Ieri 22 maggio 2013, Don Gallo, fondatore della ‘Comunità di San Benedetto al Porto’ di Genova, ‘il prete degli ultimi’, ma noi diremmo dei primi, ci ha lasciato.

Scrittore, teologo,  sostenitore dei diritti degli omosessuali e dei transgender, promotore della liceità delle droghe leggere, protettore degli emarginati, dei detenuti, Don Andrea era sostanzialmente anarchico, da sempre scomodo per la Chiesa, leader spirituale e politico di giovani e meno giovani.

Si era schierato con i giovani durante il G8 e con il movimento No Tav. Alla morte di Hugo Chavez aveva celebrato per lui una messa. In uno dei suoi ultimi tweet, alcuni giorni fa, aveva scritto: “Sogno una chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”.

Ci mancherà moltissimo il suo continuo e incessante impegno per il rispetto della dignità umana e della giustizia e ci piace ricordarlo con le sue parole, pronunciate in Piazza Duomo a Milano nel 2011 in occasione dello sciopero generale della Fiom-Cgil.

“Come prete vi dico, fratelli e sorelle ciao ciao ciao. E dopo questo vi dico anche: compagne e compagni sempre su la testa. La colonna sonora della mia vita è quella del grande Fabrizio De Andrè e allora vi dico anche: se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”. Sono don Gallo, prete da oltre 50 anni, partigiano, e cosa fa un partigiano? Sceglie! E da vecchio partigiano credo che non è vero che il potere è forte. Molti italiani sono in ginocchio, strisciano. Si deve riconquistare il futuro, le nuove generazioni attendono un segnale e l’Italia intera deve ringraziare voi operai della Fiom, voi operai di Mirafiori e Pomigliano, voi studenti dell’onda, voi ragazzi dei centri sociali. Non fermiamoci, Cristo. Il mio Vangelo mi chiede di vigilare. Mi rivolgo all’opposizione: ma porca miseria, dove siete finiti? Il virus del fascismo di ieri è in libera uscita. Fascismo, berlusconismo, leghismo hanno in comune la pratica di disfarsi di ciò che è democratico. Quando finisco di pregare in chiesa vado in strada e canto, vado nei campi e canto, vado fra la gente e canto i versi della nostra Costituzione repubblicana. – poi congedandosi intona – È questo il fiore del partigiano, o bella ciao o bella ciao o bella ciao, è questo il fiore del partigiano morto per la libertà».

E salutando la folla che urla il suo nome, Don Gallo, sorridendo, grida:

«Hasta la victoria siempre».

Ciao Don… Hasta siempre!!

Ascia

Il 16 maggio scorso abbiamo incontrato i senatori Airola e Ciampolillo del M5S, insieme agli avvocati Simonetti e Miglio che sostengono e partecipano alla nostra causa.

Di seguito vi riportiamo un breve resoconto di quanto affrontato nel corso dell’incontro, con la speranza che quanto detto non si perda anche questa volta nel vento, come purtroppo è accaduto nel passato quando abbiamo avuto modo di confrontarci con le Istituzioni.

E a questo proposito con i sen. Airola e Ciampolillo abbiamo ripercorso l’impegno che ASCIA ha avuto negli scorsi anni e fino ad oggi, dal dossier “la Canapa: una pianta!” inviato ai deputati e senatori della passata legislatura, alle due conferenze stampa tenute nel 2011 alla Camera e nel 2012 al Senato, alla documentazione inviata e presentata sistematicamente per due anni a tutti i parlamentari.

Abbiamo quindi consegnato ai due senatori una copia del dossier, la relazione presentata alle due conferenze stampa e una copia del bollettino 2011 sugli arresti di consumatori di cannabis, a testimonianza della persecuzione sistematica in atto.

Li abbiamo poi informati sulle contraddizioni insite nella Fini-Giovanardi, che abbiamo riassunto in 5 punti fondamentali:

- Istigazione a delinquere (consumo consentito – autoproduzione vietata)

- La “presunzione di reato di spaccio” anche in evidenza di  modeste quantità

- La pratica del “patteggiamento” che crea criminali a prescindere

- Un presunto conflitto di interessi nella famiglia Giovanardi (comunità di recupero)

- Il drug test usato come strumento repressivo nei confronti dei consumatori

.

A sostegno della tesi di una voluta macchina repressiva, abbiamo informato i senatori sulla vicenda Semitalia del 2012 e le conseguenti 2.500 perquisizioni domiciliari ai danni di semplici consumatori in proprio, perseguitati in quanto potenziali coltivatori di cannabis e quindi presunti spacciatori.

Abbiamo di seguito fatto il punto sulla situazione attuale che, prevedendo la delega del DPA al Ministro dell’Interno Alfano, si preannuncia ancora più repressiva della precedente, considerando di fatto la “droga” (e chiaramente la cannabis in via prioritaria), come un problema di ordine pubblico, né quindi sanitario, né tanto meno sociale, come invece è e dovrebbe essere trattato.

Siamo rimasti in accordo con i sen. Airola e Ciampolillo sulla necessità di convocare al più presto una conferenza stampa per denunciare la scelta governativa qualora essa fosse confermata.

Abbiamo infine consegnato ai due senatori del M5S la nostra Proposta di Legge, che è stata illustrata tecnicamente dagli avvocati Simonetti e Miglio, chiedendogli di farla propria, visto il consenso ricevuto dalla stessa sul forum del Movimento e ricevendo da loro garanzia sul fatto che ne discuteranno con gli altri parlamentari.

Infine gli abbiamo chiesto una partecipazione alla Fiera Indica-Sativa che si terrà a Fermo dal 7 al 9 giugno prossimo.

Rimaniamo perciò in attesa che il governo decida a chi concedere la delega del DPA per poter poi dire la nostra in merito, che i parlamentari del M5S prendano visione della PdL presentata e aspettiamo una conferma per l’auspicata presenza a Fermo.

Direttivo ASCIA

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Ci stavamo giusto chiedendo come mai il sen. Gentile (PDL) non si facesse più sentire sul tema, a lui tanto caro, relativo alla salute dei nostri giovani e che lui vede messa a rischio soprattutto dall’uso di cannabis.

Il senatore Gentile, che si era già messo da solo alla berlina chiedendo il divieto di vendita delle cartine per arginare il consumo, si ripete oggi in uno sconclusionato intervento sul drammatico pericolo generato dalla dipendenza da cannabis che, secondo le sue stime, coinvolgerebbe circa un milione di giovani consumatori.

Le motivazioni scientifiche a sostegno di questa denuncia, il sen. Gentile le ha applicate con un palese “copia e incolla” sulla sua lingua, direttamente dalle ricerche pregiudiziali effettuate in questi anni dal DPA e dal dott. Serpelloni, come si può notare dalle sue dichiarazioni: http://www.ilvelino.it/it/article/droga-gentile-pdl-un-milione-di-ragazzi-italiani-vittime-dipendenza-cannabis/2b533b75-bdbc-474e-b582-c3d72c4b852e/

Ma come se queste incredibili e stantie affermazioni non dovessero bastare per smascherare la posizione ideologica del sen. Gentile, lo stesso senatore si rivolge ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, augurandosi che quanto affermato dal nostro sito, circa la loro disponibilità a confrontarsi in parlamento sul tema “droghe” e “fini-giovanardi”, non corrisponda a verità: http://www.cittamagazinenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5844:pdl-il-senatore-antonio-gentile-qil-movimento-5-stelle-chiarisca-la-sua-posizione-sulla-legalizzazione-della-canapaq&catid=35:politica&Itemid=56

Noi speriamo che qualche parlamentare di M5S abbia avuto modo di rispondergli, ma cogliamo l’occasione per dare anche noi delle informazioni al sen. Gentile circa la nostra posizione, quella del M5S (e di SEL) e su alcune contraddizioni insite nelle sue dichiarazioni.

Tanto per iniziare vorremmo dire che è insopportabile per noi continuare ad essere considerati criminali o tossicodipendenti a causa di una legge che non distingue tra droghe leggere e pesanti, poi vorremmo chiedere al sen. Gentile, che è così premuroso verso la salute dei giovani, se considera l’abuso di alcol o la dipendenza da gioco meno gravi pur coinvolgendo milioni (e non uno solo) di consumatori e utenti, inoltre ci piacerebbe sapere dal sen. Gentile quale tipo di educazione riterrebbe efficace per disincentivare il consumo di cannabis e quale tipo di prevenzione adotterebbe nei confronti dello spaccio, essendo lui (forse non volutamente) un collaborazionista e sostenitore del mercato illegale gestito dalle organizzazioni criminali (specialmente in Calabria), ed infine vorremmo ricordare gentilmente al sen. Gentile che sia il M5S che SEL hanno da sempre sostenuto una posizione antiproibizionista e da sempre manifestato la volontà di abrogare la “fini-giovanardi”, come è possibile verificare dalle dichiarazioni dei loro esponenti e dal consenso registrato sul forum di M5S per una regolamentazione della coltivazione domestica presentata dalla nostra associazione.

Ma il senatore Gentile, proprio mentre stiamo scrivendo, nella sua foga pirotecnica si pronuncia anche sulla sentenza di assoluzione concessa ad un coltivatore in proprio (di cui abbiamo pubblicato l’articolo pochi giorni fa), confondendo oltretutto la sentenza di Ferrara con quella di Milano e ripetendo la solita cantilena così esprime il suo sdegno: “Ebbene il tribunale di Ferrara (Milano n.d.r.) lo ha incredibilmente assolto, ho rispetto per i magistrati, ma se si continuano a emanare sentenze che assimilano una portata industriale del genere di droga ai coltivatori diretti si fa un danno enorme alla salute dei giovani. Credo che sia doveroso stigmatizzare questa sentenza auspicando che la procura faccia appello e che in quella sede questo giovane venga adeguatamente condannato. La cannabis e’ una droga a tutti gli effetti e chi la difende, anche attraverso questi atti, forse non sa effettivamente quello che fa http://droghe.aduc.it/notizia/autocoltivatore+cannabis+assolto+sdegno+sen+antonio_127344.php

Ma noi pensiamo che il Giudice sapesse bene quello che stava facendo e che tra un criminale e un coltivatore in proprio c’è un abisso e allora possiamo affermare che forse al sen. Gentile dà semplicemente fastidio chi sa cosa sta facendo e si contrappone alla sua visione delle cose?
E non è forse questa ideologia?

Per chiudere non possiamo non menzionare il profilo del sen. Gentile pubblicato dal sito http://www.impresentabili.it/antonio-gentile/

1992 – Antonio Gentile, impiegato, dirigente, giornalista pubblicista, è stato indagato per aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta’ alle elezioni politiche del 1992, quando militava ed era candidato per il Psi.2 Marzo 2010 – Gentile viene sottoposto a indagini nell’inchiesta ‘Why not’ ma successivamente viene subito prosciolto dalle accuse dal giudice dell’udienza preliminare.3 ottobre 2012 – Gentile viene coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sull’Aterp di Cosenza, che ha portato all’arresto di un funzionario e all’emissione di 14 avvisi per altrettanti  indagati a vario titolo con reati di truffa aggravata, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione. L’inchiesta ha svelato un sistema consolidato e tra gli indagati figurano oltre al senatore del Pdl e membro della commissione Parlamentare Antimafia, Antonio Gentile, i fratelli Raffaele Gentile, sindacalista Uil e Pino Gentile, assessore regionale ai lavori pubblici.Ruolo: Pdl, ex Psi, Senatore
Stato: Indagato

Fonti: Infiltrato.it – cittamagazinenews.it – 247.libero.it

Ed è da questa gente che dobbiamo subire e sopportare lezioni di moralità e di senso etico?

 

Direttivo ASCIA 

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Mentre tornavamo verso la metropolitana ci siamo imbattuti in tre persone “normali”, sedute ad un tavolo di un bar di fronte ad un bicchierino di “Vecchia Romagna” e abbiamo captato questa breve conversazione: “…ma che era sto casino oggi?” “…boh …pare che c’era ‘na manifestazione de drogati…”.

E qualche tempo fa, in occasione di un nostro meeting informativo, di fronte ad una foglia di canapa, un’anziana signora che in gioventù aveva lavorato per anni con quella pianta nelle campagne vicino Bologna, se ne uscì con questa strana affermazione: “…eh questa non è la canapa che lavoravo io, questa è la foglia della droga…”

Ora, sul fatto che noi eravamo pregiudizialmente drogati, quanto quei signori potenzialmente alcolizzati o sulla confusione provocata alla povera signora dalla malainformazione, possiamo anche soprassedere, ma questi episodi ci fanno comunque riflettere su quanto sia importante recuperare economicamente e socialmente i benefici e le virtù di questa pianta non solo da un punto di vista materiale, ma anche, e forse soprattutto, culturale.

E la priorità a questo punto diventa riportare nel più breve tempo possibile la cannabis nella tabella delle “droghe leggere”, per ridarle quella dignità che le è stata strappata confondendola e paragonandola all’eroina o alla cocaina e che invece dall’inizio dei tempi le è stata riconosciuta per le sue immense qualità.

La strada quindi continua ad essere lunga e difficile, ma è comunque confortata da una crescente presa di coscienza da parte degli estimatori sul bisogno di metterci la faccia in questa lotta e da un’informazione mediatica che inizia ad aprirsi benevolmente a favore di una depenalizzazione sulla coltivazione domestica, e quelli che, secondo molti non sarebbero stati altro che drogati in festa, erano invece un popolo in continua espansione, sempre più giovane, che esprime un’esigenza sociale e che sempre più forte, anno dopo anno, scende in piazza per rivendicare il proprio diritto a coltivare una pianta e consumarne in santa pace i fiori senza dover rischiare di andare in prigione.

La MMM di quest’anno ha visto una partecipazione senza precedenti in termini di numero di partecipanti, e ha ricevuto anche una discreta attenzione dai media (da SKY a La Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Libero ecc…), ma soprattutto hanno un particolare valore le dichiarazioni di esponenti politici di SEL e M5S sempre più propensi e determinati a prendere di petto la Fini-Giovanardi.

Vi invitiamo a visionare la Conferenza Stampa tenuta alla Camera dei Deputati e che ha aperto quest’anno la “tre giorni di mobilitazione per la libertà di coltivare” indetta da Million Marijuana March Italia:

http://www.radioradicale.it/scheda/379625/la-fine-del-proibizionismo-proposte-per-litalia-e-il-mondo-tanta-galera-per-noi-moltissimi-miliardi-di-eur

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Gli eventi di queste ultime settimane non ci hanno permesso di rendere omaggio e diffondere adeguate informazioni sulla coraggiosa iniziativa che, riprendendo il cammino bruscamente interrotto della storica Canapa Tipo Forte, si svolgerà a Fermo il 7, l’8 e il 9 giugno.

E’ ora che di canapa si ricominci a parlare, per le sue innumerevoli potenzialità d’uso nell’economia, per le sue incredibili qualità terapeutiche e per liberarla da un’assurda demonizzazione ideologica e riteniamo che “IndicaSativa Trade” sia una grande opportunità per far incontrare tutte le realtà che dalla canapa trovano benefici e fare insieme un passo avanti per il raggiungimento dell’obiettivo comune: la sua legalizzazione!

ASCIA parteciperà chiaramente all’iniziativa con uno stand, nel quale incontreremo i nostri soci e simpatizzanti, forniremo informazioni associative e legali e rilanceremo l’invito alla mobilitazione contro la Fini-Giovanardi.

Sul sito di “indicasativatrade” è possibile consultare le possibilità di permanenza in camping, B&B e altre strutture ricettive convenzionate: http://www.indicasativatrade.com/

Torneremo sull’iniziativa in prossimità della data di inizio, intanto, mentre noi ci organizziamo, voi cominciate a farci un pensierino ed organizzarvi per 3 giorni di canapa e …mare!

Direttivo ASCIA

L’ossessione compulsiva del DPA a denigrare la canapa e chi ne fa uso non conosce sosta, come sappiamo, (non sarebbe un’ossessione!);

eccoci, quindi, a ribattere ancora ad un ennesimo tentativo di gettare ombre fosche e pregiudizi sui coltivatori e sui supposti ed inesistenti rischi per i loro figli (che palle!).

L’articolo è sul sito del DPA in data 18/04/2013 (link), col consueto allarmante titolo: “La salute dei più giovani, un bene da preservare in tutte le famiglie

I ricercatori hanno valutato i figli di 95 famiglie (N= 181 ragazzi) segnalate per coltivazione illecita di cannabis; i giovani sono stati confrontati con altri 500 ragazzi (gruppo di controllo) di pari età e provenienza geografica (provincia canadese). La ricerca si poneva l’obiettivo di verificare se i bambini vissuti in ambienti famigliari dove si coltivano droghe illecite presentassero danni alla salute come problemi respiratori e/o dermatologici, correlati al contatto diretto con sostanze tossiche, necessarie per la lavorazione delle sostanze, come sfoghi gassosi,agenti chimici e muffe. Per lo studio sono state quantificate le richieste di prescrizione medica per questi ragazzi, in un arco di tempo che va dal 2004 al 2006.I risultati anche se non hanno evidenziato una differenza significativa nel numero di prescrizioni richieste tra i 2 gruppi di ragazzi, evidenziano secondo i ricercatori, che sia plausibile una sottostima del numero di prescrizioni mediche per il possibile uso di medicamenti alternativi non tradizionali, nonché la necessità di studiare un periodo di osservazione più lungo (superiore ai 26 mesi del presente studio) affinché’ i disturbi siano manifestabili a livello clinico.Gli autori sospettano anche che alcuni ragazzi possano aver sviluppato una maggior resistenza agli effetti tossici delle sostanze o semplicemente una esposizione limitata. L’assenza di evidenze cliniche non deve quindi erroneamente portare a sottostimare i rischi per la salute di questi ragazzi, bensi’ rafforzare la necessità di nuove campagne di protezione sociale dei giovani che vivono in contesti famigliari disagiati e a stretto contatto con sostanze illecite dannose per la salute.

Il primo dubbio ci viene sulla metodologia della ricerca: non si studiano realmente eventuali danni alla salute dei ragazzi, “come problemi respiratori o dermatiti correlate al contatto diretto con le sostanze tossiche necessarie per la lavorazione delle sostanze” (Ma cosa scrivono? Necessarie? La canapa migliore si ottiene da coltivazione biologica, senza utilizzo di sostanze tossiche e al raccolto basta fare essiccare le cime fiorite, al buio e possibilmente con le piante intere appese a testa in giù! Non si usa nessuna sostanza tossica!) “come sfoghi gassosi” (Ma che sono? Scoreggie?) “agenti chimici e muffe.

Per lo studio vengono invece quantificate le richieste di prescrizione medica nell’arco di 2 anni (26 mesi), e questo potrebbe solo indicare (ma non dimostrare scientificamente, vista l’esiguità del campione umano considerato) che i ragazzi di un gruppo siano più soggetti a malattie dell’altro gruppo e non che ci sia stato un reale danneggiamento della salute dalle attività di coltivazione della canapa da parte dei genitori.

Comunque “i risultati anche se non hanno evidenziato una differenza significativa nel numero di prescrizioni richieste tra i due gruppi di ragazzi” (E quindi, logicamente, non ci dovrebbe essere nessun rischio specifico per i figli dei coltivatori di canapa) “evidenziano secondo i ricercatori che sia plausibile una sottostima del numero di prescrizioni mediche per il possibile uso di medicamenti alternativi non tradizionali, nonché la necessità di studiare un periodo di osservazione più lungo, affinchè i disturbi siano manifestabili a livello clinico”.

Già a questo punto il pregiudizio e l’ostinazione nel volere a tutti i costi denigrare la canapa e i canapicoltori appare non solo “plausibile” e “possibile” ma proprio certa: non essendoci evidenze, nemmeno pseudoscientifiche, per allarmare sulla salute dei giovani figli di canapicoltori, si ricorre al fango della supposizione e del pregiudizio!

E come continua! Badate bene: “Gli autori sospettano anche che alcuni ragazzi possano aver sviluppato una maggiore resistenza agli effetti tossici delle sostanze” (Non sarebbe un danno ma un merito della canapa!) “o semplicemente una esposizione limitata.”( E allora di che preoccuparsi?)

Capito che imparzialità scientifica! Per credergli devi avere la stessa fede nel pregiudizio.

E la conclusione, un vero inno al pregiudizio persecutorio: “L’assenza di evidenze cliniche non deve quindi erroneamente portare a sottostimare i rischi per la salute di questi ragazzi, bensì rafforzare la necessità di nuove campagne di protezione sociale dei giovani che vivono in contesti famigliari disagiati e a stretto contatto con sostanze illecite dannose per la salute” (La canapa?)

Ma la canapa è medicinale e l’unico disagio nel contesto familiare di genitori canapicoltori sono le conseguenze penali provocate dai pregiudizi persecutori dei proibizionisti, dal loro potere di distruggergli la vita senza altro motivo reale (assenza di evidenze cliniche) che il loro stesso fanatismo (vero pericolo sociale).

Con la stessa logica pseudoscientifica e con lo stesso uso improprio della psicologia della comunicazione potremmo ritenere “plausibile” che i ragazzi che crescono in famiglie fortemente proibizioniste, in un ambiente familiare di disagio permeato dal pregiudizio,“possano” ricevere un danno psicologico che ne comprometta la salute mentale, impedendogli di sviluppare una corretta e tollerante valutazione di chi è diverso, di sviluppare nobili sentimenti come l’amore ed il rispetto.

Potremmo “sospettare” che dietro l’intolleranza proibizionista si nasconda una pericolosa malattia mentale, una fobia persecutoria ossessiva dovuta ad una mancanza di amore e di coccole nella prima infanzia che, “erroneamente sottovalutata” abbia portato allo sviluppo di un forte senso di eccessiva importanza personale come autocompensazione del proprio vuoto psicologico interiore.

Potremmo anche concludere che l’assenza di evidenze cliniche in questo senso non deve quindi erroneamente portare a sottostimare i rischi per la salute mentale dei ragazzi figli di genitori proibizionisti, bensì rafforzare la necessità di nuove campagne per la protezione sociale dei giovani che sono costretti a vivere in contesti familiari proibizionisti disagiati, a stretto contatto con persone intolleranti e malate di “sfoghi gassosi”, pericolose e dannose per la salute dei loro figli e di tutti quelli che sono diversi da loro, che bisognerebbe arrestare e curare, per il bene della collettività.

Il giorno seguente alla pubblicazione di questo articolo sul sito del DPA, il 19 aprile 2013, Giovanardi, al suo arrivo a Montecitorio, è stato contestato e insultato dai manifestanti che gli hanno urlato in coro: “Schifoso! Schifoso! Schifoso!” (guardatevi il video)

Bisogna stare attenti a cosa si semina…

Seminando pregiudizi e dolore è “plausibile”, “probabile” raccogliere odio e rancore.

Anzi, “sospettiamo” che sia certo!

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Nel 2007, ad un anno e mezzo dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi, nelle montagne della Toscana dove viveva una pacifica comune composta da numerose famiglie che si ispiravano allo stile di vita dei nativi americani, grazie ad una “gentile” delazione, i carabinieri facevano un’incursione e scoprivano una rigogliosa piantagione di canapa ancora in fase vegetativa.

Ma, nonostante il numero elevato di piante, gli stessi agenti delle forze dell’ordine (che rimasero stupiti dall’organizzazione della comune, dall’educazione e dalla cultura espressa, dall’operosità evidenziata dai laboratori di artigianato, dagli orti, serre e allevamenti), si adoperarono immediatamente per non procedere ad alcun arresto e riuscirono a convincere sia il comandante di Grosseto e sia il GIP, che non esistevano pericoli di sorta in quanto gli incriminati erano distanti milioni di anni luce da qualsiasi forma o tendenza criminale.

La stessa impressione la ebbe il giudice in fase processuale, che assolse tutti i membri della comune con una strana ma efficace motivazione: “la buona fede”!

Addirittura il PM si dimostrò comprensivo chiedendo il minimo della pena, ma “la legge è legge” e dato che indipendentemente da tutto, la coltivazione di cannabis è assolutamente vietata, dopo la sentenza di assoluzione era inevitabile la sua richiesta di ricorso in appello.

E pochi giorni fa, dopo ben 6 anni dalla vicenda, si è celebrata l’udienza per il ricorso davanti ai giudici della Corte d’Appello di Firenze, che molto attentamente hanno ascoltato le motivazioni dell’avvocato Zaina che difende i membri della comune, le dichiarazioni del portavoce degli imputati che ha nuovamente cercato di difendere la dignità e la libertà espresse dall’esperienza comunitaria, ma soprattutto hanno recepito la richiesta del PM che ha ribadito la necessità di una pena (benché minima), perché il reato di coltivazione è pur sempre un reato!

E a questo punto riprendiamo il titolo “l’assurdo nell’assurdità!“, in quanto è stato del tutto sconcertante verificare quanto i giudici fossero del tutto consapevoli della qualità etica e sociale degli imputati, ma piuttosto che affermare queste qualità con un atto di coraggio confermando la sentenza di primo grado, hanno preferito, non senza qualche imbarazzo, attenersi alle disposizioni di legge perseguendo il discutibile principio enunciato dal Marchese del Grillo (e ripetuto più volte su questo sito in circostanze simili): “io so io e tu non sei un c….!“, ridando in pasto all’opinione pubblica un’immagine distorta di chi coltiva canapa per uso assolutamente privato.

Lo sappiamo che non siete criminali, ma la legge dice che lo siete e quindi anche se non vorremmo, vi dobbiamo comunque condannare …in Italia il consumo è consentito, ma non la coltivazione…” e cosa ci può essere di più assurdo di questo, se oltretutto viene contemplato nel contesto di una legge che è una vera e propria assurdità concettuale e una vera e propria istigazione a delinquere spingendo i consumatori verso il mercato controllato dalla criminalità organizzata?

Noi non siamo criminali, perché non arrechiamo danno e non causiamo vittime!

I veri criminali sono Fini, Giovanardi e Serpelloni che continuano a provocare danni, vittime e sconcerto addirittura tra i giudici costretti a giudicare e condannare una criminalità inesistente!

Questo è quello che stiamo cercando di far capire da anni ed è questo che riandremo ad affermare alla Corte di Cassazione e poi, se questo non dovesse bastare arriveremo fino a Strasburgo, ma difenderemo ad oltranza la nostra dignità e la nostra libertà, perché oltre al Marchese del Grillo, possa scomparire per sempre anche la frase che lo ha reso noto e che ha purtroppo regolato fino ad oggi i rapporti tra qualsiasi potere e i cittadini!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Solitamente non mi piace ripetere sempre le stesse cose e gli stessi concetti e gli stessi dati statistici sulla canapa e le droghe, ma gli interventi dei proibizionisti non brillano certo di originalità ed informazione obiettiva, ripetono gli stessi concetti e le stesse teorie indimostrabili come un vecchio disco incantato, se ci mettono un po’ di fantasia esagerano troppo, come per la canapa che provoca i buchi nel cervello e non fa distinguere il semaforo rosso da quello verde, anche se da un po’ di tempo ci vanno cauti.

In data 9 aprile 2013 il sito del DPA riporta un articolo dell’ “Avvenire” intitolato “Legalizzare le droghe doppio fallimento” di Giacomo Samek Lodovici, che sembra dettato da Serpelloni o da Giovanardi.

Inizia subito attaccando il concetto di “droghe leggere”, in pieno sostegno alla Fini-Giovanardi, ignorando vistosamente una reale distinzione adottata da tutta la comunità scientifica e da tutto il resto del mondo. Al DPA ne saranno contenti.

Dal momento che droghe pesanti come alcoolici e psicofarmaci sono già legali perché ci si dovrebbe turbare per una legalizzazione totale? Forse Lodovici è uno di quelli che non considerano alcoolici e psicofarmaci come droghe pesanti, ma, ahimè, gli effetti dimostrati scientificamente sul fisico e sulla psiche umana li fanno ritenere tali, se comparati con le altre droghe illegali. Come si può ignorare che l’alcool sia molto più tossico e pericoloso della medicinale canapa e più “pesante” e “mortifero” della cocaina?

Questo Lodovici continua con un moralismo assai poco originale, col tono di chi ha capito tutto sulla legalizzazione delle droghe, sempre senza tener conto di cosa succede realmente in Italia e nel resto del mondo. Molto semplicisticamente, per lui i casi sono due, o spacciare droghe è moralmente giusto o è moralmente malvagio. Anzi, uno solo, vista la semplicistica evidenza con la quale dimostra la “malvagità” dello spaccio di sostanze “mortifere”, sempre ignorando l’alcool e il tabacco ma tra le quali probabilmente ritiene anche la canapa, visto che asserisce che le droghe leggere non sono leggere. Secondo lui, nella più perversa tradizione proibizionista, solo in Italia, al contrario di tutti gli altri stati, in caso di legalizzazione delle droghe aumenterebbero i consumi, le morti, gli incidenti stradali, addirittura gli spacciatori, non potendo più vendere ai maggiorenni, si rivolgerebbero agli adolescenti e ai preadolescenti, forse addirittura proporrebbero le droghe leggere più economiche ai bambini! Le leggendarie caramelle drogate, lo spauracchio degli anni ’70! Ma che fantasia!

Ma secondo voi, cari lettori, questo Lodovici lo ignora o lo vuole ignorare per forza che negli stati dove le droghe sono già state legalizzate il consumo e le morti sono calate drasticamente e con esse tutta la criminalità collegata? La vera malvagità morale è assicurare ai narcotrafficanti organizzati un ricchissimo mercato clandestino e costringere i consumatori di droghe a rivolgersi esclusivamente a loro! Se in Italia il proibizionismo avesse funzionato, in tutti questi lunghissimi anni, le organizzazioni criminali dedite allo spaccio di droghe dovrebbero essere quasi scomparse e, con esse, i consumatori di droghe, mentre siamo tra i primi in Europa per consumi e criminalità collegata. In che pianeta vivono, o vogliono far credere alla gente di vivere, i proibizionisti? E poi la demonizzazione degli spacciatori killer, sempre pronti a insidiare adolescenti e preadolescenti, addirittura i bambini, sempre in agguato, quasi come i preti pedofili! Questo è terrorismo mediatico. Dove le droghe sono legali non è successo niente di tutto questo, anzi, gli spacciatori scompaiono, probabilmente vanno a lavorare, finalmente, sono solo paranoie proibizioniste senza fondamento, divulgate solo per creare e mantenere nei lettori una mentalità spaventata, ottusa e chiusa ad ogni cambiamento, col ringraziamento delle organizzazioni criminali, che intanto sopra ci prosperano.

La vera malvagità è sostenere una legge proibizionista allucinante come la Fini-Giovanardi, che fa imprigionare chi si coltiva la canapa per non volerla pagare ai criminali!

Lodovici, la vera ipocrisia è fare un moralismo banale di luoghi comuni e non dire nulla dell’inferno che è stato creato a decine di migliaia di persone innocue ma colpevoli di avere una morale diversa dalla vostra rispetto all’uso di droghe, che preferiscono la canapa all’alcool o agli psicofarmaci e che sono molto meno pericolosi del proibizionismo moralista e di chi lo sostiene, che vuole imporre la sua “morale” e, per farlo, perversamente si inventa la “presunzione” di spaccio per la coltivazione di canapa o il possesso di una scorta.

Il fallimento del proibizionismo italiano è sestuplo:

1) Non ha diminuito significativamente i consumi;

2) Non ha eliminato le organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti ma le ha fatte e le sta facendo prosperare;

3) Ha reso un inferno la vita di decine di migliaia di persone che non spacciavano ma che sono state arrestate e condannate in un modo moralmente malvagio e perverso per “presunzione” di spaccio, addirittura i malati che si autocoltivavano la canapa anziché importarla dall’Olanda;

4) Ha riempito le carceri italiane sovraffollandole in maniera disumana di persone e giovani non pericolosi, qualcuno c’è morto, nella quasi totale indifferenza di tutti i politici e di tutti i bravi cittadini moralisti proibizionisti;

5) Ha distolto le forze dell’ordine dagli interventi contro la criminalità realmente pericolosa per la società, concentrandoli sui consumatori, autocoltivatori di canapa e piccoli spacciatori, riempiendo ed intasando inutilmente anche i tribunali italiani e quindi ostacolando anche i processi contro criminali realmente pericolosi già arrestati;

6) Ha contribuito in maniera molto rilevante alla fuga dal nostro paese intollerante di un numero incalcolabile di persone, soprattutto di giovani, che sono una risorsa fondamentale per il progresso di un paese, anche se si fanno le canne;

Però ha ridato ossigeno e soldi alle comunità di recupero, soprattutto cattoliche, che si stavano svuotando. E oltre 100 lettere di accreditamento internazionali al DPA.

Ma Lodovici, tutto questo è moralmente giusto o è moralmente malvagio e perverso?

In molti non abbiamo dubbi su ciò. Per questo vi combatteremo ad oltranza: per difendere la nostra libertà di essere diversi da voi, per fortuna.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

P.S. ‘Avvenire’ è un quotidiano di ispirazione Cattolica, ‘de facto’ controllato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che già altre volte è intervenuto contro il dibattito sulla legalizzazione della Cannabis, con argomentazioni quantomai dubbie, infarcite di moralismo clericale e bigottismo viscerale. Sarebbe auspicabile che il giornale in questione di occupasse più spesso anche dello scandalo mondiale della ‘pedofilia clericale’ o di quelli dello IOR (Banca Vaticana), invece di occuparsi di tematiche per ‘sentito dire’, come la Cannabis, che non conoscono assolutamente. (Ndr – Davide CordaASCIA)

Pubblicato anche su: http://www.legalizziamolacanapa.org/?p=5565

ASCIA – Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta
http://www.legalizziamolacanapa.orghttp://www.ascia-web.orginfo@legalizziamolacanapa.org


Lettera aperta ai parlamentari M5S e SEL

La Fini Giovanardi va immediatamente abolita!

Gentili deputati e senatori, innanzi tutto buon lavoro.

Ci rivolgiamo a voi a seguito delle dichiarazioni dell’on. Vendola in campagna elettorale e in virtù del gradimento espresso nel forum del Movimento 5 Stelle sulla legalizzazione della cannabis e vorremmo sottoporre alla Vostra attenzione questo problema che pur sembrando marginale, marginale non è e necessita a nostro avviso di una rapida e urgente soluzione!

La legge 49/06 denominata “Fini-Giovanardi” è entrata in vigore nel gennaio 2006, inserita all’ultimo momento nel “Pacchetto Olimpiadi Invernali di Torino” e votata, proprio per l’urgenza dell’imminente manifestazione sportiva, per Decreto e con voto di fiducia.

Contro questa prassi anomala, che ha di fatto impedito il dibattito parlamentare su un tema molto serio e delicato, si è espressa ultimamente la Terza Sezione della Corte d’Appello di Roma, rimettendo alla Corte Costituzionale il giudizio sulla legittimità della legge, ma in attesa del pronunciamento della Consulta la legge rimane operativa, mietendo ingiustamente e ingiustificatamente migliaia di vittime ogni anno, come risulta evidente dai bollettini statistici che abbiamo presentato alla Camera dei Deputati nel 2011 e al Senato nel 2012 in due conferenze stampa tenute dalla nostra Associazione insieme ad altre.

In Italia, secondo i dati forniti dall’EMCDDA (Centro Europeo di Monitraggio sulle Droghe), aggiornati al dicembre 2012, le persone che consumano cannabis, occasionalmente o abitualmente, risultano essere il 17,3% della popolazione (circa 5.000.000 di persone), facendo balzare il nostro Paese in testa alla classifica europea e rendendo il fenomeno del consumo di cannabis tra i nostri concittadini una problematica di assoluta urgenza sociale a causa del regime repressivo nei confronti dei coltivatori e consumatori in proprio, posto in atto dal governo Berlusconi da ben 7 anni.

La Fini-Giovanardi, equiparando la cannabis alle droghe pesanti e prevedendo anche per la coltivazione di una sola pianta una pena detentiva da 6 a 20 anni di reclusione (ipotizzando anche per la piccola coltivazione ad uso personale una “presunzione di spaccio”), ha di fatto criminalizzato e reso (d’ufficio) tossicodipendenti, milioni e milioni di persone, causando vere e proprie devastazioni nella vita quotidiana di decine di migliaia di famiglie.

Dai dati forniti dall’ultima ricerca di “Forum Droghe”, pubblicati e presentati nel “Terzo Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi”, si viene a sapere che il 60% della popolazione carceraria è in prigione proprio a causa di questa legge, e che una buona percentuale di questo 60% è in cella per coltivazione domestica ad uso personale o per detenzione di piccole quantità, ma che ha dovuto ammettere il reato di spaccio tramite “patteggiamento”, pur di avere uno sconto di pena, che ricordiamo è da 6 a 20 anni, quando il reato per stupro o per pedofilia prevede pene molto minori!

Vi ricordiamo che l’Italia è stata accusata di violazione dei diritti umani per la questione del sovraffollamento delle carceri, di conseguenza è logico dedurre che la Fini-Giovanardi sta ledendo parte dell’art. 27 della Costituzione italiana: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità…

Vorremmo che rifletteste un secondo su questa considerazione: se il 60% della popolazione carceraria è in cella a causa di una legge e il rimanente 40% è detenuta per tutte le altre migliaia contemplate nel Codice Penale, significa che questa legge è il fulcro portante dell’intero apparato repressivo e giudiziario e quindi la sua abolizione o “revisione” dovrebbero essere considerate dal nuovo Parlamento, come delle reali priorità.

La Fini-Giovanardi, avendo creato un bacino inesauribile di clientela per i tribunali, le carceri e le comunità di recupero, ha di fatto generato un sovraffollamento carcerario, un ingolfamento nei tribunali, ha distolto le FF.OO. da un reale controllo del territorio a causa di un’assurda persecuzione scatenata contro una criminalità inesistente e ha favorito oltretutto gli interessi della criminalità organizzata, che dalla concessione del monopolio ottenuto grazie ad essa, ha continuato e continua a prosperare elargendo droghe leggere e pesanti ad una popolazione giovanile ancora non in grado di comprendere il pericolo e la differenza tra l’uso e l’abuso delle diverse sostanze.

Abbiamo preparato una “Proposta di Legge per la Regolamentazione della Coltivazione Domestica di Cannabis” che vorremmo presentare alla Vostra attenzione, per decriminalizzare nel più breve tempo possibile circa 5.000.000 di rispettabili e rispettosi cittadini rei unicamente di praticare abitudini sicuramente non convenzionali, ma altrettanto non dannose, e che forse in alta percentuale sono proprio Vostri elettori e sostenitori, come lo sono la maggior parte dei nostri associati.

Chiediamo quindi un contatto immediato con i deputati e i senatori del “Movimento 5 Stelle” e di “Sinistra Ecologia e Libertà” che sono sensibili su questo problema, con lo scopo di stabilire condivisioni e strategie per cancellare dalla nostra legislazione la legge più liberticida d’Europa.

Come ultima cosa e a nome di tutti coloro che ingiustamente e inutilmente hanno dovuto varcare le porte delle patrie galere per 2 o 3 piante di cannabis, vorremmo che faceste il possibile, una volta formato qualsiasi governo, affinché la direzione del Dipartimento Politiche Antidroga, alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venga tolta al Dott. Serpelloni, che ha indirizzato l’orientamento del DPA, in questi anni, in modo assolutamente ideologico anziché secondo un criterio scientifico e sociale, come avrebbe dovuto realmente essere per il bene e la sicurezza della collettività e affidata al Ministero della Salute.

Fidando in un contatto da parte di alcuni di voi, rimaniamo in attesa con la speranza di una positiva collaborazione.

Per il Comitato di Coordinamento ASCIA
Giancarlo Cecconi

Abbiamo un interessante esempio di come l’uso improprio della psicologia della comunicazione possa stravolgere una notizia, una ricerca scientifica, riferendola modificata nel suo significato originale, con opportune omissioni, al fine di suggerire nel lettore l’idea voluta, diversa dal risultato effettivo della ricerca.

Una ricerca australiana sull’uso della cannabis con il tabacco, viene riferita in due modi diversi, uno viene spiegato in modo obiettivo dal Dott. Francesco Crestani, medico chirurgo e Presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica e l’altro, ovviamente in modo allarmistico, dal DPA di Serpelloni.

Ve li proponiamo entrambi, stessa ricerca, stessa data, il 2 aprile 2013!

Ecco il primo redatto da Francesco Crestani dell’ACT:

http://droghe.aduc.it/articolo/cannabis+tabacco+ne+riduce+effetti+positivi_21217.php

Cannabis, il tabacco ne riduce gli effetti positivi.

Il fumo fa male, questo ormai è ben noto. Parliamo di tabacco, ovviamente, che riduce l’eventuale effetto positivo della Cannabis.

Lo dimostra uno studio eseguito in Australia su 350 soggetti di più di quaranta anni. (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306460313000257)

I ricercatori dell’Università del New South Wales hanno valutato gli effetti sulla salute della cannabis fumata da sola, del tabacco, e dell’associazione cannabis-tabacco (un altro gruppo, che non usava nessuna delle due sostanze, fungeva da controllo).

I risultati, pubblicati sulla rivista Addictive Behaviors (http://www.journals.elsevier.com/addictivebehaviors) dimostrano che il fumo di sola cannabis dà luogo a condizioni di salute significativamente migliori rispetto a al fumo di solo tabacco o alla combinazione di entrambe le sostanze.

Gli autori hanno riferito che i soggetti che usavano solo la cannabis riportavano uno stato di salute generale “decisamente migliore” e con meno problemi legati al fumo rispetto al gruppo “solo tabacco”. Entrambi i gruppi di tabagisti riportavano significativamente più muco / espettorato rispetto agli altri due gruppi (gruppo cannabis sola e controlli). Da notare che il gruppo “solo cannabis” riportava minor frequenza di mal di testa e di problemi intestinali rispetto agli altri gruppi, compresi i controlli. I soggetti “solo cannabis” avevano meno probabilità di riportare diagnosi di cancro e di diabete rispetto a tutti gli altri gruppi, compresi i controlli, tuttavia queste differenze non hanno raggiunto la significatività statistica. Inoltre i tre gruppi di fumatori riportavano una frequenza statisticamente più elevata di enfisema rispetto ai controlli. Però tutti i membri del gruppo “solo cannabis” che avevano avuto diagnosi di enfisema erano stati in passato fumatori di tabacco.

Francesco Crestani, medico chirurgo e presidente Associazione Cannabis Terapeutica http://www.medicalcannabis.it/mainpage.php

Ed ecco il secondo a cura del DPA:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306460313000257

L’ Australia, studia gli effetti a lungo termine del fumo di cannabis e tabacco.

La cannabis risulta essere la droga più consumata fra gli adulti e il fumo di tale sostanza contiene molti degli stessi elementi chimici tossici presenti nel fumo di tabacco, talvolta con concentrazione fino a due volte superiore. Uno studio australiano si è proposto di identificare per la prima volta, le problematiche di salute conseguenti all’uso prolungato di cannabis e tabacco, assunti sia singolarmente sia in combinazione in un campione di soggetti adulti (con età maggiore o uguale a 40 anni) che fumavano regolarmente tali sostanze. Per lo studio sono stati reclutati 350 soggetti, 59 dei quali fumavano cannabis ma non tabacco, 88 fumavano sia cannabis sia tabacco, 80 fumavano tabacco ma non cannabis e un gruppo di controllo che non assumeva nessuna delle due sostanze (123 individui). I partecipanti hanno completato questionari inerenti l’uso delle sostanze, le condizioni mediche diagnosticate, i problemi di salute correlati al fumo di cannabis e tabacco e lo stato di salute generale. Fra i quattro gruppi sono state rilevate numerose differenze significative. In relazione alle condizioni mediche diagnosticate, i tre gruppi di fumatori hanno riportato tassi significativamente più elevati di enfisema rispetto al gruppo di controllo. Tutti gli individui fumatori di sola cannabis cui è stato diagnosticato un enfisema erano anche ex fumatori regolari di tabacco. Rispetto alla salute generale e ai problemi di salute correlati al fumo di cannabis e tabacco, i due gruppi costituti da soggetti fumatori di tabacco riportavano i risultati peggiori. Il consumo di cannabis, oltre agli effetti psicotropi, condurrebbe dunque alla comparsa di problematiche polmonari più marcate quando assunta in combinazione con il tabacco.

Si può notare come nella versione del DPA si inizi subito col denigrare la cannabis, presentandola come peggiore del tabacco, quando il risultato della ricerca stessa dimostra il contrario, ossia che il fumo del tabacco è più dannoso della cannabis, come dimostrato anche da altre ricerche.

Viene poi omesso il particolare che i fumatori di sola cannabis avevano minore frequenza di mal di testa e di problemi intestinali e minori probabilità di riportare diagnosi di cancro e di diabete degli altri gruppi, compreso quello di controllo, ovvero chi non fumava proprio niente, né tabacco né cannabis!

Sembra che il DPA sia proprio ossessionato dagli effetti psicotropi della povera pianta di canapa: anche quando la ricerca scientifica ne dimostra gli effetti benefici questi vengono taciuti, omessi, mentre vengono puntualmente sottolineati e rimarcati ossessivamente i presunti danni che provoca, tutti da dimostrare, in costante contrasto con i risultati scientifici seri che ci giungono da internet.

Sempre di più sembra che la canapa faccia bene, che sia una pianta generosissima di proprietà terapeutiche, ma il severo giudizio morale dei proibizionisti sugli effetti psicotropi la rende comunque pericolosa ai loro occhi, più del tabacco e dell’alcool, anche se la scienza dice il contrario.

Insinuano persino dubbi sulle proprietà medicinali già dimostrate e costantemente cercano e inventano nuovi motivi di pericolosità, tutti invece indimostrabili.

Viene da pensare che se anche si scoprisse con certezza che la canapa, oltre alle proprietà terapeutiche già conosciute, potesse essere la cura dei peggiori mali, preferirebbero continuare a denigrare e mentire pur di non ammettere di aver avuto torto e di aver voluto palesemente proteggere le industrie che prosperano sui malesseri della gente, l’importante per loro è non modificare lo status quo che li rende ricchi e potenti e negare all’umanità (con perversa soddisfazione) il piacere naturale degli effetti psicotropi della canapa, molto migliori di quelli del vino, dei superalcoolici, degli psicofarmaci, del caffè e del tabacco.

Per un’ossessione così radicata verso la canapa, nei cui confronti la lotta alle vere droghe, quelle veramente pericolose, sembra passare in secondo piano, ci sembra che il pregiudizio abbia prodotto risultati mentali allucinatori, che impediscono di valutare con mente aperta l’enorme potenziale curativo della resina della pianta di canapa e i suoi impieghi nell’economia di mercato, in nome di un giudizio morale sugli effetti psicotropi che non sta né in cielo né in terra, ma che ci è stato imposto a suon di carcerazioni esagerate, ritiri di patenti, emarginazione e stigmatizzazione sociale, ipercontrolli e rastrellamenti delle forze dell’ordine, denigrazione da parte dei giornali al momento dell’arresto, umiliazione nel dover “essere recuperati” dalle comunità cattoliche e conseguente distruzione delle risorse economiche e della vita sociale di migliaia di individui.

I coltivatori-consumatori di canapa non fanno del male a nessuno: i proibizionisti fanatici e pieni di pregiudizi sono invece socialmente molto pericolosi, specialmente quelli che si trovano in una posizione di potere, per il dolore ed il danno inutili che arrecano nel voler imporre la propria visione paranoica della canapa, spesso senza neanche averla mai provata!

Il pregiudizio può essere più allucinogeno dell’LSD nel valutare ciò che è bene e ciò che è male e soprattutto nel volerlo ostinatamente imporre a chi non la pensa nello stesso modo!

Ribellarci a tale persecuzione non è solo un nostro diritto, ma un dovere spontaneo.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

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