: in ogni città, anche nel più piccolo paesino, ci sarà sempre qualcuno alla ricerca di un po’ “d’erba” per alleviare qualche dolore fisico o dell’animo. In un Italia in crisi, dove c’è “richiesta” è logico che si crei “offerta”. Lo dimostrano le continue segnalazioni, denunce, arresti e sequestri che avvengono giornalmente in tutto il Paese, per la violazione delle leggi che vietano il possesso di cannabis.

Così, un mercato reale volutamente ignorato dai perbenisti, influenza la nostra economia al punto tale che gli stessi governi accettano di calcolare nel PIL l’introito dato dai traffici illegali delle sostanze stupefacenti e della prostituzione (anch’essa inutilmente vietata ma ampiamente diffusa ovunque).

Nonostante le prove concrete che dimostrano la diffusione del consumo di cannabis, la scarsa pericolosità di questa sostanza (specie se paragonata al legale alcol o tabacco), l’inefficacia dei metodi proibizionisti ed i successi registrati nei Paesi che hanno legalizzato; c’è ancora chi trova argomenti contro la regolamentazione della coltivazione e del possesso di cannabis per uso personale.

Considerando anche le dichiarazioni della Direzione Nazionale Antimafia, mi sento di affermare che, chi sostiene ancora il proibizionismo, o è affetto da un grave ritardo mentale e non è in grado di comprendere dati oggettivi, oppure è colluso con le associazioni criminali che attualmente detengono il monopolio della vendita delle sostanze illegali.

Provo a chiarire il mio pensiero mettendo in ordine alcune indiscutibili verità:

Non esiste dose letale di cannabis assimilabile dall’uomo, infatti non è mai stato documentato un solo caso di morte per abuso di cannabis.

Il consumo di cannabis, al pari dei sequestri, è in continua crescita. Più cerchiamo di bloccare il fenomeno e più si allarga.

Chi vende illegalmente cannabis ha clienti di tutte le età, compresi i minorenni. Dove la cannabis è legale, le attività che la commercializzano vendono solo a maggiorenni.

Il proibizionismo dell’alcol ha creato il fenomeno del gangsterismo, agevolando i boss della malavita. Il proibizionismo delle droghe ha creato i “cartelli delle droghe”, ed ha permesso a gangster, delinquenti, tagliagole, sicari, gang, bande criminali, mafia, camorra e ‘ndrangheta di arricchirsi a dismisura. Si calcola che, solo nel nostro Paese, il ricavo della vendita di marijuana e derivati è di oltre 8 miliardi di euro l’anno (considerando la media dei sequestri avvenuti dal 1997, ad oggi. Tenendo presente solo i dati relativi al 2014, si calcola che il ricavato della vendita di cannabis e derivati raggiunge presumibilmente i 30 miliardi di euro l’anno).

Vietare la cannabis comporta una dispersione notevole di energie da parte delle forze dell’ordine, che potrebbero concentrarsi maggiormente nella repressione di crimini violenti.

Ogni sequestro, denuncia, segnalazione o arresto per detenzione di cannabis rallenta la giustizia italiana che, negli ultimi 10 anni, ha mandato in prescrizione oltre 1MILIONE E MEZZO di processi penali.

Le idee proibizioniste potevano forse avere senso quando non esisteva internet e in TV, dietro la spinta di chi era al potere e voleva liberarsi della cannabis, passavano notizie assolutamente false e difficilmente confutabili. Oggi sappiamo che la canapa è stata vietata perché, nei primi del 1900, era diventata “scomoda” all’industria del petrolio e derivati.

Come si può temere la cannabis in una società che ha accettato la vendita legale di tabacco ed alcol, in cui vengono commercializzati farmaci “da banco” che hanno dosi letali estremamente basse, che permette la vendita di alimenti i cui ingredienti sono sostanze tossiche, che ci permette di guidare macchine da 250km/h quando il limite massimo di velocità in autostrada è di appena 130Km/h.

Se veramente si teme per la salute del cittadino, si dovrebbe immediatamente legalizzare la cannabis in modo da dare a tutti la possibilità di acquistare prodotti di qualità certificata o auto-coltivare. Si dovrebbero invece vietare i pesticidi e i diserbanti chimici, altamente tossici. Si dovrebbe prevedere seriamente l’eliminazione dei combustibili più inquinanti, sostituendoli con fonti di energia ecologiche e rinnovabili. Insomma, c’è ben altro da fare che proibire una pianta, soprattutto se parliamo della pianta che ha permesso l’evoluzione dell’uomo e che può salvare il pianeta. Se la canapa ci da oltre 50.000 derivati tutti ecologici; se da essa si ricavano medicine utili nei casi di emicrania, dolori mestruali, reumatismi, spasmi muscolari, sclerosi multipla, SLA, morbo di Parkinson, asma, glaucoma, AIDS, cancro, anoressia, epilessia, Alzehimer, corea di Huntington, schizofrenia, depressione; e se non è mai morto nessuno per consumo di cannabis, vietarla è il vero crimine.

Dott. Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Quando mi chiedono: “perché fumi cannabis?”, l’unica risposta che mi è venuta sempre spontanea è: “per sopportare questo mondo!”

Abbiamo molto dibattuto se era il caso o meno di intervenire, con un commento da questo sito, sui sanguinosi fatti accaduti in Francia, e come rimanemmo sdegnati per quanto era accaduto a Charlie Hebdo esprimendo il nostro sconcerto con un articolo, ho creduto, a titolo personale, di manifestare lo stesso sdegno con alcune osservazioni.

Avevo solo 16 anni la prima volta che scesi in piazza, fu per la carestia in Bangladesh, era il 1969 e iniziavo solo allora a capire di quanto ingiusto e crudele fosse questo mondo, dove c’era gente che buttava nella spazzatura gli avanzi del pranzo e della cena, che sarebbero invece bastati a sfamare una famiglia intera in quei posti dove il morso della fame mieteva decine di migliaia di vittime ogni giorno, perlopiù bambini!

Da quel giorno sono sceso in piazza centinaia di volte, per la guerra in Vietnam, per la Palestina, per il Cile, contro i Colonnelli in Grecia, contro Franco, per l’Argentina libera, contro la dittatura brasiliana, per Cuba e tante altre volte per i diritti dell’uomo, contro la pena di morte, per il diritto alla vita, per la dignità e la giustizia.

Poi improvvisamente niente più piazze e tutto è stato visto come fossimo spettatori di un film di cui non ci sentivamo più protagonisti e così ci siamo limitati a vedere in televisione la guerra dei Balcani a soli 300 chilometri da noi e i bombardamenti del primo “Desert Storm”, passando alla completa assuefazione dell’offensiva contro l’Afghanistan e la seconda guerra in Iraq, per arrivare all’indifferenza più completa della caduta di Saddam seguita da quella di Gheddafi con la conseguente instabilità del mondo islamico …e ora l’Isis che, oltre al terrore, è anche portatore di grandi misteri sulla sua costituzione, sugli approvvigionamenti di armi che ha ricevuto e del grande potere che gli è stato concesso.

Mi sento di partecipare al dolore che investe in questo momento tutto il mondo civile, quel mondo che vorrebbe esprimere grandi ideali, ma che con la sua politica coloniale, con le leggi razziali e con la prepotenza che ha sempre espresso, non è mai esistito e che forse mai esisterà se non nella nostra utopia, perché se è barbaro uccidere in nome di dio o di un’ideologia, non è civile sicuramente bombardare città intere lasciando sotto le macerie decine di uomini, donne e bambini …l’odio è un seme che attecchisce facilmente!

Troppa mostruosità avvolge questo mondo, troppo sangue viene versato in nome di concetti astrusi e immorali e soprattutto in nome di interessi economici di chi da tutto questo sangue ha sempre beneficiato e continuerà a farlo!

Fermate il mondo, fateci scendere, o quantomeno lasciateci sopportare questa pazzia globale come riteniamo sia meglio, visto che per ora non possiamo fermarla!

Giancarlo Cecconi

L’inaugurazione della sede romana dell’associazione Canapa Info Point ha riscosso un grande interesse, dimostrato dalla presenza di più di duecento visitatori di cui la più giovane di solo 3 mesi ed il più anziano con più di 80 anni.

Una festa che ha visto una bellissima partecipazione di famiglie, giovani e soprattutto di persone con barba e capelli grigi, a dimostrazione della stanchezza e dell’impossibilità nel sostenere ancora l’immagine distorta che è stata voluta dare in questi ultimi decenni dei consumatori di cannabis.

Abbiamo voluto dare una dimostrazione effettiva di come deve funzionare un Canapa Info Point, invitando la cittadinanza al confronto con i parlamentari, ricercatori scientifici e medici, legali preparati sull’argomento e con le testimonianze di chi, nel mondo della canapa, a vario titolo, ci vive e lo conosce per poter arricchire la conoscenza di un mondo perduto, con tutte le sue qualità e benefici che può apportare all’intera società.

Ma vogliamo usare questo spazio soprattutto per ringraziare il sen. Ciampolillo, l’on. Adriano Zaccagnini e la dott.ssa Annalisa Corrado per aver portato con i loro interventi il sostegno della parte politica sensibile al nostro progetto, l’on Civati che pur non essendo presente fisicamente ci ha sostenuto attraverso il sito di Possibile, la senatrice Paola Taverna, l’on Vittorio Ferraresi e i consiglieri del M5S del comune di Ciampino e Marino, che sono passati a trovarci e hanno visitato il Canapa Info Point esprimendo il loro apprezzamento, il dott. Barbagallo e il dott. Fagherazzi per le informazioni sulle qualità e i benefici della canapa nell’uso terapeutico, Alberto Sciolari dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis per aver portato alla conoscenza di tutti le contraddizioni e le incongruenze a cui i pazienti devono sottostare in mancanza di leggi chiare ed efficaci, gli avv.ti Simonetti e Miglio per averci spronato ad organizzarci in vista del pronunciamento della Consulta, l’amico Bernardini che con il suo Museo Itinerante della Canapa continua a stimolare la conoscenza su questa pianta, alle associazioni CanapAroma, Pikkanapa, Hemp Farm e BioCanapa, che hanno partecipato mettendo in mostra ed offrendo i prodotti del loro lavoro con la canapa, ma soprattutto vogliamo ringraziare le duecento persone che sono venute a festeggiare con noi, dimostrandoci che siamo ormai in tanti ad essere stanchi di vivere nascondendo il nostro stile di vita.

Stiamo ultimando i lavori di strutturazione del sito www.canapainfopoint.it ed in pochi giorni saremo in grado, attraverso i servizi del sito, di informare i nostri soci sulle prossime attività e dare quelle informazioni corrette sulla canapa a beneficio di tutti.

Nelle prossime settimane saremo in grado di aprire una sede distaccata in Puglia, Sicilia e Campania, mentre nei prossimi mesi è prevista la costituzione di una sede distaccata in Basilicata, Toscana, Liguria, Lombardia, Marche e Veneto.

Il lavoro di aggregazione dei consumatori consapevoli e responsabili è appena iniziato, vi invitiamo ad associarvi, per avere sempre più forza!

In ultimo ci è gradito presentare il lavoro teatrale “Ragazza in Erba” in programmazione dal 12 al 15 novembre presso il Teatro Studio Uno a Roma, una via artistica per promuovere l’antiproibizionismo.

Direttivo CIP

Il video completo degli interventi di presentazione è visionabile al seguente link:

https://www.radioradicale.it/scheda/457220/nasce-lassociazione-di-promozione-sociale-e-culturale-canapa-info-point#a=3050416&i=3477059

Un doveroso ringraziamento anche a Radio Radicale per aver trasmesso in streaming l’evento.

Gli estimatori della canapa si organizzano: nasce l’Associazione di promozione sociale e culturale Canapa Info Point

Dopo decenni di disinformazione sulla canapa e conseguente demonizzazione dei suoi consumatori, oggi assistiamo al riaprirsi di un dibattito politico e sociale che vede 293 parlamentari sottoscrivere una proposta di legge per la regolamentazione dell’uso ed il consumo e la Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge in vigore.

In virtù di questo fermento i consumatori di canapa hanno deciso di uscire allo scoperto costituendo l’Associazione Canapa Info Point, con l’obiettivo di fornire sul territorio informazioni corrette sulle qualità e benefici di questa pianta e permettere ai consumatori di organizzarsi, per meglio affrontare il proibizionismo latente ancora in voga e prepararsi in vista di una possibile legalizzazione dell’uso domestico.

Inaugureremo la sede legale ed operativa dell’Associazione sabato 31 ottobre alle ore 17 in Via Pisino 115 – Roma, dove verrà presentata la piattaforma programmatica relativa agli obiettivi che il CIP si prefissa.

Interverranno all’evento l’On. Pippo Civati firmatario della proposta di legge depositata a suo nome alla Camera, il Sen. Alfonso Ciampolillo firmatario per il M5S della proposta di legge presentata in Senato, gli avvocati Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio la cui richiesta di pronunciamento della Consulta è stata accettata dalla Corte d’Appello di Brescia e altri parlamentari della cui conferma siamo in attesa.

Hanno comunque dato il loro sostegno e supporto all’iniziativa:

il Sen. Benedetto Della Vedova (promotore dell’intergruppo parlamentare)
il Sen. Alberto Airola (cofirmatario della proposta di legge M5S in Senato)
l’On. Rita Bernardini (presidente onorario dell’intergruppo)
l’On. Daniele Farina (firmatario della proposta di legge SEL alla Camera)
gli On. Vittorio Ferraresi, Paolo Bernini, Alessio Villarosa e Luca Frusone (firmatari della proposta di legge M5S alla Camera)
l’On Adriano Zaccagnini (cofirmatario della proposta di legge SEL)
l’On. Elly Schlein (parlamentare europea)

Vi invitiamo a partecipare all’evento con lo scopo di poter diffondere attraverso le vostre testate, una reale immagine dei consumatori di canapa, del sostegno istituzionale che riscuotono e del lavoro di sensibilizzazione che svolgono nei vari territori attraverso la produzione di alimenti e manufatti.

Rimaniamo a Vostra disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento:
info@legalizziamolacanapa.org

Direttivo CIP

Pubblichiamo le impressioni di alcuni delegati delle Associazioni che hanno partecipato alla conferenza di Bruxelles.

E’ un momento topico per la battaglia antiproibizionista, perché sia in Italia, con una “iniziativa parlamentare” e sia in Europa con un “report di iniziativa” si stanno costringendo i governi nazionali e la Commissione Europea a prendere delle decisioni in merito all’uso e al consumo delle cosiddette “droghe leggere”.

Per vedere un estratto della conferenza: https://youtu.be/B9x1IrDdNFE


Di ritorno da Bruxelles, ringraziamo la bella comunità italiana presente in Belgio che ci ha ospitato nella accogliente città. Entrare nei palazzi del potere, fa sempre un certo effetto, ma portare in visita al parlamento anche il Flacone di Bedrocan, con le infiorescenze, che in italia dovrebbe venir prescritto, non ha prezzo. Assieme ai pazienti abbiamo lasciato (in ogni zona fumatori visitata) un segno del nostro passaggio, un sentiero di Terpeni che speriamo ispirino il parlamento a legiferare in merito.

Nella delegazione italiana oltre alle associazioni specializzate in cannabis, erano stati invitati anche il coordinamento AddioPizzo e l’ass. Muovi Palermo, con cui è stato un piacere confrontarsi sulle diverse realtà e sulla loro cultura sulla mafia e criminalità organizzata in genere.
La conferenza è stata interessante per più punti di vista ed interpretazioni, erano presenti:

Jan Malinowski, Executive Secretary of the Pompidou Group (Council of Europe): il miglior intervento ascoltato da parte delle istituzioni, ha trattato il problema della lesione dei diritti umani in atto, provocata dalla persecuzione delle droghe; nel suo intervento ha suggerito più volte di far valere i diritti umani e civili, contrastando le perquisizioni per consumo o coltivazione personale come ad esempio per motivi di lesione della privacy.

Angela Me (Italiana) la vera Proibizionista tra tutti gli ospiti presenti, in rappresentanza del UNODC, ha messo da subito in chiaro che per le istituzioni la cannabis è ancora una droga al pari di quelle pesanti e perciò da perseguitare. Abbiamo contestato tutto l’intervento, riuscendo alla fine a farla cadere sull’attendibilità dei suoi dati espressi. Inoltre ha sottolineato che gli accordi internazionali non danno indicazioni sul consumo e sulla coltivazione personale, anche se poi ha ammesso che la mancanza di chiarezza porta grandissime diseguaglianze negli Stati della UE. Una visione proibizionista che eravamo pronti ad ascoltare, e contestare.

R. Crepinko (Olandese) rappresentante del Europol, senza offesa ma una sorta di “terminator” che ha ripetuto per entrambi gli interventi che loro applicano solo le leggi. Non è stato possibile un confronto, quando si è rfiutato di rispondere alla domanda: “verificate che le leggi siano legittime o provvedete solo alla mera applicazione?”.

Gli altri due relatori, Griffiths (direttore scientifico osservatorio europeo) e Welfens (eurojust), dopo un primo intervento convenzionale ma molto vago, si sono espressi a favore di una regolamentazione che prenda atto dalle ultime ricerche scientifiche e che non criminalizzi il consumatore.

Ritengo positiva questa esperienza, che ci ha fatto capire che un percorso europeo è possibile, anche se molto più lungo di quello applicabile nei singoli Stati. Ma è una strada da percorrere per porre le basi di un diritto europeo all’uso di sostanze.

Un ringraziamento agli organizzatori dell’evento e ai parlamentari Ignazio Corrao (M5S), Elly Schlein (Possibile), che a termine della conferenza si sono impegnati a portare avanti un “Report di iniziativa” da presentare alla Commissione Europea.

Markab Mattossi – OVER GROW


Ci è sembrato di tornare indietro nel tempo, ascoltare le motivazioni per un efficace contrasto all’uso di cannabis, espresse dagli esperti delle organizzazioni internazionali sul consumo e traffico di droghe, ci ha riportato ai tempi in cui Serpelloni poteva permettersi di alimentare la sua fobica campagna anticannabis, con argomentazioni fasulle e impregnate di pregiudizio.

Dobbiamo riconoscere all’eurodeputato Ignazio Corrao una notevole dote di stratega perché, se è vero che noi non conoscevamo la natura convenzionalmente proibizionista dei relatori, è pur vero che neanche loro erano a conoscenza della platea a cui si rivolgevano, e se in un primo momento eravamo noi gli increduli per quel che ascoltavamo, dopo i primi interventi dei nostri delegati, l’espressione di stupore è apparsa sui loro volti.

Abbiamo contestato educatamente e con dati alla mano tutte le loro argomentazioni fasulle, riscuotendo alla fine comprensione e simpatia dalla maggior parte dei relatori.

In sintesi possiamo dire che gli “esperti” vengono pagati per portare avanti studi i cui dati statistici vengono presi da coloro che promuovono il progetto stesso e quindi incontestabili, ma se, come è avvenuto per questo evento, i dati e le valutazioni che vengono portati a dimostrazione dell’inefficacia del proibizionismo, risultano interessanti, allora potrebbe aprirsi una ricerca e una analisi di direzione diversa. Ed è stato proprio questo il motivo della nostra presenza a Bruxelles, portare testimonianze di consumatori responsabili e consapevoli, che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza o con la criminalità!

Ora ci auspichiamo che il “report di iniziativa” che verrà presentato dai deputati Corrao e Schlein alla Commissione di competenza venga accettato, primo passo per una discussione sul tema, esattamente come lo è “l’iniziativa parlamentare” promossa dall’intergruppo in Italia …percorsi lunghi, ma finalmente percorribili!

Giancarlo Cecconi – ASCIA


“Italia chiama Europa” è il titolo della relazione che abbiamo consegnato ai relatori della conferenza, in cui, tra le varie argomentazioni sui vari aspetti relativi all’uso di cannabis, riportiamo anche le criticità vissute in Italia da molti pazienti.

Una criticità sconosciuta dalla maggior parte dei politici, nazionali ed europei, perché il primo impatto è stato veramente ostico: cosa avrebbero potuto dire i Giovanardi e i Serpelloni italiani per far meglio dei proibizionisti che avevamo di fronte?

Bravo l’europarlamentare Corrao che ci ha permesso di scardinare quei troppi taboo derivanti da affermazioni convenzionali, e ormai obsolete, sulla “pericolosità” di una sostanza giudicata pericolosa solo da “loro” e assolutamente benefica per noi malati, che anche questa volta hanno portato una richiesta di aiuto direttamente al cuore della politica europea. Valutata l’estrema educazione e competenza della delegazione italiana(attenti a come parlate, sappiamo controbbattervi) e dopo l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare italiano sulla legalizzazione, è possibile che a presto sarà il parlamento europeo a redigere una relazione: “Europa chiama Italia”.

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo


Ottima iniziativa che speriamo porti ulteriori frutti per aprire un dibattito a livello Europeo. Prima di iniziare la giornata al parlamento europeo, non sapevamo chi avremmo avuto di fronte come relatori, la sorpresa è stata duplice, sia per loro che per noi. Ignazio Corrao capogruppo del movimento 5 stelle a Bruxelles, è riuscito a creare un effetto sorpresa in entrambe le parti, portando tra i relatori dei rappresentanti dello zoccolo duro del proibizionismo europeo e mondiale. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia grande ancora il muro che dobbiamo abbattere, tra ipocrisia, bigottismo moralista, e ambiguità delle agenzie mondiali antidroga nel narcotraffico mondiale.

Angela Me dell’UNODC (la sezione dell’ONU che si occupa di droga e crimine) ci ha sciorinato dati e statistiche falsate per ‘dimostrare’ la dannosità della cannabis, nella peggiore tradizione proibizionista, con metodologia a noi ben nota essendo stata la ‘strategia’ nostrana del dipartimento politiche antidroga (DPA), fino alla caduta dello zar anti-cannabis Giovanni Serpelloni, e della nostra legislazione dell’epoca fini-giovanardi. Era ben noto infatti il ruolo di Serpelloni che seguiva a pennello i dettami delle agenzie proibizioniste mondiali, con l’UNODC, e con il dipartimento antidroga americano (National Institute on Drug Abuse, NIDA), ed il ruolo politico di Carlo Giovanardi.
La sorpresa nel viso di Angela Me, quando ha compreso chi si trovava in aula, l’ha portata all’abbandono dell’aula una decina di minuti prima di essere assalita da domande, ma sopratutto per evitare che fossero ulteriormente messe in evidenza le contraddizioni, falsità, la criminogena propaganda della politica dell’ONU in materia, anche perché non avrebbe potuto confutare i nostri dati, e non poteva andare oltre argomentazioni che esulassero la sua posizione di paladina del proibizionismo.

Robert Crepinko: Rappresentante dell’Europol ha parlato di traffico internazionale, sopratutto in ambito di grandi traffici, e quindi era un po spaesato nel contesto di una regolamentazione dell’uso personale, nonchè sicuramente non preparato sull’argomento. L’unica frase che è riuscito a ripetere come un mantra è stata quella “le polizie devono far rispettare le leggi”, che poi siano giuste o sbagliate queste leggi, per Crepinko ha poca importanza.

Gli altri relatori presenti Paul Griffiths direttore di EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle droghe) e Benedikt Welfens (Eurojust) e J. Malinowski (Pompidou Group) hanno espresso pur con moderazione posizioni di apertura verso una regolamentazione/legalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’.

Ringraziamo Ignazio Corrao e Elly Schlein per questa iniziativa, e ci auguriamo che possa essere l’inizio della discussione in Europa, e che possa essere ripetuta invitando alla seduta altri parlamentari di altre nazioni e relative delegazioni di associazioni che si battono come noi per il diritto all’autoproduzione e consumo ad uso personale di cannabis.

Davide Corda – Canapa Info Point

Poche ore fa in una conferenza stampa al Senato, il sen. Della Vedova e un rappresentativo gruppo di parlamentari di vari schieramenti politici, hanno presentato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Dobbiamo considerare la data di oggi, 15 luglio 2015, come una data veramente storica nella lotta pluridecennale per la legalizzazione di una sostanza diffusa e proibita, perché stiamo assistendo ad una cosa che mai era avvenuta fio ad ora nella storia del parlamento repubblicano su un tema così importante come quello dei diritti civili e nella fattispecie per il diritto alle libere scelte sull’uso e il consumo di cannabis.

Sono 218 i parlamentari che alla data odierna hanno sottoscritto la proposta presentata per la legalizzazione ed è in assoluto il numero più alto mai registrato per una iniziativa parlamentare di stampo trasversale, ed è anche la prima volta che da più parti del parlamento si levano voci in difesa del diritto al consumo.

Una pressione parlamentare del genere non può essere sottovalutata né dalla Commissione Giustizia né dal Governo che quindi dovranno in breve tempo rispondere alla richiesta di calendarizzazione della discussione in parlamento.

La legge è stata descritta dal sen. Della Vedova, che ha riconosciuto di quanto siano state fondamentali le proposte presentate in precedenza da vari deputati e senatori e di come queste proposte siano state la base per la stesura di una proposta condivisa sulla quale si concentrerà lo sforzo collettivo.

I punti salienti riguardano la possibilità di detenere fino a 15 grammi di cannabis nella propria abitazione e 5 grammi fuori, la possibilità di coltivare 5 piante e detenerne il raccolto per uso privato, la costituzione di Cannabis Social Club con un numero massimo di 50 associati e la richiesta di verifica del reale stato psico-fisico nel caso di incidenti stradali.

Ci sembra che si stia percorrendo la strada giusta e dagli interventi che abbiamo udito in conferenza, ci azzardiamo a dire che questa volta potremmo realmente assistere, finalmente, al coraggio di legiferare in nome del buon senso e in difesa delle libertà individuali.

Per ascoltare la conferenza: http://www.radioradicale.it/riascolta#o=13.07.19


Tra qualche giorno pubblicheremo il report della conferenza che si è tenuta a Bruxelles, ma dalle anticipazioni ricevute dai nostri delegati sembra che anche in Europa le nostre istanze trovino consensi e comprensione, quindi ora non si tratta più di vedere se otterremo la legalizzazione, bensì quando!

ASCIA

Siamo in partenza per portare al Parlamento europeo la voce dei consumatori, all’interno della conferenza organizzata dall’eurodeputato Ignazio Corrao per evidenziare la necessità di un nuovo approccio verso le “droghe leggere”, come strumento per battere la criminalità organizzata.

La delegazione italiana è formata da un nutrito e rappresentativo gruppo di associazioni: ARA, ASCIA, Canapa Info Point (CIP), LapianTiamo, Pazienti Impazienti Cannabis (PIC) e OverGrow.

Pubblichiamo di seguito il contributo ASCIA:

Stato attuale e proposte di risoluzione

Premesso che è ormai una certezza incontestabile il fatto che il proibizionismo abbia favorito gli interessi della criminalità organizzata, che il commercio illegale in regime di monopolio concesso alla stessa criminalità provoca, specialmente nella popolazione giovanile, la curiosità verso l’approccio di altre sostanze ben più pericolose della cannabis e considerata l’inoffensività sociale del consumo personale, con questa breve relazione vogliamo fare il punto della situazione in Italia e suggerire un percorso logico di legalizzazione.

Nel febbraio dello scorso anno la Corte Costituzionale si è pronunciata per l’illegittimità della legge 49/06 conosciuta come “Fini-Giovanardi”, decretandone l’abrogazione.

Con il ritorno alla vecchia legislazione in materia di stupefacenti e con l’applicazione di pene relativamente contenute per i casi di “lieve entità”, si è leggermente ridimensionata la forsennata attività persecutoria nei confronti dei consumatori di cannabis, ma non del tutto cessata, in particolar modo in relazione alla coltivazione domestica che continua ad essere illegale, causando una insopportabile confusione sia nella politica e sia nella magistratura.

E’ indubbio che una legge anacronistica e pregiudiziale, come quella attualmente in vigore, stimoli negli organi istituzionali un vivace dibattito e tentativi di regolamentazione, ma a parte alcuni pronunciamenti nei tribunali e timidi approcci nelle Commissioni parlamentari, il percorso per arrivare anche in Italia ad una forma di tolleranza verso i coltivatori/consumatori in proprio, appare sempre arduo e spigoloso.

Attualmente giacciono nei due rami del parlamento ben 6 proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, 4 alla Camera e 2 al Senato, ci sono stati autorevoli pronunciamenti in favore di una nuova politica nei confronti delle droghe leggere, tra cui va considerato, sopra ogni altro, quello molto significativo della Direzione Nazionale Antimafia che invita a risolvere il problema in tempi brevi e in ultimo, dietro invito della Corte d’Appello di Brescia è stato chiesto il parere della Consulta sulla legittimità costituzionale della legge in vigore.

Va segnalata inoltre la recente iniziativa promossa dal sen. Della Vedova (sottosegretario agli Esteri nell’attuale governo), per la costituzione di un inter-gruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, che ha già riscosso più di 200 adesioni ed ha presentato la bozza della proposta a metà giugno, con l’obiettivo di ottenere la calendarizzazione entro l’estate.
Tutti segnali di come risulti insostenibile ulteriormente, in Italia, l’azione persecutoria nei confronti di una criminalità inesistente come quella caratterizzata dai coltivatori/consumatori in proprio, la cui estraneità nei confronti del pericolo per la salute e l’ordine pubblico è ormai accertata dalle esperienze di altri Paesi della Comunità Europea e in alcuni Stati degli USA e dell’America Latina.

Per superare questo stato di cose la nostra associazione da tempo collabora con le forze politiche sensibili al problema: abbiamo presentato una proposta di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, abbiamo portato il nostro contributo come consumatori in Commissione Giustizia alla Camera e abbiamo presenziato alle conferenze stampa nei due rami del parlamento per denunciare lo stato discriminatorio e la devastazione nella vita quotidiana a cui sono soggette decine di migliaia di cittadini e cogliamo l’occasione che ci offre questa conferenza per suggerire un percorso logico e praticabile:

Regolamentazione della coltivazione personale

Il primo passo fondamentale per poter procedere in un percorso che preveda tolleranza nei confronti di diversi stili di vita ed abitudini, è a nostro avviso regolamentare immediatamente la coltivazione domestica, prevedendo la concessione per la coltivazione di piante femmine (che produrranno THC) per l’adulto che ne fa un uso personale, una proposta che è stata fatta propria in tutte le proposte di legge presentate nei due rami del parlamento italiano.
Conoscendo le necessità politiche di fornire dati statistici ufficiali, sulla coltivazione di cannabis, siamo favorevoli ad una tipologia di censimento solo ed esclusivamente se tali dati verranno archiviati in modalità anonima per tutelare la privacy e prevenire ulteriori persecuzioni in caso di ritorno ad una politica proibizionista o ad errori formali di pubblicazione delle leggi.
Ci teniamo a sottolineare che l’uso di cannabis non deve essere considerato un problema di sicurezza o salute pubblica.

Decriminalizzazione della coltivazione ad uso personale e abolizione delle sanzioni amministrative per i consumatori

Considerato che la Consulta dovrà pronunciarsi sull’equiparazione tra liceità dell’approvvigionamento e coltivazione personale, chiediamo l’abolizione di tutte le sanzioni sia penali che amministrative per i consumatori di cannabis, prevedendo l’esclusivo controllo al solo fine della sicurezza stradale come avviene per le bevande alcoliche e che sia verificato l’effettivo effetto psicoattivo al momento del controllo e accertata la reale incapacità alla guida del soggetto.

Coltivazioni di Gruppo come modello semplificato di Cannabis Social Club

La Coltivazione di Gruppo è una forma di Cannabis Social Club riservato a pochi soggetti legati da un rapporto di fiducia, da affiancare alla proposta di costituzione di Cannabis Social Club di maggiori dimensioni, più indicati per le aree urbane per esempio, evitando per il momento la discussione sulla forma costitutiva, sugli obblighi sociali e fiscali, sulle caratteristiche di eventuali locali destinati all’uso. Nel momento in cui si arrivasse alla regolamentazione della coltivazione domestica, potrebbe essere considerata in simultanea la possibilità che alcuni coltivatori/consumatori possano associarsi in una Coltivazione di Gruppo per provvedere insieme al fabbisogno annuale di un gruppo limitato di persone legate da un rapporto fiduciario.

Coltivazione di Gruppo in sintesi:

1) Numero ristretto dei soci: possibilità di costituire più facilmente piccoli CSC di amici o conoscenti, con un numero limitato di persone, nei quali i soci possano organizzarsi per coltivare il quantitativo di canapa necessario al fabbisogno dei soci.

2) incaricare uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la possibilità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte di infiorescenze femminili annuali per ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno.

3) la coltivazione delle piante di cannabis potrebbe essere effettuata sia outdoor che indoor o con entrambi i metodi, con la possibilità di portare a fioritura anche piante maschio per impollinazioni al fine di auto produrre semi freschi ed effettuare incroci e selezioni.

4) la possibilità di trasporto, per ogni membro del gruppo, del quantitativo personale di infiorescenze di canapa frutto del raccolto, dal luogo di coltivazione ed essiccazione fino alla propria abitazione, per l’uso domestico.

5) ovviamente un socio di una Coltivazione di Gruppo non può far parte di altre Coltivazioni di Gruppo, mentre può far parte di più CSC di maggiori dimensioni.

Direttivo ASCIA

Relazione completa: relazione Associazioni

Fabrizio Cinquini, il dottore da sempre in primalinea per la legalizazione della cannabis a scopo terapeutico, è stato nuovamente arrestato

Il dottore classe 1963 pro cannabis terapeutica, già arrestato nel 2013 perché trovato con 277 piante di cannabis che coltivava per scopi di ricerca terapeutica, è stato nuovamente tratto in arresto dai carabinieri di Forte dei Marmi perché ritenuto responsabile del reato di produzione di sostanze stupefacenti.

La marijuana era stata piantate in un terreno incolto a Vittoria Apuania e le indagini sono iniziate per la segnalazione di alcuni cittadini che avevano notato uno strano via vai. Nella notte i militari hanno sorpeso Cinquini che si stava recando ad innaffiare le piante in questione sfruttando il buio della notte.

Così è stato arrestato in flagranza di reato e le 25 piante di marijuana, di cui 16 coltivate in vasi e le restanti piantate direttamente nel terreno, dell’altezza che andava da 160 cm a circa 2 metri sono state sequeatrate.
Fabrizio Cinquini è stato quindi accompagnato presso la stazione carabinieri di Forte dei Marmi per le incombenze di rito, arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria di Lucca.

Fonte: http://m.quinewsversilia.it/arrestato-medico-perche-coltivava-marijuana.htm


Non smetteremo mai di meravigliarci dell’assurdo spirito di abnegazione e per l’eccesso di zelo da parte degli agenti delle FF.OO. nei confronti di quella che abbiamo sempre considerato una criminalità inesistente

Non sappiamo a questo punto se congratularci, ironicamente, con le FF.OO. per la brillante operazione che ha smembrato una pericolosa rete di spaccio nella Versilia con a capo un sedicente medico o se indignarci per l’ennesima volta facendo uscire un poderoso “VERGOGNA!” indirizzato al ministro Alfano, alla ministra Lorenzin, al presidente Renzi, al trio di mummie Fini-Giovanardi-Serpelloni, arrivando per responsabilità fino al comando dei carabinieri di Forte dei Marmi, che forse non hanno operazioni serie da condurre e devono in qualche modo giustificare il loro stipendio!

Bene, questa volta qualcuno dovrebbe pur muoversi, vista la sensibilità che molti parlamentari hanno dimostrato nei confronti di simili assurde e ingiustificate persecuzioni. Chiediamo che l’intergruppo costituito per discutere sulla legalizzazione della cannabis prenda posizione e che i suoi membri sollevino delle interrogazioni parlamentari e che esprimano la loro solidarietà con il dott. Cinquini.

Se nel giro di qualche giorno la soluzione non verrà trovata e il dott. Cinquini dovesse rimanere in custodia cautelare, vi chiederemo di partecipare ad una azione di mailbombing nei confronti dell’intergruppo parlamentare, è nei fatti che si vede la volontà di cambiare le cose, non nelle parole!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Siamo stati invitati, come Associazione di consumatori, per partecipare ad una conferenza organizzata da Ignazio Corrao (europarlamentare del Movimento 5 Stelle) presso il Parlamento Europeo, il 13 luglio, sul tema “Le politiche europee sulla lotta contro il traffico di droghe e crimine organizzato: valutare un nuovo approccio alle droghe leggere“.

Ignazio Corrao è membro della Commissione LIBE (sulle libertà civili, la giustizia e gli affari interni) e sin dall’inizio del proprio mandato si è impegnato a focalizzare l’attenzione delle istituzioni europee sulla lotta al crimine organizzato transnazionale e sulle associazioni criminali di stampo mafioso, per questo scopo ha proposto e costituito un inter-gruppo nel parlamento europeo che affronti i temi relativi al crimine organizzato, alla corruzione, alla trasparenza e all’integrità (ITCO)

L’obiettivo dell’inter-gruppo è quello di creare un dibattito nelle istituzioni europee riguardo all’effettività delle politiche internazionali di contrasto alle droghe e questa conferenza rappresenta il primo passo a livello internazionale dopo che molte voci in Italia, tra cui la Direzione Nazionale Antimafia, hanno stabilito come priorità quella di valutare nuove politiche riguardo alle droghe leggere e di considerare anche strategie di depenalizzazione e/o di legalizzazione.

Alla conferenza, oltre ai rappresentanti di organizzazioni istituzionali come la Presidente di Eurojust, del Direttore dell’osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze e  del Segretario del Gruppo Pompidou (Gruppo del Consiglio Europeo che combatte la tossicodipendenza e il narcotraffico), sono state invitate ad esporre il proprio punto di vista sul problema anche molte associazioni, tra cui anche la nostra e come abbiamo fatto in più occasioni, dalle conferenze nei due rami del parlamento italiano, all’audizione in Commissione Giustizia della Camera, anche al parlamento europeo andremo a sostenere l’urgenza nell’attuazione di una nuova politica nei confronti degli stupefacenti, iniziando dalla regolamentazione della coltivazione domestica di cannabis ad uso personale.

Coglieremo l’occasione per presentare anche la nostra proposta sulle coltivazioni di gruppo, come forma associativa tra un numero ristretto di persone legate da un rapporto fiduciario.

Ormai è solo una questione di tempo, la breccia nel muro è stata aperta!

Direttivo ASCIA