Qualche giorno fa il Vaticano ha preso una posizione ufficiale sulla legalizzazione delle droghe leggere e, come prevedibile e scontato, il parere della Santa Sede è negativo, continuando in questo modo a dimostrare, con l’intolleranza, un fondamentalismo tipico di tutte le religioni rivelate, quando si vanno a toccare i diritti dell’individuo.

Non possiamo negare che Papa Francesco si stia in qualche modo dando da fare aprendo le porte della sua santa chiesa ai divorziati, agli omosessuali e alle donne che hanno abortito, ma siamo ancora lontani dalla tolleranza verso tutte le diversità, un concetto che fa parte di un codice universale e che invece tutte le chiese, di qualsiasi confessione, tendono a digerire con molta difficoltà.

Per bocca del Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, a conclusione del convegno in Vaticano sulle sostanze stupefacenti, veniamo a conoscere le motivazioni della chiusura nei confronti di qualsiasi tipo di apertura verso la legalizzazione: “Qualcuno ha detto che la liberalizzazione della droga serve in campo sanitario come cura. Però, in generale, la droga cosiddetta leggera non è leggera, perché danneggia il cervello! Vuole essere il cavallo di Troia per le droghe più pesanti. Quindi: no alla droga leggera! E poi educazione e prevenzione contro l’alcool, contro il tabacco e contro il peggiore di tutto, che è la droga. Vogliamo continuare a studiare tutto questo fenomeno: le sue dimensioni, le sue cause e le sue soluzioni. Vorremo studiare ancora più profondamente gli effetti che si hanno sul cervello, perché effettivamente la droga blocca le difese del cervello, blocca la comunicazione stessa del cervello e le membrane che fanno da comunicazione e le blocca in modo tale che non è poi facile da recuperare

Menzogne antiche, degne della santa inquisizione di Serpelloni, convinzioni senza fondamento che si rifanno solo ad uno stereotipo proibizionista di stampo ideologico, pronto ad essere afferrato da tutte quelle componenti parlamentari che hanno il Vaticano e non l’Italia come punto di riferimento.

Cogliamo l’occasione per postare l’articolo “Canapa e Spirito” appena pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita, dubitando comunque che qualche informazione sulla canapa e sul suo uso spirituale possa servire a chi pensa di decidere cosa è bene e cosa è male per conto dell’umanità.
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Canapa e Spirito

Nell’audizione in Commissione Giustizia, tra le argomentazioni che ho portato all’attenzione dei parlamentari presenti, ho voluto trattare, parlando dell’uso della cannabis e aggiungendolo ai ben noti e dibattuti “uso terapeutico” ed “uso ludico”, anche dell’uso praticato per fini spirituali.
Con immensa sorpresa ho potuto vedere in TV, durante il dibattito parlamentare svoltosi prima della lunga chiusura estiva, una deputata (di cui mi sfugge il nome e l’appartenenza politica) che avendo sicuramente assistito o ascoltato il mio intervento, manifestava il suo stupore esclamando: “ …e poi abbiamo sentito anche parlare dell’uso spirituale della cannabis!” come se questo fosse inaccettabile o improponibile!
Sono tra quelle persone che pensano e credono che, come esseri pensanti ed intelligenti, non meritiamo di essere governati e rappresentati nelle Istituzioni da presunti “onorevoli” che in continuazione non fanno altro che manifestare il grado di ignoranza e presunzione su argomenti di cui nulla sanno e nulla vogliono sapere.
Non solo la maggior parte di questi rappresentanti del popolo nulla sanno della realtà contemporanea, quotidiana, non dovendosi misurare con le difficoltà che decine di milioni di italiani sono costretti ad affrontare tutti i giorni, ma ignorano completamente tutto quello che il percorso umano ha proposto nella sua plurimillenaria esistenza, o meglio, ignorano tutto quello che non rientra nel loro stereotipo di “Religione” “Patria” e “Famiglia” e quindi proprio non riescono a pensare che per quanto riguarda il principale valore della coesione nazionale, la religione appunto, gli shivaiti, i rastafariani, gli animisti, i canteisti e financo gli adepti alla Chiesa Cristiana di culto Copto, prevedono l’uso della cannabis come veicolo spirituale e se a questi sommiamo alcune popolazioni del Maghreb e la tradizione che lega molte popolazioni islamiche all’uso della cannabis, ci ritroviamo di fronte a circa 2 miliardi di persone che quotidianamente, per motivi spirituali, cultuali e culturali, assumono cannabis.
Personalmente mi reputo un “animista” quindi non un credente di una religione scritta e dogmatica, ma piuttosto un apprendista di una filosofia di vita che concepisce la magia in ogni manifestazione vivente e avverte l’esistenza di altre dimensioni con cui si presuppone si possa entrare in contatto e in “collaborazione”.
Queste frasi, dette nel contesto culturale e sociale in cui viviamo, potrebbero essere interpretate da uno psicologo come frutto di “ideazioni paranoiche” indotte dall’uso della cannabis, e questa diagnosi verrebbe immediatamente sposata da tutti coloro che ignorano altre vie a cui lo Spirito può accedere, persone che nella loro vita hanno sempre delegato le questioni dell’anima ai mediatori religiosi, credendo ciecamente nei racconti che sono abituati ad ascoltare fin da bambini.
Premesso che ognuno è, a mio avviso, libero di credere in Chi o Quello che vuole, ma la cosa intollerabile è la presunzione, la spocchia, l’arroganza di chi, affidandosi ad un credo religioso e alla convenzione sociale, possa reputare tutte le altre convinzioni “frutto di ideazioni paranoiche”.
Cos’altro potrebbe essere se non un’ideazione paranoica, quella di credere in un Dio con la testa di elefante, o quella di avere a disposizione, dopo la morte, il conforto di decine di vergini, o quella di un Dio uno e trino? Non sono forse queste molto più simili ad allucinazioni indotte da chissà quali droghe, che non la consapevolezza del Mistero?
Il semplice fatto che il Potere, o un suo rappresentante, manifesti cieca fede nei valori in cui crede e possa denigrare gli altri aspetti della ricerca spirituale, ci fa comprendere sempre più che non siamo mai usciti, in relazione alle diversità, da un concetto medioevale di carattere inquisitorio.
Per questo ho sempre difeso la mia scelta di ricerca spirituale nelle vicende processuali che ho subito per coltivazione ad uso personale, perché credo fermamente che se è importante legalizzare la cannabis, lo è ancora di più continuare la battaglia millenaria che vuole sempre individuare il cattivo di turno condannandolo a pene e sofferenze, sia questo di volta in volta un eretico, una strega, un’ebreo, un’anarchico, un nero, un’omosessuale e dulcis in fundo …ora tocca noi, i cattivi da punire perché amano una pianta e le sue proprietà, che come leggiamo dal manoscritto “Canapa e Spirito” di Frater Kybernetes: “la cannabis è una sostanza inebriante che agisce sul centro sensorio, quindi sul perispirito o corpo astrale e farne uso è una maniera di facilitare la propria esteriorizzazione”.
Quante cose si potrebbero apprendere e tollerare e forse addirittura condividere se non fosse sempre e comunque uno squallido aspetto ideologico a prevaricare ogni altra manifestazione di diversità.

Giancarlo Cecconi

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