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E’ di oggi la notizia dell’indagine a carico del’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, per riciclaggio di denaro proveniente da evasione fiscale e della sua collusione con nomi che hanno una certa rilevanza negli introiti più discutibili del nostro Erario, quelli relativi alle slot machine, di cui l’imprenditore Francesco Corallo, già in carcere, è un’indiscutibile potenza: <http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/fini_riciclaggio_sequestrato_milione_euro-2469953.html>.

Un danno di immagine, per il nostro caro inquisitore, in cui speravamo, come lo speravamo per l’altro artefice di un disastro sociale senza precedenti, il sen. Carlo Giovanardi, coautore con Fini della legge che ha distrutto non solo l’immagine, ma anche la vita di centinaia di migliaia di persone, spesso innocenti e rispettabili, ma costretti a subire un’ingiustizia per colpa di un ottuso sistema, che mette la vita dei cittadini in mano a personaggi che nulla di autorevole hanno e la cui pericolosità sociale, a causa dei loro intrallazzi, è ben lungi superiore a quella provocata da un innocuo coltivatore di cannabis!

Ma a parte la soddisfazione che possiamo provare per le vicende giudiziarie in cui sono coinvolti i novelli Torquemada, che in virtù di chissà quale privilegio mai si sarebbero aspettati di essere loro a vestire il ruolo di imputati, ci sembra il caso di iniziare di nuovo a porre l’attenzione su quanto sta avvenendo in Italia e in altri Paesi a proposito della legalizzazione della cannabis, partendo dalle promesse di Macron nella fase elettorale e che ora sta perfezionando a proposito della sua depenalizzazione: <http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/francia_macron_depenalizza_cannabis_multa_consumo-2462914.html> che nulla ha a che vedere con la legalizzazione proposta da Benoit Hamon, candidato socialista, ma è pur sempre un grande passo avanti in un Paese che punisce con il carcere anche il semplice consumo.

Aperture significative e ancor più significativo è che il tema depenalizzazione o legalizzazione compare ormai in molti programmi di Partiti o Movimenti in quasi tutte le campagne elettorali di quasi tutti i Paesi del mondo occidentale, tranne alcuni che ancora non avvertono l’importanza dell’argomento, tra cui l’Italia!

E nel prossimo futuro, nonostante le elezioni sembrino ormai alle porte, nulla sembra poter cambiare riguardo l’attenzione che i Partiti o i Movimenti italiani prestano all’argomento, al problema che coinvolge le abitudini e lo stile di vita di milioni di cittadini.

Con la legge elettorale che il parlamento si appresta ad approvare con l’accordo tra Forza Italia, Partito Democratico, Lega e 5 Stelle, si prospetta la possibilità che tutti i Partiti minori scompaiano, tra cui la costellazione di formazioni di sinistra che non sembra al momento possa superare (a meno che non si formi una coalizione) la soglia di sbarramento prevista al 5%.

Questo vorrebbe dire far mancare molte voci pro-legalizzazione nelle aule istituzionali, da Sinistra Italiana a Possibile, da Articolo Uno-MDP a tutta quella componente laica e progressista che finora ha sostenuto la battaglia per la legalizzazione in parlamento e la costituzione dell’Intergruppo Parlamentare, che senza queste autorevoli voci perderebbe di forza e credibilità, lasciando che la componente più ostica e reticente nei confronti di qualsiasi apertura sull’argomento, continui a farla da padrona sulle scelte individuali nel rispetto dei diritti civili.

Non ci resta quindi che chiedere, a gran voce, sui social e con tutti gli strumenti, associativi e personali che siano, che i Partiti o Movimenti che si presenteranno al giudizio del popolo alle prossime elezioni si dichiarino in merito all’argomento “legalizzazione” e che questo compaia a chiare lettere nel programma elettorale contemplato, di sicuro, nel diritto all’autodeterminazione e alle libere scelte di ogni cittadino, ma anche come strumento per combattere il narcotraffico, il monopolio delle case farmaceutiche e la difesa dell’ambiente contro le industrie del petrolio e della deforestazione …altrimenti milioni di consumatori potrebbero anche contemplare e rivendicare una sacrosanta e assolutamente consapevole astensione dal voto!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Versione integrale dell’incontro con i rappresentanti dell’Intergruppo Parlamentare a Indica Sativa Trade:
http://www.radioradicale.it/scheda/508596/legalizzazione-incontro-con-i-rappresentanti-dellintergruppo

Iniziamo con il ringraziare gli organizzatori di Indica Sativa Trade giunta alla sua 5^ edizione, evento tradizionale e storico per il mondo cannabico che anche quest’ anno ci ha dato l’occasione per fare il punto della situazione con alcuni rappresentanti del’Intergruppo parlamentare, quella coalizione trasversale costituita ormai molti mesi fa e che sembra aver tirato i remi in barca nella determinazione con cui arrivare ad una legge giusta per quanto riguarda l’autoproduzione e il consumo di cannabis.

Un incontro fortemente voluto ed organizzato dalle nostre Associazioni, proprio per cercare di capire dalla viva voce dei protagonisti cosa sta succedendo e quali sono le prospettive nell’immediato futuro, ed è con non poco sconforto che abbiamo potuto ascoltare le motivazioni che impediscono alla proposta di legge, con più consensi da parte di deputati e senatori nella storia del Parlamento italiano, di approdare ad un equilibrato e serio confronto in aula.

All’incontro hanno partecipato: Rita Bernardini (Radicali Italiani), Beatrice Brignone (Possibile), Daniele Farina (Sinistra Italiana), Vittorio Ferraresi (Movimento 5 Stelle) e Adriano Zaccagnini (Articolo 1-MDP), mentre il Sen. Della Vedova ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a causa di impegni istituzionali, ma ci ha assicurato telefonicamente di seguire molto da vicino la questione e di non dubitare del suo impegno.

Ma a parte le belle parole, i fatti stanno in maniera molto semplice poiché, nonostante la nutrita adesione di molti parlamentari alla pdl presentata dall’Intergruppo, questo numero, all’inizio molto consistente e significativo, ha iniziato, man mano che il tempo passava e continua a passare, a scemare, facendo perdere di credibilità all’intero impianto legislativo e aprendo forti dubbi sulla possibilità che possa essere trovata in tempi brevi, quell’auspicata soluzione in grado di risolvere il problema che continua ad affliggere centinaia di migliaia di cittadini, se non addirittura milioni, costretti a esercitare clandestinamente una pratica che dovrebbe, invece, essere semplicemente accettata e tollerata secondo il principio della non pericolosità nei confronti della salute e della sicurezza pubbliche.

E’ stato oggettivamente constatato, sia dai parlamentari che dalle persone che sono intervenute nel dibattito, che l’abolizione della Fini-Giovanardi non ha minimamente arginato il clima persecutorio nei confronti di innocui consumatori e che non è possibile continuare a sottostare al ricatto propinato dalla componente cattolica dei vari partiti di maggioranza e opposizione che, dopo l’anatema lanciato qualche settimana fa da Papa Francesco contro la legalizzazione, sembra aver trovato nuova linfa per alimentare l’aspetto ideologico di chiusura sull’uso della cannabis!

L’incontro è terminato con il proposito di trovare nuove forme di pressione e di mobilitazione per sostenere l’attività dell’Intergruppo, cosa alla quale le nostre Associazioni parteciperanno e contribuiranno con tutte le forze che hanno e con l’impegno da parte dei deputati ad adottare tutti gli strumenti messi a disposizione dei singoli parlamentari e dei gruppi, per superare il momento di stallo che stiamo subendo, per arrivare, entro l’estate, alla calendarizzazione della proposta di legge per definire una data per il dibattito in aula.

Ringraziamo Rita Bernardini, Beatrice Brignone, Daniele Farina, Vittorio Ferraresi e Adriano Zaccagnini per aver accettato il nostro invito e per aver partecipato ad un confronto con le associazioni e i consumatori che riteniamo sia stato molto utile per tutti.

ASCIA – CIP

I vertici della Direzione Nazionale Antimafia tornano ad esprimersi contro il proibizionismo, sottolineando comunque che sono radicalmente contrari ad autorizzare la coltivazione della cannabis ai privati, sia in forma individuale che associata.
Provo a comprendere il loro timore nell’autorizzare la produzione attraverso forme associative: certamente il nostro Stato, che non riesce a monitorare neppure gli appalti pubblici per la realizzazione delle strade, autorizzando tali attività rischierebbe di aprire un varco “legale” alla criminalità organizzata.
Potremmo ritrovarci con Igor “il Russo”, a fare da presidente in un Cannabis Social Club!!!
Ma ormai è troppo tardi per proporre esclusivamente il “monopolio”, vietando l’autoproduzione.
Se ci avessero pensato negli anni 80, quando il lungimirante Pannella chiedeva la legalizzazione distribuendo hashish, forse il popolo italiano avrebbe accettato di “fumare” ciò che avrebbe potuto passare il Governo; esattamente come ha accettato ciò che ha passato la mafia.
Ma gli oltre 30 anni di proibizionismo hanno portato molti consumatori di cannabis all’autoproduzione, non sovvenzionando le narcomafie, e ribellandosi all’insensato divieto imposto dalla Legge.
Chi coltiva cannabis, schifa quella venduta per strada. Perché dovrebbe accettare quella prodotta dallo Stato? La “Cannabis di Stato” sarà il prodotto ideale per il consumatore occasionale, o per il curioso.
Ma è inaccettabile per i consumatori di cannabis che sono diventati dei veri intenditori: estremamente critici nello scegliere le qualità.
Mi scuso in anticipo per ciò che sto per scrivere, perché potrebbe sembrare eccessivamente arrogante, ma è solo una constatazione dei fatti.
Il 28 ottobre del 2008 fui arrestato perché trovato in possesso del raccolto di 60 piante, coltivate con metodi biologici in vasi da 25 litri, all’interno di una serra che mi ero costruito da solo. La Polizia dichiarò che avevo prodotto 18Kg di cannabis asciutta. Chi guarda le foto delle piante ancora ad inizio della fioritura, pensa che ci sia stato un errore: sono piante che sembrano superavano i 500g di infiorescenze l’una.
Tutto questo coltivando da solo, e nascondendomi come se stessi davvero commettendo un crimine.
Invece, il centro farmaceutico militare di Firenze, autorizzato a produrre cannabis e agevolato dal lavoro del Dr. Giampaolo Grassi che fornisce talee belle e pronte, ha prodotto solo 15kg di cannabis dopo anni di sperimentazioni.
Quanti anni impiegherà lo Stato per produrre cannabis ad uso ricreativo? E quale consumatore accetterà quel prodotto?
Se la scienza ne riconosce la scarsissima pericolosità e l’elevatissimo potere terapeutico, perché ogni cittadino non deve essere libero di mettere in serra il seme della genetica che preferisce?
Dateci un numero massimo di piante, inasprite le pene per lo spaccio, ma non osate vietare la coltivazione personale del vegetale più utile all’uomo, da sempre.
Per secoli la canapa ha fornito cellulosa per far carta, su cui sono stati stampati i libri che hanno tramandato la conoscenza. Dobbiamo essere grati a questa pianta per le scoperte geografiche dato che per fare un veliero serviva più canapa che legno: le vele, le corde, i vestiti dei marinai, l’olio che bruciava nelle lanterne, le carte nautiche… tutto veniva prodotto dalla canapa.
La scienza ha dimostrato che la canapa è la pianta più utile all’uomo, anche dal punto di vista terapeutico.
Sfido chiunque a trovare un prodotto erboristico con effetti terapeutici evidentissimi contro: Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Alzheimer ed altre malattie del sistema nervoso centrale, Cancro, Glaucoma, Fibromalgia, dolore cronico, depressione, ecc…
Oggi sappiamo che le infiorescenze di cannabis hanno questo potere.
Eppure, i nostri rappresentanti politici che non temono di armare le mani dei cittadini, non temono di deviarli col gioco d’azzardo, non temono di avvelenarli con il cibo spazzatura venduto dalle catene di fast food e nei supermercati, che non temono e autorizzano l’uso di pesticidi e diserbanti, temono ancora la cannabis!
Certamente non è piantandosi della canapa in casa che possiamo avere certezza di guarire da una patologia. Per quello ci facciamo aiutare da medici e farmacisti che hanno sperimentato più di noi ed hanno realizzato estratti idonei alle varie esigenze, però si può affermare con la stessa certezza che, l’autorizzare i cittadini maggiorenni a coltivare un numero limitato di piante, non lederà alla nostra società, né da un punto di vista della salute, né tantomeno da quello della sicurezza pubblica!
Certamente la cannabis, come moltissime altre cose, fa bene se usata in un certo modo, ma lasciatelo dire a chi la usa da sempre, piuttosto che ad ignoranti proibizionisti.
Io sono un consumatore responsabile di cannabis da 25 anni. Non fumo sigarette di tabacco, non bevo alcol, pratico sport, amo leggere.
Ho frequentato posti in cui si consumava cannabis ed altri in cui veniva invece consumato alcol. Nei primi mi sono sempre sentito sicuro: non ho mai visto persone “fumate” fare a bott e mai nessuno è finito in ospedale. Per consumo di cannabis non è mai morto nessuno nell’intera storia dell’umanità.
Dove invece si usa e abusa legalmente di alcol, c’è sempre da temere che scoppi una rissa, o che qualche ubriaco si faccia male anche da solo perdendo l’equilibrio. Per non parlare dei ricoveri per coma etilico o dei figli concepiti per errore a causa di una sbronza.
Sono infondati i timori sulle conseguenze che potrebbe avere la legalizzazione dell’autoproduzione (permessa solo ai maggiorenni) sui minori: quello che spinge un giovane ad usare delle droghe è la curiosità, che si amplifica ponendo divieti. Usare una sostanza che ha effetti psicoattivi, deve invece essere una scelta consapevole e responsabile. L’esempio concreto arriva dal vino, usato come bevanda e per pasteggiare: impariamo ad assumerlo responsabilmente sin da bambini. Ci sarà sempre qualche individuo che, per motivi individuali, abuserà dell’alcol e purtroppo negli ultimi anni il fenomeno sembra essere in aumento, soprattutto tra i giovani. Ma il motivo va ricercato nell’educazione che essi ricevono in merito all’uso di bevande alcoliche e non nella libertà di bere.
E’ una contraddizione che non è possibile tollerare ulteriormente e i nostri politici non possono più impedire che i semi di canapa germoglino e fioriscano nelle case degli italiani.

Giuseppe Nicosia – ASCIA
antiproibizionista e consumatore responsabile di cannabis.

Le notizie di questi giorni, relative alla scoperta di una piantagione domotica di solo 6 piante di cannabis che tanto risalto ha avuto sui quotidiani della capitale <http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/droga_serra_domotica_roma-2389157.html> e le reazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, Lega e Milano Popolare nei confronti del Festival della Cannabis di Lambrate <http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/festival-cannabis-1.3047821>, ci fanno capire che nonostante l’impegno degli oltre 300 parlamentari che hanno firmato la pdl presentata dall’Intergruppo, nonostante le oltre 60.000 firme raccolte per iniziativa dei Radicali Italiani e nonostante, si stima, circa 5.000.000 di italiani usano consumare cannabis più o meno regolarmente, la stupida demonizzazione di questa benefica pianta non cessa e anzi sembra trovare sempre nuovo vigore nella falsa informazione.

E’ forse il caso, quindi, di capire meglio dov’è che stiamo sbagliando, se continua ad essere così difficile usare il buon senso per sconfiggere il pregiudizio ideologico, che sostiene da sempre la componente proibizionista e buona parte dell’opinione pubblica.

E’ probabile che abbiamo sbagliato qualcosa nella strategia iniziale, continuando a elencare tutte le relazioni della canapa con varie realtà discutibili, all’interno della richiesta di legalizzarne l’uso personale, senza mai riuscire a dare una panoramica generale dei vantaggi che la legalizzazione comporterebbe e dell’impegno civile che sostiene in varie direzioni.

Nei dibattiti parlamentari e tra l’opinione pubblica ormai è diffusa la convinzione che la legalizzazione sia esclusivamente una battaglia tra una concessione terapeutica per i pazienti affetti da patologie pesanti e una licenza all’autodistruzione di milioni di persone, a cui la legalizzazione porterebbe.

Dovremmo ora alzare il tiro e fare della battaglia per la legalizzazione una bandiera sotto la quale coagulare il consenso sociale, far capire che l’obiettivo è uno, ma gli avversari che vanno sconfitti raggiungendo quell’obiettivo sono tanti: gli interessi della criminalità in primis, ma anche quelli delle case farmaceutiche, delle imprese coinvolte nella deforestazione e di quelle che hanno interessi nel commercio e nella trasformazione del petrolio, impegnarsi quindi nella battaglia antiproibizionista significa quindi non solo difendere la dignità e la libertà di milioni di persone, ma anche assestare un colpo mortale agli interessi della criminalità, liberare chi ne ha bisogno dalla prepotenza e dal monopolio delle case farmaceutiche e difendere il nostro pianeta da uno sfruttamento incontrollato.

Per parlare di tutto questo e dello stato in cui versa la pdl presentata dall’Intergruppo Parlamentare, ASCIA e CIP, in collaborazione con gli organizzatori della Fiera, hanno invitato il Sen. Della Vedova (promotore dell’Intergruppo), Rita Bernardini (Presidente Onorario), il Sen. Airola e gli On. Ferraresi, Farina, Zaccagnini e Brignone per un confronto con le Associazioni, che si terrà sabato 13 maggio alle ore 16 in occasione della 4^ edizione di Indica Sativa Trade <http://www.indicasativatrade.com/>

ASCIA – www.ascia-web.org
CIP – www.canapainfopoint.it

Il senatore Carlo Giovanardi è indagato dall’antimafia

L’ultima crociata del senatore Carlo Giovanardi sarà, forse, la più difficile da affrontare. Dovrà infatti difendersi dalle pesanti accuse che gli contestano i magistrati di Bologna. L’attuale membro della commissione antimafia – già ministro e sottosegretario berlusconiano – è indagato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e minaccia o violenza a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il tutto con l’aggravante di aver rafforzato l’associazione mafiosa, agevolandola. In questo caso specifico, l’associazione, risponde al nome di ‘ndrangheta emiliana.

Giovanardi, in pratica, avrebbe utilizzato notizie riservate e fatto pressioni indebite per salvare dall’interdittiva antimafia del prefetto una società di costruzioni modenese, esclusa dai lavori pubblici perché condizionata dalle cosche. Il titolare dell’azienda Bianchini costruzioni è sotto processo per concorso esterno alla mafia a Reggio Emilia, insieme ai capi bastone dell’organizzazione criminale. Ma il senatore, è l’ipotesi degli inquirenti, non si è fatto alcuno scrupolo nel montare una campagna contro prefetti, investigatori e magistratura, per tutelare un imprenditore che con gli uomini del padrino Nicolino Grande Aracri andava a braccetto.

Con i titolari di questa azienda di San Felice, paesone colpito pesantemente dal sisma del 2012, l’ex ministro si è incontrato varie volte. Anche nel suo studio. Per il politico modenese i Bianchini sono imprenditori seri, guai a chi lo mette in dubbio. E per questo vanno difesi senza remore, nonostante le pesanti accuse dell’antimafia e il primo pentito della cosca emiliana che ha riempito decine di verbali sugli affari portati avanti con la complicità dell’imprenditore modenese, che oltre a fare la parte del leone nella ricostruzione post terremoto aveva ottenuto lavori anche nei cantieri Expo di Milano.

A Giovanardi l’avviso è stato notificato lo scorso venerdì, alla vigilia del primo congresso provinciale del nuovo movimento politico, Idea popolo e libertà, di cui è fondatore insieme a Eugenia Roccella e Gaetano Quaglieriello. Tra gli indagati altre tre persone, che lo stesso giorno hanno ricevuto il medesimo avviso, tra questi c’è il capo di gabinetto della prefettura di Modena, Mario Ventura.

Oltre all’informazione di garanzia gli indagati hanno ricevuto la notifica della fissazione dell’udienza davanti al gip, chiesta dai pm Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, a maggiore tutela del parlamentare. Infatti, in base all’articolo 6 della normativa sulle «disposizioni in materia di processi penali nei confronti di alte cariche dello Stato», per utilizzare le intercettazioni che riguardano deputati e senatori è necessario chiedere il via libera alla giunta per le autorizzazioni. Nel caso di Giovanardi i pm hanno preferito adottare una cautela ulteriore, e far decidere a un giudice terzo la rilevanza o meno di quelle telefonate “indirette” in cui spunta il senatore, membro peraltro della commissione antimafia. Solo se il gip dovesse ritenerle rilevanti verranno inviate al Senato.

Sempre lo stesso gip dovrà valutare anche i tabulati acquisiti durante i due anni di indagine riservatissima condotta dal nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Modena coordinati dai pm che hanno firmato la maxi inchiesta Aemilia, quella sulla ‘ndrangheta emiliana appunto. Non è un caso ovviamente che il filone “Giovanardi” scaturisca da questa indagine.

I sospetti sull’ex ministro iniziano a prendere forma proprio nei giorni immediatamente successivi alla retata “Aemilia”. Da quando cioè l’allora procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, si recò in gran segreto negli uffici della prefettura modenese per sentire quale persona informata dei fatti l’attuale capo di gabinetto del prefetto, Mario Ventura, indagato ora insieme al politico. Dopo di lui, tenendo sempre un bassissimo profilo, la procura ha ascoltato diversi testimoni: dagli ex prefetti di Modena fino ad arrivare al capo del Girer, il poliziotto Cono Incognito, che guida il gruppo di indagine creato ad hoc per vigilare sulla ricostruzione del dopo sisma.

Sotto i riflettori la strategia per far rientrare alcune aziende storiche del territorio sospettate di vicinanza ai clan negli elenchi “mafia free” della prefettura. Ventura, quando fu ascoltato dai magistrati, definì il suo amico senatore «un martello pneumatico» per le pressioni continue che esercitava con il fine di convincere a riabilitare l’impresa Bianchini. Società attivissima in regione e nella ricostruzione post terremoto, poi bloccata perché condizionata dal clan Grande Aracri, famiglia di ‘ndrangheta con cuore a Cutro, provincia di Crotone, ma testa e cassaforte tra Modena, Reggio Emilia e Parma, da ormai quasi 40 anni.

I video sequestrati
Tra il materiale acquisito dagli investigatori, in parte già mostrato durante il dibattimento in corso a Reggio Emilia contro la ‘ndrangheta emiliana, c’è un video registrato da Alessandro Bianchini, il figlio di Augusto. Entrambi sotto processo per complicità con la cosca, godono di un un ottimo rapporto con Giovanardi. Tuttavia è nella natura dei Bianchini non fidarsi di nessuno. Per questo Alessandro ha l’abitudine di registrare tutti gli incontri che organizza. Così tra i segreti archiviati custodisce nell’hard disk del pc anche i dialoghi con il senatore.

Per i pm un video più degli altri ha un’importanza fondamentale. Porta la data del 18 ottobre 2014: I Bianchni ammettono davanti a Giovanardi di avere fatto fatture false con il gruppo dei “cutresi” e non nascondono il rapporto con Bolognino, il braccio operativo del grande capo don Nicolino Grande Aracri. Confermano in pratica quanto gli contesta la procura. Da questo momento in poi Giovanardi è, secondo i pm, consapevole del ruolo di Bianchini. Ma nonostante ciò ha proseguito nella sua opera di pressing sulle istituzioni. Il pressing, è bene sottolinearlo, secondo Giovanardi rientrava nelle prerogative di un parlamentare, a tutela dell’economia del territorio e per cambiare una legge, quella sulle interdittive antimafia, secondo lui inefficiente e pericolosa.

Le pressioni del senatore Giovanardi per salvare l’azienda nel mirino dell’antimafia
Un pentito della ‘ndrangheta svela come l’imprenditore modenese Bianchini “oliava” la politica. I verbali agli atti del maxi processo Aemilia, dove tra i fascicoli spunta anche il nome di Giovanardi (non indagato). Il senatore intercedeva per l’imprenditore ora sotto processo per mafia
C’è poi un secondo audio ritenuto di grande interesse. Perché qui il senatore usa parole molto forti. Arrivando persino a dire davanti agli imprenditori che: «A quelli ho detto che se fossi in Bianchini verrei qua con una rivoltella e ammazzo tutti, creando un precedente… folli…folli…».

Le minacce
L’altro capitolo riguarda le minacce di Giovanardi nei confronti di chi non sottostava alle sue richieste. Su sollecitazione di Bianchini, Giovanardi prendeva contatti con tutte le autorità coinvolte: prefetto, capo di gabinetto, questore, comandanti provinciali di carabinieri e finanza, con i loro superiori gerarchici anche a Roma, con stretti collaboratori del ministero interni, e con Bruno Frattasi, direttore ufficio legislativo e relazioni parlamentari.

Tutto con il fine di condizionare l’attività della prefettura, per indirizzare future decisioni e ottenere la revisione del provvedimento su Bianchini. Il senatore ha proseguito la battaglia per mesi. Con modalità tali, sostengono gli inquirenti, da generare preoccupazione in chi riceveva le richieste. Soprattutto in relazione alle ripercussioni cui sarebbero andati incontro qualora non avessero aderito ai desiderata di Giovanardi in merito alla revisione del provvedimento.

Ecco qualche esempio in mano a chi indaga: agli ultimi due prefetti di Modena, il prefetto Benedetto Basile e Michele Di Bari, gli sarebbe stata prospettata l’adozione di un trasferimento ad altra sede o incarico attraverso interventi diretti presso il ministero dell’Interno; agli ufficiali dei Carabinieri è stata paventata la presentazione di esposti all’autorità giudiziaria, e l’avvio di un’incisiva azione parlamentare nel tentativo di influenzare le decisioni di chi avrebbe poi dovuto decidere delle sorti di Bianchini.

Un clima di tensione
Il comportamento e l’atteggiamento di Giovanardi hanno creato un clima di forte tensione all’interno della Prefettura. Tensione soprattuto attorno al prefetto dell’epoca Michele di Bari. Che ha resistito alla richieste continue del senatore, più che certo di centrare l’obiettivo e regalare a Bianchini la nuova iscrizione nelle white list prefettizie.

L’ex ministro berlusconiano non poteva imbarcasi in questa avventura tutto solo. Così all’interno di questo quadro è emerso il ruolo di altri personaggi che a vario titolo si sono spesi per vincere la partita. Un quadro, sostengono i magistrati, in cui la prefettura appare vulnerabile alle interferenze esterne. E in cui l’allora prefetto si è trovato stretto tra l’ ingerenza di Giovanardi, l’intransigenza degli investigatori e un funzionario disponibile ad ascoltare le pretese del politico, che solo tre giorni fa lanciava l’allarme su sicurezza e immigrazione dal palco del congresso provinciale del suo nuovo partito “Idea”.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/04/10/news/carlo-giovanardi-indagato-antimafia-1.299254?ref=fbpe&refresh_ce

Dj Fabo, ieri alle 11:40, ha finalmente ottenuto quella pace e quella serenità che il suo Paese gli negava.
Oggi le polemiche scoppiano sui social network e tra le pagine dei giornali.
Troppo facile dichiararsi “per la vita” quando si gode di ottima salute.
In realtà è assolutamente inutile giudicare le scelte personali di altri.

La vita è qualcosa di unico in tutti i sensi: non solo perché è probabilmente l’unica occasione che ha ogni essere vivente di sperimentare emozioni prima di tornare in quel “nulla” da cui tutti veniamo, salvo improbabili paradisi, ma la vita è anche qualcosa di unico perché appartiene esclusivamente a chi la vive, e ognuno dovrebbe essere libero di scegliere per se stesso.

Non possiamo giudicare a seconda delle opinioni che abbiamo sull’argomento eutanasia: ogni uomo ha il suo grado di sopportazione, ed ha delle esigenze vitali che vanno oltre il nutrirsi ed il respirare.

Ciò che invece possiamo giudicare è l’operato di una classe politica assolutamente insensibile ai bisogni del popolo.
Ancora una volta si parla di “proibizionismo”, di mancata libertà, ma solo all’interno dei confini di uno Stato perbenista.

Molti dei nostri parlamentari, se colpiti da disgrazie come quella che ha portato Dj Fabo a desiderare la morte, opterebbero per l’eutanasia; eppure nessuno di loro prende realmente posizione sull’argomento, nessuno tranne i soliti Radicali, gli unici ad interessarsi dei problemi sociali e civili del Paese nonostante siano fuori dal Parlamento.

Il mio non è un elogio ai Radicali, piuttosto un ammonizione a chi, di Destra o Sinistra che sia, siede all’interno di Camera o Senato, e si impegna nulla rispetto a quanto praticamente fanno persone come Marco Cappato, Rita Bernardini e Riccardo Magi, di solito scrivo trattando argomenti che riguardano esclusivamente la cannabis: dall’antiproibizionismo al terapeutico, dall’industriale all’alimentare, però, la storia del Dj Fabo, mi ha indotto ad esprimere la mia opinione, non sull’eutanasia in sé, ma semplicemente a favore della libertà di scelta, e sempre contro il proibizionismo: se fosse legale l’eutanasia, la cannabis e la prostituzione, questo Paese diverrebbe certamente più Vero, e semplicemente più Civile.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

La cosa più straordinaria in questa terza edizione di Canapa Mundi, appena svolta, è stata l’esposizione e la distribuzione di vere piante di canapa certificate, decine di persone sono uscite dalla fiera con una pianta di canapa in mano perché, grazie alla legge 242/16, è ora possibile detenere le piante a scopo ornamentale.

Roma è stata quindi la prima piazza in Italia a cogliere l’opportunità al volo e a Canapa Mundi molti stands di associazioni antiproibizioniste hanno messo in mostra le piante in fase vegetativa da cedere ai visitatori e ai propri soci e sono state molte le persone che si sono tesserate alla nostra associazione per poter finalmente e senza timore alcuno, portarsi a casa un’esemplare di pianta di canapa che fino ad un paio di mesi fa era vietata in qualsiasi circostanza.

E’ una rivoluzione lenta quella che stiamo portando avanti, ma implacabile nella convinzione del successo finale, dopo decenni di bugie e di falsa informazione, finalmente la canapa viene riconosciuta per i suoi benefici terapeutici spronando le Istituzioni locali e quelle nazionali ad occuparsi della continua e massiccia richiesta di ricorrere alle terapie cannabinoidi da parte di migliaia di pazienti affetti da patologie particolarmente pesanti, nel stesso momento alla canapa viene riconosciuta una valenza indiscutibile per rilanciare il settore dell’agricoltura alternativa e per essere oggetto di studio e didattica, visto che oltre alle fibre per uso industriale, produce anche una vasta gamma di prodotti alimentari, tutti fattori che non possono essere più ignorati.

Certo, è sconfortante constatare che quanto sta avvenendo ora è già stato detto, innumerevoli volte e nelle più svariate occasioni, da quel mondo antiproibizionista che ha sempre amato definirsi “estimatore della canapa” per tutti i benefici e le risorse che questa pianta mette a disposizione dell’essere umano, parole cadute nel vuoto, quel vuoto mentale che attanaglia settori molto ampi del parlamento, quel vuoto mentale che Serpelloni diceva essere una causa dell’uso di cannabis e che invece è prerogativa di quella parte della politica che è inerte per risolvere i problemi dei cittadini, siano questi dovuti alla salute, al lavoro o alle ingiuste detenzioni causate da un anacronistico proibizionismo.

Sono duri di comprendonio, ma per non fare la figura degli inetti di fronte alle aperture mondiali nei confronti della legalizzazione della canapa, piano piano non possono fare a meno di adeguarsi ai tempi e i tempi richiedono rispetto per i malati, favorire le opportunità lavorative, una serie di leggi che garantiscano le libere scelte e anche il diritto di coltivare sul balcone di casa una pianta di canapa.

Un ringraziamento allo staff di Canapa Mundi per averci dato anche quest’anno l’opportunità di sensibilizzare centinaia di persone sulla cultura e coltura della canapa.

Giancarlo Cecconi – Staff ASCIA-CIP