Riteniamo importante analizzare, anche se la nostra analisi parte da un punto di vista diverso, quanto è emerso nei giorni scorsi dagli studi di due organismi creati e operanti per studiare il fenomeno del consumo di droghe.
Il primo dell’OEDT (Osservatorio Europeo sulle Droghe di Lisbona), ci informa che la quota di mercato della marijuana sta crescendo a scapito di quella dell’hashish, in quanto in ogni Paese della UE (o quasi) la coltivazione “domestica” di cannabis è una realtà oggettiva: http://droghe.aduc.it/notizia/europa+consuma+produce+sempre+piu+marijuana+oedt_125694.php
Il secondo, a cura di Prevo.Lab dell’Osservatorio Regionale Dipendenze della Lombardia, non fa che confermare a livello locale quanto rilevato su scala continentale dall’ORED, affermando che l’autocoltivazione di marijuana registra un sensibile aumento: http://droghe.aduc.it/notizia/cannabis+nei+prossimi+anni+consumi+stabili+piu_125704.php
Ma ci sono altre notizie che dovrebbero far riflettere gli organismi preposti ad arginare e combattere il fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti, e sono quelle relative alle proiezioni sui consumi nel 2015: http://droghe.aduc.it/notizia/entro+2015+aumento+consumo+eroina+calo+cocaina_125701.php
Dagli studi si stima che i consumatori di eroina nel 2015 saranno 300.000 e 700.000 i consumatori di cocaina, ipotizzando un aumento nel consumo della prima come mai era avvenuto nelle previsioni degli anni precedenti, a scapito della seconda che incontra difficoltà di mercato a causa del prezzo elevato e della crisi economica.
Non ci meravigliamo affatto di queste previsioni, poiché siamo stati i primi a denunciare, due anni fa, di come gli accordi in Afghanistan tra le tribù del nord e lo Stato Maggiore USA per la cessazione della distruzione delle coltivazioni di papavero da oppio in quei territori ostili, si sarebbero trasformati nel giro di un paio di anni in una massiccia offerta di eroina sui mercati occidentali e non era poi così difficile fare i veggenti conoscendo, o semplicemente immaginando, i loschi e pesanti interessi economici che intercorrono tra le politiche proibizioniste governative e le organizzazioni criminali che dello spaccio internazionale ne fanno un’attività altamente remunerativa.
Noi continuiamo a non capire come si possa disperarsi e chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti e pensiamo che la maggior parte di questi studi servano non per frenare i consumi, ma per monitorarli dando indicazioni di marketing a coloro che poi dovranno, con quelle informazioni, preparare il mercato negli anni futuri.
Alla base di questa considerazione c’è il dato riportato sul numero dei consumatori di cannabis: 78.000.000 in Europa e più di 5.000.000 in Italia, che non può passare inosservato né per la differenza che intercorre tra l’enorme folla di consumatori di cannabis e lo sparuto gruppetto di potenziali tossicodipendenti da eroina, né per il possibile rischio da parte dei giovani di incappare in un mercato illegale che di fatto introduce all’approccio e al consumo di sostanze mortali per lo spirito e per il fisico.
Togliere la cannabis dalle grinfie del mercato illegale e regolamentare la coltivazione domestica, dovrebbero essere i due punti conclusivi e propositivi di qualsiasi studio di qualsiasi organismo che voglia realmente contribuire a limitare i benefici della criminalità ed evitare i danni prodotti dalla commistione di tutte le sostanze, come d’altronde è ben spiegato anche nella relazione dell’OEDT quando afferma che la maggior parte dei reati e delle infrazioni nel continente sono relativi alla cannabis e al suo utilizzo, o peggio ancora, quando si parla nella relazione di Prevo.Lab di come stia avvenendo uno “spostamento di “vere e proprie” coltivazioni dagli altri Paesi all’Italia” …e se non nei terreni gestiti dalla mafia o dalla ‘ndrangheta, dove potrebbero essere impiantate queste fantomatiche coltivazioni, nei balconi di casa di milioni di presunti spacciatori?
Giancarlo Cecconi – ASCIA
Pubblicato anche su: www.legalizziamolacanapa.org






