Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale <http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/droga_serra_domotica_roma-2389157.html> e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate <http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/festival-cannabis-1.3047821>, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.

E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Il senatore Carlo Giovanardi è indagato dall’antimafia

L’ultima crociata del senatore Carlo Giovanardi sarà, forse, la più difficile da affrontare. Dovrà infatti difendersi dalle pesanti accuse che gli contestano i magistrati di Bologna. L’attuale membro della commissione antimafia – già ministro e sottosegretario berlusconiano – è indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e minaccia o violenza a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il tutto con l’aggravante di aver rafforzato l’associazione mafiosa, agevolandola. In questo caso specifico, l’associazione, risponde al nome di ‘ndrangheta emiliana.

Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. Il titolare dell’azienda Bianchini costruzioni è sotto processo per concorso esterno alla mafia a Reggio Emilia, insieme ai capi bastone dell’organizzazione criminale. Ma il senatore, è l’ipotesi degli inquirenti, non si è fatto alcuno scrupolo nel montare una campagna contro prefetti, investigatori e magistratura, per tutelare un imprenditore che con gli uomini del padrino Nicolino Grande Aracri andava a braccetto.

Con i titolari di questa azienda di San Felice, paesone colpito pesantemente dal sisma del 2012, l’ex ministro si è incontrato varie volte. Anche nel suo studio. Per il politico modenese i Bianchini sono imprenditori seri, guai a chi lo mette in dubbio. E per questo vanno difesi senza remore, nonostante le pesanti accuse dell’antimafia e il primo pentito della cosca emiliana che ha riempito decine di verbali sugli affari portati avanti con la complicità dell’imprenditore modenese, che oltre a fare la parte del leone nella ricostruzione post terremoto aveva ottenuto lavori anche nei cantieri Expo di Milano.

A Giovanardi l’avviso è stato notificato lo scorso venerdì, alla vigilia del primo congresso provinciale del nuovo movimento politico, Idea popolo e libertà, di cui è fondatore insieme a Eugenia Roccella e Gaetano Quaglieriello. Tra gli indagati altre tre persone, che lo stesso giorno hanno ricevuto il medesimo avviso, tra questi c’è il capo di gabinetto della prefettura di Modena, Mario Ventura.

Oltre all’informazione di garanzia gli indagati hanno ricevuto la notifica della fissazione dell’udienza davanti al gip, chiesta dai pm Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, a maggiore tutela del parlamentare. Infatti, in base all’articolo 6 della normativa sulle «disposizioni in materia di processi penali nei confronti di alte cariche dello Stato», per utilizzare le intercettazioni che riguardano deputati e senatori è necessario chiedere il via libera alla giunta per le autorizzazioni. Nel caso di Giovanardi i pm hanno preferito adottare una cautela ulteriore, e far decidere a un giudice terzo la rilevanza o meno di quelle telefonate “indirette” in cui spunta il senatore, membro peraltro della commissione antimafia. Solo se il gip dovesse ritenerle rilevanti verranno inviate al Senato.

Sempre lo stesso gip dovrà valutare anche i tabulati acquisiti durante i due anni di indagine riservatissima condotta dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Modena coordinati dai pm che hanno firmato la maxi inchiesta Aemilia, quella sulla ‘ndrangheta emiliana appunto. Non è un caso ovviamente che il filone “Giovanardi” scaturisca da questa indagine.

I sospetti sull’ex ministro iniziano a prendere forma proprio nei giorni immediatamente successivi alla retata “Aemilia”. Da quando cioè l’allora procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, si recò in gran segreto negli uffici della prefettura modenese per sentire quale persona informata dei fatti l’attuale capo di gabinetto del prefetto, Mario Ventura, indagato ora insieme al politico. Dopo di lui, tenendo sempre un bassissimo profilo, la procura ha ascoltato diversi testimoni: dagli ex prefetti di Modena fino ad arrivare al capo del Girer, il poliziotto Cono Incognito, che guida il gruppo di indagine creato ad hoc per vigilare sulla ricostruzione del dopo sisma.

Sotto i riflettori la strategia per far rientrare alcune aziende storiche del territorio sospettate di vicinanza ai clan negli elenchi “mafia free” della prefettura. Ventura, quando fu ascoltato dai magistrati, definì il suo amico senatore «un martello pneumatico» per le pressioni continue che esercitava con il fine di convincere a riabilitare l’impresa Bianchini. Società attivissima in regione e nella ricostruzione post terremoto, poi bloccata perché condizionata dal clan Grande Aracri, famiglia di ‘ndrangheta con cuore a Cutro, provincia di Crotone, ma testa e cassaforte tra Modena, Reggio Emilia e Parma, da ormai quasi 40 anni.

I video sequestrati
Tra il materiale acquisito dagli investigatori, in parte già mostrato durante il dibattimento in corso a Reggio Emilia contro la ‘ndrangheta emiliana, c’è un video registrato da Alessandro Bianchini, il figlio di Augusto. Entrambi sotto processo per complicità con la cosca, godono di un un ottimo rapporto con Giovanardi. Tuttavia è nella natura dei Bianchini non fidarsi di nessuno. Per questo Alessandro ha l’abitudine di registrare tutti gli incontri che organizza. Così tra i segreti archiviati custodisce nell’hard disk del pc anche i dialoghi con il senatore.

Per i pm un video più degli altri ha un’importanza fondamentale. Porta la data del 18 ottobre 2014: I Bianchni ammettono davanti a Giovanardi di avere fatto fatture false con il gruppo dei “cutresi” e non nascondono il rapporto con Bolognino, il braccio operativo del grande capo don Nicolino Grande Aracri. Confermano in pratica quanto gli contesta la procura. Da questo momento in poi Giovanardi è, secondo i pm, consapevole del ruolo di Bianchini. Ma nonostante ciò ha proseguito nella sua opera di pressing sulle istituzioni. Il pressing, è bene sottolinearlo, secondo Giovanardi rientrava nelle prerogative di un parlamentare, a tutela dell’economia del territorio e per cambiare una legge, quella sulle interdittive antimafia, secondo lui inefficiente e pericolosa.

Le pressioni del senatore Giovanardi per salvare l’azienda nel mirino dell’antimafia
Un pentito della ‘ndrangheta svela come l’imprenditore modenese Bianchini “oliava” la politica. I verbali agli atti del maxi processo Aemilia, dove tra i fascicoli spunta anche il nome di Giovanardi (non indagato). Il senatore intercedeva per l’imprenditore ora sotto processo per mafia
C’è poi un secondo audio ritenuto di grande interesse. Perché qui il senatore usa parole molto forti. Arrivando persino a dire davanti agli imprenditori che: «A quelli ho detto che se fossi in Bianchini verrei qua con una rivoltella e ammazzo tutti, creando un precedente… folli…folli…».

Le minacce
L’altro capitolo riguarda le minacce di Giovanardi nei confronti di chi non sottostava alle sue richieste. Su sollecitazione di Bianchini, Giovanardi prendeva contatti con tutte le autorità coinvolte: prefetto, capo di gabinetto, questore, comandanti provinciali di carabinieri e finanza, con i loro superiori gerarchici anche a Roma, con stretti collaboratori del ministero interni, e con Bruno Frattasi, direttore ufficio legislativo e relazioni parlamentari.

Tutto con il fine di condizionare l’attività della prefettura, per indirizzare future decisioni e ottenere la revisione del provvedimento su Bianchini. Il senatore ha proseguito la battaglia per mesi. Con modalità tali, sostengono gli inquirenti, da generare preoccupazione in chi riceveva le richieste. Soprattutto in relazione alle ripercussioni cui sarebbero andati incontro qualora non avessero aderito ai desiderata di Giovanardi in merito alla revisione del provvedimento.

Ecco qualche esempio in mano a chi indaga: agli ultimi due prefetti di Modena, il prefetto Benedetto Basile e Michele Di Bari, gli sarebbe stata prospettata l’adozione di un trasferimento ad altra sede o incarico attraverso interventi diretti presso il ministero dell’Interno; agli ufficiali dei Carabinieri è stata paventata la presentazione di esposti all’autorità giudiziaria, e l’avvio di un’incisiva azione parlamentare nel tentativo di influenzare le decisioni di chi avrebbe poi dovuto decidere delle sorti di Bianchini.

Un clima di tensione
Il comportamento e l’atteggiamento di Giovanardi hanno creato un clima di forte tensione all’interno della Prefettura. Tensione soprattuto attorno al prefetto dell’epoca Michele di Bari. Che ha resistito alla richieste continue del senatore, più che certo di centrare l’obiettivo e regalare a Bianchini la nuova iscrizione nelle white list prefettizie.

L’ex ministro berlusconiano non poteva imbarcasi in questa avventura tutto solo. Così all’interno di questo quadro è emerso il ruolo di altri personaggi che a vario titolo si sono spesi per vincere la partita. Un quadro, sostengono i magistrati, in cui la prefettura appare vulnerabile alle interferenze esterne. E in cui l’allora prefetto si è trovato stretto tra l’ ingerenza di Giovanardi, l’intransigenza degli investigatori e un funzionario disponibile ad ascoltare le pretese del politico, che solo tre giorni fa lanciava l’allarme su sicurezza e immigrazione dal palco del congresso provinciale del suo nuovo partito “Idea”.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/04/10/news/carlo-giovanardi-indagato-antimafia-1.299254?ref=fbpe&refresh_ce

02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO.
Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.

L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?

RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.

fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

fonte: http://droghe.aduc.it/notizia/legalizzazione+cannabis+ossi+si+dicute+commissioni_133572.php

Nuove tensioni in vista nella maggioranza, con gli alfaniani pronti a tornare sulle barricate. Ma lo scontro coinvolgera’ anche altre forze politiche del centrodestra. Da oggi, infatti, tornera’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera la controversa proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. E’ dal maggio del 2013 che il Parlamento prova a modificare la legislazione sulle cosiddette ‘droghe leggere’, sia per quel che riguarda la coltivazione e l’uso personale per motivi ‘ricreativi’ che, soprattutto, per cio’ che attiene il ricorso alla cannabis per motivi medici e terapeutici. Dopo un lungo lavoro di mediazione ad opera dell’Intergruppo parlamentare, la proposta di legge e’ approdata in Aula alla Camera lo scorso 25 luglio, ma si e’ svolta solo la discussione generale, per poi farvi ritorno ad ottobre, quando Pd e Sinistra italiana, di fronte alle forti resistenze dei partiti contrari alla legge, hanno deciso di rimandarla in commissione. L’iter in commissione e’ stato travagliato e ostacolato dall’ostruzionismo degli ex Ncd – oggi Alternativa popolare – con la presentazione di circa 1.300 emendamenti, a cui se ne sono aggiunti molti altri in occasione dell’avvio dell’esame in Aula, raggiungendo quota 2.000 emendamenti. Una mole enorme che ha impedito alle commissioni di terminare l’esame delle proposte di modifica. Ma e’ stato soprattutto lo scoglio ‘politico’ a ostacolare il percorso della proposta di legge: il partito di Alfano si e’ schierato compatto contro il provvedimento, facendo scendere in campo gli stessi ministri. Per Alternativa popolare non esiste neanche la lontana ipotesi di votare a favore della legalizzazione della cannabis. Anche nel Pd, pero’, c’e’ una ‘fronda’ che si oppone alla legge. Contro si sono poi schierati Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia invece e’ divisa: una parte degli azzurri e’ piu’ possibilista. Favorevoli, oltre la maggioranza dei deputati Pd, anche i 5 Stelle e Sinistra italiana. Dunque, pallottoliere alla mano, e qualora fosse garantita la tenuta del Pd e confermata la linea favorevole dei 5 Stelle, la proposta di legge alla Camera non dovrebbe avere problemi. Tutto dipendera’ da quanto il primo partito di maggioranza sara’ disposto a sacrificare in termini di compattezza e di equilibri di governo pur di arrivare a far tagliare alla legge il primo traguardo. Ma gia’ si torna a parlare nel Pd, come successo anche questa estate, di una soluzione di compromesso, ovvero il possibile stralcio delle norme sull’uso personale, per portare a buon fine almeno la parte relativa all’uso terapeutico.
Cosa prevede il testo della proposta dell’Intergruppo:
- COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS: E’ consentita la coltivazione personale di cannabis, fino 5 piante di sesso femminile, previo invio di una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente. Viene anche consentita la coltivazione della cannabis in forma associata (non piu’ di 50 persone per un massimo di 250 piantine). – USO PERSONALE: E’ consentito l’uso personale di cannabis, ovvero alle persone maggiorenni e’ consentita la detenzione di una piccola quantita’ di cannabis – 5 grammi lordi, innalzabili a 15 per la detenzione in privato domicilio – non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. I limiti possono essere superati nel caso di finalita’ terapeutiche (ma e’ necessaria la prescrizione medica).
- PENE PREVISTE: La legge prevede la non punibilita’ della cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis per consumo personale (5 grammi lordi), mentre introduce pene piu’ gravi per le droghe pesanti (reclusione da 1 a 6 anni e multa da euro 2.064 a euro 13.000) e meno gravi per quelle leggere (reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da euro 1.032 a euro 6.500). Attualmente la pena e’ unica, ovvero la reclusione da 6 mesi a 4 anni e la multa da 1.032 a 10.329 euro, indipendentemente dal tipo di droga oggetto del reato.
- MONOPOLIO DI STATO: La coltivazione, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggetti a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica.
- VENDITA IN LUOGHI PUBBLICI: L’Agenzia delle dogane e dei monopoli puo’ autorizzare all’interno del territorio nazionale la coltivazione della cannabis e la preparazione dei prodotti da essa derivati nonche’ la vendita al dettaglio a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attivita’.
- COLTIVAZIONE PER SCOPI SCIENTIFICI E USO TERAPEUTICO: E’ consentito a enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici coltivare piante di cannabis per scopi scientifici, sperimentali, didattici e terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica. Spetta al ministero della Salute, di intesa con l’Agenzia italiana del farmaco, la promozione della conoscenza e diffusione di informazioni sull’impiego appropriato dei farmaci contenenti principi naturali o sintetici della pianta di cannabis. La prescrizione riguarda cure non superiori a sei mesi.
- RISORSE: Le risorse derivanti dalle sanzioni sono destinate agli interventi nel settore scolastico e ad interventi preventivi, curativi e riabilitativi. Le risorse derivanti dal monopolio statale sulla commercializzazione della cannabis vanno destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
Oltre al testo dell’Intergruppo, e’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera anche la proposta di legge di iniziativa popolare, presentata lo scorso novembre, supportata da oltre 60mila firme. A promuovere l’iniziativa sono stati i Radicali italiani e l’Associazione Luca Coscioni. La proposta e’ simile a quella formulata dall’intergruppo, seppur con lievi differenze. Queste le maggiori:
- AUTOCOLTIVAZIONE: E’ consentita in maniera libera fino a 5 piante; da 6 a 10 piante serve una comunicazione.
- CANNABIS SOCIAL CLUB: E’ consentito associarsi in ‘cannabis social club’ senza fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti per un massimo di 5 piante a testa).
- STOP DELLE PENE GIA’ IN ESSERE: abolizione di tutte le sanzioni penali anche per uso personale di tutte le sostanze ‘proibite’ e scarcerazione di chi ha subito una condanna per reati legati all’uso e detenzione di cannabis.

Siamo in un momento di assoluto immobilismo politico, se non in considerazione del fatto che la politica è molto impegnata tra contrasti interni negli schieramenti e tra varie formule ipoteticamente risolutive sulle riforme volute dalla UE, legge elettorale, prossime amministrative, inciuci e intrallazzi vari che coinvolgono tutte le formazioni partitiche, a destra, al centro e a sinistra.

E forse allora sarebbe il caso, dato che a nulla serve continuare a segnalare i quotidiani soprusi che i consumatori di cannabis devono subire, parlare un attimo di politica e dei partiti e fare un po’ di chiarezza sul loro reale ruolo nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Qualche tempo fa, in virtù di non troppo misteriose strategie, la Democrazia Cristiana decise di sciogliersi e ingenui furono coloro che non capirono che non di una sconfitta storica si trattava, bensì di una scelta tesa ad agganciare, come fanno le metastasi nella progressione di un tumore, tutte le componenti politiche del cosiddetto “arco costituzionale” e porre all’interno di essi una cospicua componente cattolica, di chiara provenienza democristiana.

Fu così che sia nella sinistra che nella destra, cambiarono improvvisamente obiettivi e identità storica e tutto si appiattì in nome del PIL, della Finanza e della Globalizzazione, dimenticando sia a destra che a sinistra i valori e le radici che legavano le loro battaglie a più o meno consistenti fasce sociali e abbiamo constatato di persona che sia durante il ventennio berlusconiano e sia negli sporadici governi di centro sinistra, i programmi economici, i tagli al welfare e la mutilazione dei diritti civili hanno avuto una continuità disarmante.

Ci siamo ritrovati quindi come nella storia de “La fattoria degli animali” di Orwell, dove alla fine del romanzo i capi della rivoluzione, rappresentati dai suini, furono sorpresi dal popolo a quattro zampe mentre brindavano su due gambe insieme agli odiosi umani che tanta sofferenza avevano provocato negli animali della fattoria: TRADIMENTO!

Questo è accaduto nella storia recente della sinistra, un tradimento operato dai rappresentanti del popolo nei confronti di coloro che dovevano difendere e li abbiamo sorpresi più volte a brindare con coloro che il popolo disprezzava, coloro che sguazzavano e ancora sguazzano nei traffici illeciti, nei conti correnti nei paradisi fiscali, nella corruzione imperante, nella collusione con la mafia e la massoneria.

E in quei brindisi, come nel Medioevo, si elargivano al popolo le briciole dei banchetti (leggi 80 euro), ma in cambio ogni villico in qualsiasi momento poteva essere venduto al mercato degli schiavi (leggi abolizione dell’art. 18), ma non siamo mai usciti dal Medioevo, almeno per quanto riguarda il condizionamento che il cattolicesimo e la sua espressione politica pone nei confronti di qualsiasi richiesta di emancipazione, come abbiamo potuto notare nelle vicende legate ai diritti degli omosessuali, a quelle relative al diritto ad una morte dignitosa, alla fecondazione artificiale, al fenomeno antico del mercato del sesso per arrivare al diritto di poter coltivare e consumare cannabis.

Avremo modo molto presto di verificare queste mie teorie (del complotto), essendo stata programmata per il prossimo 13 marzo la discussione parlamentare sul “fine vita” dove la componente cattolica sia di destra che di sinistra, ha già promesso una dura e inevitabile opposizione in merito.

Ci fidiamo di pochi personaggi all’interno di questo universo devastato dagli scandali e quindi inaffidabile e vorremmo, con molta modestia, ricordare loro che solo difendendo i diritti dei cittadini si potrà ritrovare la giusta e storica coesione tra chi tutti i giorni deve affrontare la dura quotidianità e chi dovrebbe rendere quella quotidianità meno dura.

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Dj Fabo, ieri alle 11:40, ha finalmente ottenuto quella pace e quella serenità che il suo Paese gli negava.
Oggi le polemiche scoppiano sui social network e tra le pagine dei giornali.
Troppo facile dichiararsi “per la vita” quando si gode di ottima salute.
In realtà è assolutamente inutile giudicare le scelte personali di altri.

La vita è qualcosa di unico in tutti i sensi: non solo perché è probabilmente l’unica occasione che ha ogni essere vivente di sperimentare emozioni prima di tornare in quel “nulla” da cui tutti veniamo, salvo improbabili paradisi, ma la vita è anche qualcosa di unico perché appartiene esclusivamente a chi la vive, e ognuno dovrebbe essere libero di scegliere per se stesso.

Non possiamo giudicare a seconda delle opinioni che abbiamo sull’argomento eutanasia: ogni uomo ha il suo grado di sopportazione, ed ha delle esigenze vitali che vanno oltre il nutrirsi ed il respirare.

Ciò che invece possiamo giudicare è l’operato di una classe politica assolutamente insensibile ai bisogni del popolo.
Ancora una volta si parla di “proibizionismo”, di mancata libertà, ma solo all’interno dei confini di uno Stato perbenista.

Molti dei nostri parlamentari, se colpiti da disgrazie come quella che ha portato Dj Fabo a desiderare la morte, opterebbero per l’eutanasia; eppure nessuno di loro prende realmente posizione sull’argomento, nessuno tranne i soliti Radicali, gli unici ad interessarsi dei problemi sociali e civili del Paese nonostante siano fuori dal Parlamento.

Il mio non è un elogio ai Radicali, piuttosto un ammonizione a chi, di Destra o Sinistra che sia, siede all’interno di Camera o Senato, e si impegna nulla rispetto a quanto praticamente fanno persone come Marco Cappato, Rita Bernardini e Riccardo Magi, di solito scrivo trattando argomenti che riguardano esclusivamente la cannabis: dall’antiproibizionismo al terapeutico, dall’industriale all’alimentare, però, la storia del Dj Fabo, mi ha indotto ad esprimere la mia opinione, non sull’eutanasia in sé, ma semplicemente a favore della libertà di scelta, e sempre contro il proibizionismo: se fosse legale l’eutanasia, la cannabis e la prostituzione, questo Paese diverrebbe certamente più Vero, e semplicemente più Civile.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

La cosa più straordinaria in questa terza edizione di Canapa Mundi, appena svolta, è stata l’esposizione e la distribuzione di vere piante di canapa certificate, decine di persone sono uscite dalla fiera con una pianta di canapa in mano perché, grazie alla legge 242/16, è ora possibile detenere le piante a scopo ornamentale.

Roma è stata quindi la prima piazza in Italia a cogliere l’opportunità al volo e a Canapa Mundi molti stands di associazioni antiproibizioniste hanno messo in mostra le piante in fase vegetativa da cedere ai visitatori e ai propri soci e sono state molte le persone che si sono tesserate alla nostra associazione per poter finalmente e senza timore alcuno, portarsi a casa un’esemplare di pianta di canapa che fino ad un paio di mesi fa era vietata in qualsiasi circostanza.

E’ una rivoluzione lenta quella che stiamo portando avanti, ma implacabile nella convinzione del successo finale, dopo decenni di bugie e di falsa informazione, finalmente la canapa viene riconosciuta per i suoi benefici terapeutici spronando le Istituzioni locali e quelle nazionali ad occuparsi della continua e massiccia richiesta di ricorrere alle terapie cannabinoidi da parte di migliaia di pazienti affetti da patologie particolarmente pesanti, nel stesso momento alla canapa viene riconosciuta una valenza indiscutibile per rilanciare il settore dell’agricoltura alternativa e per essere oggetto di studio e didattica, visto che oltre alle fibre per uso industriale, produce anche una vasta gamma di prodotti alimentari, tutti fattori che non possono essere più ignorati.

Certo, è sconfortante constatare che quanto sta avvenendo ora è già stato detto, innumerevoli volte e nelle più svariate occasioni, da quel mondo antiproibizionista che ha sempre amato definirsi “estimatore della canapa” per tutti i benefici e le risorse che questa pianta mette a disposizione dell’essere umano, parole cadute nel vuoto, quel vuoto mentale che attanaglia settori molto ampi del parlamento, quel vuoto mentale che Serpelloni diceva essere una causa dell’uso di cannabis e che invece è prerogativa di quella parte della politica che è inerte per risolvere i problemi dei cittadini, siano questi dovuti alla salute, al lavoro o alle ingiuste detenzioni causate da un anacronistico proibizionismo.

Sono duri di comprendonio, ma per non fare la figura degli inetti di fronte alle aperture mondiali nei confronti della legalizzazione della canapa, piano piano non possono fare a meno di adeguarsi ai tempi e i tempi richiedono rispetto per i malati, favorire le opportunità lavorative, una serie di leggi che garantiscano le libere scelte e anche il diritto di coltivare sul balcone di casa una pianta di canapa.

Un ringraziamento allo staff di Canapa Mundi per averci dato anche quest’anno l’opportunità di sensibilizzare centinaia di persone sulla cultura e coltura della canapa.

Giancarlo Cecconi – Staff ASCIA-CIP

Il PROIBIZIONISMO UCCIDE
DOPO BIANZINO, ALDROVANDI E CUCCHI UN’ALTRA VITTIMA DELLA STUPIDITA’!

NON E’ SUICIDIO MA OMICIDIO DI STATO

“Io dico che quel suicidio è stato un omicidio di Stato. Di quello Stato che insiste nel punire chi si fa uno spinello o magari due, che non accetta di adeguarsi alla situazione di quasi tutti i paesi del mondo, in cui le droghe leggere, se proprio vogliamo chiamarle leggere, sono non solo tollerate ma riconosciute come salutari. Uno Stato che guadagna miliardi sulle bevande alcoliche, proibendole ai minori di diciotto anni che se la fanno comprare dagli amici più grandi. Che ordina di scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo uccide, provoca cancri al polmone, e incassa altri miliardi con le tasse sui tabacchi”.
Fausto Cerulli (http://www.orvietonews.it/opinioni/2017/02/14/omicidio-di-stato-53043.html)

APPELLO AI MEMBRI DELL’INTERGRUPPO PARLAMENTARE:

QUANTE ALTRE VOLTE DOVREMO LEGGERE QUESTE TRAGICHE NOTIZIE?

CIP – ASCIA – OverGrow

A seguito della LEGGE 2 dicembre 2016, n. 242 riguardante le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa (16G00258) (GU n.304 del 30-12-2016 ), entrata in vigore il 14/01/2017, le scriventi Associazioni comunicano che in occasione della terza edizione della Fiera della Canapa “Canapa Mundi”, che si svolgerà a Roma dal 17 al 19 febbraio presso il Pala Cavicchi (Ciampino) e in relazione all’art. 2 concernente la liceita’ della coltivazione, comma f): (coltivazioni dedicate alle attivita’ didattiche e dimostrative nonche’ di ricerca da parte di istituti pubblici o privati), distribuiranno ai propri soci una pianta di canapa regolarmente certificata.

Le piante di canapa vengono distribuite ad uso dimostrativo nel contesto del progetto “Saracinesco in Canapa” con protocollo di intesa con il Comune di Saracinesco, l’Universita’ di Tor Vergata e l’Universita’ della Tuscia e vuole essere un’azione dimostrativa, dopo anni di ingiusta demonizzazione, per sostenere e divulgare le innumerevoli proprietà di una risorsa esclusiva per le necessità economiche ed ambientali, da millenni al servizio dell’umanità.

E’ anche la prima volta che è possibile sensibilizzare “legalmente” l’opinione pubblica sulle ragioni dell’antiproibizionismo, mostrando e distribuendo esemplari di canapa in fase vegetativa.

Siete invitati per ulteriori approfondimenti a visitare il nostro stand e constatare direttamente quante gravi inesattezze sono state scritte in questi anni sulla pianta di canapa e sui suoi fruitori.

Cordialmente

CIP – ASCIA – Over Grow
canapainfopoint.it – ascia-web.org – overgrow.it

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