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Si è conclusa domenica sera la terza edizione di Indica Sativa Trade a Bologna, nella quale siamo riusciti ad avere anche la presenza di alcuni tra i principali protagonisti politici della pressione antiproibizionista in parlamento, nel dibattito svoltosi sabato 6 nel pomeriggio, all’interno della fiera stessa.

Hanno partecipato gli on. Bernardini (Radicali), Farina (SEL), Civati (ex PD) e i senatori Ciampolillo (M5S), e Della Vedova (promotore dell’intergruppo parlamentare) i quali hanno fatto il punto dell’attuale situazione delle loro iniziative e del lavoro del gruppo interparlamentare recentemente costituitosi, per portare in tempi brevi un’ulteriore proposta di legalizzazione della piccola coltivazione domestica di canapa per uso privato.

Sostanzialmente è stato ribadito l’impegno per cercare di ottenere una eventuale possibile legalizzazione entro tempi brevi, ma francamente è stata anche una occasione per porre loro le nostre domande e la possibilità di intessere contatti personali nelle presentazioni e nelle conversazioni che abbiamo avuto, sia prima che dopo il dibattito stesso, e dobbiamo riconoscere che almeno nelle intenzioni ci siamo sentiti ascoltati con attenzione.

Continueremo a mantenere un contatto con loro e a seguire e cercare di stimolare ogni iniziativa concreta che possa portarci definitivamente alla conclusione storica dell’assurda persecuzione giuridica nei confronti dei coltivatori di canapa per uso domestico personale, attendiamo quindi la metà di luglio per conoscere la proposta di legge che verrà formulata dall’intergruppo, sperando che possa avvenire con l’auspicata interazione con le associazioni di consumatori.

Per quanto riguarda il progetto dei Canapa Info Point, ci sembra proprio che la risposta in fiera sia stata positiva, abbiamo definito i CIP locali di Roma, Padova e Savona (GE) ed avuto finalmente un contatto diretto con altri interessati al progetto in tutta Italia, e molto più numerosi rispetto alle nostre aspettative iniziali.
Si sono tenuti 3 mini corsi giornalieri di circa un’ora su come aprire un CIP seguiti con molta attenzione da una discreta platea.

Per il resto chi ha partecipato alla fiera ha avuto ulteriori possibilità di allacciare velocemente contatti e relazioni personali attraverso l’incontro diretto, in una sempre più crescente rete di collaborazioni e sinergie, e questo è uno dei motivi di maggiore interesse e soddisfazione nel partecipare a questo genere di eventi: ogni anno, ogni fiera ci arricchisce sempre di più di queste relazioni fra noi antiproibizionisti, e di volta in volta ci serve anche per constatare la crescita e i cambiamenti che sono avvenuti nel frattempo.

Un sincero grazie allo staff di Indica Sativa Trade per il loro impagabile impegno!

Staff ASCIA

Abbiamo molte notizie da darvi:

Ieri si è tenuta la prima convocazione dell’intergruppo parlamentare per una proposta trasversale e condivisa sulla legalizzazione della cannabis: vi rimandiamo per il primo resoconto, all’intervista al sen. Della Vedova, promotore dell’iniziativa, rilasciata dopo la riunione:

http://www.radioradicale.it/scheda/437344/intervista-a-benedetto-della-vedova-sulla-prima-riunione-dellintergruppo-parlamentare-per-la-legalizzazion

La prossima riunione dell’intergruppo è prevista dopo le festività di Pasqua.

La seconda notizia è relativa ad una conferenza stampa indetta per il 2 aprile al Senato dal M5S, convocata dal sen. Ciampolillo, alla quale ASCIA parteciperà insieme all’Associazione di pazienti “LapianTiamo” per portare di nuovo la voce dei consumatori ad ogni titolo all’interno delle Istituzioni, in un momento in cui, pensiamo, dovrebbero convergere tutti gli sforzi per ottenere una legge a tutela delle coltivazioni domestiche ad uso personale.
La persecuzione non è finita e solo stamattina Andrea Trisciuoglio, segretario di “LapianTiamo”, è stato fermato dalle Forze dell’Ordine nei pressi della sua abitazione a causa del profumo della sua medicina.
Nonostante le spiegazioni di Andrea, i solerti agenti hanno sequestrato il Bedrocan e lo hanno trattenuto in caserma per 5 ore, per poi restituirgli tutto con le debite scuse per l’equivoco: http://www.aduc.it/comunicato/cannabis+terapeutica+attenti+essere+malati_22970.php

Ma noi sappiamo che piuttosto che equivoco, si tratta dell’ennesima dimostrazione di come le FF.OO., la magistratura e la classe politica, nella maggioranza delle sue componenti, continuino a vivere nell’ignoranza e nel pregiudizio nei confronti della cannabis e di chi la usa. Andremo quindi nuovamente in Senato per reclamare una rapida soluzione a nome di chi, nonostante le aperture a livello globale, ancora, nel nostro Paese, è costretto a vivere nel timore della persecuzione.
Seguirà nei prossimi giorni un comunicato stampa.

Ed infine, e forse più importante delle altre, è la notizia che è stata costituita, in data odierna, l’Associazione Canapa Info Point su iniziativa di ASCIA e della comunità di growers “Over Grow”.
Entro il mese di aprile, dopo aver provveduto all’allestimento dell’Info Point, creato il sito web e preparato il materiale promozionale, pensiamo di poter procedere con l’inaugurazione, alla quale speriamo voglia partecipare il maggior numero di nostri sostenitori.

Il Canapa Info Point ha sede presso “Grow Shop Italia” in via Pisino a Roma, proprio con lo scopo di unire l’impegno antiproibizionista, all’educazione sull’uso e alla conoscenza delle proprietà del seme e della pianta nei suoi molteplici utilizzi.

Nello statuto dell’Associazione è prevista la possibilità di aprire sedi distaccate, invitiamo quindi chi fosse interessato a collaborare con l’apertura di altre sedi Canapa Info Point a contattare: ascia@legalizziamolacanapa.org

Ringraziamo i nostri soci, simpatizzanti e sostenitori per averci consentito di raggiungere questo obiettivo, che ci permette di far tornare l’argomento “canapa” alla pubblica conoscenza.

ASCIA – Over Grow

Il progetto Canapa Info Point sta andando avanti e, come annunciato dopo la fiera Canapa Mundi, è frutto della collaborazione tra ASCIA e la comunità dei growers “Over Grow”, con il supporto e il sostegno di uno storico e prestigioso Grow Shop di Roma.

Stiamo raccogliendo le ultime e necessarie informazioni per dare seguito al progetto con la costituzione dell’Associazione, che non farà riferimento né ad ASCIA né ad Over Grow, ma nascerà come nuova associazione, denominata appunto Canapa Info Point.

La scelta di operare nel territorio attraverso questi “centri informativi” nasce dalla constatazione che l’antiproibizionismo continua a rimanere un argomento trattato quasi esclusivamente dagli addetti ai lavori, mentre la maggior parte delle persone continua ad ignorare le qualità della canapa, i suoi molteplici utilizzi e l’origine della sua demonizzazione.

L’intenzione dei Canapa Info Point è di operare perché la conoscenza della canapa possa raggiungere la curiosità di chi ama cucinare, di chi inizia a diffidare delle cure tradizionali, di chi è intenzionato a sperimentare i benefici della bioedilizia, di chi è impegnato per la tutela dell’ambiente e di tutti quelli che sentono la necessità di difendere un patrimonio dell’umanità e attraverso questa opera di avvicinamento tra la cittadinanza e i consumatori, il Canapa Info Point servirà soprattutto per informare sui danni del proibizionismo e far crescere consensi sulla legalizzazione per l’uso privato, facendoli diventare dei punti di riferimento per le iniziative politiche che l’Associazione vorrà adottare per la causa antiproibizionista.

Il Canapa Info Point sarà anche un punto informativo dove i soci potranno trovare tutte le informazioni relative alle aziende che producono alimenti e manufatti dalla canapa, una vasta letteratura antiproibizionista e le prime indicazioni per un pronto soccorso legale.

Sono state molte le richieste di adesione e di partecipazione da parte di altri Grow Shops in varie parti d’Italia e appena costituita l’Associazione Canapa Info Point inviteremo tutti coloro che hanno spazio a disposizione a condividere l’iniziativa.

E’ nelle nostre intenzioni affiliare l’Associazione, che ha come finalità la promozione sociale e assolutamente no-profit, ad una rete associativa nazionale per poter interagire con altre realtà che perseguono obiettivi simili o compatibili con quelli dei Canapa Info Point.

Sperando di potervi aggiornare nel più breve tempo possibile dell’avvenuta costituzione, invitiamo ancora una volta i nostri sostenitori a partecipare attraverso un piccolo versamento: “Apriamo insieme il primo Canapa Info Point” e cogliamo l’occasione per ringraziare ancora le decine di soci che con il loro contributo stanno permettendo la riuscita della prima fase di questo progetto.

ASCIA – Over Grow

Famiglia Cristiana è un settimanale di ispirazione cattolica, fondato nel 1931. Con una media di tre milioni di lettori, è uno dei periodici più diffusi in Italia, ed è molto seguito anche on-line.

Tratta temi di vario genere, analizzati sempre in ottica “cristiana”.

Il 12 febbraio scorso, in seguito alle dichiarazioni di Roberto Saviano che ritiene necessario legalizzare la marijuana al fine di sconfiggere le organizzazioni criminali, Famiglia Cristiana scrive un articolo sul tema.

Nel brano riporta i dati che Saviano utilizza per valorizzare la sua tesi, ossia la riduzione del 24% di traffico d’erba, avvenuto dopo la legalizzazione in alcuni stati USA.

Il settimanale risponde allo scrittore antiproibizionista sottolineando l’importanza di battere prima di tutto la strada della prevenzione e dell’educazione e, quindi, schierandosi ancora dalla parte dei proibizionisti. Convinti forse di ricevere sostegno dai lettori, Famiglia Cristiana lancia un sondaggio: “Siete d’accordo con la proposta di voler legalizzare le droghe leggere”?

La risposta alla domanda è stata tanto immediata quanto inaspettata: la redazione è stata praticamente sommersa da messaggi di lettori favorevoli alla legalizzazione. In quasi tutti i messaggi viene espressa la necessità di regolamentare una sostanza che non deve più esser definita una “droga leggera”, ma semplicemente cannabis, esattamente come si fa con sostanze ben più pericolose per la salute dell’uomo come tabacco e alcol.

Vengono menzionati i danni economici e sociali del proibizionismo, e si torna a ribadire il totale fallimento dell’attuale politica repressiva e punitiva.

La corretta informazione sulla canapa e sul derivato cannabis, divulgata con dedizione da antiproibizionisti che per anni sono stati derisi, emarginati e perseguitati, inizia a scalfire anche le roccaforti del proibizionismo bigotto.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Questo il link per partecipare al sondaggio: http://www.famigliacristiana.it/stanza/siete-d-accordo-con-la-proposta-di-legalizzare-l-uso-delle-droghe-leggere.aspx

Solo tre anni fa, pensare di poter visitare in Italia una Fiera dedicata alla Canapa, sembrava pura utopia, ma il coraggioso esperimento degli organizzatori di Indica Sativa Trade a Fermo nel 2013, sembra aver funzionato come un innesco di una bomba che stentava ad esplodere.

Nel 2014 sono state due le Fiere sulla Canapa, una a Fermo e l’altra a Napoli e nel 2015 il numero degli eventi sembra destinato a crescere in maniera esponenziale, infatti dopo Canapa Mundi, si sta preparando la Fiera a Catania, a cui seguirà la terza edizione di Indica Sativa Trade e di seguito l’ulteriore auspicata edizione della Fiera di Napoli …non ci fermeranno più!

L’aria che si respirava nei tre giorni di Canapa Mundi, era intrisa della voglia di emergere dal ghetto discriminatorio, nel quale i consumatori di cannabis sono stati relegati da una paranoica politica proibizionista negli ultimi decenni e in particolare negli ultimi anni.

Un affollamento continuo di persone, di tutte le età, di tutte le estrazioni sociali, di tutte le regioni e addirittura famiglie intere con pargoli al seguito, ha caratterizzato lo svolgimento dell’evento, una folla animata di consapevolezza, senso di responsabilità, con una considerevole dose di civismo, che oltre a visitare il settore commerciale ha seguito con interesse i dibattiti e si è dimostrata molto sensibile alle problematiche causate dal proibizionismo, esposte dalle numerose associazioni che hanno partecipato con stand informativi.

Sono stati comunque tre giorni di intenso lavoro per tutti e siamo felici di annunciare che ASCIA e la comunità dei growers di Over Grow, hanno deciso di collaborare per l’apertura di circoli informativi sulla Canapa dando vita all’associazione Canapa Info Point, che dovrebbe essere operativa a breve tempo.

Il progetto prevede l’apertura del primo Canapa Info Point a Roma, al quale, in base all’entusiasmo dimostrato dalla nostra proposta, ne dovrebbero seguire altri in varie parti d’Italia, vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

In fiera abbiamo avuto anche l’occasione di incontrare un gruppo di parlamentari del M5S, ai quali abbiamo consegnato la proposta di ASCIA per le “Coltivazioni di Gruppo” come modello semplificato di CSC e dai quali attendiamo una risposta a breve, per capire come accelerare i tempi per ottenere un minimo di regolamentazione della coltivazione domestica, avendo convenuto che il ferro è caldo ed è proprio questo il momento di batterlo.

Ringraziamo gli organizzatori di Canapa Mundi per averci permesso di continuare nel nostro lavoro di sensibilizzazione, ma soprattutto per essere riusciti a portare a Roma la bandiera dell’antiproibizionismo, intorno alla quale si sono radunate migliaia e migliaia di persone …avanti così!

Direttivo ASCIA

Come già annunciato in precedenza, ASCIA sarà presente con uno stand a Canapa Mundi, che aprirà i battenti venerdì 20 alle 15,00 a Roma presso il Palacavicchi (Ciampino).

Sarà una piacevole e speriamo fruttuosa opportunità per incontrare i nostri soci e simpatizzanti e per dare slancio al progetto del Canapa Info Point, per la riuscita del quale abbiamo lanciato una colletta circa due mesi or sono.

Cogliamo l’occasione per informare sullo stato della raccolta fondi che alla data odierna ha raggiunto la somma di circa 3.000 euro, contro i 6.000 necessari per far partire il progetto.

Crediamo fortemente che far tornare nel territorio la coltura e la conoscenza delle proprietà e delle qualità della canapa, possa essere il veicolo principe per superare la demonizzazione praticata nei suoi confronti da decenni di insensato proibizionismo che, con la sua politica fortemente ideologica, ha creato nell’opinione pubblica una ingiustificata diffidenza nei confronti di questa pianta.

Abbiamo posto la data del 31 di marzo come termine ultimo per la raccolta di fondi per la costituzione del CIP ASCIA e chiediamo a tutti coloro che condividono il nostro progetto di voler contribuire anche con un piccolo versamento che potrà essere effettuato seguendo le indicazioni: “Apriamo insieme il primo Canapa Info Point ASCIA“.

Un vivo e sincero ringraziamento a tutti coloro che con un contributo hanno dimostrato fiducia e condivisione al nostro progetto, in particolare “Dolce Vita”, l’on. Daniele Farina, il gruppo parlamentare del M5S e le decine di nostri soci e simpatizzanti che con la loro partecipazione ci danno l’energia necessaria per poter continuare la nostra sacrosanta battaglia in difesa delle libertà e della dignità.

Ci vediamo a Canapa Mundi, sarà un piacere incontrarvi!

Direttivo ASCIA

Non si può non rimanere basiti di fronte a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi, è in preparazione una nuova guerra, o per meglio dire: sta per avere inizio una ulteriore fase di una guerra iniziata circa 1000 anni fa con la prima Crociata.

A quel tempo il mondo islamico era già divenuto una realtà tangibile in tutta la sua potenza, conoscenza e creatività e l’idea di andargli a rompere le scatole a Gerusalemme, provocando una strage di 40.000 persone, storicamente possiamo dire che non è stata una buona idea.

Incredibile da credere, ma la Storia agisce su tempi insospettabili e inconcepibili per le nostre brevi esistenze, ma acuisce il ricordo delle violenze subite ogni volta che si rinnovano, come si sono di fatto rinnovate attraverso la politica coloniale, l’usurpazione di culture e territori, la riduzione in schiavitù e gli esodi forzati, la spoliazione delle ricchezze naturali, la creazione di Stati nuovi dopo la seconda guerra mondiale, la fondazione dello Stato di Israele a discapito di milioni di palestinesi e tutti i conseguenti effetti collaterali che queste vicende hanno causato e i cui risultati stiamo subendo ai nostri giorni, dalla comparsa misteriosa e repentina dell’ISIS, alla meraviglia per la sua potenzialità ed espansione, fino agli atti terroristici a cui stiamo assistendo.

Una convinzione radicata negli anni ’60 e ’70 era che l’erba aprisse la mente, l’erba, solo l’erba e le altre sostanze che naturalmente agivano (ed agiscono) sulla psiche umana. Prima dell’avvento su vasta scala dell’eroina, della cocaina, delle anfetamine e di tutte le porcherie chimiche si fumava e si parlava, si parlava e si fumava e in tutto quel parlare e fumare alla fine una gran risata poteva chiudere un confronto sulle religioni, perché a tutti sarebbe parso ineluttabilmente folle la pretesa di asserire verità e assecondare il martirio per accedere al beato ascolto di cori di cherubini o per godere dei piaceri sessuali di 72 vergini!

Noi “drogati” fumavamo, ma loro “sani” erano a nostro avviso preda di allucinazioni che neanche il miglior peyote avrebbe potuto dare, e la tossicità delle loro visioni era per noi fonte di scherno ma anche di preoccupazione, perché la follia non può che generare follia, in nome della patria, di dio o della razza.

Ma che succede al popolo islamico che proprio grazie all’uso di cannabis era, fino a pochi decenni fa, tra i popoli più pacifici ed ospitali della Terra?

Abbiamo una grande millenaria tradizione culturale che lega le popolazioni arabe all’uso di derivati della cannabis, ma a parte il mistico uso fatto dai Sufi e quello rituale praticato dagli Hashishin, quello che sappiamo è che quell’uso diffuso normalmente nelle popolazioni, non ha mai provocato rigurgiti di rancore, voglia di vendette o pianificazioni di attacchi all’occidente e chi in quegli anni ha avuto la possibilità di viaggiare attraverso la Turchia, l’Iran, fino all’Afghanistan poteva solo incontrare volti sorridenti, curiosi, che non esitavano un attimo ad offrirti le loro pipe.

Oggi ripercorrendo lo stesso tragitto nessuno si sognerebbe di offrirti da fumare, perché la diffidenza e l’ostilità coltivate in tutti questi secoli, sono arrivate ad un punto di saturazione e anche negli stati islamici, dove un sorriso ed una pipa ti accoglievano, oggi è proibito o molto limitato poter consumare cannabis (escludendo l’Iran dove è liberalizzata), perchè come proclama l’ISIS, “è colpevole di allontanare la mente dei musulmani dal volere di Allahhttp://www.dolcevitaonline.it/lisis-in-siria-brucia-anche-la-marijuana-allontana-il-popolo-dal-volere-di-allah/

Giovanardi direbbe che allontana l’anima da Dio e …che ancora oggi vengano utilizzati Dio e Allah per giustificare comportamenti fascisti, se non addirittura massacri e distruzioni, a noi ci deprime, ci sconforta e ci addolora, perché si allontana sempre più la speranza di una possibile apertura mentale a livello universale, ma per fortuna, noi che fumiamo cannabis e che abbiamo solo un po’ di buchi nel cervello che ci proteggono dai fanatismi, possiamo continuare a resistere a tutte le follie di chi invece ha un enorme abisso nel cervello, provocando dolore, morte e terrore in nome delle “sacre favole”, dalle Crociate a Charlie Hebdo!

Giancarlo Cecconi

Una piccola ma importante curiosità che non tutti forse sanno, ma che serve per riflettere sulla consistenza delle religioni:
Fu l’arcangelo Gabriele a comunicare a Maria la venuta del Messia spaccando la comunità ebraica e fu lo stesso arcangelo, 600 anni dopo in piena strategia del “divide et impera”, a rivelare a Maometto una seconda “lieta novella” che diverrà antagonista del mondo cristiano …a voi le conclusioni!

C’è chi ha il vizio della sigaretta e chi ha il vizio di bere vino; e non ditemi che non è un vizio! Io ho il vizio della canna. Non mi sveglio con l’idea di accendermi uno spinello, al contrario del tabagista con la sua sigaretta.
Non ho difficoltà a buttare giù il boccone se non fumo prima, al contrario degli amanti di Dio Bacco che sentono l’esigenza di accompagnare i pasti con qualche bicchiere di “rosso”.
Riposo meglio e rido di più quando fumo marijuana.

Vedo la gente seduta nei pub a bere alcolici e chiacchierare.
Osservo gente offrirsi sigarette da fumare mentre dialogano.
E’ tutto normale: sono persone adulte e decidono di bere e fumare, come e quanto vogliono, anche se nuoce alla loro salute.

Sono una persona adulta e, se non ledo nessuno, anch’io ho diritto di fare ciò che mi pare.

Coltivando o fumando cannabis, sappiamo di violare una legge, ma sappiamo pure di non fare male a nessuno.
A parte il piacere che provo nel consumare marijuana, il mio atteggiamento è dettato anche dal fatto che non posso assolutamente accettare l’imposizione di un divieto stupido e insensato: offenderei la mia intelligenza sottostando a qualcosa che non ha logica.
Posso uccidermi usando droghe poste a monopolio, perché non posso rilassarmi usando un’erba?

Ci si meraviglia delle culture in cui è assolutamente vietato l’uso di alcolici in base alle leggi fondamentaliste che governano alcuni stati islamici, ma non è un imposizione illogica anche il divieto di usare cannabis in un paese che avrebbe già da decenni essersi liberato da qualsiasi metodo imposto con criteri fondamentalisti?

C’è ancora qualcuno che sostiene la tesi del “salvaguardare il benessere del cittadino”. Se il Governo teme per la mia salute, allora dovrebbe evitare anche che io lavori 14 ore al giorno; dovrebbe preoccuparsi davvero della mia felicità; lottare per migliorare il sistema sanitario italiano; garantirmi che non morirò sommerso da una valanga di fango ecc.. Se mi vietano di fumare marijuana per i danni a lungo termine, dovrebbero vietarmi prima di consumare farina00, zucchero bianco, olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e coloranti chimici, ecc.
Pensate ai danni a lungo termine che crea l’inquinamento, il degrado ambientale, l’esposizione alle polveri sottili delle loro industrie e loro cosa fanno? Vietano la cannabis perché …pericolosa!

Ma, ipotizzando che le leggi siano formulate da persone che, nonostante abitino il nostro stesso pianeta, vivono su “un altro mondo”, chi invece è preposto a far rispettare queste leggi, non ha mai dubbi sul suo operato?

Come fa un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, magari padre, o fratello, o amico di qualcuno che si fa le “canne”, ad arrestare chi è trovato in possesso di pochi grammi di marijuana e qualche piantina?
Come si può addirittura farsi fotografare, in divisa e con sguardo orgoglioso, accanto a due vasi e un po’ d’erba essiccata?
Come si può accusare di coltivazione ai fini di spaccio chi è trovato in possesso di fiori raccolti da una pianta coltivata con amore?
Chi ha formulato la legge che vieta la cannabis nel nostro Paese, quando ha stabilito i quantitativi considerati “per uso personale”, ha considerato il fatto che, anche coltivando un “auto-fiorente”, dietro il davanzale della finestra a novembre, senza l’ausilio di alcuna fonte di luce artificiale e, magari, anche in un terreno povero di nutrienti, alla fine rischia sempre di sforare quel quantitativo?
L’attuale legge sembra davvero scritta per salvaguardare gli interessi della criminalità organizzata, vietando di fatto l’autoproduzione di cannabis.

Io, da quando non coltivo più, conservando ancora il vivo ricordo delle perquisizioni e dei mesi di prigionia, in casa non ho neppure mezzo grammo d’erba. Quando voglio fumare, vado a fare un giro e, appena trovo uno spacciatore, compro “una stecca” e la finisco ancor prima di rientrare a casa.

In questo modo non sono perseguibile legalmente, e rischio pochissimo nonostante consumi cannabis tutti i giorni. Purtroppo contribuisco ad incrementare il potere economico della mafia.

Se avessi la possibilità di coltivare la mia piantina, consumerei ugualmente cannabis, ma di qualità migliore e senza “donare” i miei soldi ad associazioni criminali che lo Stato dice di voler combattere.

Tornando ai soggetti preposti ad effettuare perquisizioni e arresti, sono davvero consapevole di ciò che accade nella nostra società?

Gente ricca e famosa che si fa di cocaina, rifornita da persone scoperte in possesso di quantitativi che vanno ben oltre quelli stabiliti per uso personale, ma che non subiscono alcuna conseguenza grazie alle “amicizie giuste”. Politici e imprenditori scoperti con prostitute minorenni, a dare e/o prendere tangenti, a evadere il fisco per miliardi di euro. Perché non si vede mai una foto di uomini in divisa, con sguardo fiero, accanto a questi personaggi in manette? Perché, sui tavoli delle questure o delle caserme, ci sono sempre delle piante estirpate ancor prima di completare il loro ciclo vitale, piuttosto che i sacchetti di cocaina destinati ai VIP?

Non credo nell’ignoranza delle FF.OO., ma credo nella necessità di eseguire qualsiasi ordine in cambio di uno stipendio indispensabile per tirare a campare. Chi ci “bracca” sa bene che sta perseguitando gente onesta.
I pochi che pensano davvero di ricercare, catturare e consegnare alla giustizia spacciatori che avvelenano i ragazzini, e che molte volte si ritrovano davanti persone impeccabili, pentendosi magari troppo tardi per “l’eccesso di zelo”, dovrebbero prendersela con chi è incapace di scrivere una legge che regolamenti e limiti l’uso di cannabis ai maggiorenni e non continuare ad essere complici di questa fobia persecutoria.

Eppure, sulle principali testate giornalistiche, leggiamo sempre di persone trovate a coltivare qualche pianta, o in possesso di pochi grammi di marijuana. Rari gli articoli in cui si legge di grandi sequestri (centinaia di chili), mentre sempre più spesso troviamo ridicole narrazioni di denunce per detenzione di piccole quantità di cannabis, scoperte durante perquisizioni che scattano nei confronti di chi è trovato in possesso di grinder, semi di canapa e cartine lunghe; tutte cose legali.

Secondo questa logica, si dovrebbe sospettare e quindi perquisire anche chi è trovato in possesso di un contraccettivo, perché potenzialmente potrebbe commettere atti osceni in luogo pubblico, violenza carnale, istigazione alla prostituzione, e persino pedofilia. Ed ancora, chi è in possesso di nastro adesivo, potrebbe essere accusato d’essere un sequestratore; chi ha un accendino in tasca potrebbe essere accusato d’essere un piromane; per non parlare poi dei potenziali assassini quali potrebbero essere i macellai o addirittura i sarti!

Se il comportamento delle FF.OO. è criticabile, cosa dire poi dei magistrati che condannano un atteggiamento che andrebbe invece difeso?
Com’è possibile che, un uomo preposto a “far giustizia”, che giornalmente si trova a giudicare altri uomini colpevoli di aver commesso “reati veri”, trovandosi davanti persone colpevoli di nulla, arrestate per aver coltivato una pianta dai mille usi, si limiti esclusivamente ad applicare una norma?
I giudici dovrebbero essere persone particolarmente sagge, capaci di distinguere cos’è giusto e cos’è sbagliato. Amaramente ed a mie spese ho appreso che, anche loro, non sono in grado di capire, ma solo di obbedire.

Che sia ascritto come reato, sinceramente non mi importa: so di non ledere nessuno e di non essere un criminale, per questo continuo a fumare marijuana, nonostante la persecuzione anche da parte di chi, alla fine, la pensa come me.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

E’ PROPRIO IL PROIBIZIONISMO CHE GENERA LA CRIMINALITA’ E NON RIESCE A COMBATTERLA

Sembra che la storia non insegni nulla.
Il proibizionismo non è la soluzione al problema del narcotraffico, ma ne è invece la causa principale. I problemi di criminalità li crea, e poi non riesce a risolverli.
Il fallimento del proibizionismo è ormai sotto gli occhi di tutti, eppure si cercano nuove strategie per combattere la narco criminalità, sempre insistendo nel potenziare l’azione repressiva degli stati contro la produzione e il commercio illegale di sostanze psicoattive, con norme e pene che, di fatto, alla fine non riescono neanche ad incidere significativamente sul traffico di ogni tipo di droga, che tende ad aumentare costantemente, aumentando la disponibilità delle stesse sul mercato nero e conseguentemente anche i consumi.

In Italia si continuano a perseguitare prevalentemente i semplici detentori di sostanze proibite, i coltivatori di cannabis per uso personale, i più o meno piccoli spacciatori (i “pesci piccoli”) e solo in minima parte i veri narcotrafficanti organizzati criminalmente. E, come abbiamo visto, non c’è da stare tranquilli neanche a coltivare la canapa industriale, con il temutissimo THC inferiore allo 0.2 %, come se fosse la famigerata introvabile Supercannabisaurus Rex al 60% di THC di Serpelloni, ormai entrata nell’immaginario collettivo dei proibizionisti più “illuminati” come l’emergenza sociale più pericolosa da perseguitare.

Se le soluzioni più intelligenti sono anche le più semplici, l’attuale complessità contorta della situazione giuridica italiana sulle sostanze psicoattive ce la dice chiara sul tipo di criteri finora adottati: decine di migliaia di processi scatenati dalla visione persecutrice e criminogena della Fini-Giovanardi in attesa di una rideterminazione delle pene scaturita dalla sua attesissima abrogazione, senza ancora certezze sui criteri da adottare in tale rideterminazione, mentre per aggiungere un tocco magico di confusione in più, sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate delle pene che si riferiscono ancora alla Fini-Giovanardi, rendendo ancora più equivoca e ingiusta l’applicazione della Legge.

Ma non sarebbe enormemente più semplice, più intelligente, più economico e più razionale legalizzare la coltivazione personale di canapa, che è la sostanza illegale più diffusa e anche la più innocua?

E’ incredibile che subito dopo la fine della drammatica esperienza del proibizionismo dell’alcool negli Stati Uniti si sia scatenata un’ irrazionale crociata proibizionista di dimensioni planetarie contro la canapa e, successivamente, contro le altre sostanze psicoattive, con esclusione dell’alcool, che è una delle droghe più tremende e diffuse, degli psicofarmaci, molti dei quali rientrerebbero nelle droghe pesanti, e del tabacco, che da una dipendenza notevole.

Una vera e propria caccia alle sostanze “immorali” da perseguitare che ha creato il progressivo sviluppo di una tremenda rete mondiale di produzione e distribuzione illegali di ogni tipo di sostanza drogante illecita, che ha prodotto e produce immensi capitali economici ad un sempre più crescente esercito di narcotrafficanti organizzati benissimo, mentre le prigioni si sono riempite in stragrande maggioranza di consumatori, autoproduttori di canapa e piccoli spacciatori, che dovrebbero essere invece considerati le vittime di questo enorme giro di affari criminali scatenato e alimentato dal proibizionismo stesso.

E ci vengono ancora a raccontare della speranza del sogno irrazionale di un utopico mondo senza droghe, come se fosse realisticamente possibile, in nome del quale si debba giustificare l’intestardimento poco intelligente nelle politiche persecutorie alle sostanze “cattive” perché illegali, quindi “immorali”, con tanto di anatema del Papa, divenute oggetto di abuso diffuso proprio perché illegali, ignorando volutamente, però, l’abuso ancora più diffuso, perché incoraggiato e pubblicizzato, delle droghe pesanti, “buone” solo perché legali, quindi “tradizionali” e “morali”, cioè alcoolici (con tanto di vino consacrato nella messa) e psicofarmaci, alle quali la criminalità non è interessata (Ma guarda un po’! Chissà come mai? Provate a proibirli e poi vedremo, come è già successo con l’alcool).

Perché se uno è shivaita o rastafariano non può celebrare la propria tradizione con la canapa, producendosela e utilizzandola, come fanno i cattolici con l’uva e il vino? Per proteggere i giovani dai buchi nel cervello? Ma se si ubriacano di più di quanto si facciano le canne e i buchi al cervello se li fanno più grossi! E in più, con l’alcool, i buchi se li fanno anche al fegato!

E mentre le organizzazioni di narcotrafficanti diventano sempre più ricche e potenti proprio grazie al proibizionismo planetario, che loro per primi non vorrebbero mai veder smantellato, ci vengono anche a dire che “non bisogna fare passare il messaggio che drogarsi sia lecito e non sia pericoloso legalizzando la canapa”, la quale, povera pianta generosa, in tutto l’universo infernale di porcherie e schifezze chimiche che decenni di proibizionismo hanno fatto produrre ai criminali, è la sostanza più naturale, la più innocua e la più ricca di effetti benefici e medicinali, a parte i molto discutibili buchi nel cervello e la Supercannabisaurus Rex al 60% di THC, che, grazie al cielo, è introvabile (o ce l’ha solo il DPA).

Intanto sembra che, con la scusa della lotta alle droghe, si stia conducendo principalmente una guerra alla canapa, a chi la usa e a chi se la coltiva.
Prima di essere arrestato per coltivazione personale di canapa, non avevo mai conosciuto dei narcotrafficanti, in carcere ne ho conosciuto soltanto uno, tutti gli altri che erano dentro per droga erano autocoltivatori di canapa o piccoli spacciatori o innocenti che non c’entravano niente.
Un giorno, mentre mi raccontava dei traffici che aveva fatto con la sua organizzazione, gli chiesi per curiosità a quanto vendevano l’erba al kilo per uno o due kili. Sorridendo mi rispose: “Veramente non abbiamo mai preso in considerazione una vendita inferiore ai 50 kili di erba!”
Quando arrestano uno così, altri si scannano per prendere il suo posto, che viene sostituito immediatamente. E’ come fare una grossa vincita al gioco ogni settimana!

Si, occorre veramente un cambio radicale di strategie nell’affrontare il problema degli abusi di droghe e del loro traffico illecito, ma nel senso che sarebbe molto più logico e intelligente abbandonare le politiche proibizioniste chiaramente fallite, legalizzare le sostanze psicoattive, come con l’alcool, regolamentarne la distribuzione e l’accesso, in modo da togliere tutto il giro d’affari dalle mani criminali e fare una buona informazione preventiva sui danni degli abusi di droghe, un’informazione scientifica seria, realistica e non ideologica, per ridurre al massimo gli abusi problematici e il danno. E far vivere la gente con meno problemi e con più soddisfazioni, perché chi è soddisfatto della vita che vive è molto difficile che abusi in modo problematico di droghe. Questo è molto importante!

Altrimenti la storia non insegna niente, i narcotrafficanti non smetteranno il loro “lavoro” e non finirà l’inferno sulla Terra che è stato creato per denaro, sfruttando le sostanze illegali, proprio perché illegali, le cosiddette “droghe” per legge.
E a noi toccherà non smettere di ripetere queste cose e di lottare contro questo tipo di proibizionismo perverso, che ha già prodotto fin troppi danni.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

Una fiera dedicata alla Canapa è anche un’occasione di incontro e confronto tra le persone che compongono il variegato  movimento per la legalizzazione.

La prima opportunità di riunirsi, dopo l’abrogazione della legge Berlusconi-Fini-Giovanardi, è stata nel giugno 2014 a Fermo, alla fiera Indica/Sativa Trade. Qui, nel consueto ambiente fraterno e pacifico, abbiamo avuto modo di comunicare la nascita del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa e di confrontarci con le altre realtà attorno allo sviluppo della rete e del movimento.

Nel gennaio 2014, il Consiglio Comunale di Torino approva due ordini del giorno a favore della legalizzazione della Canapa. La proposta è avanzata dai consiglieri Silvio Viale dei Radicali e  Marco Grimaldi di SEL.

Questo fatto stimola molte persone a creare qualcosa di unitario, un movimento che abbia un chiaro obiettivo e sappia dialogare con tutti: nasce così il Coordinamento Piemontese Unitario fra coloro che intendono impegnarsi per la legalizzazione della Canapa.

Unitario, perché si propone di unificare intorno ad una comune strategia di azione tutti i partiti, movimenti, associazioni, singoli cittadini che già si impegnano o intendono impegnarsi.

Unitario, perché intende dar voce a tutte le organizzazioni che si occupano di Canapa per i più svariati usi, da quello agricolo a quello terapeutico, da quello industriale a quello alimentare… e perché no, a quello personale*. (*preferiamo utilizzare l’aggettivo “personale” a quello “ludico” o “ricreativo”, perché escludiamo che tutti i consumatori di canapa con Thc senza scopi terapeutici lo facciano solo per “divertirsi”: ciascuno usa gli effetti della pianta per i propri personali motivi, che possono essere così svariati da non poter essere definiti tout-court “ludico-ricreativi”…)

In Italia, oltre al Comune di Torino, si sono già espressi i sindaci delle principali città, giornalisti e magistrati impegnati nella lotta alle mafie e alla criminalità, associazioni come l’ARCI, il gruppo Abele, personalità di rilievo del PD, del Movimento 5 Stelle, oltre a SEL e Radicali, con varie proposte di legge che occorrerebbe riuscire a riunificare confrontandosi in un dibattito “dal basso” .

Il Coordinamento Piemontese vuole dunque essere un laboratorio per costruire un movimento vasto e unito che si articoli con reti regionali in grado di coordinarsi in una rete nazionale.

A Fermo, la delegazione piemontese ha proposto questi ragionamenti alle varie associazioni e persone presenti raccogliendo consensi unanimi, così si è deciso di provare a dar vita a coordinamenti analoghi in tutte le regioni.

Durante l’estate gli attivisti si organizzeranno per prendere contatti con esponenti di vari partiti, associazioni, movimenti giovanili, sindacati sensibili all’argomento per convocare i Coordinamenti Regionali e/o Cittadini in autunno-inverno.

Ogni regione o città potrà darsi un piano di iniziativa adeguato alle proprie esigenze.

Il piano di lavoro che finora ci siamo dati in Piemonte è il seguente:

  • Organizzare eventi pubblici di informazione sulla Canapa coinvolgendo specialisti di vari settori (giuristi, medici, agricoltori, architetti, artigiani, esperti vari…) e le associazioni direttamente interessate per dare loro visibilità e per diffondere il loro ricco bagaglio di sapere.  Il primo evento è stato organizzato a maggio con la giurista Alessandra Quarta sulle novità legali e si sta pianificando un calendario per i prossimi mesi.
  • Contribuire alla raccolta firme per sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) denominata: “
Weed like to talk”
  • Organizzare iniziative per un rapido riconoscimento della Canapa terapeutica nella sanità piemontese
  • Contribuire al dialogo fra le varie associazioni e anime del movimento, partiti e parlamentari per costruire una proposta di legge condivisa
  • Organizzare una prima Festa della Canapa in Piemonte

Il vento sta cambiando nel mondo intero, ma in Italia non possiamo permetterci di aspettare che altri risolvano la nostra arretratezza.

I risultati, d’altra parte, non sono scontati e tantomeno conosciamo i tempi che, in assenza di un movimento forte e compatto, nel nostro Paese potrebbero diventare molto lunghi.

Molto dipende dunque da noi, da ognuno di noi: da chi si sente pesantemente minacciato nella propria libertà personale perché è un semplice estimatore della Canapa a chi necessita con urgenza di una pianta medicinale dalle qualità straordinarie, da chi vuole un’agricoltura più naturale e vicina alla tradizione a chi sogna di riportare la Canapa nel ciclo produttivo e industriale; da chi crede che la legalizzazione danneggerebbe considerevolmente il mercato nero delle droghe gestito dalle mafie a chi considera il proibizionismo di per sé ingiusto e del tutto ingiustificato, in un Paese in cui lo Stato gestisce il mercato di due droghe legali (alcol e tabacco) che da sole provocano decine di migliaia di morti ogni anno e danni sociali ed economici altissimi.

Il proibizionismo è fallito – questo è sotto gli occhi di tutti – ma sono ancora in pochi a volerlo ammettere.  Negli ultimi decenni il consumo di droghe è aumentato in modo esponenziale, ma sono anche aumentate le vittime di una repressione inutile che colpisce i livelli più bassi – piccolo spaccio e consumo – ma non riesce a fermare le navi cariche di tonnellate e tonnellate di qualunque droga, o le decine di nuove molecole di sintesi immesse ogni anno nel mercato nero.

Legalizzare la Canapa non significa inserire nel mercato legale una nuova droga, bensì permettere ai milioni di consumatori italiani di sottrarsi al narcotraffico e al contatto con la criminalità organizzata, nonché all’abuso di altre droghe più pericolose, legali o illegali che siano.

Credo che il compito che ci spetta non sia facile e per nulla scontato il risultato, ma tutto dipende da ognuno di noi, dalla voglia di cambiamento che c’è ancora in ognuno di noi, dalla voglia di non rassegnarsi ad accettare l’esistente e dall’impellente necessità di non diventare vittime di leggi ingiuste, prive di fondamenti scientifici e basate su una concezione dello Stato autoritaria, manichea e moralista.

Questo Paese deve cambiare: la battaglia per la legalizzazione della Canapa deve diventare parte integrante di quel movimento politico e culturale che lotta per i diritti delle donne, degli omosessuali, dei cittadini stranieri, per la cultura e la ricerca, per l’acqua bene comune, per creare nuove possibilità di lavoro e ricchezza attraverso la salvaguardia del territorio, il ritorno alla terra e la piena valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale, artistico, naturale del nostro Paese.

Di fronte alla crisi della “politica” non possiamo più stare  a guardare ma fare noi stessi politica, diventando cittadini attivi – a cominciare dalla difesa dei nostri diritti e della nostra libertà – e dando così il nostro contributo a costruire un Paese più libero e meno ipocrita.

Giovanni Foresti – Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa – ASCIA – Legalizziamolacanapa Org

La posizione di altri:

Roberto Saviano:

http://video.repubblica.it/cronaca/narcotraffico-saviano-la-poltica-sottovaluta-il-tema/112305/110702

Rita Levi Montalcini:

http://www.fuoriluogo.it/eodp/testim26.htm

Gilberto Corbellini “Il sole 24 ore”:

http://www.osservatoriodroga.it/droghe-per-il-sole24ore-e-il-moralismo-ad-essere-dannoso/#sthash.qooloBbx.8D8YXTH0.dpbs

Antonio Ingroia:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ingroia_legalizziamo_le_droghe_leggere_da_giovane_anchio_ho_fumato/notizie/208133.shtml

Mauro Palma CSM :

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/carceri-il-csm-chiede-la-svolta

Alberto Airola M5S :

http://www.italiaincrisi.it/2014/01/21/airola-m5s-depenalizzazione-della-canapa-emendamenti-m5s-bocciati/

Teresa Principato Magistrato Palermo:

http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=53687&typeb=0

Rita Bernardini Radicali, Nichi Vendola SEL, Luigi Manconi, Pippo Civati e Donata Lenci PD, Gianni Fava Lega, Paolo Ferrero PRC e tanti altri :

http://www.internazionale.it/news/droga/2014/01/07/vendola-in-italia-e-ora-di-legalizzare-la-cannabis

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/nichi_vendola_cannabis_droghe_leggere_sel/notizie/430006.shtml

http://www.lettera43.it/politica/marijuana-e-liberalizzazione-i-partiti-si-attivano_43675119344.htm

De Magistris sindaco Napoli:

http://youmedia.fanpage.it/video/al/UthDPeSwzve07AVC

Umberto Ambrosoli:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/02/news/droga_la_svolta_di_ambrosoli_basta_con_il_proibizionismo-77505833/?ref=fbpl

Luigi Gessa neuro scienziato:

http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_10/neuroscienziato-luigi-gessa-ho-provato-cannabis-fa-danni-ma-l-alcol-peggio-dcfbc40e-79d7-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml

Deidda procuratore Firenze:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-13/droga-procuratore-deidda-radio-124559.shtml?uuid=AbpfEI7F

Gruppo Abele:

http://www.huffingtonpost.it/2014/02/20/droghe-gruppo-abele-serpelloni-proibizionismo_n_4823426.html?utm_hp_ref=italy