La Marijuana rende stupidi“, abbiamo potuto leggerlo o sentirlo in tutti i giornali, alla radio, in televisione e su tutti i siti web, nessuno ha potuto evitare il messaggio che fumare cannabis riduce l’intelligenza.

I ricercatori in Nuova Zelanda hanno testato punteggi di QI in circa 1.000 persone dall’infanzia all’età adulta.

Sono stati selezionati i grandi fumatori, coloro cioè che hanno iniziato a fumare cannabis prima dei 18 anni e che ancora fumavano durante il periodo della prova di QI che ha avuto luogo per questo studio.

Il risultato ha dimostrato che questi grandi assuntori hanno avuto nei test una media di 8 punti di QI inferiore nei confronti dei non fumatori, il che è significativo, perché probabilmente i soggetti monitorati erano ancora sotto l’effetto dello “sballo” da cannabis.

I ricercatori hanno anche fornito i dati di coloro che avevano fumato per un tempo altrettanto lungo, ma che si erano fermati poco prima che lo studio avesse luogo (alcune settimane).

Questo gruppo ha mostrato una riduzione di 2 punti di QI e da un punto di vista di risultati scientifici anticannabis questo non significa nulla, poiché non prova una perdita significativa di QI in consumatori responsabili.

Le conclusioni dovrebbero quindi essere: “l’effetto dello “sballo” della cannabis, influisce sul QI come potrebbe influire l’effetto di due bicchieri di vino o la non capacità di concentrazione dovuta all’astinenza di tabacco e che dopo aver smesso di fumare la cannabis per un paio di settimane, non vi è alcuna differenza significativa nel QI con le persone che non hanno mai fumato”.

Quindi è evidente che il fumare cannabis non ha un impatto permanente sul QI e che l’eventuale riduzione è temporanea e legata al momento dell’assunzione, cosa che riteniamo oltretutto possibile e pertinente.

Ma i ricercatori della Nuova Zelanda non sono stati pagati per effettuare una ricerca obiettiva, bensì siamo propensi a credere che hanno ricevuto i fondi per costruire una ricerca sugli effetti devastanti della cannabis e per dimostrare che il fumo di cannabis è estremamente nocivo per il cervello, anche se i loro stessi dati dimostrano il contrario.

Non vogliamo dire nulla contro i ricercatori, d’altronde hanno bisogno di guadagnarsi da vivere e probabilmente pensavano che uno studio
dalla Nuova Zelanda non richiamasse l’attenzione e che i loro studi sommari e inconcludenti l’avrebbero fatta franca, ma si sono dimenticati forse che ogni articolo di stampa contenente la parola “cannabis”, da qualsiasi parte del mondo arrivi, fa sempre notizia e che immediatamente e freneticamente viene diffusa in tutto il mondo.

Tutti questi titoli terroristici sulla cannabis sono falsi e fuorvianti, ma suonano bene, rendono, fanno scoop e creano quell’allarmismo sociale così caro al nostro DPA: “i vostri bambini corrono un grande rischio! La cannabis provoca dipendenza, psicosi, tumori e dulcis in fundo attacca anche il QI! Tuo figlio potrebbe rischiare il suo diploma di scuola superiore, che vergogna per la famiglia!“, ma d’altronde è così bello spaventare i cittadini!

Ora veniamo invece ad altri studi che non vengono divulgati alla stregua di quelli allarmistici, ma che noi vogliamo assolutamente prendere in considerazione non come oro colato, ma proprio come antitesi alle tesi univoche e incontestabili del DPA.

La Marijuana non rende stupidi” è la conclusione di uno studio pubblicato
sull’American Journal of Epidemiology guidato da Alex Dregan del King’s College di Londra e diffuso dalla Reuters

http://www.reuters.com/article/2012/01/04/us-drugs-idUSTRE8030AE20120104?irpc=932%202012

Non c’e’ nessuna o abbastanza prove per sostenere che l’uso di droghe leggere sia collegabile ad un declino mentale intorno ai 50 anni“.

Smentendo così i colleghi neozelandesi ed arrivando addirittura ad affermare che “chi fuma marijuana ha un’alto QI” questa tesi viene sostenuta da un’autorevole ricerca universitaria pubblicata dall’American Journal of Epidemiology and Community Health che è una rivista pubblicata dall’editore del British Medical Journal, una delle più autorevoli riviste della comunità scientifica inglese.

Nell’ultimo numero è stata pubblicata la conclusione di una ricerca che prova a dimostrare “la connessione fra un alto quoziente intellettivo in infanzia e il consumo di marijuana” citando in merito una ricerca precedente che evidenziava come le persone con alto QI siano più curiose ed aperte alle novità.

Secondo un altro studio pubblicato da Science Daily “più si è intelligenti in infanzia, più si è inclini a consumare droghe

Le statistiche parlerebbero chiaro: su un campione di 8000 persone, messe sotto screening a distanza di anni, risulta che “gli uomini con alti quozienti intellettivi all’età di 5 anni avevano il 50% di probabilità in più di usare droghe illecite 25 anni dopo, rispetto a quelli con bassi quozienti intellettivi”.

Nello screening del QI fra le donne la percentuale si è dimostrata anche più alta, con “più del doppio” delle ex-bambine intelligenti diventate utilizzatrici di droghe leggere o pesanti.

Stesso discorso fra “un alto quoziente intellettivo all’età di 10 anni e l’uso di droghe all’età di 30“. La ragione? Non è ancora chiara, ma potrebbe essere lo spunto per rivedere la figura turpe e persa che il DPA vorrebbe dipingere del consumatore di sostanze ritenute infondatamente pericolose.

http://jech.bmj.com/content/early/2011/10/28/jech-2011-200252.abstract

http://healthland.time.com/2011/11/15/why-kids-with-high-iq-are-more-likely-to-take-drugs/

Libero Arbitrio – ASCIA

Pubblicato anche su: http://www.legalizziamolacanapa.org/?p=4307

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