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Ci stavamo giusto chiedendo come mai il sen. Gentile (PDL) non si facesse più sentire sul tema, a lui tanto caro, relativo alla salute dei nostri giovani e che lui vede messa a rischio soprattutto dall’uso di cannabis.

Il senatore Gentile, che si era già messo da solo alla berlina chiedendo il divieto di vendita delle cartine per arginare il consumo, si ripete oggi in uno sconclusionato intervento sul drammatico pericolo generato dalla dipendenza da cannabis che, secondo le sue stime, coinvolgerebbe circa un milione di giovani consumatori.

Le motivazioni scientifiche a sostegno di questa denuncia, il sen. Gentile le ha applicate con un palese “copia e incolla” sulla sua lingua, direttamente dalle ricerche pregiudiziali effettuate in questi anni dal DPA e dal dott. Serpelloni, come si può notare dalle sue dichiarazioni: http://www.ilvelino.it/it/article/droga-gentile-pdl-un-milione-di-ragazzi-italiani-vittime-dipendenza-cannabis/2b533b75-bdbc-474e-b582-c3d72c4b852e/

Ma come se queste incredibili e stantie affermazioni non dovessero bastare per smascherare la posizione ideologica del sen. Gentile, lo stesso senatore si rivolge ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, augurandosi che quanto affermato dal nostro sito, circa la loro disponibilità a confrontarsi in parlamento sul tema “droghe” e “fini-giovanardi”, non corrisponda a verità: http://www.cittamagazinenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5844:pdl-il-senatore-antonio-gentile-qil-movimento-5-stelle-chiarisca-la-sua-posizione-sulla-legalizzazione-della-canapaq&catid=35:politica&Itemid=56

Noi speriamo che qualche parlamentare di M5S abbia avuto modo di rispondergli, ma cogliamo l’occasione per dare anche noi delle informazioni al sen. Gentile circa la nostra posizione, quella del M5S (e di SEL) e su alcune contraddizioni insite nelle sue dichiarazioni.

Tanto per iniziare vorremmo dire che è insopportabile per noi continuare ad essere considerati criminali o tossicodipendenti a causa di una legge che non distingue tra droghe leggere e pesanti, poi vorremmo chiedere al sen. Gentile, che è così premuroso verso la salute dei giovani, se considera l’abuso di alcol o la dipendenza da gioco meno gravi pur coinvolgendo milioni (e non uno solo) di consumatori e utenti, inoltre ci piacerebbe sapere dal sen. Gentile quale tipo di educazione riterrebbe efficace per disincentivare il consumo di cannabis e quale tipo di prevenzione adotterebbe nei confronti dello spaccio, essendo lui (forse non volutamente) un collaborazionista e sostenitore del mercato illegale gestito dalle organizzazioni criminali (specialmente in Calabria), ed infine vorremmo ricordare gentilmente al sen. Gentile che sia il M5S che SEL hanno da sempre sostenuto una posizione antiproibizionista e da sempre manifestato la volontà di abrogare la “fini-giovanardi”, come è possibile verificare dalle dichiarazioni dei loro esponenti e dal consenso registrato sul forum di M5S per una regolamentazione della coltivazione domestica presentata dalla nostra associazione.

Ma il senatore Gentile, proprio mentre stiamo scrivendo, nella sua foga pirotecnica si pronuncia anche sulla sentenza di assoluzione concessa ad un coltivatore in proprio (di cui abbiamo pubblicato l’articolo pochi giorni fa), confondendo oltretutto la sentenza di Ferrara con quella di Milano e ripetendo la solita cantilena così esprime il suo sdegno: “Ebbene il tribunale di Ferrara (Milano n.d.r.) lo ha incredibilmente assolto, ho rispetto per i magistrati, ma se si continuano a emanare sentenze che assimilano una portata industriale del genere di droga ai coltivatori diretti si fa un danno enorme alla salute dei giovani. Credo che sia doveroso stigmatizzare questa sentenza auspicando che la procura faccia appello e che in quella sede questo giovane venga adeguatamente condannato. La cannabis e’ una droga a tutti gli effetti e chi la difende, anche attraverso questi atti, forse non sa effettivamente quello che fa http://droghe.aduc.it/notizia/autocoltivatore+cannabis+assolto+sdegno+sen+antonio_127344.php

Ma noi pensiamo che il Giudice sapesse bene quello che stava facendo e che tra un criminale e un coltivatore in proprio c’è un abisso e allora possiamo affermare che forse al sen. Gentile dà semplicemente fastidio chi sa cosa sta facendo e si contrappone alla sua visione delle cose?
E non è forse questa ideologia?

Per chiudere non possiamo non menzionare il profilo del sen. Gentile pubblicato dal sito http://www.impresentabili.it/antonio-gentile/

1992 – Antonio Gentile, impiegato, dirigente, giornalista pubblicista, è stato indagato per aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta’ alle elezioni politiche del 1992, quando militava ed era candidato per il Psi.2 Marzo 2010 – Gentile viene sottoposto a indagini nell’inchiesta ‘Why not’ ma successivamente viene subito prosciolto dalle accuse dal giudice dell’udienza preliminare.3 ottobre 2012 – Gentile viene coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sull’Aterp di Cosenza, che ha portato all’arresto di un funzionario e all’emissione di 14 avvisi per altrettanti  indagati a vario titolo con reati di truffa aggravata, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione. L’inchiesta ha svelato un sistema consolidato e tra gli indagati figurano oltre al senatore del Pdl e membro della commissione Parlamentare Antimafia, Antonio Gentile, i fratelli Raffaele Gentile, sindacalista Uil e Pino Gentile, assessore regionale ai lavori pubblici.Ruolo: Pdl, ex Psi, Senatore
Stato: Indagato

Fonti: Infiltrato.it – cittamagazinenews.it – 247.libero.it

Ed è da questa gente che dobbiamo subire e sopportare lezioni di moralità e di senso etico?

 

Direttivo ASCIA 

Pubblicato anche su: http://www.legalizziamolacanapa.org/?p=5772

Gli eventi di queste ultime settimane non ci hanno permesso di rendere omaggio e diffondere adeguate informazioni sulla coraggiosa iniziativa che, riprendendo il cammino bruscamente interrotto della storica Canapa Tipo Forte, si svolgerà a Fermo il 7, l’8 e il 9 giugno.

E’ ora che di canapa si ricominci a parlare, per le sue innumerevoli potenzialità d’uso nell’economia, per le sue incredibili qualità terapeutiche e per liberarla da un’assurda demonizzazione ideologica e riteniamo che “IndicaSativa Trade” sia una grande opportunità per far incontrare tutte le realtà che dalla canapa trovano benefici e fare insieme un passo avanti per il raggiungimento dell’obiettivo comune: la sua legalizzazione!

ASCIA parteciperà chiaramente all’iniziativa con uno stand, nel quale incontreremo i nostri soci e simpatizzanti, forniremo informazioni associative e legali e rilanceremo l’invito alla mobilitazione contro la Fini-Giovanardi.

Sul sito di “indicasativatrade” è possibile consultare le possibilità di permanenza in camping, B&B e altre strutture ricettive convenzionate: http://www.indicasativatrade.com/

Torneremo sull’iniziativa in prossimità della data di inizio, intanto, mentre noi ci organizziamo, voi cominciate a farci un pensierino ed organizzarvi per 3 giorni di canapa e …mare!

Direttivo ASCIA

Nel 2007, ad un anno e mezzo dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi, nelle montagne della Toscana dove viveva una pacifica comune composta da numerose famiglie che si ispiravano allo stile di vita dei nativi americani, grazie ad una “gentile” delazione, i carabinieri facevano un’incursione e scoprivano una rigogliosa piantagione di canapa ancora in fase vegetativa.

Ma, nonostante il numero elevato di piante, gli stessi agenti delle forze dell’ordine (che rimasero stupiti dall’organizzazione della comune, dall’educazione e dalla cultura espressa, dall’operosità evidenziata dai laboratori di artigianato, dagli orti, serre e allevamenti), si adoperarono immediatamente per non procedere ad alcun arresto e riuscirono a convincere sia il comandante di Grosseto e sia il GIP, che non esistevano pericoli di sorta in quanto gli incriminati erano distanti milioni di anni luce da qualsiasi forma o tendenza criminale.

La stessa impressione la ebbe il giudice in fase processuale, che assolse tutti i membri della comune con una strana ma efficace motivazione: “la buona fede”!

Addirittura il PM si dimostrò comprensivo chiedendo il minimo della pena, ma “la legge è legge” e dato che indipendentemente da tutto, la coltivazione di cannabis è assolutamente vietata, dopo la sentenza di assoluzione era inevitabile la sua richiesta di ricorso in appello.

E pochi giorni fa, dopo ben 6 anni dalla vicenda, si è celebrata l’udienza per il ricorso davanti ai giudici della Corte d’Appello di Firenze, che molto attentamente hanno ascoltato le motivazioni dell’avvocato Zaina che difende i membri della comune, le dichiarazioni del portavoce degli imputati che ha nuovamente cercato di difendere la dignità e la libertà espresse dall’esperienza comunitaria, ma soprattutto hanno recepito la richiesta del PM che ha ribadito la necessità di una pena (benché minima), perché il reato di coltivazione è pur sempre un reato!

E a questo punto riprendiamo il titolo “l’assurdo nell’assurdità!“, in quanto è stato del tutto sconcertante verificare quanto i giudici fossero del tutto consapevoli della qualità etica e sociale degli imputati, ma piuttosto che affermare queste qualità con un atto di coraggio confermando la sentenza di primo grado, hanno preferito, non senza qualche imbarazzo, attenersi alle disposizioni di legge perseguendo il discutibile principio enunciato dal Marchese del Grillo (e ripetuto più volte su questo sito in circostanze simili): “io so io e tu non sei un c….!“, ridando in pasto all’opinione pubblica un’immagine distorta di chi coltiva canapa per uso assolutamente privato.

Lo sappiamo che non siete criminali, ma la legge dice che lo siete e quindi anche se non vorremmo, vi dobbiamo comunque condannare …in Italia il consumo è consentito, ma non la coltivazione…” e cosa ci può essere di più assurdo di questo, se oltretutto viene contemplato nel contesto di una legge che è una vera e propria assurdità concettuale e una vera e propria istigazione a delinquere spingendo i consumatori verso il mercato controllato dalla criminalità organizzata?

Noi non siamo criminali, perché non arrechiamo danno e non causiamo vittime!

I veri criminali sono Fini, Giovanardi e Serpelloni che continuano a provocare danni, vittime e sconcerto addirittura tra i giudici costretti a giudicare e condannare una criminalità inesistente!

Questo è quello che stiamo cercando di far capire da anni ed è questo che riandremo ad affermare alla Corte di Cassazione e poi, se questo non dovesse bastare arriveremo fino a Strasburgo, ma difenderemo ad oltranza la nostra dignità e la nostra libertà, perché oltre al Marchese del Grillo, possa scomparire per sempre anche la frase che lo ha reso noto e che ha purtroppo regolato fino ad oggi i rapporti tra qualsiasi potere e i cittadini!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

ASCIA – Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta
http://www.legalizziamolacanapa.orghttp://www.ascia-web.orginfo@legalizziamolacanapa.org


Lettera aperta ai parlamentari M5S e SEL

La Fini Giovanardi va immediatamente abolita!

Gentili deputati e senatori, innanzi tutto buon lavoro.

Ci rivolgiamo a voi a seguito delle dichiarazioni dell’on. Vendola in campagna elettorale e in virtù del gradimento espresso nel forum del Movimento 5 Stelle sulla legalizzazione della cannabis e vorremmo sottoporre alla Vostra attenzione questo problema che pur sembrando marginale, marginale non è e necessita a nostro avviso di una rapida e urgente soluzione!

La legge 49/06 denominata “Fini-Giovanardi” è entrata in vigore nel gennaio 2006, inserita all’ultimo momento nel “Pacchetto Olimpiadi Invernali di Torino” e votata, proprio per l’urgenza dell’imminente manifestazione sportiva, per Decreto e con voto di fiducia.

Contro questa prassi anomala, che ha di fatto impedito il dibattito parlamentare su un tema molto serio e delicato, si è espressa ultimamente la Terza Sezione della Corte d’Appello di Roma, rimettendo alla Corte Costituzionale il giudizio sulla legittimità della legge, ma in attesa del pronunciamento della Consulta la legge rimane operativa, mietendo ingiustamente e ingiustificatamente migliaia di vittime ogni anno, come risulta evidente dai bollettini statistici che abbiamo presentato alla Camera dei Deputati nel 2011 e al Senato nel 2012 in due conferenze stampa tenute dalla nostra Associazione insieme ad altre.

In Italia, secondo i dati forniti dall’EMCDDA (Centro Europeo di Monitraggio sulle Droghe), aggiornati al dicembre 2012, le persone che consumano cannabis, occasionalmente o abitualmente, risultano essere il 17,3% della popolazione (circa 5.000.000 di persone), facendo balzare il nostro Paese in testa alla classifica europea e rendendo il fenomeno del consumo di cannabis tra i nostri concittadini una problematica di assoluta urgenza sociale a causa del regime repressivo nei confronti dei coltivatori e consumatori in proprio, posto in atto dal governo Berlusconi da ben 7 anni.

La Fini-Giovanardi, equiparando la cannabis alle droghe pesanti e prevedendo anche per la coltivazione di una sola pianta una pena detentiva da 6 a 20 anni di reclusione (ipotizzando anche per la piccola coltivazione ad uso personale una “presunzione di spaccio”), ha di fatto criminalizzato e reso (d’ufficio) tossicodipendenti, milioni e milioni di persone, causando vere e proprie devastazioni nella vita quotidiana di decine di migliaia di famiglie.

Dai dati forniti dall’ultima ricerca di “Forum Droghe”, pubblicati e presentati nel “Terzo Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi”, si viene a sapere che il 60% della popolazione carceraria è in prigione proprio a causa di questa legge, e che una buona percentuale di questo 60% è in cella per coltivazione domestica ad uso personale o per detenzione di piccole quantità, ma che ha dovuto ammettere il reato di spaccio tramite “patteggiamento”, pur di avere uno sconto di pena, che ricordiamo è da 6 a 20 anni, quando il reato per stupro o per pedofilia prevede pene molto minori!

Vi ricordiamo che l’Italia è stata accusata di violazione dei diritti umani per la questione del sovraffollamento delle carceri, di conseguenza è logico dedurre che la Fini-Giovanardi sta ledendo parte dell’art. 27 della Costituzione italiana: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità…

Vorremmo che rifletteste un secondo su questa considerazione: se il 60% della popolazione carceraria è in cella a causa di una legge e il rimanente 40% è detenuta per tutte le altre migliaia contemplate nel Codice Penale, significa che questa legge è il fulcro portante dell’intero apparato repressivo e giudiziario e quindi la sua abolizione o “revisione” dovrebbero essere considerate dal nuovo Parlamento, come delle reali priorità.

La Fini-Giovanardi, avendo creato un bacino inesauribile di clientela per i tribunali, le carceri e le comunità di recupero, ha di fatto generato un sovraffollamento carcerario, un ingolfamento nei tribunali, ha distolto le FF.OO. da un reale controllo del territorio a causa di un’assurda persecuzione scatenata contro una criminalità inesistente e ha favorito oltretutto gli interessi della criminalità organizzata, che dalla concessione del monopolio ottenuto grazie ad essa, ha continuato e continua a prosperare elargendo droghe leggere e pesanti ad una popolazione giovanile ancora non in grado di comprendere il pericolo e la differenza tra l’uso e l’abuso delle diverse sostanze.

Abbiamo preparato una “Proposta di Legge per la Regolamentazione della Coltivazione Domestica di Cannabis” che vorremmo presentare alla Vostra attenzione, per decriminalizzare nel più breve tempo possibile circa 5.000.000 di rispettabili e rispettosi cittadini rei unicamente di praticare abitudini sicuramente non convenzionali, ma altrettanto non dannose, e che forse in alta percentuale sono proprio Vostri elettori e sostenitori, come lo sono la maggior parte dei nostri associati.

Chiediamo quindi un contatto immediato con i deputati e i senatori del “Movimento 5 Stelle” e di “Sinistra Ecologia e Libertà” che sono sensibili su questo problema, con lo scopo di stabilire condivisioni e strategie per cancellare dalla nostra legislazione la legge più liberticida d’Europa.

Come ultima cosa e a nome di tutti coloro che ingiustamente e inutilmente hanno dovuto varcare le porte delle patrie galere per 2 o 3 piante di cannabis, vorremmo che faceste il possibile, una volta formato qualsiasi governo, affinché la direzione del Dipartimento Politiche Antidroga, alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venga tolta al Dott. Serpelloni, che ha indirizzato l’orientamento del DPA, in questi anni, in modo assolutamente ideologico anziché secondo un criterio scientifico e sociale, come avrebbe dovuto realmente essere per il bene e la sicurezza della collettività e affidata al Ministero della Salute.

Fidando in un contatto da parte di alcuni di voi, rimaniamo in attesa con la speranza di una positiva collaborazione.

Per il Comitato di Coordinamento ASCIA
Giancarlo Cecconi

Abbiamo un interessante esempio di come l’uso improprio della psicologia della comunicazione possa stravolgere una notizia, una ricerca scientifica, riferendola modificata nel suo significato originale, con opportune omissioni, al fine di suggerire nel lettore l’idea voluta, diversa dal risultato effettivo della ricerca.

Una ricerca australiana sull’uso della cannabis con il tabacco, viene riferita in due modi diversi, uno viene spiegato in modo obiettivo dal Dott. Francesco Crestani, medico chirurgo e Presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica e l’altro, ovviamente in modo allarmistico, dal DPA di Serpelloni.

Ve li proponiamo entrambi, stessa ricerca, stessa data, il 2 aprile 2013!

Ecco il primo redatto da Francesco Crestani dell’ACT:

http://droghe.aduc.it/articolo/cannabis+tabacco+ne+riduce+effetti+positivi_21217.php

Cannabis, il tabacco ne riduce gli effetti positivi.

Il fumo fa male, questo ormai è ben noto. Parliamo di tabacco, ovviamente, che riduce l’eventuale effetto positivo della Cannabis.

Lo dimostra uno studio eseguito in Australia su 350 soggetti di più di quaranta anni. (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306460313000257)

I ricercatori dell’Università del New South Wales hanno valutato gli effetti sulla salute della cannabis fumata da sola, del tabacco, e dell’associazione cannabis-tabacco (un altro gruppo, che non usava nessuna delle due sostanze, fungeva da controllo).

I risultati, pubblicati sulla rivista Addictive Behaviors (http://www.journals.elsevier.com/addictivebehaviors) dimostrano che il fumo di sola cannabis dà luogo a condizioni di salute significativamente migliori rispetto a al fumo di solo tabacco o alla combinazione di entrambe le sostanze.

Gli autori hanno riferito che i soggetti che usavano solo la cannabis riportavano uno stato di salute generale “decisamente migliore” e con meno problemi legati al fumo rispetto al gruppo “solo tabacco”. Entrambi i gruppi di tabagisti riportavano significativamente più muco / espettorato rispetto agli altri due gruppi (gruppo cannabis sola e controlli). Da notare che il gruppo “solo cannabis” riportava minor frequenza di mal di testa e di problemi intestinali rispetto agli altri gruppi, compresi i controlli. I soggetti “solo cannabis” avevano meno probabilità di riportare diagnosi di cancro e di diabete rispetto a tutti gli altri gruppi, compresi i controlli, tuttavia queste differenze non hanno raggiunto la significatività statistica. Inoltre i tre gruppi di fumatori riportavano una frequenza statisticamente più elevata di enfisema rispetto ai controlli. Però tutti i membri del gruppo “solo cannabis” che avevano avuto diagnosi di enfisema erano stati in passato fumatori di tabacco.

Francesco Crestani, medico chirurgo e presidente Associazione Cannabis Terapeutica http://www.medicalcannabis.it/mainpage.php

Ed ecco il secondo a cura del DPA:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306460313000257

L’ Australia, studia gli effetti a lungo termine del fumo di cannabis e tabacco.

La cannabis risulta essere la droga più consumata fra gli adulti e il fumo di tale sostanza contiene molti degli stessi elementi chimici tossici presenti nel fumo di tabacco, talvolta con concentrazione fino a due volte superiore. Uno studio australiano si è proposto di identificare per la prima volta, le problematiche di salute conseguenti all’uso prolungato di cannabis e tabacco, assunti sia singolarmente sia in combinazione in un campione di soggetti adulti (con età maggiore o uguale a 40 anni) che fumavano regolarmente tali sostanze. Per lo studio sono stati reclutati 350 soggetti, 59 dei quali fumavano cannabis ma non tabacco, 88 fumavano sia cannabis sia tabacco, 80 fumavano tabacco ma non cannabis e un gruppo di controllo che non assumeva nessuna delle due sostanze (123 individui). I partecipanti hanno completato questionari inerenti l’uso delle sostanze, le condizioni mediche diagnosticate, i problemi di salute correlati al fumo di cannabis e tabacco e lo stato di salute generale. Fra i quattro gruppi sono state rilevate numerose differenze significative. In relazione alle condizioni mediche diagnosticate, i tre gruppi di fumatori hanno riportato tassi significativamente più elevati di enfisema rispetto al gruppo di controllo. Tutti gli individui fumatori di sola cannabis cui è stato diagnosticato un enfisema erano anche ex fumatori regolari di tabacco. Rispetto alla salute generale e ai problemi di salute correlati al fumo di cannabis e tabacco, i due gruppi costituti da soggetti fumatori di tabacco riportavano i risultati peggiori. Il consumo di cannabis, oltre agli effetti psicotropi, condurrebbe dunque alla comparsa di problematiche polmonari più marcate quando assunta in combinazione con il tabacco.

Si può notare come nella versione del DPA si inizi subito col denigrare la cannabis, presentandola come peggiore del tabacco, quando il risultato della ricerca stessa dimostra il contrario, ossia che il fumo del tabacco è più dannoso della cannabis, come dimostrato anche da altre ricerche.

Viene poi omesso il particolare che i fumatori di sola cannabis avevano minore frequenza di mal di testa e di problemi intestinali e minori probabilità di riportare diagnosi di cancro e di diabete degli altri gruppi, compreso quello di controllo, ovvero chi non fumava proprio niente, né tabacco né cannabis!

Sembra che il DPA sia proprio ossessionato dagli effetti psicotropi della povera pianta di canapa: anche quando la ricerca scientifica ne dimostra gli effetti benefici questi vengono taciuti, omessi, mentre vengono puntualmente sottolineati e rimarcati ossessivamente i presunti danni che provoca, tutti da dimostrare, in costante contrasto con i risultati scientifici seri che ci giungono da internet.

Sempre di più sembra che la canapa faccia bene, che sia una pianta generosissima di proprietà terapeutiche, ma il severo giudizio morale dei proibizionisti sugli effetti psicotropi la rende comunque pericolosa ai loro occhi, più del tabacco e dell’alcool, anche se la scienza dice il contrario.

Insinuano persino dubbi sulle proprietà medicinali già dimostrate e costantemente cercano e inventano nuovi motivi di pericolosità, tutti invece indimostrabili.

Viene da pensare che se anche si scoprisse con certezza che la canapa, oltre alle proprietà terapeutiche già conosciute, potesse essere la cura dei peggiori mali, preferirebbero continuare a denigrare e mentire pur di non ammettere di aver avuto torto e di aver voluto palesemente proteggere le industrie che prosperano sui malesseri della gente, l’importante per loro è non modificare lo status quo che li rende ricchi e potenti e negare all’umanità (con perversa soddisfazione) il piacere naturale degli effetti psicotropi della canapa, molto migliori di quelli del vino, dei superalcoolici, degli psicofarmaci, del caffè e del tabacco.

Per un’ossessione così radicata verso la canapa, nei cui confronti la lotta alle vere droghe, quelle veramente pericolose, sembra passare in secondo piano, ci sembra che il pregiudizio abbia prodotto risultati mentali allucinatori, che impediscono di valutare con mente aperta l’enorme potenziale curativo della resina della pianta di canapa e i suoi impieghi nell’economia di mercato, in nome di un giudizio morale sugli effetti psicotropi che non sta né in cielo né in terra, ma che ci è stato imposto a suon di carcerazioni esagerate, ritiri di patenti, emarginazione e stigmatizzazione sociale, ipercontrolli e rastrellamenti delle forze dell’ordine, denigrazione da parte dei giornali al momento dell’arresto, umiliazione nel dover “essere recuperati” dalle comunità cattoliche e conseguente distruzione delle risorse economiche e della vita sociale di migliaia di individui.

I coltivatori-consumatori di canapa non fanno del male a nessuno: i proibizionisti fanatici e pieni di pregiudizi sono invece socialmente molto pericolosi, specialmente quelli che si trovano in una posizione di potere, per il dolore ed il danno inutili che arrecano nel voler imporre la propria visione paranoica della canapa, spesso senza neanche averla mai provata!

Il pregiudizio può essere più allucinogeno dell’LSD nel valutare ciò che è bene e ciò che è male e soprattutto nel volerlo ostinatamente imporre a chi non la pensa nello stesso modo!

Ribellarci a tale persecuzione non è solo un nostro diritto, ma un dovere spontaneo.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Dopo aver letto la risposta di Serpelloni a LILA, ho provato a fare una ricerca sui dati statistici degli ultimi anni sui consumi di droghe in Italia e dopo alcune ore di ricerca infruttuosa, ho concluso che gli unici dati statistici disponibili sono solo quelli del DPA, relativi alle relazioni annuali al Parlamento.
Forse il DPA si fa anche le statistiche sulle quali basa i risultati positivi di diminuzione del consumo di droghe?
Sarebbe proprio un bell’esempio di trasparenza e affidabilità!

Esaminando tali dati comparati del 2011 e 2012 (del consumo di droghe negli ultimi 30 giorni) si notano in realtà variazioni quasi irrisorie, tipo eroina -0.06%, cocaina -0.11%, allucinogeni -0.16% e che cannabis e stimolanti-anfetamine-extasy sono leggermente aumentate rispettivamente dello 0.29% e 0.07%!
Ma che risultato grandioso!

Credo che saremmo tutti curiosi di sapere esattamente quanti milioni di euro ci sia costato un risultato così “positivo”, con delle percentuali così ristrette e oltretutto resta il fatto che noi italiani siamo ancora i primi in Europa nel consumo di cannabis e i terzi per quello di cocaina.

E sicuramente siamo anche i primi per il clima di terrore repressivo e per il numero di arresti per quantità di sostanze stupefacenti irrisorie.
E unici per l’ingiusta “presunzione di spaccio” per la coltivazione anche di una sola pianta di canapa o il possesso di quantitativi di marijuana o hashish che in altri paesi sarebbero tranquillamente visti come quantitativi per uso personale.

E abbiamo le pene più alte di tutta Europa, dai 6 ai 20 anni, e le carceri più sovraffollate.
Questi sono i costi sociali che stiamo pagando per un così ridicolo risultato di “diminuzione” dell’uso di droghe, un vero fallimento della politica proibizionista, alla luce delle ben più marcate diminuzioni dei consumi nei paesi dove si è avuta una legalizzazione.

Ho sempre avuto un paio di dubbi sulla validità di questo metodo di fare indagine statistica.
Il primo dubbio riguarda l’arco di tempo preso in considerazione per determinare il consumo: consumo almeno una volta nella vita, consumo negli ultimi 12 mesi, consumo negli ultimi 30 giorni.
Ma un vero consumatore, che potrebbe avere dei reali problemi di abuso, dovrebbe essere un consumatore quotidiano o, almeno, settimanale.

Se uno fuma una sigaretta una volta al mese, può essere considerato un fumatore abituale?
E se ne fuma una all’anno un fumatore occasionale?
Se qualcuno si ubriaca una volta al mese è un alcoolista?
Dove sono i dati statistici sull’uso quotidiano delle droghe e quindi le percentuali del reale pericolo di abuso?

A proposito della canapa, ci sono persone che se la autocoltivano, si fumano dalle 5 alle 10 canne al giorno, da 20 o 30 anni e conducono una vita assolutamente normale, senza problemi di salute fisica o mentale, senza che nessuno se ne accorga, almeno fino a quando non incappano nelle maglie della Fini-Giovanardi per i più svariati motivi.
Queste persone non rientrano nelle statistiche?
Non li studia nessuno?

Il secondo dubbio riguarda l’attendibilità delle risposte date dagli intervistati in Italia, con un clima di terrore repressivo così opprimente. Chi ci dice che, per paura, non siano 2 su 3 o 3 su 4 i consumatori giornalieri che dichiarano di non aver mai fatto uso droghe, nonostante tutte le garanzie possibili sulla riservatezza e la segretezza dell’indagine?

Forse il consumo di droghe in Italia potrebbe essere enormemente sottostimato, proprio per le paure a rivelarlo, generate dal proibizionismo stesso.
Potrebbe essere il doppio o addirittura il triplo?

Invece non ho dubbi su che cosa moltissimi italiani, accusati di spaccio senza avere spacciato, o arrestati per aver autocoltivato canapa proprio per non pagare lo spaccio, direbbero al DPA cosa fare con le più di 100 lettere formali di accreditamenti internazionali.

E, a proposito di dubbi, cosa dimostrerebbe che il consumo di droghe pesanti sia quasi impercettibilmente diminuito per merito dell’attività del DPA e non, invece, grazie alla contro informazione fatta dalle associazioni antiproibizioniste?
Da un punto di vista psicologico, un drogato sarebbe più disposto a dar credito ai sostenitori della sua repressione o a chi cerca di informarlo per aiutarlo senza costringerlo al carcere o alla comunità?

Se il numero dei tossicodipendenti in carcere risulta diminuito, bisogna considerare il fatto che chi fa uso di cannabis non si considera tossicodipendente, sa di non esserlo e spesso non si presta a dichiararlo all’ingresso in carcere, anche se questo gli viene proposto come presupposto per poter (forse) poi andare in comunità.

Molti giovani preferiscono restare in carcere dopo aver ascoltato i racconti sulle comunità dei detenuti più anziani, che nelle comunità ci sono già stati e non ci vogliono più ritornare!
L’alternativa della comunità non è la migliore opzione per un consumatore-coltivatore di cannabis, che in carcere non ci dovrebbe neanche entrare, ma, di fatto, vi è costretto dalla maledetta presunzione di spaccio dovuta automaticamente alla autocoltivazione o al possesso di scorte per uso personale, come decretato dalla legge intollerante della quale siamo vittime. Dovrebbe far riflettere il fatto che i detenuti per la canapa arrivino a preferire le carceri sovraffollate piuttosto che le comunità!

Le statistiche sul consumo di droghe, soprattutto in un clima di proibizionismo intollerante contro gli assuntori, non descrivono la realtà del semplice uso quotidiano di canapa e di chi se la coltiva per non doverla comprare dagli spacciatori e vive il più segretamente possibile questa sua esperienza per il timore di doverla pagare in un modo ingiustamente esagerato, nel clima di caccia alle streghe che le attuali politiche proibizionistiche ci hanno costruito sopra.

Di certo sappiamo che la Fini-Giovanardi ha strariempito le carceri italiane, che quasi la metà della popolazione carceraria è dentro per gli art. 73 e 75 della legge sulle droghe con una recente predilezione per gli autocoltivatori di canapa, che i grandi narcotrafficanti continuano il redditizio commercio di ogni droga ovunque, che i tribunali italiani sono intasati dai processi per droga contro una “criminalità” che di fatto non esiste e che questi metodi di “tolleranza zero” hanno creato problemi e disagi sociali soprattutto nei consumatori e autocoltivatori di canapa ben più grandi di quelli che si intenderebbero prevenire e risolvere con la lotta alle droghe.

Parlare di risultati positivi in Italia senza considerare tutto ciò significa solo voler celebrare a tutti i costi un proibizionismo malato, senza considerazione per le sofferenze inutili che questo ha portato e sta portando a migliaia di persone NON PERICOLOSE.

E’ tempo di pretendere e riprenderci la nostra libertà.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Siamo qui, ad aspettare che si risolvano i problemi per la formazione di un governo o che il parlamento inizi a funzionare e mentre tutti coloro che sono stati eletti nel nuovo esecutivo, discutono su cosa è giusto e cosa è sbagliato in nostro nome, continuano inesauribili e incontrastati i quotidiani arresti contro innocui coltivatori domestici, continuano anche, nelle stazioni di polizia e nei commissariati dei carabinieri, le stesure di decine e decine di verbali per presunto spaccio, le patrie galere continuano a vedere un andirivieni di gente che quelle porte non avrebbe mai dovuto varcarle e la stessa cosa dicasi per i tribunali dove, spesso, dei giudici che applicano la legge senza buonsenso, continuano a rendere la vita di tranquilli cittadini un inferno molto difficile da sopportare.

Siamo qui immobilizzati per il fatto di non avere una controparte con cui discutere ed eventualmente interagire affinché cessi questa inutile e stupida persecuzione, mentre il Dipartimento di Serpelloni continua imperterrito nella sua campagna terroristica e disinformativa e mentre la criminalità organizzata continua a ringraziare per i favori, da sempre, ricevuti da tutte quelle forze politiche che preoccupandosi di tutto non sono mai riuscite e ancora non riescono a risolvere niente.

Siamo qui anche un po’ incazzati, perché pensavamo a quest’ora di essere già stati ricevuti da qualche esponente di 5 Stelle o di SEL per poter illustrare la nostra proposta che, pur non essendo ottimale, potrebbe comunque costituire una base di discussione per rendere legale la coltivazione personale finalizzata all’uso privato, liberando di conseguenza carceri e tribunali da una clientela inadeguata alle strutture preposte all’esercizio della giustizia e della pena e costringere le FF.OO. a reprimere la vera criminalità smettendo di perdere tempo per dare la caccia a “presunti” criminali!

Ma siamo qui!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Riteniamo importante che il cittadino sappia quali siano i propri diritti ed i propri doveri dinanzi alla legge per i reati in tema di stupefacenti.
Proprio per questo motivo, dopo il “Pronto Soccorso Legale” abbiamo deciso di mettere a disposizione degli amici e delle amiche di ASCIA anche un vademecum pratico per comprendere al meglio l’istituto della riabilitazione.
Numerosi assistiti, infatti, si rivolgono a noi chiedendoci se rimarranno per sempre “segnati” da un processo penale, ovvero se esiste uno strumento che possa “cancellare” quello che, dopo molto tempo, sembra un brutto ricordo. Proprio a questo scopo serve la Riabilitazione.
Per questo motivo, appunto, abbiamo voluto scrivere un breve vademecum per far comprendere al cittadino, in poche pagine, i principi essenziali che regolamentano la materia.
Vi auguriamo una buona lettura e non esitate a contattarci in caso di assistenza legale in materia di stupefacenti, ricordandovi – con l’occasione – la Convenzione che il nostro studio ha stipulato con ASCIA
http://www.ascia-web.org/home/?page_id=489

Avvocato Lorenzo SIMONETTI
Avvocato Claudio MIGLIO

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GUIDA BREVE ALLA RIABILITAZIONE PENALE

1. COSA SI INTENDE PER RIABILITAZIONE?

L’istituto della riabilitazione penale è la procedura che consente a coloro che sono stati condannati a seguito di sentenza penale passata in giudicato di chiedere ed ottenere, avendone i requisiti, la cancellazione dei reati dal casellario giudiziario e, conseguentemente, l’estinzione degli stessi.
E’ opportuno comunque esaminare nel dettaglio la disciplina ponendo particolare attenzione ai requisiti che legittimano la richiesta.
In sostanza, la riabilitazione penale è una procedura che consente alla persona condannata, che ha manifestato sicuri segni di ravvedimento, di ottenere l’estinzione delle pene accessorie (es. interdizione dai pubblici uffici) e di ogni altro effetto penale della condanna (salvo che la legge disponga diversamente).
La riabilitazione è annotata sul certificato penale a cura della cancelleria del Giudice che l’ha emessa (ex art. 193 disp. Att. Codice di Procedura Penale).

2. QUALI SONO LE CONDIZIONI PER OTTENERE LA RIABILITAZIONE?

La riabilitazione è concessa quando siano decorsi almeno 3 anni dal giorno dell’esecuzione della pena, e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.
Il termine è invece di almeno otto anni se si tratta di reati commessi da recidivi come da previsione dell’art. 99 del Codice Penale.
Il termine è maggiorato a dieci anni se si tratta di delinquenti abituali, professionali o per tendenza e decorre dal giorno in cui sia stato revocato l’ordine di assegnazione ad una colonia agricola o ad una casa di lavoro.
Il termine di riferimento decorre dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o si sia estinta in altro modo.
Qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, il termine di decorrenza (3, 8 o 10 anni) inizia dallo stesso momento dal quale decorre il termine di sospensione della pena.
Qualora sia stata concessa la sospensione della pena inflitta ed essa non sia superiore ad un anno e sia stato riparato interamente il danno, prima che sia stata pronunciata la sentenza di primo grado, mediante il risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante le restituzioni, nonché qualora il colpevole, entro lo stesso termine e fuori del caso previsto nel caso di delitto impedito
(art. 56, IV comma, del Codice Penale), si sia adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato da lui eliminabili, la riabilitazione e concessa allo scadere del termine di un anno dal verificarsi delle condizioni previste dall’art. 163 del Codice Penale.
La riabilitazione non può però essere concessa quando il condannato:
1) sia stato sottoposto a misura di sicurezza, tranne che si tratti di espulsione dello straniero dallo stato ovvero di confisca, e il provvedimento non sia stato revocato;
2) non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilita di adempierle.

3. SERVE LA BUONA CONDOTTA?

SI! Una delle condizioni richieste per ottenere la riabilitazione è che il soggetto condannato abbia fornito prova di aver tenuto una buona condotta successivamente alla data del commesso reato.
In tal senso la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha statuito che non è sufficiente la mera astensione dal compimento di fatti costituenti reato, ma deve essere instaurato e mantenuto uno stile di vita improntato all’osservanza delle norme di comportamento comunemente osservate dai consociati e poste alla base di ogni proficua e ordinata convivenza sociale, anche laddove le medesime non abbiano rilevanza penale e non siano quindi penalmente sanzionate (Cassazione Penale n. 196/02).
Pertanto, ai fini della decisione del Giudice diverrà rilevante ogni aspetto della condotta del condannato.
Tanto più acquisiranno importanza eventuali condanne e denunce per fatti successivi alla sentenza, le quali tuttavia non costituiranno di per se elemento ostativo alla concessione della riabilitazione, ma saranno valutate caso per caso e discrezionalmente dal Giudice (Cassazione Penale n. 46270/07).

4. COME DARE LA PROVA DEL RISARCIMENTO DEL DANNO (LADDOVE CI SIA QUALCUNO/QUALCOSA DA RISARCIRE)?

Il risarcimento del danno – laddove ci sia una persona offesa – deve essere dimostrato con dichiarazione della parte lesa o deve essere data prova dell’avvenuto pagamento tramite assegno con dichiarazione della banca o mediante esibizione dell’avvenuta offerta reale da parte dell’Ufficiale Giudiziario, oppure deve risultare l’avvenuto risarcimento nella sentenza stessa.
Deve inoltre risultare adempiuto l’eventuale obbligo civile derivante dal reato.
Il richiedente può tuttavia dimostrare di trovarsi nell’impossibilita di risarcire il danno o di adempiere l’obbligo civile di cui sopra.
E’ condivisibile in tal senso la tesi secondo cui le condizioni economiche e personali del reo siano rilevanti sia nell’ipotesi in cui rendano impossibile il risarcimento integrale del danno sia nel caso in cui siano di ostacolo al solo risarcimento parziale. Si pensi, con riferimento a tale ultima ipotesi, a quei danni di cosi rilevante entità che non possono essere risarciti in toto.

5. QUAL’E’ LA PROCEDURA?

Dopo aver depositato l’istanza per la riabilitazione, l’istruttoria e integralmente a carico dell’ufficio del Tribunale di Sorveglianza competente che provvede all’acquisizione delle copie delle sentenze, dei certificati del campione penale ecc. e può durare alcuni mesi.
Al termine dell’istruttoria viene fissata udienza di trattazione; di essa viene data comunicazione all’interessato che ha presentato domanda.
All’udienza è necessaria l’assistenza di un difensore di fiducia o di Ufficio; anche in questo ultimo caso l’interessato dovrà comunque corrispondere il compenso riguardante l’onorario al difensore, salvo l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato ottenuta dal Tribunale. L’ordinanza con la quale viene decisa la richiesta di riabilitazione viene comunicata al richiedente ed a tutti gli Uffici interessati, compreso il Casellario, a cura dell’ufficio.

6. ATTENZIONE LA RIABIITAZIONE E’ REVOCABILE!

La riabilitazione può essere revocata se la persona riabilitata commette un nuovo delitto non colposo entro 7 anni, per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a 2 anni, o un’altra pena più grave.

7. IPOTESI DI RIABILITAZIONE RAPIDA

Se la pena inflitta non è superiore a 1 anno ed il danno e stato interamente riparato prima della sentenza di primo grado, la pena rimane sospesa per un anno e la riabilitazione e concessa allo scadere di quel termine.

IN ESTREMA SINTESI

Il richiedente – si consiglia per mezzo di un legale – deve depositare istanza scritta, in carta semplice, ma la documentazione prevista ai fini della concessione del beneficio viene acquisita d’ufficio (l’iter dura alcuni mesi).
Resta alla parte solo l’onere della prova sulla sussistenza delle condizioni per ottenere la riabilitazione (ovvero il risarcimento del danno) mentre il giudizio di concessione del beneficio e rimesso alla discrezionale valutazione del Giudice .
La domanda va presentata alla cancelleria del Tribunale di Sorveglianza del luogo di residenza dell’interessato.

Studio Legale Lorenzo Simonetti
Via della Giuliana 91 – 00195 Roma
Tel/Fax. 06/99929659 – Cell. 345/3323883

Dopo qualche giorno dal lancio della nostra petizione per chiedere le dimissioni di Serpelloni https://www.change.org/it/petizioni/firma-la-petizione-ascia-per-chiedere-le-dimissioni-di-giovanni-serpelloni-capo-del-dipartimento-politiche-antidroga ecco che compare sullo stesso sito di Change.org un’altra petizione, ma questa volta a sostegno del DPA e di Serpelloni, dal titolo “Liberi di essere. No alle droghehttps://www.change.org/it/petizioni/a-tutti-i-ragazzi-vogliamo-dire-liberi-di-essere-no-alle-droghe-sostieni-le-attivita-di-prevenzione-del-dpa

Ma certo, liberi di essere prepotenti, liberi di essere intolleranti, liberi di poter far ancora imprigionare per spaccio presunto, con un’arbitraria e ingiusta imposizione legislativa, un esercito di innocui consumatori e coltivatori in proprio di canapa, che vengono ritenuti, senza motivi reali, pericolosi per se stessi e per la società.

Le narcomafie ringraziano certo chi impedisce con ogni mezzo l’autocoltivazione della canapa, avendo così nelle loro mani il monopolio esclusivo della produzione e dello spaccio degli stupefacenti e dato che chiunque se la coltivi gli sottrae risorse economiche, per fargli un ulteriore favore: mettiamoli tutti in galera a tolleranza zero!

Si sono inventati il trucchetto legale della presunzione di spaccio per la coltivazione e la detenzione di quantità irrisorie, hanno classificato la canapa come droga pesante, al contrario di tutte le altre nazioni civili, ed il gioco è fatto!

Ma che bella soluzione! Ma che bella libertà!

E se anche noi volessimo essere liberi di essere? …magari a modo nostro?

L’ipocrisia di come viene usata la parola “libertà” ci appare più evidente se consideriamo che nessuno obbliga nessun altro a drogarsi, infliggendogli magari l’arresto e pene dai 6 ai 20 anni se non si droga o mandandoli in specifiche comunità Rasta, dove si cerchi di “recuperarli” insegnandogli come farsi le canne o caricare un chilum!

Nessuno perseguita i proibizionisti più fanatici inventandosi una “presunzione di pericolosa intolleranza sociale” per voler fare arrestare chiunque abbia un comportamento individuale diverso dal loro nei confronti delle sostanze psicoattive.

Forse un’esperienza carceraria, a stretto contatto con qualche vero delinquente, potrebbe fargli comprendere chi è veramente pericoloso per se e per gli altri, non certo chi usa e coltiva la canapa.

Come credono che ci sentiamo quando ci troviamo condannati per un reato che noi sappiamo con certezza di non avere mai commesso e che ci viene appioppato dai giudici perchè “costretti” dalla norma di “spaccio presunto” contemplato nella Fini-Giovanardi?

E a sentirsi guardati da tutti come criminali o drogati malati sapendo di non esserlo?

Ma si, torniamo ai veri sani valori, come una buona bottiglia di lambrusco per dimenticare il bunga bunga, il monopolio dei mezzi di informazione, gli intrallazzi economici e finanziari, la corruzione politica, il consumismo sfrenato (anche se senza soldi oramai è un po’ difficile), le centrali nucleari, la pedofilia nella Chiesa, tanto queste non sono questioni importanti, il vero problema sono le droghe, i veri nemici sono i drogati, e magari anche gli immigrati, gli anarchici, gli ambientalisti, i noTAV, gli operai e le famiglie che protestano per una crisi che Berlusconi, fino a poco più di un anno fa, negava spudoratamente.

E allora reprimiamoli tutti, facciamoli caricare dalla polizia, riempiamo le carceri già piene, anzi costruiamone altre! Coi soldi nostri! Ma che bella libertà! Che belle soluzioni!

Certo deve essergli veramente difficile capire che chi usa la canapa nella propria vita privata può facilmente smettere e non abusarne e condurre ugualmente una vita sana, senza usare altre droghe illegali o legali che siano, lavorando normalmente e magari con successo, amando, studiando, pensando con la propria testa (che forse è questa la cosa che li preoccupa di più).

Bene, cari signori del DPA, sappiate invece che, a dispetto dei buchi nel cervello che ci affibbiate, riusciamo a leggere, a comprendere e ricordare ciò che leggiamo e soprattutto ascoltiamo e riusciamo anche ad elaborare pensieri complessi, come desiderare la libertà senza fare del male a nessuno, tollerare e rispettare chi è diverso da noi, e riusciamo persino a scrivere, suonare, dipingere, scolpire, autodeterminarci e svolgere tranquillamente tutte le attività della gamma dei comportamenti umani.
Possiamo persino essere dei bravi genitori ed avere, coi nostri figli adolescenti, un dialogo ed una comunicazione spontanea, che spesso manca a tanti altri genitori “sobri” ma troppo presi ed alienati da una vita frenetica alla quale sono costretti.

E, anche se non ci crederete mai, spesso sono proprio i nostri figli che crescono educati all’uso e all’abuso di qualsiasi sostanza (un compito che dovreste svolgere voi) e spesso non fanno uso di alcuna droga, legale ed illegale, proprio come il desiderio dei proibizionisti, ma i nostri figli lo fanno perché hanno avuto la possibilità di conoscere e non perché terrorizzati da una paura indotta per interessi ideologici, economici e politici, lo fanno perché forti interiormente di un rapporto di fiducia e di comunicazione coi genitori che gli ha permesso e gli permette di sviluppare spontaneamente la propria consapevolezza di essere e riconoscere le loro reali potenzialità.
Altro che repressione intollerante e drug test nelle scuole!
L’esempio di autodisciplina nell’uso previene l’idea dell’abuso, di qualsiasi cosa.

Una cosa, in verità, non riusciamo a comprendere pienamente: cosa spinge i ferventi proibizionisti a perseguitarci così brutalmente, facendoci cose che noi non ci sogneremmo mai di pensare di fare a loro?
Ma che bravi cristiani! Noi non ne saremmo capaci! Chi è malato veramente?

Il sogno proibizionista di un mondo libero dalle droghe, tutti sobri e santi, non è realistico, è un’utopia irrealizzabile considerando che l’essere umano, in ogni cultura ed in ogni tempo, ha ricercato con i metodi naturali (come il digiuno, il silenzio, la danza, la respirazione, la meditazione, la preghiera) e con le sostanze psicoattive, il metodo per modificare momentaneamente la propria coscienza e ciò non è altro che un’espressione di ricerca insita nella natura umana, che è intelligente e perciò curiosa!

Vietare una tendenza umana, come vorrebbe fare il DPA, è di per sé pura follia, la curiosità va piuttosto indirizzata con la conoscenza e l’educazione e non brutalizzata con la paura e con una repressione intollerante, che altro non è se non espressione malata di una egocentrica pretesa di “migliorare” il mondo, cavalcando i propri pregiudizi e arrogandosi il diritto di esprimere giudizi morali su comportamenti non convenzionali, stigmatizzarli socialmente, metterli fuori legge e desiderare la punizione di chi li pratica e per questo sentirsi soddisfatti e utili al genere umano.
Ma che bella libertà! Ma che bravi cristiani!

Ma torniamo alle petizioni: comunque vada siamo già soddisfatti, pur sapendo che Serpelloni non si dimetterebbe mai anche se raggiungessimo 10 milioni di firme.
La soddisfazione nasce comunque proprio nel vedere da parte del DPA (o di qualche suo sciagurato fan) una reazione così repentina, che tradisce l’insicurezza di chi comincia a sentire qualcosa scricchiolare sotto i piedi nonostante l’appoggio dei mezzi di informazione (o disinformazione), e noi faremo il possibile perché dallo scricchiolio si passi al crollo definitivo, continuando a lottare perché il vento cambi definitivamente.
Viva la Libertà …quella vera!

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Firma la petizione per chiedere le dimissioni di Serpelloni:

https://www.change.org/it/petizioni/dimissioni-per-il-capo-del-dpa-giovanni-serpelloni-firma-la-petizione-ascia-su-change-org

Nb: questa raccolta firme non ha valore legale bensì sociale e mediatico, è utile a tenere alto l’interesse pubblico sull’argomento, per chiedere a voce alta il rispetto dei nostri diritti, a far sapere all’interessato che ci sono migliaia di persone che gradirebbero si dimettesse.
Molte sono state le vittorie democratiche ottenute anche grazie a questo strumento.

Ad ogni sottoscrizione della petizione, Change.org invierà una mail informativa al dottor Serpelloni all’indirizzo mail pubblico presente nel suo sito web personale.

Al raggiungimento del quorum firme verrà inviata una mail di richiesta di dimissioni al destinatario della petizione:

A: Dottor Giovanni Serpelloni, DPA Italia

Egregio dottor Giovanni Serpelloni,
In seguito al palese fallimento delle politiche sulle droghe da Lei adottate, La invitiamo a riflettere sulla intervenuta necessita’ di presentare le dimissioni dal suo attuale incarico di “capo del Dipartimento Politiche Antidroga”

 

 

Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

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«La cultura proibizionista è una finzione, inutile e pericolosa perché, nella realtà, essa produce solo un consumo illegale ed incontrollato.
Non c’è mai stata una politica proibizionista efficace, fin dalla messa al bando degli alcolici negli Stati Uniti quasi un secolo fa.
Le politiche proibizioniste fanno solo aumentare i profitti delle organizzazioni criminali e hanno messo a rischio la vita di chi ne fa uso e abuso (basti pensare alla diffusione di patologie come l’Aids attraverso il passaggio di siringhe non sterili).
La crescita esponenziale dei profitti mafiosi è collegata strettamente all’inasprirsi delle leggi proibizioniste.
Lo dimostrano i dati relativi, per esempio, all’introduzione nel 2006 del DDL Fini-Giovanardi.
Milioni di consumatori hanno dovuto fare i conti con l’aumento delle pene, passate dalle sanzioni amministrative della legge 309/90 (Iervolino-Vassalli), alle sanzioni penali (da 6 a 20 anni di reclusione).
Le mafie hanno beneficiato della sovrapposizione del mercato delle sostanze pesanti e leggere, che ha creato nuovi canali di profitto senza limitarne la diffusione.
La stessa Fini-Giovanardi (insieme alla Bossi-Fini sui reati connessi ai migranti) è responsabile dell’aumento spropositato della popolazione carceraria, poiché essa tende a dispensare sanzioni penali in particolare ai consumatori.
Tale legge, poi, ha innescato una vera e propria “macchina proibizionista” che costa almeno 2 miliardi di euro all’anno. Per questo intendiamo proporre l’immediata abolizione della legge Fini-Giovanardi e le dimissioni del capo del DPA.
Non si risolve nessun problema stigmatizzando comportamenti e rimuovendo i problemi.
Pensiamo che si debba, al contrario, adottare una legislazione che sia rispettosa dei diritti delle persone e che serva a perseguire duramente le grandi organizzazioni criminali che attualmente detengono il monopolio del commercio di sostanze. Pensiamo, quindi, ad una lotta su larga scala ai cartelli internazionali delle narcomafie.
Vogliamo che l’uso delle sostanze sia regolamentato e tendenzialmente ridotto.
È necessario, come avviene in altri paesi, avviare la sperimentazione della somministrazione delle sostanze psicotrope attualmente dichiarate illegali, in regime di monopolio di stato, consentendone l’utilizzo a scopo terapeutico dietro indicazione medica.
Riteniamo inoltre che vada depenalizzata la detenzione finalizzata al consumo personale e la coltivazione domestica delle sostanze meno dannose, come la cannabis.
Queste misure, colpirebbero immediatamente il gigantesco giro d’affari che alimenta le narcomafie.
Inoltre, il regime di monopolio di stato porterebbe introiti consistenti, che potrebbero essere immediatamente destinati a politiche sociali attive.
Riteniamo, infine, che vadano perseguite politiche di riduzione del danno, sulla scorta delle indicazioni dell’Unione europea dei cosiddetti “quattro pilastri”:
contenimento del numero di nuovi consumatori che entrano nel sistema, attraverso interventi a basso livello mirati ed efficaci, che si affianchino ad altre strategie di prevenzione; incoraggiare i consumatori a intraprendere precocemente percorsi di disintossicazione, anche attraverso programmi che prevedano terapie di mantenimento (ad esempio introducendo le stanze di iniezione in condizioni di sicurezza sanitaria, che hanno dimostrato la concreta possibilità di azzerare le morti per overdose);
minimizzazione degli aspetti negativi delle strategie repressive, favorendo forme alternative alla detenzione ai fini della riabilitazione; minimizzazione del danno per l’intera comunità, attraverso la riduzione dei reati commessi dai consumatori al fine di procurarsi droga.»
Tutto cio’ premesso e considerato che il Dott. Serpelloni e’ un fiero assertore di ideologie e di politiche proibizioniste ed un grande sostenitore della legge Fini-Giovanardi:

Chiediamo le dimissioni dell’attuale capo del DPA Italia, il Dott. Giovanni Serpelloni.

Pronto Soccorso Legale
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