L’intervista che segue è pubblicata anche sulla rivista “Dolce Vita 54″ in uscita oggi 15 settembre e sul sito <http://www.dolcevitaonline.it>
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Alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di dare subito un consistente impulso al dibattito, abbiamo posto 5 domande ai firmatari delle proposte di legge sulla legalizzazione della cannabis

1 – Intendete chiedere rettifica dell’errata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge Lorenzin? Senza una circolare di riferimento è probabile e sta accadendo che le FFOO continuino sulla vecchia strada, con denunce e arresti anche per piccolo possesso di cannabis, lasciando poi la palla all’interpretazione dei giudici. E siete consapevoli che nemmeno i Sert hanno ricevuto rettifiche o indicazioni ufficiali e continuano quindi a trattare le “dipendenze da cannabis”, esattamente come se fosse ancora una “droga pesante” …e che quindi per i consumatori rischia di non cambiare nulla e di essere costretti a programmi, controlli, analisi delle urine, del capello, colloqui con gli psicologi, ecc, alla stessa stregua di chi usa eroina o cocaina?

Farina: Alla metà di giugno abbiamo presentato sul punto che sollevate una interpellanza urgente. Il governo ha risposto in aula tramite il sottosegretario Scalfarotto. Il Testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 2014 non è formalmente sbagliato ma sostanzialmente incomprensibile per i non addetti ai lavori. Diverso è il discorso per la sezione Normativa del sito del Dipartimento delle politiche antidroga. Lì è più facile sospettare il dolo. Trovo grave che il Governo Renzi abbia non confermato il precedente dirigente, Dott. Serpelloni, senza tuttavia modificarne struttura e orientamenti. Il lavoro del Dipartimento in questi anni è stato pessimo, e uso un eufemismo. Va azzerato e riprogrammato totalmente. Oppure sciolto con riattribuzione delle funzioni ai ministeri competenti. Come era prima del 2006-2008. Sulla sua attività ho presentato in questi mesi diverse altre interrogazioni.

Civati: Chiederemo chiarezza e insisteremo perché la dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi ci porti più lontano di quanto il governo non abbia saputo o voluto fare in questa prima occasione. L’opinione pubblica è pronta per un dibattito serio, che non si riduca alla difesa più o meno parziale di quello che c’è già (e non funziona) ma che provi altre strade. Ciò vale per l’Italia, ma anche nel quadro europeo e internazionale.

Ferraresi: Assolutamente si, il collega Farina ha già fatto un’interrogazione che ha ricevuto la risposta e la presa di posizione del Sottosegretario Scalfarotto. Io credo che la questione sia palese, mi auspico che intervengano subito, in caso contrario ci faremo sentire. Siamo consapevoli di queste problematiche e le affronteremo.
Colgo l’occasione per informare che abbiamo inoltre depositato una risoluzione ed una interrogazione per l’avviamento della produzione di cannabis ad uso terapeutico negli stabilimenti italiani, nonché proceduto con una visita ispettiva allo stabiluimento militare di Firenze. Attendiamo in merito, in questi giorni, la risposta del Sottosegretario

2  - La nuova formulazione dello spaccio di lieve entità, reintroduce l’infelice equiparazione tra droghe pesanti e cannabis, prevedendo una pena che va da 1 a 4 anni per tutti i tipi di sostanze, questo nonostante l’appena dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Considerando che l’accusa di spaccio di lieve entità è la più ricorrente tra i consumatori di cannabis, ed è la causa di maggiore detenzione penale, come pensate di risolvere la contraddizione, sollevata anche da numerosi avvocati, che si è creata, con il piano svuota-carceri?

Farina: Il nuovo comma 5 dell’art 73 del T.U. è una sciagurata mediazione della maggioranza di governo. E risponde alla volontà del Ministro Lorenzin e del Nuovo Centrodestra. Ricordo che l’intero decreto Lorenzin era inizialmente un tentativo di far rivivere la criminogena e, per me anche criminale, legge Fini-Giovanardi. Il tentativo non è riuscito ma il nuovo comma 5 è la firma di quella cultura dura a morire nonostante i fallimenti spaventosi che ha prodotto. Sono convinto che in futuro dovremo cambiare di nuovo. Conto in Parlamento, prima che torni ad essere sottoposto alla Corte Costituzionale. Cosa che mi sembra probabile.

Civati: Ci vuole un’azione di sistema, non un continuo “andare e venire” sulla questione, negando la legalizzazione della cannabis, da una parte, e continuando ad agire attraverso strumenti episodici come gli svuota-carceri.

Ferraresi: Come M5S abbiamo sollevato subito il problema in modo forte e chiaro in Commissione già al momento dell’annuncio da parte del Sottosegretario Costa di questo emendamento folle. Abbiamo continuato la battaglia con emendamenti e con interventi, purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il Governo Giovanardi-Renzi ha colpito ancora. Porteremo avanti la necessità di ritornare alla differenziazione anche per i fatti di lieve entità in ogni occasione possibile.

3 – Negli ultimi 8 anni abbiamo visto il DPA trasformarsi da organismo scientifico in strumento di propaganda al servizio della Fini-Giovanardi, ora che la legge è stata abrogata e in virtù della nuova nomina a capo dipartimentale della dott.ssa De Rose, pensate che il DPA possa tornare alle funzioni che realmente gli competono, senza interferire ulteriormente nella ricerca scientifica con le pregiudiziali ideologiche che hanno caratterizzato fino ad oggi il suo operato? E quali controlli può esercitare il parlamento in merito?

Farina: Sugli errori e la funzione del Dipartimento ho detto precedentemente. Posso aggiungere che la nomina della Dott.ssa De Rose alla sua guida sarà oggetto di attenta valutazione. E di una richiesta di audizione quando verrà ufficializzata. Cosa che al momento non è ancora, a mia conoscenza, accaduto. Diciamo che vista la storia recente della struttura non sono particolarmente ottimista per quel cambiamento radicale che occorrerebbe.

Civati: Dopo la gestione Serpelloni va ripetuto con forza: tutti coloro che lavorano per l’antidroga devono essere al di sopra di ogni logica politica e ideologica, basandosi solo sulla analisi scientifica e su una seria verifica costi-benefici delle azioni di contrasto e di sanzione.

Ferraresi: Abbiamo forti dubbi, non ci si può attendere nulla di buono quando in questo paese le nomine prescindono dal merito e guardano solo ad ottiche politiche e opportunistiche. E’ il caso della De Rose che da una prima ricerca non sembra avere le caratteristiche per ricoprire un ruolo così delicato. Infatti la sua nomina sembra più il frutto di un accordo politico che di una valutazione di merito. Come M5S riteniamo che le nomine debbano sempre essere sottoposte a procedimenti trasparenti, con valutazione dei curriculum che devono essere resi pubblici, e soprattutto con criteri che puntino alla meritocrazia e al confronto di tutte le forze politiche. L’abbiamo appena fatto notare con la nostra proposta di nomina per i membri del CSM, purtroppo la prassi politica è ancora indietro anni luce sotto questo aspetto.

4 – quali tempi possono essere ipotizzati affinché possa essere ripreso seriamente il discorso sulla regolamentazione della coltivazione per uso personale e per arrivare ad una discussione parlamentare, con un testo unico condiviso dalle tre le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge in materia?

Farina: Con l’approvazione del decreto Lorenzin la maggioranza di governo ritiene di aver esaurito la propria azione in materia. E infatti i testi in discussione in Commissione Giustizia della Camera sono al momento bloccati. Ho intenzione di provare a sbloccarli attraverso la proposta di un testo unificato. Per farlo ho bisogno che anche M5s depositi il suo testo annunciato a dicembre 2013 ma non ancora ufficializzato. A quel punto vedremo se esiste una maggioranza trasversale e ogni forza politica si assumerà le sue responsabilità.
Circa i contenuti va premesso che tutti i testi presentati sono di fatto superati dalle modifiche intervenute e il testo unificato dovrà tenerne conto. Questa non è la fase della regolamentazione che invece si va sperimentando in vari paesi del mondo, tuttavia è possibile intervenire su alcuni aspetti. La non punibilità della coltivazione ad uso personale è certamente la più importante. Perchè aprirebbe la strada a quelle forme associative oggi precluse, cannabis social club e altre.

Civati: Questa è una legislatura complicata, perché – nonostante la presenza di molte forze politiche che si dichiarano interessate al tema – la maggioranza di governo è molto divisa e in generale tiepida sull’argomento. È nostro impegno, in ogni caso, porre il problema fin da ora, attraverso le proposte di legge (nostre e altrui) che sono state depositate.

Ferraresi: Abbiamo attivato un percorso partecipato per la stesura di una legge che abbiamo depositato, purtroppo le cose nel frattempo sono mutate varie volte e quindi è stato necessario intervenire con modifiche di merito (alcune nostre proposte nel frattempo erano già state inserite in un decreto legge). Riteniamo che in un’ ottica di sistema non ci si possa più limitare ad un intervento generico. L’indefinitezza ha di fatto creato problemi giudiziari ai coltivatori e consumatori in questi anni, nonché ad un sperpero ingiustificato di risorse da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, gli unici favoriti da questa situazione sono stati come al solito i membri delle organizzazioni criminali. Il problema in questo caso non sono le tempistiche, ma la condivisione del provvedimento da parte di una maggioranza parlamentare che (vista la non chiarezza del PD e la mancanza di numeri) di fatto ora non esiste, lavoreremo a questo consapevoli delle difficoltà che incontreremo.

5 – abbiamo seguito passo dopo passo l’evolversi dell’interesse sul tema della coltivazione domestica innescato dalla proposta dell’on. Farina, alla quale sono seguite quella dell’on. Civati e quella dell’on. Ferraresi, ma come consumatori ancora non ci riteniamo soddisfatti, continuando ad avere riserve su alcuni contenuti, sareste disponibili ad un tavolo di confronto con la nostra Associazione per chiarire alcuni punti che a nostro avviso sono fondamentali per garantire la sicurezza del coltivatore/consumatore?

Farina: Sicuramente sì e quanto alle forme il dibattito è aperto e credo che, entro limiti dati, la coltivazione per uso personale debba essere esente da tassazione o autorizzazione. Quel certo numero di piante deve essere un diritto del cittadino, che dovrà rimanere anche quando lo Stato deciderà di regolamentare il mercato. Cosa futura e complessa con tutti i problemi che ormai conosciamo e sui quali avremo modo di approfondire.

Civati: Certamente sì, anzi con i nostri tecnici auspichiamo un confronto, perché le proposte presentate trovino una composizione e siano oggetto di azione comune tra i gruppi.

Ferraresi: Siamo sempre favorevoli al confronto al quale non ci siamo mai sottratti accettando anche le critiche che riteniamo indispensabili. Abbiamo partecipato a tutti i tavoli a cui siamo stati invitati, saremo quindi disponibili anche per poter spiegare quei concetti e quelle ragioni difficilmente esplicabili con i nostri interventi via web che a volte possono generare incomprensioni.

A cura del Direttivo ASCIA

Mi è stato segnalato un articolo, uno dei tanti contro la cannabis, pubblicato su “Famiglia Cristiana”. Vi invito a leggerlo prima di analizzare il pensiero che segue: http://www.famigliacristiana.it/articolo/allarme-marijuana-rischi-ed-effetti-della-droga-leggera.aspx

Nel brano si leggono una serie di notizie che, come al solito, sembrano avere il solo scopo di terrorizzare chi ignora la realtà scientifica. Il pezzo si apre evidenziando che la marijuana crea dipendenza in un ragazzo su due, se fumata tutti i giorni. Vorrei precisare che la marijuana può creare dipendenza anche in un adulto, se fumata tutti i giorni, ma è una dipendenza psicologica (nessuna crisi di astinenza fisica). Quindi il problema sta nella debolezza umana e non nei principi attivi della sostanza.

Nell’articolo si legge ancora di cannabis come droga di “passaggio”. Ricordo, per la milionesima volta, che nessuna ricerca al mondo ha provato che l’uso di cannabis, favorisca l’accesso ad altre droghe e al massimo sono i protagonisti del “mercato nero delle droghe” che invogliano, chi acquista cannabis, a provare altre droghe che causano una vera dipendenza, per loro più redditizia.

L’allarme marijuana, che urla Giuseppe Remuzzi (il presidente della Società internazionale di Nefrologia) è infondato: molte altre sostanze legali creano danni maggiori. Per quel che concerne i “giovani”, ossia i ragazzi non ancora totalmente “sviluppati” (quindi prima dei 17-18 anni), nessuno di loro dovrebbe fare uso di sostanze con principi psicoattivi (ALCOL IN PRIMIS).

Verso la fine dell’articolo leggo: “La marijuana dà assuefazione a un adulto su dieci fumatori abituali, per gli adolescenti assuefarsi è molto più facile, capita a un ragazzo su sei” (ma non era 1 su 2????).
Se una persona fuma tutti i giorni assuefarsi è quasi la regola (anche se beve alcol tutti i giorni, se parli sempre al cellulare, se stai sempre connesso a FB e, soprattutto, se fumi tabacco …che è la prima causa di morte nel mondo; ma a loro interessa solo l’assuefazione alla cannabis.
E ancora: “la marijuana può dare sintomi di astinenza, come ansia, irritabilità, angoscia e perdita del sonno” come capita con qualsiasi altra dipendenza patologica – bisognerebbe istruire gli adulti all’uso consapevole e responsabile delle droghe. Mentre basterebbe insegnare ai minori ad aspettare. Questo vale per le droghe poste a monopolio, perché non fare lo stesso con la cannabis?.

Il dott. Remuzzi afferma inoltre: “Chi comincia presto, ne soffre più degli altri perché il cervello nelle fasi dello sviluppo è più vulnerabile” (aggiungerei: come per l’alcol). E se non bastasse: “l’uso di marijuana interferisce con il rendimento a scuola (se ti fai una canna prima della lezione o prima di iniziare a studiare è logico!). Così come aumenta il rischio di incidenti stradali, subito dopo che si è fumato. Naturalmente associare cannabis e alcol è ancora peggio“. A tal proposito, sapete come la penso: chi usa droghe, di qualsiasi tipo – compresi alcol e psicofarmaci – e si mette alla guida, è un gran coglione …a prescindere!

Claudio Risè, psicologo ed esperto di droghe leggere, invece dice: «L’allarme è dell’Onu: per limitarne i danni ha voluto da tempo una convenzione che vieta agli Stati coltivazione, distribuzione e vendita di cannabis» …peccato che i Paesi che non hanno rispettato queste “convenzioni”, come l’Olanda, non solo non hanno i gravi problemi che vengono terroristicamente predetti da certi “organi”, ma hanno meno consumo di cannabis rispetto all’Italia. Risè continua “I rischi più devastanti riguardano i minori, che oggi spesso incontrano lo spinello a 15 anni” …ancora il solito problema: se fosse legalizzata sarebbe più difficile l’acquisto da parte del minore che, attualmente, trova lo spacciatore sotto scuola. Inoltre, il dott. Risè è convinto che gli adolescenti rischino depressioni, psicosi e schizofrenia… mi innervosisce riscrivere che I MINORI NON DEVONO USARE CANNABIS COME NON DOVREBBERO USARE ALCOL E TABACCO e soprattutto che nessuna associazione italiana pro-legalizzazione sostiene il contrario, ma devo per forza, dato che ogni 2 righe sottolineano quanto fa male agli adolescenti!

Usando una formula simile a quella che Chiara Pelizzoni, autrice dell’articolo, ha adoperato per sottolineare l’importanza di certe affermazioni, vorrei concludere dando anche un consiglio a questi irrecuperabili tristi figuri: “in questa società è facile perdere la testa e, con questo “Stato Criminale”, anche la vita. Se non avete problemi di salute e siete adulti, usate la cannabis per rilassarvi dopo un intensa giornata di lavoro, cercando di rasserenare i vostri demoni. Sforzatevi di “pensare”, di socializzare (dal vivo), di eliminare cibo spazzatura e plastica. Fate sport e fate più spesso l’amore. Cercate di ridere tanto… anche se, per noi italiani, attualmente c’è ben poco da ridere“.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Il paladino ad oltranza del proibizionismo nostrano, parliamo chiaramente del sen. Giovanardi, avrà sicuramente apprezzato e applaudito alla notizia del grande rogo di cannabis operato dai jahdisti dell’Isis in nome di una non meglio identificata legge coranica! “Finalmente qualcuno che ha le palle!” deve aver esclamato il senatore, sognando anche in Italia orde di fondamentalisti (cattolici questa volta) impegnati a distruggere la fonte del male.

Non abbiamo mai avuto problemi nel detestare e condannare qualsiasi forma di fondamentalismo e ci lotteremo contro fino all’ultimo respiro, qualsiasi forma abbia, per difendere la dignità dell’individuo e la libertà di pensiero, ma magari il senatore, nella sua logica perversa che, per quanto riguarda i diritti civili, lo fanno trovare molto più vicino all’Isis che agli Stati di Diritto, potrebbe anche giustificare tutti i massacri e le esecuzioni che vengono perpetrati a causa delle diversità, siano queste religiose, etniche, sessuali, di genere o semplicemente determinate da stili di vita non omologati alla legge, sia questa coranica o meno!

Il passato si ripresenta con tutto il suo orrore e la nostra lotta sembrerebbe un’inezia in confronto a tutto quello che sta accadendo intorno a noi, ma per fortuna, a parte i problemi quotidiani con cui ognuno di noi deve convivere, il nemico più aggressivo che abbiamo in questo nostro affaticato Paese è solo il sen. Giovanardi e il suo gruppo di accoliti, e contro di loro e contro le loro idee continueremo a rivolgere le nostre forze per liberare milioni di consumatori di cannabis da spiacevoli disavventure provocate dall’idiozia del loro fondamentalismo.

Ma per fortuna in qualche parte del mondo la logica e la ragione ancora funzionano e dall’Uruguay ci viene indicato come fare per risolvere il problema che tanta difficoltà incontra nel nostro parlamento:

http://www.iltempo.it/esteri/2014/08/29/aperto-il-registro-ufficiale-dei-coltivatori-di-cannabis-1.1301229

L’Uruguay ha aperto un registro ufficiale di coltivatori di marijuana. L’iniziativa rientra nell’ambito di un programma statale per il controllo della produzione della droga. “Ho appena applicato il mio diritto civico di iscrivermi come auto-coltivatore – ha detto Juan Vaz, portavoce dell’Associazione per lo Studio della Cannabis che raccoglie più di 600 iscritti – Questo è un passo storico per coloro che hanno combattuto per molti anni per la regolamentazione della cannabis“. Vaz è il primo produttore nazionale che si è presentato presso la sede della Posta uruguayana a Montevideo, luogo scelto dal governo per facilitare la registrazione. Per iscriversi al registro non bisogna pagare nessuna tassa e bastano la fotocopia della carta di identità e il certificato di residenza o una bolletta che attesti l’indirizzo del soggetto in questione. Dopo la registrazione, l’IRCCA, l’Istituto per la regolamentazione e il controllo della Cannabis, ha 30 giorni di tempo per autorizzare la coltivazione domestica e rilasciare una licenza, che è valida per tre anni.

Non è poi così difficile trovare soluzioni logiche e condivisibili, ma l’idea di risolvere i problemi attraverso un confronto, anziché annientarli con metodi violenti, ai fondamentalisti non piace proprio!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Pil più alto grazie a droga e prostituzione!

Leggendo ANSA.it apprendo che tutti i Paesi Ue, compresa l’Italia, procederanno ad aggiornare gli indicatori grazie ai quali si calcola il prodotto interno lordo (Pil). Tra tali indicatori, verranno inserite nella stima le attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti e prostituzione. La conferma arriva da Enrico Giovannini dell’Istat, che sta curando l’operazione. La novità sarà inserita a partire dal settembre 2014, in coerenza con le linee Eurostat. Questo segnerà il passaggio ad una nuova versione delle regole di contabilità, tanto in Italia come in gran parte dei Paesi Ue. Secondo l’Istat si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse al necessario superamento di “riserve”, relative all’applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti. 

Sottolinea l’Istituto che, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, con rilevanza maggiore, in quanto, appunto, riguarda l’inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico. 

L’Istat riconosce come la misurazione dei proventi delle attività illegali sia molto difficile, per l’ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Ecco che, allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol). 

Quindi viene circoscritto il range per mettere a punto una stima del valore di tali attività. A riguardo può essere utile ricordare come l’Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico che deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 

Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.
Federconsumatori e Adusbef hanno commentato così la notizia: ”Una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie, al rango di produttrici di ricchezza nazionale”. ”Oltre che dal punto di vista statistico, l’errore appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico”, aggiungono Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, a capo dell’Adusbef.
Eppure, nonostante questo capitale derivi da attività illecite, delle quali si ha solo una stima forfettaria ottenuta analizzando i dati delle operazioni e dei sequestri operati dalle FF.OO., questi soldi tornano a circolare nella nostra società. Cercherò di essere più esaustivo parlando specificatamente del mercato delle droghe illegali: lo spacciatore, con i proventi della vendita illegale di droga, compra lo scooter e l’auto, compra vestiti e fa la spesa per la famiglia. Così il grossista che fornisce gli spacciatori che, avendo più capitale a disposizione, compra case e attività commerciali. Il narcotrafficante che fornisce i grossisti, altre a vestiti, cibo, auto e case, paga le mazzette per aggiudicarsi le gare d’appalto, corrompe politici, stipendia scagnozzi che lo proteggano e cha fanno i “lavori sporchi”.
Insomma, è inevitabile: il mercato illegale della droga, al pari di quello della prostituzione, immette capitale nella nostra società. L’unica cosa che non quadra è perché, riconosciuto non solo il potenziale economico, ma anche la stabilità di questi “mercati illegali”, non pensare seriamente a regolamentare il tutto e spostare così questi capitali dalle mani del crimine, a quelle di rispettabili cittadini disposti a farne un attività lecita?
Continuiamo a nasconderci dietro falsi perbenismi, ma la realtà è un altra anche se non la vogliamo accettare: la verità sta nel cassetto di oltre 10 milioni di italiani, accanto a cartine lunghe, carta filtro e accendino. La verità è quel profumo che senti quando passi accanto a quella comitiva di giovani che, senza ledere nessuno, appartata lontano da occhi nemici, chiacchiera del più e del meno, e sorride ottimista nonostante le catastrofiche previsioni dei media, grazie ad un joint.
La verità e che, se la cerchi, la trovi ovunque. La verità è che la paghi cara e spesso fa schifo. La verità è che lo Stato è fuori da quell’immenso giro d’affari.

Che faranno i nostri politici? Forse esulteranno perché il Pil risulterà in rialzo grazie proprio al calcolo dei probabili proventi, incassati dalle “mafie” e spesi nella nostra società. Ma non dovrebbero seriamente iniziare a regolamentare il tutto per risollevare davvero la nostra economia? Per chi teme che, da legalizzata, la “droga” possa diffondersi ovunque: è già successo! …adesso bisogna correre ai ripari abolendo definitivamente lo stupido proibizionismo che ha causato il sovraffollamento carcerario, il rallentamento della “macchina giuridica”, lo spreco di capitale e di risorse umane, l’arricchimento di associazioni criminali; senza peraltro impedire realmente a nessuno, neppure ai ragazzini, di comprare tutta la droga che vogliono.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Cari soci, sostenitori e simpatizzanti, ci prendiamo po’ di pausa anche noi.

Riprenderemo con la solita costante informazione a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di stimolare le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, perché ci sia un’accelerazione verso un obiettivo ormai condiviso da molti parlamentari in linea trasversale.

A settembre si svolgerà anche l’Assemblea Generale di ENCOD, alla quale ASCIA parteciperà per portare il suo contributo ad una lotta che si profila di carattere continentale.

Ci rilassiamo un po’ per riprendere la battaglia con ancora più energie, ma saremo pronti ad informarvi qualora dovessero esserci notizie importanti.

Buon “relax” a tutti voi.

Direttivo ASCIA

Solo negli ultimi due mesi papa Francesco ha lanciato due anatemi contro l’uso di qualsiasi sostanza illegale, con un accenno, neanche tanto velato, nei confronti della cannabis e ai pericoli derivanti dal suo uso.

Probabilmente il santo padre è rimasto sconcertato dalle politiche che in America Latina prevedono una legalizzazione per combattere il narcotraffico e monitorare il consumo, ma si sa che la chiesa ha sempre preferito interferire in qualsiasi contesto e abbracciare lotte ideali e non concrete, specialmente ogni volta che si è trattato di diritti civili.

Al sommo pontefice sfugge il problema reale, come sono sfuggite sempre a tutti i papi, le questioni riguardanti gli stili di vita delle persone e le scelte derivate dalle coscienze non uniformate all’insegnamento cattolico e per fortuna, almeno i roghi per punire i dissidenti e i trasgressori sono stati aboliti!

 

In questo contesto polemico, abbiamo visto con simpatia l’iniziativa dei canapicoltori molisani, che se non altro è servita a far capire a papa Francesco che la canapa è un dono del creatore (chiunque esso sia) e che non può essere demonizzata:

In occasione della visita papale in Molise, i canapicoltori della regione hanno voluto mettere in campo una serie di azioni volte a stimolare una riflessione interiore, onesta e priva di pregiudizi in chi vede ancora nella canapa unicamente una fonte di droga. Un messaggio, scritto a mano su carta di canapa, è stato consegnato al papa. Questo il sunto del messaggio: “Il mondo delle multinazionali e la logica utilitarista, non attenta alle sorti del mondo, ha per decenni affaticato la terra intaccando la dignità delle persone che la lavorano. Noi crediamo che la rinascita di un mondo nuovo più giusto e meno crudele, fatto di persone che vivono in armonia, debba necessariamente ripartire dalla tutela della Terra e dal rispetto del prossimo …la coltura della canapa ha segnato per secoli, un po’ come quella dell’Ulivo, il destino delle più grandi civiltà offrendo prosperità, grazie ai suoi tantissimi derivati, e lavoro. Gli agricoltori e i nostri giovani sono il più grande presidio del territorio, essi lo tutelano e se ne prendono cura dando speranza in un futuro migliore. Lo spopolamento delle campagne rappresenta un dramma al quale noi vogliamo opporci con tutte le nostre forze.”

L’iniziativa, nata quasi per scherzo a seguito di contestazioni sugli addobbi in occasione della festa del corpus domini, ha tra i suoi ideatori Rosario Scotto di Sativa Molise che ci racconta dell’evento: “Abbiamo donato un saio in tessuto di canapa a Papa Francesco. Il saio è stato ricavato da una stoffa vecchia più di 100 anni. Abbiamo poi addobbato il retro del palco del vecchio Romagnoli di Campobasso, dove il Papa ha celebrato la SS. Messa, con piante di canapa. L’organizzazione ha dato il via libera alla proposta di posizionare alcune piante alle spalle del palco, per realizzare una parete in sintonia con la natura. Così quaranta vasi, contenenti circa 100/120 piante ognuno, altre anche oltre 2 metri, sono state posizionate dietro il palco. Sono stati allineati 80 metri di canapa (circa 4000/5000 piante) per formare un muro verde. E’ stata un esperienza unica, oserei dire storica. Fino a ieri una cosa del genere non era neanche immaginabile. Siamo convinti che la canapa sia un formidabile strumento per il rilancio dell’agricoltura sostenibile, grazie al suo positivo effetto sull’ambiente e all’altissima qualità dei prodotti naturali che da essa si possono ricavare. C’è da rimuovere non pochi ostacoli, non pochi pregiudizi, molta ignoranza, ma una volta rimossi sarà una strada sgombra e in discesa.
L’impegno della nostra associazione, insieme a molte altre realtà presenti in tutta Italia, è il riscatto di questa coltura che è anche cultura. Pensiamo che essa possa offrire un modello nuovo, che affonda le sue radici in tempi antichissimi, e che possa concorrere alla diffusione di modelli di sviluppo molto più etici e sostenibili
”.

Complimentandomi personalmente con Rosario Scotto per la “santissima iniziativa”, sottolineo e condivido un appello alla collaborazione, rivolto a tutti coloro interessati al rilancio della coltivazione della canapa in Italia, e alla filiera ad essa dedicata.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Prendiamo come spunto l’articolo di Dolce Vita sugli interessi delle grandi compagnie per la cannabis, cercando di sviluppare anche considerazioni e riflessioni su questo argomento, che ha visto alcune componenti del fronte antiproibizionista scagliarsi addirittura contro la srl costituita da LapiaTiamo e che nulla a che vedere con le mire monopolistiche di qualsiasi multinazionale.

Non vogliamo entrare nel merito della stupidità di chi azzarda a paragonare la srl di LapianTiamo con la Monsanto, ma a proposito di un ipotetico quanto improbabile monopolio della cannabis, a vantaggio di interessi economici inimmaginabili, vorremmo porre degli elementi di riflessione per chi ancora ama il confronto.

L’Umanopolio è un concetto assolutamente condivisibile, ma non può oggettivamente essere rapportato al solo elemento cannabis. Esistono in questo momento decine e decine se non centinaia o forse migliaia di piante, la cui semina è vietata o ipercontrollata, dal tabacco alla stevia.

Abbiamo visto la coltivazione della stevia essere perseguita come la cannabis, certo che non c’era una Fini-Giovanardi per la stevia, ma la sua semina era difficoltosa per l’impossibilità quasi totale di reperire semi o di distribuire il prodotto essiccato che si rivelava una mano santa per i diabetici e gli obesi e per altre patologie relative alla glicemia o al sovrapeso.

Abbiamo dovuto aspettare che alcune aziende farmaceutiche e le aziende produttrici di zucchero come la Eridania in Italia, mettessero a punto la sua produzione e la sua distribuzione e oggi anche nei supermercati possiamo trovare l’intera “linea dolcificante alla stevia” in gocce, granuli, polvere e via dicendo.

Ma nello stesso momento si è anche legalizzata automaticamente la sua coltivazione e la sua produzione, e quindi chiunque oggi può seminare, coltivare e raccogliere stevia, fregandosene della Eridania e di tutte le case farmaceutiche!

Ed è proprio questa la dinamica che crediamo sia attuabile anche nei confronti della cannabis, attraverso la sua legalizzazione, la piccola e genuina coltivazione domestica potrà essere l’antidoto naturale contro qualsiasi tentativo di monopolio.

E non si sta parlando di una eventuale resistenza di piccoli nuclei di seeds savers contro il terrificante gigante di Soros, ma di universi contrapposti, di filosofie contrastanti, di interessi economici eticamente divergenti.

Mentre per le altre piante sottoposte a divieto o controllo non esiste un mondo di ricercatori alternativi, per la cannabis invece, scienziati, dottori, breeders e growers hanno lavorato per decine di anni per avere genetiche, tipologie e qualità variegate ed eterogenee e ci riesce difficile pensare che Monsanto, Bayer o chicchessia riesca oggi a praticare la stessa regia mediatica ed economica di Aslinger, Dupont e Hearst e crediamo che sia le varie banche di semi, operanti in Olanda e Spagna (che non credo siano propense a vendere tutte le loro ricerche o brevetti a Soros) e sia la semplice coltivazione domestica, possano in questo momento storico, arginare e sconfiggere qualsiasi tentativo monopolistico sulla canapa.

In conclusione vorremmo invitare chi si è così tanto indignato per la srl di LapianTiamo ad informarsi su wikipedia (in mancanza di un testo di ragioneria) sull’enorme, totale ed assoluta differenza tra una Società a Responsabilità Limitata e una Società per Azioni!

Giancarlo Cecconi – ASCIA
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Come e perché la Monsanto sta cercando di entrare nel businnes della canapa

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Che il potenziale macroeconomico della legalizzazione abbia da tempo stuzzicato l’appetito delle corporation non è certo una novità. Basti pensare che nel solo Colorado il giro d’affari generato dalla legalizzazione è stimato in 2,57 miliardi di dollari nel solo 2014, e gli analisti stimano un potenziale di crescita del 65% all’anno, un tasso che è superiore al mercato degli smartphone. E non per niente il maggior lavoro di lobby pro-legalizzazione nel mondo lo sta portando avanti il “filantropo” multimilionario George Soros, che solo negli stati uniti ha finanziato con oltre 80 milioni di dollari le campagne per la legalizzazione negli ultimi anni.

GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI NELLA LEGALIZZAZIONE IN URUGUAY. Ma non è solo la finanza a interessarsi del mercato. Pare sempre più evidente l’impegno di un’altra multinazionale: laMonsanto, cioè la corporation leader mondiale nel commercio e nei brevetti di semi transgenici, con un giro di affari di 8,5 miliardi di dollari annui. Secondo alcuni analisti proprio la Monsanto starebbe cercando di inserirsi nella legalizzazione in atto in Uruguay. Legalizzazione che dopo essere stata annunciata per il 2014, è stata rinviata di un anno  dal presidente Mujica per “problemi tecnici”. Ebbene, stando a quanto rivelato dalla Bbc ci sarebbe stato un incontro fra Mujica, Soros e Rockfeller (altro multimiliardario americano) a New York lo scorso settembre, proprio per parlare del processo di approvazione della legge, la cui campagna promozionale è stata finanziata al 60% dalla “Open Society Foundation” di Soros.

COSA C’ENTRA LA MONSANTO? Il progetto di legalizzazione in atto in Uruguay prevede, oltre alla possibilità di autocoltivazione autonoma per singoli e cannabis social club, anche che la cannabis sia distribuita nelle farmacie da parte del sistema pubblico. E proprio in questo settore starebbe cercando di infiltrarsi la Monsanto, nella quale (strana coincidenza) figura tra gli azionisti proprio George Soros. Nel progetto del presidente Mujica, la cannabis legale uruguayana, dovrebbe essere di un’unica qualità, prodotta attraverso semi che abbiano un unico codice genetico, così da permettere di differenziarla chiaramente da quella prodotta dai narcotrafficanti, che la legalizzazione intende sconfiggere. La Monsanto starebbe cercando di convincere il presidente, che una varietà geneticamente modificata e brevettata sarebbe la soluzione migliore a questo scopo.

QUELLO STRANO ACCORDO TRA MONSANTO E BAYER. Dalla Monsanto, sono giunte più volte smentite riguardo al suo presunto interesse nel mercato della cannabis ogm, ma nei fatti i suoi movimenti nel settore sono noti da anni, così come quelli delle multinazionali del farmaco. Quello che è certo, infatti, è che è già dal 1990 che alcune ditte farmaceutiche lavorano nell’ombra attorno a una varietà di cannabis perfezionata dallo scienziato David Watson in Olanda e venduta alla multinazionale HortaPharm, che dal 2003 vede al lavoro su questo brevetto altre due tra le maggiori corporation del farmaco a livello mondiale: GW Pharmaceuticals e Bayer. Nel 2007 Bayer e Monsanto hanno firmato un accordo che prevede un costante e reciproco scambio di informazioni e tecnologie, all’interno del quale è stato coinvolto anche il brevetto su questa varietà di cannabis. Inoltre, secondo la rivista Cannabisculture, che cita una fonte anonima del ministero della Salute canadese, all’interno dell’Università del Mississippi, da tempo si condurrebbero sperimentazioni genetiche su dei semi di cannabis che sarebbero stati forniti dalla Monsanto. Mentre si ha notizia di altre sperimentazioni del genere che la stessa multinazionale starebbe portando avanti in Messico.

LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA CANNABIS OGM. Insomma, la questione è ancora nebulosa, ma sufficiente per immaginare le conseguenze che un tale scenario potrebbe avere. Queste, non risiederebbero solo nelle ovvie conseguenze che una varietà di cannabis ogm potrebbe avere a livello di qualità del prodotto e rischi per la salute. Un altro allarme scatterebbe anche per i coltivatori che potrebbero cercare sostentamento in questo mercato. Infatti nei settori che già la Monsanto domina a livello mondiale (come cotone, mais e riso), quello che si è riscontrato è una sempre maggiore difficoltà per i contadini, che si vedono obbligati ad utilizzare semi di proprietà Monsanto venduti a caro prezzo e resi sterili (di modo che ogni anno il coltivatore sia obbligato a ricomprarli). Una condizione che ha reso i contadini del sud del mondo schiavi della spirale di debiti contratti verso la multinazionale americana, al punto che in India si sono verificati negli ultimi anni migliaia di suicidi tra contadini che non riuscivano più a sostentare le proprie famiglie. Se la legalizzazione a livello mondiale andrà a edificarsi sulle esigenze delle multinazionali anziché sui diritti di cittadini e piccoli produttori, il rischio è che quello della cannabis diventi l’ennesimo mercato dalle uova d’oro per corporation che si arricchiscono sulle spalle del pianeta.

E’ PROPRIO IL PROIBIZIONISMO CHE GENERA LA CRIMINALITA’ E NON RIESCE A COMBATTERLA

Sembra che la storia non insegni nulla.
Il proibizionismo non è la soluzione al problema del narcotraffico, ma ne è invece la causa principale. I problemi di criminalità li crea, e poi non riesce a risolverli.
Il fallimento del proibizionismo è ormai sotto gli occhi di tutti, eppure si cercano nuove strategie per combattere la narco criminalità, sempre insistendo nel potenziare l’azione repressiva degli stati contro la produzione e il commercio illegale di sostanze psicoattive, con norme e pene che, di fatto, alla fine non riescono neanche ad incidere significativamente sul traffico di ogni tipo di droga, che tende ad aumentare costantemente, aumentando la disponibilità delle stesse sul mercato nero e conseguentemente anche i consumi.

In Italia si continuano a perseguitare prevalentemente i semplici detentori di sostanze proibite, i coltivatori di cannabis per uso personale, i più o meno piccoli spacciatori (i “pesci piccoli”) e solo in minima parte i veri narcotrafficanti organizzati criminalmente. E, come abbiamo visto, non c’è da stare tranquilli neanche a coltivare la canapa industriale, con il temutissimo THC inferiore allo 0.2 %, come se fosse la famigerata introvabile Supercannabisaurus Rex al 60% di THC di Serpelloni, ormai entrata nell’immaginario collettivo dei proibizionisti più “illuminati” come l’emergenza sociale più pericolosa da perseguitare.

Se le soluzioni più intelligenti sono anche le più semplici, l’attuale complessità contorta della situazione giuridica italiana sulle sostanze psicoattive ce la dice chiara sul tipo di criteri finora adottati: decine di migliaia di processi scatenati dalla visione persecutrice e criminogena della Fini-Giovanardi in attesa di una rideterminazione delle pene scaturita dalla sua attesissima abrogazione, senza ancora certezze sui criteri da adottare in tale rideterminazione, mentre per aggiungere un tocco magico di confusione in più, sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate delle pene che si riferiscono ancora alla Fini-Giovanardi, rendendo ancora più equivoca e ingiusta l’applicazione della Legge.

Ma non sarebbe enormemente più semplice, più intelligente, più economico e più razionale legalizzare la coltivazione personale di canapa, che è la sostanza illegale più diffusa e anche la più innocua?

E’ incredibile che subito dopo la fine della drammatica esperienza del proibizionismo dell’alcool negli Stati Uniti si sia scatenata un’ irrazionale crociata proibizionista di dimensioni planetarie contro la canapa e, successivamente, contro le altre sostanze psicoattive, con esclusione dell’alcool, che è una delle droghe più tremende e diffuse, degli psicofarmaci, molti dei quali rientrerebbero nelle droghe pesanti, e del tabacco, che da una dipendenza notevole.

Una vera e propria caccia alle sostanze “immorali” da perseguitare che ha creato il progressivo sviluppo di una tremenda rete mondiale di produzione e distribuzione illegali di ogni tipo di sostanza drogante illecita, che ha prodotto e produce immensi capitali economici ad un sempre più crescente esercito di narcotrafficanti organizzati benissimo, mentre le prigioni si sono riempite in stragrande maggioranza di consumatori, autoproduttori di canapa e piccoli spacciatori, che dovrebbero essere invece considerati le vittime di questo enorme giro di affari criminali scatenato e alimentato dal proibizionismo stesso.

E ci vengono ancora a raccontare della speranza del sogno irrazionale di un utopico mondo senza droghe, come se fosse realisticamente possibile, in nome del quale si debba giustificare l’intestardimento poco intelligente nelle politiche persecutorie alle sostanze “cattive” perché illegali, quindi “immorali”, con tanto di anatema del Papa, divenute oggetto di abuso diffuso proprio perché illegali, ignorando volutamente, però, l’abuso ancora più diffuso, perché incoraggiato e pubblicizzato, delle droghe pesanti, “buone” solo perché legali, quindi “tradizionali” e “morali”, cioè alcoolici (con tanto di vino consacrato nella messa) e psicofarmaci, alle quali la criminalità non è interessata (Ma guarda un po’! Chissà come mai? Provate a proibirli e poi vedremo, come è già successo con l’alcool).

Perché se uno è shivaita o rastafariano non può celebrare la propria tradizione con la canapa, producendosela e utilizzandola, come fanno i cattolici con l’uva e il vino? Per proteggere i giovani dai buchi nel cervello? Ma se si ubriacano di più di quanto si facciano le canne e i buchi al cervello se li fanno più grossi! E in più, con l’alcool, i buchi se li fanno anche al fegato!

E mentre le organizzazioni di narcotrafficanti diventano sempre più ricche e potenti proprio grazie al proibizionismo planetario, che loro per primi non vorrebbero mai veder smantellato, ci vengono anche a dire che “non bisogna fare passare il messaggio che drogarsi sia lecito e non sia pericoloso legalizzando la canapa”, la quale, povera pianta generosa, in tutto l’universo infernale di porcherie e schifezze chimiche che decenni di proibizionismo hanno fatto produrre ai criminali, è la sostanza più naturale, la più innocua e la più ricca di effetti benefici e medicinali, a parte i molto discutibili buchi nel cervello e la Supercannabisaurus Rex al 60% di THC, che, grazie al cielo, è introvabile (o ce l’ha solo il DPA).

Intanto sembra che, con la scusa della lotta alle droghe, si stia conducendo principalmente una guerra alla canapa, a chi la usa e a chi se la coltiva.
Prima di essere arrestato per coltivazione personale di canapa, non avevo mai conosciuto dei narcotrafficanti, in carcere ne ho conosciuto soltanto uno, tutti gli altri che erano dentro per droga erano autocoltivatori di canapa o piccoli spacciatori o innocenti che non c’entravano niente.
Un giorno, mentre mi raccontava dei traffici che aveva fatto con la sua organizzazione, gli chiesi per curiosità a quanto vendevano l’erba al kilo per uno o due kili. Sorridendo mi rispose: “Veramente non abbiamo mai preso in considerazione una vendita inferiore ai 50 kili di erba!”
Quando arrestano uno così, altri si scannano per prendere il suo posto, che viene sostituito immediatamente. E’ come fare una grossa vincita al gioco ogni settimana!

Si, occorre veramente un cambio radicale di strategie nell’affrontare il problema degli abusi di droghe e del loro traffico illecito, ma nel senso che sarebbe molto più logico e intelligente abbandonare le politiche proibizioniste chiaramente fallite, legalizzare le sostanze psicoattive, come con l’alcool, regolamentarne la distribuzione e l’accesso, in modo da togliere tutto il giro d’affari dalle mani criminali e fare una buona informazione preventiva sui danni degli abusi di droghe, un’informazione scientifica seria, realistica e non ideologica, per ridurre al massimo gli abusi problematici e il danno. E far vivere la gente con meno problemi e con più soddisfazioni, perché chi è soddisfatto della vita che vive è molto difficile che abusi in modo problematico di droghe. Questo è molto importante!

Altrimenti la storia non insegna niente, i narcotrafficanti non smetteranno il loro “lavoro” e non finirà l’inferno sulla Terra che è stato creato per denaro, sfruttando le sostanze illegali, proprio perché illegali, le cosiddette “droghe” per legge.
E a noi toccherà non smettere di ripetere queste cose e di lottare contro questo tipo di proibizionismo perverso, che ha già prodotto fin troppi danni.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Una fiera dedicata alla Canapa è anche un’occasione di incontro e confronto tra le persone che compongono il variegato  movimento per la legalizzazione.

La prima opportunità di riunirsi, dopo l’abrogazione della legge Berlusconi-Fini-Giovanardi, è stata nel giugno 2014 a Fermo, alla fiera Indica/Sativa Trade. Qui, nel consueto ambiente fraterno e pacifico, abbiamo avuto modo di comunicare la nascita del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa e di confrontarci con le altre realtà attorno allo sviluppo della rete e del movimento.

Nel gennaio 2014, il Consiglio Comunale di Torino approva due ordini del giorno a favore della legalizzazione della Canapa. La proposta è avanzata dai consiglieri Silvio Viale dei Radicali e  Marco Grimaldi di SEL.

Questo fatto stimola molte persone a creare qualcosa di unitario, un movimento che abbia un chiaro obiettivo e sappia dialogare con tutti: nasce così il Coordinamento Piemontese Unitario fra coloro che intendono impegnarsi per la legalizzazione della Canapa.

Unitario, perché si propone di unificare intorno ad una comune strategia di azione tutti i partiti, movimenti, associazioni, singoli cittadini che già si impegnano o intendono impegnarsi.

Unitario, perché intende dar voce a tutte le organizzazioni che si occupano di Canapa per i più svariati usi, da quello agricolo a quello terapeutico, da quello industriale a quello alimentare… e perché no, a quello personale*. (*preferiamo utilizzare l’aggettivo “personale” a quello “ludico” o “ricreativo”, perché escludiamo che tutti i consumatori di canapa con Thc senza scopi terapeutici lo facciano solo per “divertirsi”: ciascuno usa gli effetti della pianta per i propri personali motivi, che possono essere così svariati da non poter essere definiti tout-court “ludico-ricreativi”…)

In Italia, oltre al Comune di Torino, si sono già espressi i sindaci delle principali città, giornalisti e magistrati impegnati nella lotta alle mafie e alla criminalità, associazioni come l’ARCI, il gruppo Abele, personalità di rilievo del PD, del Movimento 5 Stelle, oltre a SEL e Radicali, con varie proposte di legge che occorrerebbe riuscire a riunificare confrontandosi in un dibattito “dal basso” .

Il Coordinamento Piemontese vuole dunque essere un laboratorio per costruire un movimento vasto e unito che si articoli con reti regionali in grado di coordinarsi in una rete nazionale.

A Fermo, la delegazione piemontese ha proposto questi ragionamenti alle varie associazioni e persone presenti raccogliendo consensi unanimi, così si è deciso di provare a dar vita a coordinamenti analoghi in tutte le regioni.

Durante l’estate gli attivisti si organizzeranno per prendere contatti con esponenti di vari partiti, associazioni, movimenti giovanili, sindacati sensibili all’argomento per convocare i Coordinamenti Regionali e/o Cittadini in autunno-inverno.

Ogni regione o città potrà darsi un piano di iniziativa adeguato alle proprie esigenze.

Il piano di lavoro che finora ci siamo dati in Piemonte è il seguente:

  • Organizzare eventi pubblici di informazione sulla Canapa coinvolgendo specialisti di vari settori (giuristi, medici, agricoltori, architetti, artigiani, esperti vari…) e le associazioni direttamente interessate per dare loro visibilità e per diffondere il loro ricco bagaglio di sapere.  Il primo evento è stato organizzato a maggio con la giurista Alessandra Quarta sulle novità legali e si sta pianificando un calendario per i prossimi mesi.
  • Contribuire alla raccolta firme per sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) denominata: “
Weed like to talk”
  • Organizzare iniziative per un rapido riconoscimento della Canapa terapeutica nella sanità piemontese
  • Contribuire al dialogo fra le varie associazioni e anime del movimento, partiti e parlamentari per costruire una proposta di legge condivisa
  • Organizzare una prima Festa della Canapa in Piemonte

Il vento sta cambiando nel mondo intero, ma in Italia non possiamo permetterci di aspettare che altri risolvano la nostra arretratezza.

I risultati, d’altra parte, non sono scontati e tantomeno conosciamo i tempi che, in assenza di un movimento forte e compatto, nel nostro Paese potrebbero diventare molto lunghi.

Molto dipende dunque da noi, da ognuno di noi: da chi si sente pesantemente minacciato nella propria libertà personale perché è un semplice estimatore della Canapa a chi necessita con urgenza di una pianta medicinale dalle qualità straordinarie, da chi vuole un’agricoltura più naturale e vicina alla tradizione a chi sogna di riportare la Canapa nel ciclo produttivo e industriale; da chi crede che la legalizzazione danneggerebbe considerevolmente il mercato nero delle droghe gestito dalle mafie a chi considera il proibizionismo di per sé ingiusto e del tutto ingiustificato, in un Paese in cui lo Stato gestisce il mercato di due droghe legali (alcol e tabacco) che da sole provocano decine di migliaia di morti ogni anno e danni sociali ed economici altissimi.

Il proibizionismo è fallito – questo è sotto gli occhi di tutti – ma sono ancora in pochi a volerlo ammettere.  Negli ultimi decenni il consumo di droghe è aumentato in modo esponenziale, ma sono anche aumentate le vittime di una repressione inutile che colpisce i livelli più bassi – piccolo spaccio e consumo – ma non riesce a fermare le navi cariche di tonnellate e tonnellate di qualunque droga, o le decine di nuove molecole di sintesi immesse ogni anno nel mercato nero.

Legalizzare la Canapa non significa inserire nel mercato legale una nuova droga, bensì permettere ai milioni di consumatori italiani di sottrarsi al narcotraffico e al contatto con la criminalità organizzata, nonché all’abuso di altre droghe più pericolose, legali o illegali che siano.

Credo che il compito che ci spetta non sia facile e per nulla scontato il risultato, ma tutto dipende da ognuno di noi, dalla voglia di cambiamento che c’è ancora in ognuno di noi, dalla voglia di non rassegnarsi ad accettare l’esistente e dall’impellente necessità di non diventare vittime di leggi ingiuste, prive di fondamenti scientifici e basate su una concezione dello Stato autoritaria, manichea e moralista.

Questo Paese deve cambiare: la battaglia per la legalizzazione della Canapa deve diventare parte integrante di quel movimento politico e culturale che lotta per i diritti delle donne, degli omosessuali, dei cittadini stranieri, per la cultura e la ricerca, per l’acqua bene comune, per creare nuove possibilità di lavoro e ricchezza attraverso la salvaguardia del territorio, il ritorno alla terra e la piena valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale, artistico, naturale del nostro Paese.

Di fronte alla crisi della “politica” non possiamo più stare  a guardare ma fare noi stessi politica, diventando cittadini attivi – a cominciare dalla difesa dei nostri diritti e della nostra libertà – e dando così il nostro contributo a costruire un Paese più libero e meno ipocrita.

Giovanni Foresti – Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa – ASCIA – Legalizziamolacanapa Org

La posizione di altri:

Roberto Saviano:

http://video.repubblica.it/cronaca/narcotraffico-saviano-la-poltica-sottovaluta-il-tema/112305/110702

Rita Levi Montalcini:

http://www.fuoriluogo.it/eodp/testim26.htm

Gilberto Corbellini “Il sole 24 ore”:

http://www.osservatoriodroga.it/droghe-per-il-sole24ore-e-il-moralismo-ad-essere-dannoso/#sthash.qooloBbx.8D8YXTH0.dpbs

Antonio Ingroia:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ingroia_legalizziamo_le_droghe_leggere_da_giovane_anchio_ho_fumato/notizie/208133.shtml

Mauro Palma CSM :

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/carceri-il-csm-chiede-la-svolta

Alberto Airola M5S :

http://www.italiaincrisi.it/2014/01/21/airola-m5s-depenalizzazione-della-canapa-emendamenti-m5s-bocciati/

Teresa Principato Magistrato Palermo:

http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=53687&typeb=0

Rita Bernardini Radicali, Nichi Vendola SEL, Luigi Manconi, Pippo Civati e Donata Lenci PD, Gianni Fava Lega, Paolo Ferrero PRC e tanti altri :

http://www.internazionale.it/news/droga/2014/01/07/vendola-in-italia-e-ora-di-legalizzare-la-cannabis

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/nichi_vendola_cannabis_droghe_leggere_sel/notizie/430006.shtml

http://www.lettera43.it/politica/marijuana-e-liberalizzazione-i-partiti-si-attivano_43675119344.htm

De Magistris sindaco Napoli:

http://youmedia.fanpage.it/video/al/UthDPeSwzve07AVC

Umberto Ambrosoli:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/02/news/droga_la_svolta_di_ambrosoli_basta_con_il_proibizionismo-77505833/?ref=fbpl

Luigi Gessa neuro scienziato:

http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_10/neuroscienziato-luigi-gessa-ho-provato-cannabis-fa-danni-ma-l-alcol-peggio-dcfbc40e-79d7-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml

Deidda procuratore Firenze:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-13/droga-procuratore-deidda-radio-124559.shtml?uuid=AbpfEI7F

Gruppo Abele:

http://www.huffingtonpost.it/2014/02/20/droghe-gruppo-abele-serpelloni-proibizionismo_n_4823426.html?utm_hp_ref=italy

ASCIA è presente a: