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02 aprile 2017

La discussione della legge è ripresa, ma il testo rischia di essere annacquato. Tra calcoli politici e resistenze del fronte cattolico, Cecconi, presidente di Ascia, spiega perché la cannabis nel nostro Paese è destinata a rimanere un tabù.

di Attilio De Alberi

In Parlamento è da poco ripreso l’esame della legge sulla legalizzazione delle droghe leggere. Ormai è dal maggio del 2013 che si prova a modificare la legislazione sulla cannabis sia per quanto riguarda la coltivazione e l’uso personale per “motivi ricreativi” sia per motivi medici e terapeutici. L’iter è stato così lungo, e rischia continuare a esserlo, a causa dell’ostruzionismo dell’ex-Ncd, ora Alternativa Popolare. La legge era infatti approdata in Aula lo scorso 25 luglio per poi essere rimandata in commissione.

PD TENTATO DAL COMPROMESSO.
Favorevoli sono la maggioranza del Pd (al cui interno resiste però una fronda contraria), il M5s e Sinistra italiana. Forza Italia è divisa, con un certo numero di esponenti possibilisti. Nettamente contrari Lega Nord e Fratelli d’Italia. Quindi, teoricamente, la legge avrebbe i numeri per passare. Ma il Pd sembra esser pronto al compromesso per non minare le sue alleanze, alfaniani in primis. Intanto l’Italia rimane indietro sulla legalizzazione della cannabis, almeno rispetto ad altri Paesi europei come Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svizzera e Portogallo.

L’IPOCRISIA DIETRO L’ERBA. Per Giancarlo Cecconi, fondatore e presidente di Ascia, l’Associazione per la Sensibilizzazione alla Canapa autoprodotta in Italia, nata nel 2010 ai tempi della legge fortemente proibizionista Fini-Giovanardi, il problema è sia politico sia ideologico. Senza contare il pregiudizio prevalentemente cattolico nei confronti della cannabis. «Alla fine», spiega Cecconi a Lettera43, «dietro tutto questo c’è una grande ipocrisia».

DOMANDA. A che punto è esattamente l’iter parlamentare sulla legge per la legalizzazione delle droghe leggere?

RISPOSTA. Finalmente la legge è ritornata in commissione Giustizia: questo vuol dire che comincerà la trafila di audizioni, modifiche e accorpamenti vari per poi arrivare in Aula ed essere discussa.

D. Si può prevedere quando arriverà in Aula?
R. Temo sia azzardato fare delle previsioni precise.

D. La maggiore opposizione arriverà dagli alfaniani di Alternativa Popolare…
R. Qui sta il nodo politico: l’opposizione al disegno di legge arriva dalla componente più dichiaratamente cattolica ed è trasversale perché comprende anche una parte del Pd e di Forza Italia. La stessa componente che la fa da padrona in tutte le battaglie per i diritti civili.

D. Cosa si aspetta Ascia?
R. La situazione mi pare chiara: passerà la cannabis terapeutica in nome di una forma di pietas, appunto cattolica, ma continueranno a venire penalizzati gli altri usi.

D. Eppure, almeno stando a uno studio australiano, la cannabis distrugge meno neuroni dell’alcol…
R. È una delle contraddizioni che stiamo cercando di evidenziare da almeno un decennio.

D. In che senso?
R. Crediamo sia necessaria un’educazione a livello sociale per guidare e moderare l’uso non solo della cannabis, ma anche dell’alcol e del tabacco.

D. È possibile?
R. Certo: il tasso di alcolismo, per esempio, è sceso notevolmente rispetto agli Anni 50, proprio grazie a decenni di educazione e prevenzione.

D. Una politica simile potrebbe essere applicata anche all’uso della cannabis?
R. Sì, e questo è uno dei punti fermi della nostra azione: non basta legalizzare la cannabis, bisogna educare i cittadini al suo uso.

D. Quanto pesa la cultura cattolica nel ritardo italiano?
R. Parecchio. Nella cultura cattolica, per esempio, il vino è considerato il sangue di Cristo e quindi è accettato. La cannabis invece no, anche se 2 miliardi e mezzo di persone nel mondo la usano per motivi religiosi e spirituali. Alla fine questa è una forma di fondamentalismo.

D. Anche un Papa illuminato come Francesco sembra seguire questa linea.
R. Sì, e infatti poco tempo fa ha lanciato l’ennesimo anatema contro la legalizzazione

D. La coltivazione della canapa a uso industriale però è stata legalizzata.
R. Sì, stiamo parlando di canapa senza Thc e questo, bisogna ammetterlo, è un passo avanti. La nostra associazione ha recentemente distribuito piante di canapa in una Fiera organizzata a Roma.

D. Dietro il traffico delle droghe leggere c’è la mafia. Lo stesso Raffaele Cantone ha bocciato il proibizionismo. Cosa ne pensa?
R. È ovvio che la mafia ha tutto l’interesse a mantenere illegale l’uso e il commercio di queste sostanze: stiamo parlando di un traffico sommerso di diversi miliardi. Questo ormai l’hanno capito in tantissimi, tra cui lo stesso sindacato della Polizia.

D. A livello penale va detto che l’assunzione di cannabis non è più illegale.
R. Sì, ma ne è vietata la coltivazione: ed è su questo che il traffico delle mafie fiorisce, proprio perché l’assuntore di questa sostanza continua a non poterla comprare legalmente o coltivarla. Ripeto: la legalizzazione a 360 gradi, insieme con una seria campagna di educazione renderebbe tutto più semplice e più sano.

D. E lo Stato ci potrebbe persino guadagnare. In Colorado, per esempio, dove la cannabis è legale, nelle casse pubbliche arriva 1 miliardo di dollari l’anno in tasse.
R. Non mi sorprende: in Italia si stima che, se ci fosse la legalizzazione, lo Stato potrebbe incassare tra i 5 e i 7 miliardi di euro.

D. E cosa dice l’Europa?
R. La posizione è sempre la stessa: ogni Stato può legiferare autonomamente anche calpestando i diritti civili.

fonte: http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/04/02/cannabis-cecconi-boicottare-la-legalizzazione-e-da-fondamentalisti/209596/

fonte: http://droghe.aduc.it/notizia/legalizzazione+cannabis+ossi+si+dicute+commissioni_133572.php

Nuove tensioni in vista nella maggioranza, con gli alfaniani pronti a tornare sulle barricate. Ma lo scontro coinvolgera’ anche altre forze politiche del centrodestra. Da oggi, infatti, tornera’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera la controversa proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. E’ dal maggio del 2013 che il Parlamento prova a modificare la legislazione sulle cosiddette ‘droghe leggere’, sia per quel che riguarda la coltivazione e l’uso personale per motivi ‘ricreativi’ che, soprattutto, per cio’ che attiene il ricorso alla cannabis per motivi medici e terapeutici. Dopo un lungo lavoro di mediazione ad opera dell’Intergruppo parlamentare, la proposta di legge e’ approdata in Aula alla Camera lo scorso 25 luglio, ma si e’ svolta solo la discussione generale, per poi farvi ritorno ad ottobre, quando Pd e Sinistra italiana, di fronte alle forti resistenze dei partiti contrari alla legge, hanno deciso di rimandarla in commissione. L’iter in commissione e’ stato travagliato e ostacolato dall’ostruzionismo degli ex Ncd – oggi Alternativa popolare – con la presentazione di circa 1.300 emendamenti, a cui se ne sono aggiunti molti altri in occasione dell’avvio dell’esame in Aula, raggiungendo quota 2.000 emendamenti. Una mole enorme che ha impedito alle commissioni di terminare l’esame delle proposte di modifica. Ma e’ stato soprattutto lo scoglio ‘politico’ a ostacolare il percorso della proposta di legge: il partito di Alfano si e’ schierato compatto contro il provvedimento, facendo scendere in campo gli stessi ministri. Per Alternativa popolare non esiste neanche la lontana ipotesi di votare a favore della legalizzazione della cannabis. Anche nel Pd, pero’, c’e’ una ‘fronda’ che si oppone alla legge. Contro si sono poi schierati Lega e Fratelli d’Italia. Forza Italia invece e’ divisa: una parte degli azzurri e’ piu’ possibilista. Favorevoli, oltre la maggioranza dei deputati Pd, anche i 5 Stelle e Sinistra italiana. Dunque, pallottoliere alla mano, e qualora fosse garantita la tenuta del Pd e confermata la linea favorevole dei 5 Stelle, la proposta di legge alla Camera non dovrebbe avere problemi. Tutto dipendera’ da quanto il primo partito di maggioranza sara’ disposto a sacrificare in termini di compattezza e di equilibri di governo pur di arrivare a far tagliare alla legge il primo traguardo. Ma gia’ si torna a parlare nel Pd, come successo anche questa estate, di una soluzione di compromesso, ovvero il possibile stralcio delle norme sull’uso personale, per portare a buon fine almeno la parte relativa all’uso terapeutico.
Cosa prevede il testo della proposta dell’Intergruppo:
- COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS: E’ consentita la coltivazione personale di cannabis, fino 5 piante di sesso femminile, previo invio di una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente. Viene anche consentita la coltivazione della cannabis in forma associata (non piu’ di 50 persone per un massimo di 250 piantine). – USO PERSONALE: E’ consentito l’uso personale di cannabis, ovvero alle persone maggiorenni e’ consentita la detenzione di una piccola quantita’ di cannabis – 5 grammi lordi, innalzabili a 15 per la detenzione in privato domicilio – non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. I limiti possono essere superati nel caso di finalita’ terapeutiche (ma e’ necessaria la prescrizione medica).
- PENE PREVISTE: La legge prevede la non punibilita’ della cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis per consumo personale (5 grammi lordi), mentre introduce pene piu’ gravi per le droghe pesanti (reclusione da 1 a 6 anni e multa da euro 2.064 a euro 13.000) e meno gravi per quelle leggere (reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da euro 1.032 a euro 6.500). Attualmente la pena e’ unica, ovvero la reclusione da 6 mesi a 4 anni e la multa da 1.032 a 10.329 euro, indipendentemente dal tipo di droga oggetto del reato.
- MONOPOLIO DI STATO: La coltivazione, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggetti a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica.
- VENDITA IN LUOGHI PUBBLICI: L’Agenzia delle dogane e dei monopoli puo’ autorizzare all’interno del territorio nazionale la coltivazione della cannabis e la preparazione dei prodotti da essa derivati nonche’ la vendita al dettaglio a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attivita’.
- COLTIVAZIONE PER SCOPI SCIENTIFICI E USO TERAPEUTICO: E’ consentito a enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici coltivare piante di cannabis per scopi scientifici, sperimentali, didattici e terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica. Spetta al ministero della Salute, di intesa con l’Agenzia italiana del farmaco, la promozione della conoscenza e diffusione di informazioni sull’impiego appropriato dei farmaci contenenti principi naturali o sintetici della pianta di cannabis. La prescrizione riguarda cure non superiori a sei mesi.
- RISORSE: Le risorse derivanti dalle sanzioni sono destinate agli interventi nel settore scolastico e ad interventi preventivi, curativi e riabilitativi. Le risorse derivanti dal monopolio statale sulla commercializzazione della cannabis vanno destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
Oltre al testo dell’Intergruppo, e’ all’esame delle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera anche la proposta di legge di iniziativa popolare, presentata lo scorso novembre, supportata da oltre 60mila firme. A promuovere l’iniziativa sono stati i Radicali italiani e l’Associazione Luca Coscioni. La proposta e’ simile a quella formulata dall’intergruppo, seppur con lievi differenze. Queste le maggiori:
- AUTOCOLTIVAZIONE: E’ consentita in maniera libera fino a 5 piante; da 6 a 10 piante serve una comunicazione.
- CANNABIS SOCIAL CLUB: E’ consentito associarsi in ‘cannabis social club’ senza fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti per un massimo di 5 piante a testa).
- STOP DELLE PENE GIA’ IN ESSERE: abolizione di tutte le sanzioni penali anche per uso personale di tutte le sostanze ‘proibite’ e scarcerazione di chi ha subito una condanna per reati legati all’uso e detenzione di cannabis.

Siamo in un momento di assoluto immobilismo politico, se non in considerazione del fatto che la politica è molto impegnata tra contrasti interni negli schieramenti e tra varie formule ipoteticamente risolutive sulle riforme volute dalla UE, legge elettorale, prossime amministrative, inciuci e intrallazzi vari che coinvolgono tutte le formazioni partitiche, a destra, al centro e a sinistra.

E forse allora sarebbe il caso, dato che a nulla serve continuare a segnalare i quotidiani soprusi che i consumatori di cannabis devono subire, parlare un attimo di politica e dei partiti e fare un po’ di chiarezza sul loro reale ruolo nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Qualche tempo fa, in virtù di non troppo misteriose strategie, la Democrazia Cristiana decise di sciogliersi e ingenui furono coloro che non capirono che non di una sconfitta storica si trattava, bensì di una scelta tesa ad agganciare, come fanno le metastasi nella progressione di un tumore, tutte le componenti politiche del cosiddetto “arco costituzionale” e porre all’interno di essi una cospicua componente cattolica, di chiara provenienza democristiana.

Fu così che sia nella sinistra che nella destra, cambiarono improvvisamente obiettivi e identità storica e tutto si appiattì in nome del PIL, della Finanza e della Globalizzazione, dimenticando sia a destra che a sinistra i valori e le radici che legavano le loro battaglie a più o meno consistenti fasce sociali e abbiamo constatato di persona che sia durante il ventennio berlusconiano e sia negli sporadici governi di centro sinistra, i programmi economici, i tagli al welfare e la mutilazione dei diritti civili hanno avuto una continuità disarmante.

Ci siamo ritrovati quindi come nella storia de “La fattoria degli animali” di Orwell, dove alla fine del romanzo i capi della rivoluzione, rappresentati dai suini, furono sorpresi dal popolo a quattro zampe mentre brindavano su due gambe insieme agli odiosi umani che tanta sofferenza avevano provocato negli animali della fattoria: TRADIMENTO!

Questo è accaduto nella storia recente della sinistra, un tradimento operato dai rappresentanti del popolo nei confronti di coloro che dovevano difendere e li abbiamo sorpresi più volte a brindare con coloro che il popolo disprezzava, coloro che sguazzavano e ancora sguazzano nei traffici illeciti, nei conti correnti nei paradisi fiscali, nella corruzione imperante, nella collusione con la mafia e la massoneria.

E in quei brindisi, come nel Medioevo, si elargivano al popolo le briciole dei banchetti (leggi 80 euro), ma in cambio ogni villico in qualsiasi momento poteva essere venduto al mercato degli schiavi (leggi abolizione dell’art. 18), ma non siamo mai usciti dal Medioevo, almeno per quanto riguarda il condizionamento che il cattolicesimo e la sua espressione politica pone nei confronti di qualsiasi richiesta di emancipazione, come abbiamo potuto notare nelle vicende legate ai diritti degli omosessuali, a quelle relative al diritto ad una morte dignitosa, alla fecondazione artificiale, al fenomeno antico del mercato del sesso per arrivare al diritto di poter coltivare e consumare cannabis.

Avremo modo molto presto di verificare queste mie teorie (del complotto), essendo stata programmata per il prossimo 13 marzo la discussione parlamentare sul “fine vita” dove la componente cattolica sia di destra che di sinistra, ha già promesso una dura e inevitabile opposizione in merito.

Ci fidiamo di pochi personaggi all’interno di questo universo devastato dagli scandali e quindi inaffidabile e vorremmo, con molta modestia, ricordare loro che solo difendendo i diritti dei cittadini si potrà ritrovare la giusta e storica coesione tra chi tutti i giorni deve affrontare la dura quotidianità e chi dovrebbe rendere quella quotidianità meno dura.

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Siamo venuti solo ieri a conoscenza che è stato fissato, in data 25 luglio, il dibattito parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

Questa la dichiarazione dell’on. Civati a seguito delle prime reazioni del fronte proibizionista con le solite prese di posizione ideologiche come da sempre è stato:

http://www.possibile.com/cannabis-civati-premier-ignaro-non-avvisato-costa-sulla-calendarizzazione-ora-pd-cosa-fara/

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Di seguito pubblichiamo le due interrogazioni parlamentari presentate dagli on. Civati, A. Maestri, Brignone, Pastorino e Matarrelli sulle vicende di Fabrizio Pellegrini e Carlo Monaco:

Al Ministro della Giustizia

Per sapere, premesso che:

Fabrizio Pellegrini, noto pianista e pittore di Chieti, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, dall’8 giugno 2016 è recluso presso il carcere di Chieti;

la situazione in cui versa il musicista ci sembra possa rappresentare al meglio   un grave vulnus arrecato all’effettivo godimento del del diritto alla salute e della libertà personale;

Pellegrini, in seguito all’arresto, è stato dipinto dalla stampa locale  non come un malato bensì come un pericoloso spacciatore di droga: ” Coltivava marijuana in casa per poi venderla: arrestato. Durante un’operazione antidroga, in manette è finito F.P., classe 1968, di Chieti, fermato nell’ambito di specifici servizi mirati alla prevenzione e al contrasto dello spaccio “;

Pellegrini, ad avviso degli interroganri, a causa di una interpretazione peggiorativa delle norme di riferimento, ha visto per la sua persona le porte del carcere aprirsi più volte, in considerazione del fatto che la legge non gli garantisce, e non garantisce nessuno, un accesso sicuro al farmaco di cui necessitaper curarsi. A peggiorare il quadro, nonostante  il suo precario stato di salute, in quotidiano peggioramento, non usufruisce dipene alternative mentre è ancora in attesa di giudizio, essendogli precluso l’affidamento in prova, gli arresti domiciliari o altre pene alternative;

Pellegrini è stato già più volte condannato – nonostante le prescrizioni mediche  per l’uso terapeutico di una sostanza derivante dalla cannabis, poiché anche una pianta detenuta in casaa scopi terapeutici è considerato un comportamento illegale. Ciò accade nonostante sia affetto da patologie che necessita di cure con Cannabis, e lui come molti altri cittadini malati possono incorrere, poiché la situazione non è omogenea su tutto il territorio nazionale, in detenzioni ed essere equiparati agli spacciatori, perché le normative vigenti sono di possibile controversa interpretazione e causano fatti gravi quale quelli sipra descritti

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se non ritenga necessario avviare una fase di studio della materia al fine di attuare la riforma del Codice Penale che consenta alle persone affette da patologie per le quali necessitano di cure palliative come la Cannabis e i suoi derivati, di non dover incorrere in denunce e pene detentive;

se non ritengano urgente e necessario, in attesa della emanazione della normativa in via ordinaria, emanare una normativa urgenteche chiarisca con certezza a tutti  il fatto che l’autoproduzione diCannabis per “uso personale medico” non integra ipotesi di reato.

A. Maestri
Brignone
Civati
Pastorino
Matarrelli
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Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro degli Affari Sociali al Ministro della salute.

Per sapere, premesso che:

il 20 giugno 2016, Carlo Monaco,  – affetto da anoressia nervosa – e componente dell’Associazione Canapa Info Point, si è recato a Roma presso la Camera dei deputati per partecipare un’audizione tenutasi presso le Commissioni permanenti Giustizia e Affari Sociali  della Camera dei Deputati riunite in seduta congiuntaavente per oggetto: “audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di recanti disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati “;

Monaco, uscito dalla Camera dei Deputati alla guida del proprio scooter e in compagnia di un attivista del CIP,  è stato inizialmente seguito su Via Tuscolana per poi essere  invitato ad accostare da una volante della Polizia di Stato;

in seguito a normali controlli di rito, gli agenti della Polizia di Stato hanno chiesto ad entrambi se avessero con sé sostanze stupefacenti. Hanno ricevuto una immediata risposta affermativa e hanno consegnato spontaneamente due barattolini contenenti infiorescenze del farmaco Bedrocan. Il barattolino appartenente a Monaco conteneva circa un grammo di tale farmaco;

contestualmente ai barattolini contenenti le infiorescenze del farmaco, è stata consegnata la documentazione che attesta il diritto alla cura di Monaco, l’attestazione della consegna del farmaco da parte dell’Asl di competenza, le prescrizioni mediche necessarie e diverso materiale informativo che deteneva proprio in virtù del fatto che era stato audito lo stesso giorno presso le Commissione dette sul tema della legalizzazione della cannabis;

i due agenti, non essendone informati, nonostante le spiegazioni rassicuranti fornite di Monaco e la documentazione comprovante il suo stato di salute, chiamavano ugualmente rinforzi presso la Centrale;

in attesa dei rinforzi, i due fermati sono stati perquisiti e denudati, mentre i beni venivano trattenuti dagli agenti, tra cui circa 820 euro in contanti, provenienti  dalla cassa del Canapa caffè S.r.l.appena costituita;

all’arrivo di un Maresciallo, i fermati venivano definitivamente privati dei loro beni, tra cui il denaro e i telefoni cellulari. Il Maresciallo, non essendo a conoscenza della legislazione che consente di detenere,  per scopi terapeutici, una determinatagrammatura di estratto di cannabis – Monaco, era in possesso di circa 120 grammi – inviava una pattuglia mobile al domicilio diMonaco e in quella dei genitori, dove lo stesso è residente. In seguito ad un sopralluogo gli agenti hanno trovato circa 70 grammi di fiori e foglie di cannabis  contemporaneamente alle prescrizioni e autorizzazioni al ritiro del farmaco;

anche l’altro fermato ha subito la l perquisizione dell’abitazione, dove gli agenti hanno trovato circa 30 grammi di cannabis;

nonostante le certificazioni trovate e le spiegazioni date dai fermati, le forze dell’ordine non hanno ritenuto credibile che l’ordinamento consenta ai malati la detenzione di quellagrammatura di cannabis, da utilizzare a fini terapeutici;

entrambi i fermati, dopo essere stati perquisiti e aver subito stresspsicologico, sono stati condotti sulla volante della Polizia di Stato e portati al Commissariato Casilino di Roma. Monaco è stato successivamente accompagnato presso una struttura ospedaliera della città per eseguire diverse analisi;

a causa di ciò Monaco ha potuto accedere alle terapie solo dopo essersi sottoposto alle analisi effettuate presso la struttura ospedaliera;

a mattina inoltrata del 21 giugno,  dopo aver proceduto con le impronte digitali e aver segnalato entrambi  ai sensi dell’art. 73 del Codice Penale, i fermati venivano lasciati in zona Tor Cervara all’altezza del raccordo anulare-

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

se gli atti posti in essere dagli agenti siano conformi alla normativa vigente nonostante la dichiarazione e prova data dai fermati di essere  pazienti in trattamento farmacologico con cure mediante l’uso della cannabis;

se non ritengano utile l’invio di una nota esplicativa alle Forze dell’Ordine per fare in modo che, in caso vengano controllati cittadini malati in cura con cannabis, quindi in casi diversi da quelli dello spaccio di sostanze stupefacenti, in modo tale che siano resi edotti del diritto alla cura e siano messi a conoscenza della riconosciuta funzione funzione terapeutica della stessa;

se ritenga opportuno effettuare un monitoraggio sui tempi di consegna di questi medicinali al fine di verificare che vengano garantiti  i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale

Brignone
A.Maestri
Civati
Pastorino
Matarrelli

 

Pubblichiamo le impressioni di alcuni delegati delle Associazioni che hanno partecipato alla conferenza di Bruxelles.

E’ un momento topico per la battaglia antiproibizionista, perché sia in Italia, con una “iniziativa parlamentare” e sia in Europa con un “report di iniziativa” si stanno costringendo i governi nazionali e la Commissione Europea a prendere delle decisioni in merito all’uso e al consumo delle cosiddette “droghe leggere”.

Per vedere un estratto della conferenza: https://youtu.be/B9x1IrDdNFE


Di ritorno da Bruxelles, ringraziamo la bella comunità italiana presente in Belgio che ci ha ospitato nella accogliente città. Entrare nei palazzi del potere, fa sempre un certo effetto, ma portare in visita al parlamento anche il Flacone di Bedrocan, con le infiorescenze, che in italia dovrebbe venir prescritto, non ha prezzo. Assieme ai pazienti abbiamo lasciato (in ogni zona fumatori visitata) un segno del nostro passaggio, un sentiero di Terpeni che speriamo ispirino il parlamento a legiferare in merito.

Nella delegazione italiana oltre alle associazioni specializzate in cannabis, erano stati invitati anche il coordinamento AddioPizzo e l’ass. Muovi Palermo, con cui è stato un piacere confrontarsi sulle diverse realtà e sulla loro cultura sulla mafia e criminalità organizzata in genere.
La conferenza è stata interessante per più punti di vista ed interpretazioni, erano presenti:

Jan Malinowski, Executive Secretary of the Pompidou Group (Council of Europe): il miglior intervento ascoltato da parte delle istituzioni, ha trattato il problema della lesione dei diritti umani in atto, provocata dalla persecuzione delle droghe; nel suo intervento ha suggerito più volte di far valere i diritti umani e civili, contrastando le perquisizioni per consumo o coltivazione personale come ad esempio per motivi di lesione della privacy.

Angela Me (Italiana) la vera Proibizionista tra tutti gli ospiti presenti, in rappresentanza del UNODC, ha messo da subito in chiaro che per le istituzioni la cannabis è ancora una droga al pari di quelle pesanti e perciò da perseguitare. Abbiamo contestato tutto l’intervento, riuscendo alla fine a farla cadere sull’attendibilità dei suoi dati espressi. Inoltre ha sottolineato che gli accordi internazionali non danno indicazioni sul consumo e sulla coltivazione personale, anche se poi ha ammesso che la mancanza di chiarezza porta grandissime diseguaglianze negli Stati della UE. Una visione proibizionista che eravamo pronti ad ascoltare, e contestare.

R. Crepinko (Olandese) rappresentante del Europol, senza offesa ma una sorta di “terminator” che ha ripetuto per entrambi gli interventi che loro applicano solo le leggi. Non è stato possibile un confronto, quando si è rfiutato di rispondere alla domanda: “verificate che le leggi siano legittime o provvedete solo alla mera applicazione?”.

Gli altri due relatori, Griffiths (direttore scientifico osservatorio europeo) e Welfens (eurojust), dopo un primo intervento convenzionale ma molto vago, si sono espressi a favore di una regolamentazione che prenda atto dalle ultime ricerche scientifiche e che non criminalizzi il consumatore.

Ritengo positiva questa esperienza, che ci ha fatto capire che un percorso europeo è possibile, anche se molto più lungo di quello applicabile nei singoli Stati. Ma è una strada da percorrere per porre le basi di un diritto europeo all’uso di sostanze.

Un ringraziamento agli organizzatori dell’evento e ai parlamentari Ignazio Corrao (M5S), Elly Schlein (Possibile), che a termine della conferenza si sono impegnati a portare avanti un “Report di iniziativa” da presentare alla Commissione Europea.

Markab Mattossi – OVER GROW


Ci è sembrato di tornare indietro nel tempo, ascoltare le motivazioni per un efficace contrasto all’uso di cannabis, espresse dagli esperti delle organizzazioni internazionali sul consumo e traffico di droghe, ci ha riportato ai tempi in cui Serpelloni poteva permettersi di alimentare la sua fobica campagna anticannabis, con argomentazioni fasulle e impregnate di pregiudizio.

Dobbiamo riconoscere all’eurodeputato Ignazio Corrao una notevole dote di stratega perché, se è vero che noi non conoscevamo la natura convenzionalmente proibizionista dei relatori, è pur vero che neanche loro erano a conoscenza della platea a cui si rivolgevano, e se in un primo momento eravamo noi gli increduli per quel che ascoltavamo, dopo i primi interventi dei nostri delegati, l’espressione di stupore è apparsa sui loro volti.

Abbiamo contestato educatamente e con dati alla mano tutte le loro argomentazioni fasulle, riscuotendo alla fine comprensione e simpatia dalla maggior parte dei relatori.

In sintesi possiamo dire che gli “esperti” vengono pagati per portare avanti studi i cui dati statistici vengono presi da coloro che promuovono il progetto stesso e quindi incontestabili, ma se, come è avvenuto per questo evento, i dati e le valutazioni che vengono portati a dimostrazione dell’inefficacia del proibizionismo, risultano interessanti, allora potrebbe aprirsi una ricerca e una analisi di direzione diversa. Ed è stato proprio questo il motivo della nostra presenza a Bruxelles, portare testimonianze di consumatori responsabili e consapevoli, che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza o con la criminalità!

Ora ci auspichiamo che il “report di iniziativa” che verrà presentato dai deputati Corrao e Schlein alla Commissione di competenza venga accettato, primo passo per una discussione sul tema, esattamente come lo è “l’iniziativa parlamentare” promossa dall’intergruppo in Italia …percorsi lunghi, ma finalmente percorribili!

Giancarlo Cecconi – ASCIA


“Italia chiama Europa” è il titolo della relazione che abbiamo consegnato ai relatori della conferenza, in cui, tra le varie argomentazioni sui vari aspetti relativi all’uso di cannabis, riportiamo anche le criticità vissute in Italia da molti pazienti.

Una criticità sconosciuta dalla maggior parte dei politici, nazionali ed europei, perché il primo impatto è stato veramente ostico: cosa avrebbero potuto dire i Giovanardi e i Serpelloni italiani per far meglio dei proibizionisti che avevamo di fronte?

Bravo l’europarlamentare Corrao che ci ha permesso di scardinare quei troppi taboo derivanti da affermazioni convenzionali, e ormai obsolete, sulla “pericolosità” di una sostanza giudicata pericolosa solo da “loro” e assolutamente benefica per noi malati, che anche questa volta hanno portato una richiesta di aiuto direttamente al cuore della politica europea. Valutata l’estrema educazione e competenza della delegazione italiana(attenti a come parlate, sappiamo controbbattervi) e dopo l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare italiano sulla legalizzazione, è possibile che a presto sarà il parlamento europeo a redigere una relazione: “Europa chiama Italia”.

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo


Ottima iniziativa che speriamo porti ulteriori frutti per aprire un dibattito a livello Europeo. Prima di iniziare la giornata al parlamento europeo, non sapevamo chi avremmo avuto di fronte come relatori, la sorpresa è stata duplice, sia per loro che per noi. Ignazio Corrao capogruppo del movimento 5 stelle a Bruxelles, è riuscito a creare un effetto sorpresa in entrambe le parti, portando tra i relatori dei rappresentanti dello zoccolo duro del proibizionismo europeo e mondiale. Tutto ciò ci fa comprendere quanto sia grande ancora il muro che dobbiamo abbattere, tra ipocrisia, bigottismo moralista, e ambiguità delle agenzie mondiali antidroga nel narcotraffico mondiale.

Angela Me dell’UNODC (la sezione dell’ONU che si occupa di droga e crimine) ci ha sciorinato dati e statistiche falsate per ‘dimostrare’ la dannosità della cannabis, nella peggiore tradizione proibizionista, con metodologia a noi ben nota essendo stata la ‘strategia’ nostrana del dipartimento politiche antidroga (DPA), fino alla caduta dello zar anti-cannabis Giovanni Serpelloni, e della nostra legislazione dell’epoca fini-giovanardi. Era ben noto infatti il ruolo di Serpelloni che seguiva a pennello i dettami delle agenzie proibizioniste mondiali, con l’UNODC, e con il dipartimento antidroga americano (National Institute on Drug Abuse, NIDA), ed il ruolo politico di Carlo Giovanardi.
La sorpresa nel viso di Angela Me, quando ha compreso chi si trovava in aula, l’ha portata all’abbandono dell’aula una decina di minuti prima di essere assalita da domande, ma sopratutto per evitare che fossero ulteriormente messe in evidenza le contraddizioni, falsità, la criminogena propaganda della politica dell’ONU in materia, anche perché non avrebbe potuto confutare i nostri dati, e non poteva andare oltre argomentazioni che esulassero la sua posizione di paladina del proibizionismo.

Robert Crepinko: Rappresentante dell’Europol ha parlato di traffico internazionale, sopratutto in ambito di grandi traffici, e quindi era un po spaesato nel contesto di una regolamentazione dell’uso personale, nonchè sicuramente non preparato sull’argomento. L’unica frase che è riuscito a ripetere come un mantra è stata quella “le polizie devono far rispettare le leggi”, che poi siano giuste o sbagliate queste leggi, per Crepinko ha poca importanza.

Gli altri relatori presenti Paul Griffiths direttore di EMCDDA (Osservatorio Europeo sulle droghe) e Benedikt Welfens (Eurojust) e J. Malinowski (Pompidou Group) hanno espresso pur con moderazione posizioni di apertura verso una regolamentazione/legalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’.

Ringraziamo Ignazio Corrao e Elly Schlein per questa iniziativa, e ci auguriamo che possa essere l’inizio della discussione in Europa, e che possa essere ripetuta invitando alla seduta altri parlamentari di altre nazioni e relative delegazioni di associazioni che si battono come noi per il diritto all’autoproduzione e consumo ad uso personale di cannabis.

Davide Corda – Canapa Info Point

Poche ore fa in una conferenza stampa al Senato, il sen. Della Vedova e un rappresentativo gruppo di parlamentari di vari schieramenti politici, hanno presentato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis.

Dobbiamo considerare la data di oggi, 15 luglio 2015, come una data veramente storica nella lotta pluridecennale per la legalizzazione di una sostanza diffusa e proibita, perché stiamo assistendo ad una cosa che mai era avvenuta fio ad ora nella storia del parlamento repubblicano su un tema così importante come quello dei diritti civili e nella fattispecie per il diritto alle libere scelte sull’uso e il consumo di cannabis.

Sono 218 i parlamentari che alla data odierna hanno sottoscritto la proposta presentata per la legalizzazione ed è in assoluto il numero più alto mai registrato per una iniziativa parlamentare di stampo trasversale, ed è anche la prima volta che da più parti del parlamento si levano voci in difesa del diritto al consumo.

Una pressione parlamentare del genere non può essere sottovalutata né dalla Commissione Giustizia né dal Governo che quindi dovranno in breve tempo rispondere alla richiesta di calendarizzazione della discussione in parlamento.

La legge è stata descritta dal sen. Della Vedova, che ha riconosciuto di quanto siano state fondamentali le proposte presentate in precedenza da vari deputati e senatori e di come queste proposte siano state la base per la stesura di una proposta condivisa sulla quale si concentrerà lo sforzo collettivo.

I punti salienti riguardano la possibilità di detenere fino a 15 grammi di cannabis nella propria abitazione e 5 grammi fuori, la possibilità di coltivare 5 piante e detenerne il raccolto per uso privato, la costituzione di Cannabis Social Club con un numero massimo di 50 associati e la richiesta di verifica del reale stato psico-fisico nel caso di incidenti stradali.

Ci sembra che si stia percorrendo la strada giusta e dagli interventi che abbiamo udito in conferenza, ci azzardiamo a dire che questa volta potremmo realmente assistere, finalmente, al coraggio di legiferare in nome del buon senso e in difesa delle libertà individuali.

Per ascoltare la conferenza: http://www.radioradicale.it/riascolta#o=13.07.19


Tra qualche giorno pubblicheremo il report della conferenza che si è tenuta a Bruxelles, ma dalle anticipazioni ricevute dai nostri delegati sembra che anche in Europa le nostre istanze trovino consensi e comprensione, quindi ora non si tratta più di vedere se otterremo la legalizzazione, bensì quando!

ASCIA

Dopo la pubblicazione della bozza di pdl presentata dall’intergruppo, abbiamo scritto al sen. Della Vedova e ai parlamentari con cui collaboriamo, per chiedere spiegazioni circa i due quesiti che abbiamo sollevato in un precedente articolo in relazione alla quantità detenibile e alla frequentazione dei CSC per coloro che hanno avuto sentenze definitive.

Ci ha risposto il responsabile dell’ufficio stampa del sen. Della Vedova chiarendo i punti in questione, pubblichiamo di seguito la sua risposta.
Riceviamo e pubblichiamo:


Buongiorno, sono Luigi Quercetti, collaboratore e addetto stampa del senatore Della Vedova.

A seguito della mail che avete inviato, in cui ponevate due quesiti sul testo di legge per la legalizzazione della cannabis, vorrei precisare che quella circolata sui giornali è soltanto una BOZZA, diffusa prima che venissero apportate alcune modifiche concordate tra tutti i membri dell’intergruppo e che saranno contenute nella versione finale del testo.

In merito alla prima domanda: la proposta di legge consente di detenere sia i 15 grammi acquistati “al dettaglio” sia il “raccolto” delle 5 piante.

Cito a questo proposito l’articolo 1 del testo:

Al di fuori del regime delle autorizzazioni di cui agli articoli 17 e 27 e fatto comunque salvo quanto stabilito dall’articolo 73, è consentita a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione personale di piante di cannabis, nel limite di cinque di sesso femminile, e del prodotto da esse ottenuto“.

Per quanto riguarda il secondo quesito, relativo alla frequentazione dei CSC “proibita a coloro che sono stati condannati per spaccio”, ci si sta orientando verso la preclusione al solo DIRETTIVO di un CSC per chi ha subito condanne per TRAFFICO (dunque non per piccolo spaccio) di sostanze stupefacenti.

Cordialmente

Luigi Quercetti


Riteniamo la pdl condivisibile, rimane in sospeso la questione di una eventuale “schedatura” o “anagrafe delle coltivazioni”, che riteniamo sia un concetto che andrebbe esaminato con maggiore attenzione e a tal proposito rendiamo noti i nostri suggerimenti:

“Conoscendo le necessità politiche di fornire dati statistici ufficiali, sulla coltivazione di cannabis, siamo favorevoli ad una tipologia di censimento solo ed esclusivamente se tali dati verranno archiviati in modalità anonima per tutelare la privacy e prevenire ulteriori persecuzioni in caso di ritorno ad una politica proibizionista o ad errori formali di pubblicazione delle leggi. Ci teniamo a sottolineare che l’uso di cannabis non deve essere considerato un problema di sicurezza o salute pubblica”.

Direttivo ASCIA

Nel dibattito con i parlamentari svoltosi ad Indica Sativa Trade, ci era stato anticipato dal sen. Della Vedova, che sarebbe stata presentata la bozza della proposta di legge dell’intergruppo parlamentare a favore della legalizzazione, intorno al 15 del mese e dobbiamo riconoscere che i tempi sono stati rispettati, questo ci induce ad essere leggermente ottimisti sulla buona volontà espressa da circa 200 parlamentari.

Ci sono delle cose che ancora non comprendiamo bene e chiederemo chiarimenti, come sulla quantità detenibile (cosa significa autorizzare la coltivazione di 5 piante e concedere solo la detenzione di 15 grammi?) o sulla proibizione a coloro che hanno avuto condanne penali di frequentare i CSC (nel momento in cui la cannabis dovesse divenire legale come può essere vincolante una condanna che allo stato attuale non dovrebbe più essere considerata?).

E’ indubbio comunque che dall’abrogazione della Fini-Giovanardi di passi avanti per ottenere una giusta legge, che tuteli i coltivatori/consumatori in proprio, ne sono stati fatti, le cose si stanno muovendo e stanno cambiando, ora dobbiamo solo sperare che non si verifichi il solito blocco che si manifesta ogni volta che in discussione c’è una legge che riguarda i diritti civili

Direttivo ASCIA

Di seguito l’articolo pubblicato da “la Repubblica“:


http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/19/news/coffee_shop_e_marijuana_in_casa_la_proposta_del_partito_della_cannabis_legale-117193126/?ref=HREC1-12

 Coffee shop e marijuana in casa: la proposta del “partito” della cannabis legale

Duecento parlamentari a favore: tra le idee, si potranno coltivare in casa fino a cinque piante, ma non vendere il raccolto.

Si potrà acquistare la cannabis al dettaglio, mettendo piede in un “coffee-shop”.

Oppure fumare una “canna” in poltrona, attingendo a una mini riserva personale di piantine coltivate in casa. O, infine, si potrà fondare un “cannabis social club”, sul modello spagnolo. Arriva la legge per legalizzare l’uso della marijuana in Italia. E stavolta si fa sul serio, perché la proposta sostenuta da più di duecento parlamentari sarà depositata la prossima settimana in entrambi i rami del Parlamento.

La novità, rispetto al passato, è il “peso specifico” di chi sostiene l’operazione: democratici, vendoliani e grillini, una pattuglia trasversale che reclama la calendarizzazione già prima della pausa estiva. L’ultima bozza, discussa due sere fa dall’intergruppo parlamentare del senatore Benedetto Della Vedova- un passato radicale e un presente da sottosegretario agli Esteri – cambierà ancora di qualche virgola. Ma la sostanza non cambia: un’autentica rivoluzione per la galassia delle droghe leggere, condensata in nove articoli.

Con la legalizzazione cambiano innanzitutto le regole per il consumo personale. E alla cannabis si potrà accedere attraverso due possibili percorsi. Il primo passa dall’autoproduzione per autoconsumo. Quello del fumatore casalingo, per intenderci, con un tetto di cinque piantine personali. Il secondo è il mini circolo per fumatori: cinquanta associati al massimo, non più di duecentocinquanta piante di erba. Con un paletto: la guida del “circolo della marijuana” sarà off limits per chi ha precedenti per traffico di stupefacenti. Né il fumatore solitario, né quelli di gruppo potranno naturalmente vendere il prodotto senza incappare nel reato di spaccio.

La novità più clamorosa è però un’altra. Erba e hashish, per la prima volta, saranno commercializzati. Con tanto di campi coltivati a marijuana, autorizzati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli. E con licenze concesse agli esercizi commerciali. Questi coffee-shop all’italiana venderanno soltanto marijuana, in quantità stabilite, in modo da poterne controllare la qualità e tracciare il percorso. L’acquisto sarà bandito per i minori e solo i maggiorenni potranno concedersi una canna. Fuori dal percorso tracciato dalla legge nessuno potrà detenere cannabis per una quantità superiore ai cinque grammi lordi, quindici se al chiuso delle quattro mura domestiche. Vietato anche consumare marijuana negli spazi pubblici, così come nei luoghi di lavoro. Saranno invece allentati notevolmente i limiti per la cannabis terapeutica e cancellate le sanzioni per chi “passa” una canna al compagno di fumata.

Lo scoglio, adesso, è tutto politico. E se Palazzo Chigi osserva il progetto con discrezione – e senza ostilità – Della Vedova giura che “il governo non c’entra”. Moltissimi parlamentari del Pd (da Minnucci a Realacci, Bruno Bossio e Stumpo) sostengono il nuovo corso, mentre l’Ncd si prepara alle barricate. Pallottoliere alla mano, comunque, la differenza potrebbero farla i grillini. E ieri è arrivata la loro benedizione: “Siamo sulla strada giusta”.


Il diritto d’iniziativa dei cittadini europei consente ad un milione di cittadini di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche della UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa:

http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome?lg=it

L’iniziativa relativa alla richiesta di legalizzazione della cannabis è chiamata “Weed like to talk” certificata dal ministro europeo per la pubblica amministrazione.

Dichiarazione di sostegno:

https://ec.europa.eu/citizens-initiative/REQ-ECI-2013-000023/public/index.do

O cliccando il banner in alto a sinistra “weed like to talk”

Abbiamo ancora solo 10 mesi per raggiungere 1.000.000 di firme a livello europeo ed è un tentativo che va fatto, considerando anche che la maggior partecipazione proviene da quei Paesi che attuano una politica proibizionista.

Vi invitiamo quindi a partecipare e diffondere la notizia dell’iniziativa fra tutti i vostri contatti web, dall’Italia sono richieste 54.750 firme.

Direttivo ASCIA

Info sull’iniziativa della raccolta firme e percentuali aggiornate in tempo reale:

http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing/details/2013/000008/en

https://ec.europa.eu/citizens-initiative/REQ-ECI-2013-000023/public/map.do

https://scontent-b-fra.xx.fbcdn.net/hphotos-frc1/t1/1798017_1411158035805007_409331187_n.jpg

La Jervolino-Vassalli è una legge meno pericolosa e persecutoria, ma è pur sempre una legge che vieta la coltivazione domestica di cannabis e la detenzione di erba o suoi derivati, continuando quindi nella logica del monopolio concesso alle mafie nel traffico di stupefacenti e costringendo milioni di persone a rivolgersi ad esso per reperire la sostanza.

E’ una legge che in questo momento si rivela comunque un ottimo tappabuchi per la politica, che impegnata com’è nella consueta battaglia di potere tra “feudi” della stessa contea, continua a trattare con distacco e disinteresse un fenomeno ormai non più trascurabile, come quello dell’uso della cannabis fatto dal 15% della popolazione italiana.

Quindi, tutto lascia presupporre che una volta sistemati tutti i giochetti della “casta” e ridistribuite le leve di comando, si dovrà in tutti i casi mettere mano ad una nuova legge che possa superare la vetustà della Jervolino-Vassalli ed adeguarsi ai tempi, come dichiarato anche dalla presidente della Commissione Giustizia della Camera, on. Donatella Ferranti, su Repubblica del 13 febbraio: “ora è necessario rivedere la datata Jervolino” e in ballo ci sono le tabelle, le norme sulla modica quantità e la coltivazione ad uso personale.

In questo momento ci sono quattro proposte di legge che gravitano intorno alla Camera ed una al Senato, tralasciando la proposta Manconi al Senato, ci interessa di più soffermarci sui lavori della Commissione Giustizia della Camera, dove le proposte Farina (SEL) e Gozi-Giachetti (PD) sono già in discussione, mentre la proposta Civati (PD) e quella di Ferraresi e Bernini (M5S), non sono ancora state depositate.

Senza entrare in merito ai vari articoli delle varie leggi, vorremmo evidenziare il punto che a noi interessa maggiormente, la regolamentazione della coltivazione domestica:

Proposta Gozi-Giachetti
Art. 3
comma 2. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni sedici.

Proposta Farina
Art. 1
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore”

Proposta Civati
Art. 6
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni diciotto”

Proposta Ferraresi-Bernini
Art. 2
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente : “3- bis. Non sono punibili la coltivazione e la detenzione per uso personale di cannabis indica nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione (1), né la detenzione fuori dal suddetto luogo e la cessione a titolo gratuito a terzi di una quantità non superiore ai 2,5g destinati al consumo personale, salvo che il coltivatore ovvero il destinatario siano minori di anni 18. La coltivazione di cannabis indica è consentita al maggiorenne nel limite di 4 piante in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo (2). L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni (3).

Abbiamo sollevato alcuni dubbi sull’articolo proposto da Ferraresi e Bernini (M5S), sopra in neretto abbiamo evidenziato le cose che secondo noi dovrebbero essere tolte o aggiunte:

(1) togliere nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione
(2) aggiungere in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo
(3) togliere L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni

Possiamo constatare che tutte le proposte di legge concordano quindi e contemplano ad una sola voce la possibilità di legalizzare la coltivazione domestica e se la proposta Civati e quella del M5S dovessero essere depositate nei tempi giusti, andrebbero ad accorparsi alle due già in discussione per la stesura di un testo unico concordato tra e dalle forze politiche e nel quale a questo punto non dovrebbe di certo mancare un articolo che preveda la regolamentazione della coltivazione domestica.

Per tutti i nostri soci e simpatizzanti che possono accedere al blog del Movimento, l’invito è di pronunciarsi evidenziando le mancanze e le parti da eliminare, in particolar modo si chiede di eliminare qualsiasi ipotesi di tassazione e concessione per le coltivazioni domestiche, per rivendicare la possibilità all’autoproduzione come un diritto.

Chiediamo che anche la proposta di legge del M5S si allinei alle altre senza ulteriori orpelli e costrizioni da parte dei consumatori:

https___sistemaoperativom5s.beppegrillo.it_edit_entry_cannabis
(Riservato agli iscritti al Movimento)

Direttivo ASCIA