Qualche giorno fa il Vaticano ha preso una posizione ufficiale sulla legalizzazione delle droghe leggere e, come prevedibile e scontato, il parere della Santa Sede è negativo, continuando in questo modo a dimostrare, con l’intolleranza, un fondamentalismo tipico di tutte le religioni rivelate, quando si vanno a toccare i diritti dell’individuo.

Non possiamo negare che Papa Francesco si stia in qualche modo dando da fare aprendo le porte della sua santa chiesa ai divorziati, agli omosessuali e alle donne che hanno abortito, ma siamo ancora lontani dalla tolleranza verso tutte le diversità, un concetto che fa parte di un codice universale e che invece tutte le chiese, di qualsiasi confessione, tendono a digerire con molta difficoltà.

Per bocca del Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, a conclusione del convegno in Vaticano sulle sostanze stupefacenti, veniamo a conoscere le motivazioni della chiusura nei confronti di qualsiasi tipo di apertura verso la legalizzazione: “Qualcuno ha detto che la liberalizzazione della droga serve in campo sanitario come cura. Però, in generale, la droga cosiddetta leggera non è leggera, perché danneggia il cervello! Vuole essere il cavallo di Troia per le droghe più pesanti. Quindi: no alla droga leggera! E poi educazione e prevenzione contro l’alcool, contro il tabacco e contro il peggiore di tutto, che è la droga. Vogliamo continuare a studiare tutto questo fenomeno: le sue dimensioni, le sue cause e le sue soluzioni. Vorremo studiare ancora più profondamente gli effetti che si hanno sul cervello, perché effettivamente la droga blocca le difese del cervello, blocca la comunicazione stessa del cervello e le membrane che fanno da comunicazione e le blocca in modo tale che non è poi facile da recuperare

Menzogne antiche, degne della santa inquisizione di Serpelloni, convinzioni senza fondamento che si rifanno solo ad uno stereotipo proibizionista di stampo ideologico, pronto ad essere afferrato da tutte quelle componenti parlamentari che hanno il Vaticano e non l’Italia come punto di riferimento.

Cogliamo l’occasione per postare l’articolo “Canapa e Spirito” appena pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita, dubitando comunque che qualche informazione sulla canapa e sul suo uso spirituale possa servire a chi pensa di decidere cosa è bene e cosa è male per conto dell’umanità.
_________________________________________________________________________

Canapa e Spirito

Nell’audizione in Commissione Giustizia, tra le argomentazioni che ho portato all’attenzione dei parlamentari presenti, ho voluto trattare, parlando dell’uso della cannabis e aggiungendolo ai ben noti e dibattuti “uso terapeutico” ed “uso ludico”, anche dell’uso praticato per fini spirituali.
Con immensa sorpresa ho potuto vedere in TV, durante il dibattito parlamentare svoltosi prima della lunga chiusura estiva, una deputata (di cui mi sfugge il nome e l’appartenenza politica) che avendo sicuramente assistito o ascoltato il mio intervento, manifestava il suo stupore esclamando: “ …e poi abbiamo sentito anche parlare dell’uso spirituale della cannabis!” come se questo fosse inaccettabile o improponibile!
Sono tra quelle persone che pensano e credono che, come esseri pensanti ed intelligenti, non meritiamo di essere governati e rappresentati nelle Istituzioni da presunti “onorevoli” che in continuazione non fanno altro che manifestare il grado di ignoranza e presunzione su argomenti di cui nulla sanno e nulla vogliono sapere.
Non solo la maggior parte di questi rappresentanti del popolo nulla sanno della realtà contemporanea, quotidiana, non dovendosi misurare con le difficoltà che decine di milioni di italiani sono costretti ad affrontare tutti i giorni, ma ignorano completamente tutto quello che il percorso umano ha proposto nella sua plurimillenaria esistenza, o meglio, ignorano tutto quello che non rientra nel loro stereotipo di “Religione” “Patria” e “Famiglia” e quindi proprio non riescono a pensare che per quanto riguarda il principale valore della coesione nazionale, la religione appunto, gli shivaiti, i rastafariani, gli animisti, i canteisti e financo gli adepti alla Chiesa Cristiana di culto Copto, prevedono l’uso della cannabis come veicolo spirituale e se a questi sommiamo alcune popolazioni del Maghreb e la tradizione che lega molte popolazioni islamiche all’uso della cannabis, ci ritroviamo di fronte a circa 2 miliardi di persone che quotidianamente, per motivi spirituali, cultuali e culturali, assumono cannabis.
Personalmente mi reputo un “animista” quindi non un credente di una religione scritta e dogmatica, ma piuttosto un apprendista di una filosofia di vita che concepisce la magia in ogni manifestazione vivente e avverte l’esistenza di altre dimensioni con cui si presuppone si possa entrare in contatto e in “collaborazione”.
Queste frasi, dette nel contesto culturale e sociale in cui viviamo, potrebbero essere interpretate da uno psicologo come frutto di “ideazioni paranoiche” indotte dall’uso della cannabis, e questa diagnosi verrebbe immediatamente sposata da tutti coloro che ignorano altre vie a cui lo Spirito può accedere, persone che nella loro vita hanno sempre delegato le questioni dell’anima ai mediatori religiosi, credendo ciecamente nei racconti che sono abituati ad ascoltare fin da bambini.
Premesso che ognuno è, a mio avviso, libero di credere in Chi o Quello che vuole, ma la cosa intollerabile è la presunzione, la spocchia, l’arroganza di chi, affidandosi ad un credo religioso e alla convenzione sociale, possa reputare tutte le altre convinzioni “frutto di ideazioni paranoiche”.
Cos’altro potrebbe essere se non un’ideazione paranoica, quella di credere in un Dio con la testa di elefante, o quella di avere a disposizione, dopo la morte, il conforto di decine di vergini, o quella di un Dio uno e trino? Non sono forse queste molto più simili ad allucinazioni indotte da chissà quali droghe, che non la consapevolezza del Mistero?
Il semplice fatto che il Potere, o un suo rappresentante, manifesti cieca fede nei valori in cui crede e possa denigrare gli altri aspetti della ricerca spirituale, ci fa comprendere sempre più che non siamo mai usciti, in relazione alle diversità, da un concetto medioevale di carattere inquisitorio.
Per questo ho sempre difeso la mia scelta di ricerca spirituale nelle vicende processuali che ho subito per coltivazione ad uso personale, perché credo fermamente che se è importante legalizzare la cannabis, lo è ancora di più continuare la battaglia millenaria che vuole sempre individuare il cattivo di turno condannandolo a pene e sofferenze, sia questo di volta in volta un eretico, una strega, un’ebreo, un’anarchico, un nero, un’omosessuale e dulcis in fundo …ora tocca noi, i cattivi da punire perché amano una pianta e le sue proprietà, che come leggiamo dal manoscritto “Canapa e Spirito” di Frater Kybernetes: “la cannabis è una sostanza inebriante che agisce sul centro sensorio, quindi sul perispirito o corpo astrale e farne uso è una maniera di facilitare la propria esteriorizzazione”.
Quante cose si potrebbero apprendere e tollerare e forse addirittura condividere se non fosse sempre e comunque uno squallido aspetto ideologico a prevaricare ogni altra manifestazione di diversità.

Giancarlo Cecconi

Da qualche settimana è in libreria il libro di Pippo
Civati, leader di “Possibile” dedicato alla cannabis, alla sua indecente demonizzazione e sulle aspettative per la sua legalizzazione.
Riportiamo l’intervista con cui Civati ha presentato il suo libro, rendendoci purtroppo conto che i nostri dubbi sul proseguo rapido della discussione sulla legge in aula e sull’eventuale tolleranza nei confronti dell’uso “ricreativo”, sono una sensazione condivisa.

fonte: http://www.lastampa.it/2016/10/05/italia/politica/civati-dalla-cannabis-legale-miliardi-di-entrate-il-pd-adesso-decida-cosa-vuole-fare-8QOTOsNofrcwMCWwcy5KcJ/pagina.html

La proposta di legge per legalizzare la cannabis, dopo un passaggio lampo in Aula, torna in commissione e rischia di restarci per un bel po’. Fino a metà novembre la Camera sarà impegnata nella sessione di bilancio, poi l’attenzione dei partiti sarà assorbita da referendum costituzionale e ricadute varie. Risultato: è assai probabile che non se ne riparlerà prima del 2017. 
 
Ncd guida il fronte proibizionista e vuole trasformare il dibattito in una questione di governo. I gruppi di Pd e M5s per ora non hanno preso posizione, ma non è detto che prima del voto non diano indicazioni ai loro parlamentari. Il timore dei promotori dell’iniziativa bipartisan è lo stralcio della proposta: la Camera potrebbe approvare la parte del provvedimento riguardante la cannabis a scopo terapeutico e bocciare quella riguardante l’uso ricreativo. 
 
Pippo Civati, deputato e leader di Possibile, arriva domani in libreria con ”Cannabis, dal proibizionismo alla legalizzazione” (Fandango editore), una sorta di manifesto pro-legalizzazione zeppo di numeri e storie.

Civati, siamo di nuovo allo stallo politico?  
«Siamo sotto gli effetti…del referendum. Al di là delle battute, è tutto fermo nelle Camere, lo stallo non riguarda solo la cannabis. Ma su questa voglio chiarire una cosa: il ritorno in commissione per discutere il provvedimento è una nostra scelta, non ci sono speculazioni politiche da fare».  
 
Ma nella maggioranza non tutti sono d’accordo con la proposta. Questo passaggio in commissione potrebbe cambiare qualcosa?  
«Il rischio più grosso è lo stralcio della norma. Sarebbe una sconfitta per tutti. E le contraddizioni sono, ancora una volta, tutte in seno al Pd: si va dall’anti-proibizionista Roberto Giachetti, tra i primi firmatari, a chi non è d’accordo per niente con la norma. Speriamo che i democratici arrivino in commissione con un orientamento politico chiaro».  
 
L’8 novembre nove Stati americani, tra cui la California, voteranno sulla legalizzazione della cannabis. Il Canada si è impegnato a promulgare una legge nella primavera del 2017. Questa nuova cultura favorevole alla legalizzazione può influenzare il dibattito italiano?  
«È in corso un cambiamento globale. Che guarda al tema della qualità più che della quantità. E che supera il proibizionismo».  
 
Perché il proibizionismo ha fallito, come scrive nel libro?  
«Perché è inefficace. Anzi, di più: è controproducente. Più del 10% della popolazione italiana tra 15 e 64 anni fa uso di cannabis, si tratta di quasi cinque milioni di persone. Di questi il 90% è rappresentato da consumatori saltuari, mentre mezzo milione sono quelli cronici. È un comportamento diffuso che oggi arricchisce solo le organizzazioni criminali». 
 
Perché legalizzare la cannabis?  
«Da una parte sono socialmente accettate droghe come alcol e tabacco, dall’altra sono proibite le sostanze che si è stabilito essere illegali. Ma ciò induce altri rischi nella percezione dei consumatori». 
 
Con la legalizzazione c’è chi sottolinea il rischio di un incentivo dei consumi.  
«In Colorado si è verificato un leggero aumento, di qualche punto percentuale, nella fase immediata. Ma legalizzando ci sono due aspetti rilevanti: c’è maggiore consapevolezza di cosa si fuma e non si finanzia la criminalità organizzata».  
 
Quali sarebbero i benefici economici della legalizzazione?  
«Il suo valore diretto in termini produttivi e quindi fiscali sarebbe nell’ordine dei miliardi di euro. Quello indiretto, rispetto ai costi della giustizia e del sistema carcerario, sarebbe altrettanto consistente. Per non parlare del male che si farebbe alle mafie». 
 
Miliardi di euro?  
«Ferdinando Ofria, professore associato di Politica economica all’Università degli Studi di Messina, calcola risparmi per 540 milioni di euro sul fronte servizi carcerari e per 230 milioni di euro di minor spesa per ordine pubblico e sicurezza. Per quanto riguarda invece il gettito fiscale, ipotizzando un’aliquota simile a quella del 75% applicata ai tabacchi, la cifra oscilla tra i 5 e gli 8 miliardi. La legalizzazione produrrebbe un aumento del Pil di almeno l’1,20%».  

Apriamo questo articolo con un doveroso saluto di addio al professor Umberto Veronesi, al quale va riconosciuta, da parte nostra, la sua perseveranza nel confutare le tesi del proibizionismo sui danni che la cannabis produrrebbe sulla salute dei consumatori. Il suo ultimo intervento in appoggio alla legalizzazione è di solo un paio di mesi fa e ancora una volta ha ribadito la sua posizione dichiarando: “Capisco che in questo momento il Governo abbia come priorità crisi e riforme, ma le scelte etiche che possono fare dell’Italia un Paese più civile in cui vivere soprattutto per le nuove generazioni, non andrebbero sistematicamente rimandate. Spero che il movimento d’opinione mondiale a favore dell’antiproibizionismo, rilanciato dal New York Times, trovi anche qui uno spazio per il dibattito”. Buon viaggio professore, grazie!

Ritornando al contesto del titolo, oggi il mondo si è ritrovato diverso e di conseguenza un po’ perplesso, come forse lo fu quando personaggi che inneggiavano alla supremazia della razza, alla difesa degli interessi nazionali e al disprezzo per tutte le altre etnie e nazioni, assunsero il ruolo di protagonisti nella storia mondiale, con il consenso dei loro popoli.

Non è bello pensare che le sorti mondiali siano nelle mani di chi predica e pratica l’intolleranza e il disprezzo, di chi consente al proprio ego di emergere a danno dei rapporti internazionali, di chi ancora considera una razza, una fede religiosa e uno stile di vita superiori a tutte le altre, ma non sarebbe stato bello neanche venire a sapere che per l’ennesima volta un rappresentante della Casta Globale avrebbe ancora deciso le sorti del pianeta per molti anni.

Eppure la Storia recente ci ha mostrato personaggi diversi, in grado di operare per un reale cambiamento, in difesa dei diritti civili, pronti ad abbracciare e lottare per le libertà individuali, questo è stato ad esempio il governo Zapatero in Spagna o la presidenza Mujica in Uruguay, dove i diritti civili sono stati al centro dei loro mandati istituzionali.

Anche gli USA avevano in Sanders uno di questi personaggi, ma probabilmente l’America non è pronta, come quasi sempre non lo è mai stata, a difendere i diritti dei diversi, siano questi neri, omosessuali, consumatori di cannabis, islamici, nativi e via dicendo ma ….è andata così e non ci resta che stare a vedere fino a che punto la follia umana è in grado di spingersi nonostante le esperienze del passato.

In ultimo non possiamo non accennare al successo referendario in tema di legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo negli Stati della California, Massachusetts e Nevada, che si aggiungono ad Alaska, Colorado, Oregon, Stato di Washington e Washington D.C. alcuni democratici ed altri repubblicani, un’affermazione trasversale che sta quasi a significare: “Tanto nei vostri giochi non potremo mai entrarci, né tantomeno modificarli, ma almeno lasciateci fumare in santa pace!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Un’altra arma contro il proibizionismo è stata affilata, con il raggiungimento dell’obiettivo prefissato di 50.000 firme l’iter per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare può procedere e addirittura potrebbe pesare notevolmente sul dibattito parlamentare che prima o poi dovrà effettuarsi.

fonte: http://droghe.aduc.it/notizia/legalizzazione+cannabis+radicali+raccolte+oltre+60_133090.php

“Con la campagna Legalizziamo! abbiamo raccolto oltre 60 mila firme di cittadini che chiedono la legalizzazione della cannabis. Un risultato straordinario”. Lo ha annunciato il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi nel corso della sua relazione di apertura del XV Congresso di Radicali Italiani. “La mobilitazione per la raccolta firme sulla legge popolare per la cannabis legale, promossa da Associazione Coscioni e Radicali Italiani, e’ stato uno dei momenti piu’ belli, emozionanti, entusiasmanti di questo anno cosi’ difficile. Forse il piu’ difficile di sempre – ha sostenuto – anche e soprattutto perche’ per la prima volta abbiamo dovuto iniziare ad imparare a camminare soltanto sulle nostre gambe”, ha detto ricordando la scomparsa di Marco Pannella, lo storico leader radicale scomparso il 19 maggio del 2016 e citando le sue parole proprio sulla lotta antiproibizionista: “Se tu vuoi vietare l’esercizio di una facolta’ umana che per qualsiasi motivo e’ praticata a livello di massa, tu fallirai e sarai costretto all’illusione autoritaria del potere che colpisce il ‘colpevole’ e lo colpisce a morte”, dopo mezzo secolo di lotte antiproibizioniste, il buon senso e’ diventato senso comune.
Non lo dimostrano solo gli intellettuali che hanno spiegato perche’ legalizzare la cannabis sarebbe una scelta di buon senso”, ha detto Magi leggendo le parole di Roberto Saviano, Erri Deluca, Christian Raimo e altri scrittori che hanno aderito alla campagna Legalizziamo; “ma il favore della stragrande maggioranza del paese, incluse le nonne, come quella che firmando la nostra legge popolare ha detto: ‘non lo faccio per me che sono vecchia, ma per i miei nipoti’. L’obiettivo della legge popolare e’ ancora a rischio a causa di una burocrazia medievale che prevede l’obbligo di certificazione delle firme: per questo ringrazio i militanti che ora, dopo lo sforzo straordinario compiuto ai tavoli, sono impegnati nella certificazione della raccolta firme, per consentire di presentare la legge popolare alla Camera, dove la legge dell’intergruppo rischia di arenarsi per le resistenze proibizioniste di alcuni gruppi che hanno depositato migliaia di emendamenti”. 

Siamo di nuovo in una fase di stallo, come abbiamo purtroppo ripetuto più volte nel corso di questi anni, cosa forse concepibile visto lo scomodo argomento che il parlamento dovrà prima o poi trattare, ma i tempi della politica non sono sopportabili quando entrano in conflitto con la devastazione della vita quotidiana, alla quale vengono destinati molti cittadini rispettabili che hanno il solo torto di apprezzare la pianta di cannabis. 

Come testimonianza e soprattutto come promemoria per i parlamentari che ci leggono, pubblichiamo un estratto del “diario dal carcere” di Rimini, dove il nostro amico e collaboratore Pierpaolo Grilli è rinchiuso da 2 mesi, dovendo subire uno stato di costrizione che mal si addice alla sua natura pacifica e generosa, in modo che possano prendere atto che la finigiovanardi non è mai morta del tutto e che troppe persone continuano a pagare solo per difendere il proprio stile di vita e le proprie convinzioni. __________________________________________________________________________

Rimini 09/10/2016

Cari amici di ASCIA, sono passati due mesi dall’inizio della mia detenzione, dall’ultima ingiustizia subita da questo Stato proibizionista. Sono nel fondo del baratro e non vedo alcuna possibilità di uscita a breve tempo, la fini-giovanardi è stata abrogata da due anni e mezzo ma, come devo constatare sulla mia pelle, purtroppo continua a procurare guai a noi estimatori della canapa. L’ingiustizia operata nei miei confronti ritengo sia gravissima, anche perché ho avuto modo di apprendere che alcuni detenuti hanno da scontare una pena inferiore alla mia, pur avendo commesso reati ben più gravi e socialmente pericolosi. Anche se tutti qui hanno capito la mia situazione e sanno che non dovrei essere in questo posto, devo sottostare al trattamento riservato a tutti i detenuti. Devo ammettere che il personale di questo carcere sembra gentile e disponibile rispetto alle precedenti esperienze carcerarie e in questo clima cerco di vivere la mia carcerazione nel modo più “tranquillo” possibile, anche perché ogni sei mesi di buona condotta è previsto uno sconto di 45 giorni di detenzione, che sono 3 mesi in meno per ogni anno e a nessuna persona di buon senso verrebbe in mente di rinunciarci per motivi stupidi. Certo, ogni tanto qualcuno scoppia, fa scoppiare qualcun’altro e …scoppiano le liti, io cerco di resistere, pensando che l’ingiustizia che sto subendo è superiore a qualsiasi altra provocazione, cerco di non coltivare cattive emozioni come rabbia o depressione, che qui dentro, ancor più che fuori, possono avere un effetto devastante. Cerco di vivere il carcere come un’esperienza monastica, ma anche come un viaggio su un’astronave di folli diretta verso il pianeta Solitudine, dove sbarcheremo a fine pena. Mi alleno ogni giorno nelle arti marziali e pratico yoga quotidianamente e per tre volte alla settimana ho la possibilità di fare un allenamento più lungo nel cortile grande, mi sento sempre più forte e resistente e almeno questo mi da soddisfazione e salute. Nel carcere le “domandine” son il propulsore dei detenuti, se ne devono fare per ogni richiesta e in virtù di ciò ora posso telefonare ai miei familiari (10 minuti, una volta a settimana), al mio avvocato (10 minuti, due volte al mese), posso andare in biblioteca e prendere 2 libri alla volta, ogni settimana ricevo la visita dei miei figli, che mi dicono che i miei cavalli e i gatti stanno bene e mi portano i saluti dei miei vicini, che ancora non si capacitano della mia disavventura! Per passare il tempo sto seguendo diversi corsi organizzati per i detenuti: teatro, addestramento cani da soccorso, fotografia, ceramica e ho appena fatto l’ennesima “domandina” per frequentare il corso di formazione per pasticciere, ma non so se mi prenderanno perché è previsto per soli 8 detenuti. Ho comprato il fornello a gas e due pentole antiaderenti per cucinare in cella i miei piatti vegani, ma anche dalla cucina del carcere mi arrivano piatti vegani e devo ammettere che mangio abbastanza bene e abbondante, mi piace condividere il cibo che preparo con i miei compagni di cella, che come me non sopportano il fumo del tabacco, una cella per non fumatori! Per fortuna uno di loro è sempre allegro, abbiamo fatto amicizia e parliamo e scherziamo (per quel che è possibile) e il tempo dell’attesa, infinita, passa meglio. La sera, alle 20, ci rinchiudono nelle celle, ci guardiamo i telegiornali nazionali e quello locale della Romagna, dove vediamo chi arrestano a Rimini e verrà ospite nel nostro carcere, a seguire un film o una partita fino alle 11, mezzanotte e poi a nanna. Ogni due ore passano le guardie, accendono le luci della cella per controllare che nessuno è evaso e io mi sveglio ogni volta, ma poi mi riaddormento. All’alba mi sveglio, uso il bagno per primo e poi, mentre i miei compagni ancora dormono, faccio un po’ di yoga fino a che non si svegliano, poi mentre loro fanno colazione e fruiscono del bagno me ne sto sul letto alto del castello in attesa di poter degustare la mia colazione: frutta, fiocchi d’avena o fette biscottate e frutta secca. Poi, alle 9, la giornata inizia di nuovo, con l’allenamento o uno dei corsi …e le settimane passano! Mi concentro sulla salute, che non manca per fortuna, e resisto cercando di vivere serenamente questo periodo, ma già so che il peggio deve ancora arrivare e per assurdo sarà la mia liberazione, quando tornando a casa la solitudine e la povertà mi travolgeranno (per queste vicende dovrò pagare 24.000 euro …bah!). Se mi scrivete mi fa piacere, buona libertà, vi abbraccio.

Pierpaolo

_____________________________________________________________________________

Per chi volesse scrivere a Pierpaolo: Pierpaolo Grilli c/o Casa Circondariale di Rimini Via S. Cristina 19 –  47900 Rimini

Per chi potesse contribuire con una donazione:

Carta Postepay 5333171003579808 – intestata a Maria Cristina Uderzi – C.F. DRZ MCR 58H62 B132J

Pubblichiamo la dichiarazione dell’on. Civati, unendoci alla sua preoccupazione sul ritardo relativo alla discussione sulla proposta di legge dell’intergruppo e per la discutibile lentezza della Commissione Giustizia:

Fonte:https://twitter.com/civati/status/783986315796815872

La legge sulla legalizzazione della cannabis torna in commissione. Qualcuno strumentalizza questo passaggio, nella speranza che finisca nella palude proibizionista. Noi invece responsabilmente pensiamo che sia giusto che si discuta approfonditamente la questione e che si arrivi in tempi ragionevoli a una espressione chiara di voto.

Sappiamo che la maggioranza è spaccata in almeno due pezzi: la contrarietà di Ncd e di buona parte del governo (il premier non avendone mai parlato, se non in termini molto elusivi), da una parte, e la disponibilità di alcuni parlamentari ad affrontare la legge con spirito laico, dall’altra. Ci auguriamo ovviamente che prevalgano questi ultimi e che premier e governo non si mettano di traverso. Noi siamo stati fin qui molto responsabili e rigorosi: ci auguriamo lo siano tutti, in previsione dell’approvazione di una buona legge e di un approccio finalmente razionale e liberale, responsabile e documentato. Si tratta di una prova di maturità per il Parlamento italiano: ci auguriamo che – ancora una volta – non sia sprecata.

Il progetto Saracinesco in Canapa arriva alla conclusione della prima fase dimostrativa, con la raccolta della prima piantagione di canapa seminata e coltivata nel Comune di Saracinesco (RM).

Siete tutti invitati a partecipare, per info e contatti: info@canapainfopoint.it

In questo mese di pausa sono accadute molte cose e non possiamo iniziare questo nuovo anno politico se non esprimendo anche noi la massima solidarietà e vicinanza con coloro che hanno subito perdite a causa del terremoto del 24 agosto.

Viviamo in una nazione che sforna da 70 anni governi che promettono promettono  e non mantengono mai gli impegni presi nei confronti delle popolazioni colpite dalle catastrofi naturali, dal Belice all’Irpinia, da Genova a L’Aquila!

Oltre il danno queste popolazioni hanno dovuto subire anche la beffa di chi si è arricchito sulla loro disgrazia, sulla qualità e sulla sicurezza dei nuovi alloggi, sulla mancanza di continuità dei servizi essenziali e soprattutto sul distacco e indifferenza del sistema fiscale che non prevede una moratoria dei debiti e delle tasse per chi non ha più nulla, ma sospende solo temporaneamente la loro riscossione, come se fra uno o due anni tutto fosse a posto e fosse ripristinato il tenore di vita antecedente la catastrofe, che possa permettere di tornare a pagare come se niente fosse.

Rimboccarsi le maniche, risorgere nel più breve tempo possibile e destinare al futuro qualsiasi contenzioso con lo Stato è l’unica soluzione, dimostrata dagli abitanti delle zone del Friuli e da quelli dell’Emilia, che più sull’aiuto statale hanno potuto contare sulla loro determinazione e sulla loro coesione ed è quello che auguriamo possano fare anche i cittadini del Lazio, dell’Umbria e delle Marche.

Dopo questo doveroso contributo torniamo a parlare della legalizzazione e della battaglia prevista in questo mese prima in Commissione e poi in aula.

Stranamente e a memoria di antiproibizionista, non mi risulta che nel mese di agosto ci sia mai stata una discreta attenzione su un tema così delicato, eppure nel mese appena trascorso, quasi quotidianamente si è parlato di cannabis, in TV, sui quotidiani, nei magazine, arrivando al top con le dichiarazioni del responsabile dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che sostenendo quanto sia pericoloso il mercato delle droghe, si è dichiarato favorevole ad una legalizzazione “intelligente” a difesa dei giovani, affinché non debbano entrare in contatto con le organizzazioni criminali.

Un’argomentazione che abbiamo più volte espressa nelle varie audizioni alle quali abbiamo partecipato e ci fa piacere venire a conoscenza che questi concetti inizino ad essere condivisi anche da personaggi al di sopra di ogni sospetto.

Ora non ci resta che aspettare che venga comunicato il calendario dei lavori della Commissione Giustizia per rimboccarci anche noi le maniche e riprendere il nostro lavoro di controinformazione e di pressione sul mondo politico, sempre più alieno e avulso dalla realtà e dalle difficoltà dei cittadini

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Ci lasciamo per la consueta pausa di agosto, dove tutto sembra bloccarsi magicamente eccetto i provvedimenti giudiziari, gli arresti e il timore di pagare a duro prezzo il rischio di portarsi in vacanza qualche canna, ma è anche la prima volta che aspettiamo con curiosità il mese di settembre per seguire il tortuoso dibattito sulla legalizzazione, anche se crediamo che in Commissione per vagliare i circa 2000 emendamenti e nominare i relatori, occorrerà qualche altra settimana, se non addirittura qualche altro mese …staremo a vedere!

Siamo comunque soddisfatti di quanto siamo riusciti a fare dal momento in cui alcune forze politiche, tra cui il M5S, Sinistra Italiana e E’ Possibile di Pippo Civati, hanno dato la loro disponibilità e il loro pieno sostegno per portare in aula un disegno di legge per legalizzare la coltivazione domestica della cannabis e a loro affidiamo il duro compito di continuare a difendere il nostro punto di vista contro le falsità e il pregiudizio che abbiamo ancora sentito e notato durante il primo dibattimento in aula.

Ma dobbiamo essere onesti con noi stessi fino all’ultimo e sembra che stia accadendo quello che temevamo da tempo e cioè che la componente cattolica e quindi per natura pietista, sta puntando tutto sulla comprensione verso i portatori di patologie estremamente pesanti, continuando a ritenere pericolosa la cannabis per tutti gli altri usi, in questo modo le loro coscienze nei confronti delle difficoltà fisiche dei pazienti si puliscono e la loro concezione morale nei confronti dei diritti civili non tradisce l’impostazione inquisitoria alla quale sono abituati ormai da secoli, ma indipendentemente dalle loro convinzioni, ormai indietro non si torna e se non dovessimo farcela in questa legislatura, sarà la prossima a sancire una volta per tutte il sacrosanto diritto di ogni cittadino all’autodeterminazione e alle libere scelte nel personale stile vita.

Concludiamo ricordando che è in corso la raccolta di firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare e vi invitiamo ad informarvi e partecipare anche nei luoghi di villeggiatura, dato che la militanza antiproibizionista non può concedersi pause!

Auguriamo a tutti voi una serena pausa estiva, ci rileggiamo a settembre, ma vogliamo chiudere questo breve articolo inviando un virtuale abbraccio a Pierpaolo, Fabrizio, Giorgio e ai tanti altri amici che pur essendo dei cittadini rispettabili e rispettosi, sono costretti a vivere in stato di detenzione come se fossero pericolosi criminali …ma tutto questo dovrà finire …il prima possibile …cominciando da settembre!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

E’ appena terminata la prima fase dibattimentale alla Camera sulla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, tutto è rimandato a settembre ….si sa, i tempi della politica sono sempre biblici e intanto noi continuiamo a pagare duramente l’ottusità e l’ignoranza di chi ancora confonde volutamente la scelta personale con il vizio incontrollato!

A questo proposito pubblichiamo una lettera di arrivederci del nostro fraterno amico e membro del direttivo ASCIA, Pierpaolo Grilli, che proprio a causa dell’ottusità e dell’ignoranza di una parte della politica e della magistratura dovrà scontare qualche anno dietro le sbarre!

In bocca al lupo Pierpaolo, non mollare, siamo con te!

_________________________________________________________

ULTIMI GIORNI A CASA PRIMA DEL CARCERE

Incredibilmente sto per rientrare in carcere!
Il 13 luglio, nel pomeriggio, mentre stavano portandomi il fieno nuovo per i miei cavalli, ho ricevuto la telefonata del mio avvocato Lorenzo Simonetti che mi comunicava la sentenza dell’ultima udienza in Cassazione della mia ultima disavventura giudiziaria per coltivazione di cannabis: sono stato condannato in via definitiva, non solo, il mio legale mi ha detto che, incredibilmente, non mi è stata rideterminata la pena di 5 anni che avevo ricevuto nel 2013, quando la Fini-Giovanardi era in vigore, credo di essere un caso unico e così mi ha detto di prepararmi immediatamente a tornare in carcere per scontare due anni e mezzo di fine pena, perché i carabinieri possono venire a prendermi da un momento all’altro, in ogni giorno!

Sul momento è stato uno shock, la prima cosa che ho pensato è stata che dovevo immediatamente iniziare a cercare di sistemare i miei 6 cavalli e mi sono reso subito conto che la mia vita sarebbe stata ancora una volta stravolta profondamente da un’altra ingiustizia.

Fino a 11 anni fa, mi ero coltivato  la mia canapa ogni anno, da quando ero ragazzo, ero fiero di non aver mai contribuito a dare soldi alla criminalità, con la quale non ho mai voluto né avuto nulla a che fare e mi ero selezionato una mia varietà personale da un ceppo originario di calabrese, provando, nel tempo, vari incroci con le migliori varietà che trovavo, ottenendo un’ottima erba medicinale, dagli effetti dinamici, allegri e salutari, senza effetti collaterali spiacevoli. Non la spacciavo, non la cedevo a narcotrafficanti, semplicemente la studiavo e me la godevo per uso personale, i soldi per vivere me li guadagnavo con lavori onesti e legali, come escursioni a cavallo e agricoltura biologica.

Fui arrestato per la prima volta nel novembre del 2005, non perché spacciassi ma per puro caso, a seguito di un controllo stradale notturno un po’ troppo meticoloso, vennero a casa mia per la perquisizione e trovarono i miei raccolti, anche gli avanzi degli anni precedenti che non avevo avuto il coraggio di buttare via. Mi considerarono ingiustamente un criminale narcotrafficante, ma io lo so di non esserlo stato.
Arrestarono ingiustamente anche mio figlio diciottenne, che neanche fumava le sigarette, solo perché maggiorenne e presente in casa, lui fece 3 giorni di carcere e 20 giorni di arresti domiciliari col permesso di andare a scuola, io di carcere ne feci 20 giorni e poi 3 mesi e mezzo di arresti domiciliari, infine mio figlio fu assolto ed ebbe un rimborso, io fui condannato a quasi 2 anni, con la sospenzione condizionale della pena.

Due anni dopo, nel 2007, il mio amico Aldo Bianzino, conosciuto 25 anni prima in un ashram himalayano, veniva arrestato anche lui per coltivazione di cannabis e perdeva drammaticamente la vita nella sua cella del carcere nella prima notte di detenzione.

Alla fine del marzo 2011 fu arrestata mia figlia ed io, mio malgrado, venni coinvolto in una storia della quale non immaginavo e non sapevo nulla, ma per la quale fui costretto dalle circostanze avverse a pagare con 6 mesi di carcere, 6 mesi di arresti domiciliari a casa dei miei genitori, ed altri 6 mesi a casa mia, per un totale di un anno e mezzo, e poi un altro anno di obbligo di dimora.

Tornato a casa nel 2012, dopo una prima condanna di 5 anni in primo grado, contattai l’Avv. Simonetti ed ASCIA, fui invitato a scrivere articoli e così iniziò il mio impegno antiproibizionista attivo.
Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi iniziai a poter sperare che non sarei più ritornato in carcere, per via della successiva rideterminazione delle pesantissime pene previste da quella pessima legge criminogena.

Invece no! Caso più unico che raro, mi trovo a dover assurdamente affrontare una pesantissima condanna definitiva, con una pena relativa ad una legge criminogena abrogata da più di due anni, (che prevedeva pene detentive dai 6 ai 20 anni anche per la cannabis) senza avere il diritto ad un adeguamento delle pene a quelle attualmente previste (dai 2 ai 6 anni) e considero ciò una cosa illegittima e gravissima. Secondo tale condanna dovrei scontare ancora due anni e mezzo in carcere ed i successivi tre anni a casa, con “l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Chissà cosa dovrà mai “provare” ai servizi sociali una persona come me, di 56 anni, con una pericolosità sociale pari a zero, che vive sui monti con i cavalli, come un eremita, che ha sempre fatto uso personale di cannabis dall’adolescenza e gode di perfetta salute, senza fare uso di alcoolici né di altre droghe, legali o illegali, senza essere mai stato in alcuna relazione con organizzazioni di criminali narcotrafficanti? Sembrerebbe ridicolo, se non fosse così drammaticamente ingiusto.

Il mio legale mi ha detto che spera di potermi far tornare a casa entro un anno circa, per i tempi tecnici in gioco da aspettare: 4 mesi per le motivazioni della sentenza, 2 mesi per presentare ricorso alla Corte Europea, poi supponiamo dai 3 ai 6 mesi per avere una sentenza giusta, ma tutto questo tempo lo dovrò attendere in carcere!

Sono ormai passati 10 giorni da quando l’Avv. Simonetti mi ha avvisato di prepararmi a tornare in carcere da un momento all’altro, sono fortunato ad essere ancora qui, ad aver sistemato bene quasi tutti i miei cavalli, ad aver avuto il tempo di salutare i miei cari ed i miei amici, a poter scrivere ancora qualcosa di antiproibizionista su internet.

E’ la prima volta che vado dentro sapendolo prima, di solito si viene arrestati e ci si trova dentro all’improvviso, ora da un lato mi godo ogni giornata come se fosse l’ultima, ogni gesto, ogni singolo momento di libertà, acquistano un profumo, una soddisfazione intensissima, dall’altro lato ho il tempo di salutare tutti e provare a sistemare il meglio possibile le cose di casa, giusto per ritrovare la mia catapecchia in piedi quando torno e non sepolta dai giardini pensili della natura selvaggia.

Stavolta non andrò in carcere da vittima del proibizionismo, ci andrò fieramente come redattore di ASCIA e di tutto l’universo antiproibizionista italiano, se non mi censureranno vorrei essere il nostro inviato speciale dentro, il nostro testimone dal pianeta carcere.

Non so dove mi porteranno, credo a Rimini, che è quello della mia provincia, ma dovunque sia cercherò di fare antiproibizionismo dentro il carcere, invierò il mio recapito ad ASCIA che lo diffonderà e mi comunicherà gli aggiornamenti utili per poter continuare a scrivere, scriverò con carta e penna.
Come le altre volte dentro, farò Yoga e Kung-fu e cercherò di portare sollievo agli altri detenuti, soprattutto i canapofili come noi, ma anche tutti quelli che se lo meritano e che mi apriranno il cuore…
Anche se la prospettiva di passare un paio di anni dentro non è facile da accettare, riesco ad essere abbastanza sereno e distaccato da poter scherzare.

Ho già accennato sopra alle ingiustizie che ho già vissuto e mi chiedo quando finiranno.
Sono in miseria da 5 anni ed i miei familiari ora pure, non abbiamo i soldi per il ricorso e le mie due cavalle più vecchie sono in pericolo di vita se non le sistemo bene. Io mi sono tolto il cibo dalla bocca per 5 anni per i miei cavalli, ora non potrò più guadagnare nulla per un tempo indefinito, la mia casa sta letteralmente cadendo a pezzi e sto anche puntellando con i tronchi più dritti d’alberi secchi le tettoie ormai pericolanti, nella speranza che reggano le nevicate e che non crollino prima che torni.
Due anni sono tanti. Tornare qui a casa, non so quando, senza cavalli, senza soldi, con la casa e la strada sommerse dai rovi e magari pure le tettoie pericolanti crollate sotto il peso di nevicate abbondanti potrebbe essere veramente tremendo, già lo so, perché ci sono passato 4 anni fa, nel marzo 2012, tornando a casa dopo un anno di assenza forzata per la detenzione, dopo la nevicata di 3 metri che aveva distrutto quasi tutto: in confronto il carcere è una piacevole e comoda attesa, dove ti riposi, ti alleni e scherzi con gli amici, la situazione del ritorno a casa e trovare tutto abbandonato e semidistrutto sarà veramente drammatica!

Hanno distrutto tutto quello che avevo creato con le mie sole forze ed il duro lavoro negli ultimi 30 anni, ed hanno distrutto pure la voglia di ricostruirlo. Ora voglio distruggere il proibizionismo integralista!

Ma non mi possono togliere la consapevolezza di non essere un criminale e la certezza di non aver fatto del male a nessuno, mi fa ridere che proprio io debba pure essere “affidato in prova ai servizi sociali”! Ma in prova di che? Di essere una pecora succube, di essere un buon servo di questo sistema che a me appare sbagliato e corrotto? MAI! Voglio continuare ad essere un anarchico ribelle, un uomo libero che ricerca la conoscenza e la saggezza senza nuocere a nessuno. Cosa c’è di male in questo?
Non mi drogo, non inquino, non distruggo l’ambiente, non faccio del male a nessuno, nemmeno agli animali, vivo come un eremita, aiuto chiunque posso, ma perché dobbiamo permettere ai proibizionisti di perseguitarci così? Bisognerebbe metter fuori legge loro, anziché gli estimatori e i coltivatori della canapa! Sono loro socialmente pericolosi, anzi, alla luce dei disastri sociali provocati dalla guerra alle droghe, pericolosissimi! Una piaga sociale.

Non so quando mi porteranno via da casa, né dove, non so se potrò ancora scrivere dal pc, come non so se mi censureranno le lettere dal carcere, perché là dentro ti possono controllare e censurare a piacimento. Spero solo di avere a che fare con persone umane e di buona apertura mentale. Staremo a vedere, farò quel che posso per continuare a fare la mia parte e per comunicarvelo, ognuno faccia la sua parte nella nostra battaglia, un giorno la Storia ci darà ragione.

Dall’orlo del baratro, fieramente ribelle

Pierpaolo Grilli – ASCIA